Il 1° maggio a piazza Taksim


Ormai è una lotta tra buon senso e fanatismo: da una parte, gli inviti a celebrare il 1° maggio rispettando le esigenze di tutti; dall’altra, il grido “o Taksim o morte”!

Ma perché celebrarlo proprio a Taksim, il 1° maggio? La piazza più famosa di Istanbul – e diciamo anche della Turchia – il 1° maggio del 1977 è stata il teatro di una strage: 34 morti, provocati da colpi di arma da fuoco – sparati da chi, non è mai stato appurato – e soprattutto dalla calca che si scatenò. Dopo un trentennale intervallo, nel 2010è stato proprio il governo dell’Akp che ha riaperto la piazza alle manifestazioni; ma dopo quelle successive del 2011 e 2012, nel 2013 – a causa di lavori (la realizzazione di alcuni tunnel), tra l’altro non ancora conclusi – il bagno di folla è stato vietato: dando il pretesto ai soliti violenti di scatenare la guerriglia urbana, un po’ le prove generali di quella del mese successivo per Gezi.

Qual è la proposta del governo? Manifestazione simbolica a piazza Taksim, aperta a dei rappresentanti dei sindacati – di tutti i sindacati, non solo di quelli di estrema sinistra – per deporre corone dei fiori e ricordare i morti del 1977; manifestazione vera e propria nello spazio appositamente creato di Yenikapı, sul mare di Marmara: che può accogliere oltre un milione di persone – senza dover chiudere il centro cittadino, senza provocare disagi a chi non ha intenzione di partecipare alla manifestazione, senza offrire appigli a chi vuole scatenare il caos – ed è raggiungibile in 10 minuti di comoda metropolitana da Taksim. Anzi, per l’occasione i mezzi pubblici saranno gratis per tutti!

Ma non è una proposta ragionevole, questa? Un compromesso che consente a tutti i cittadini turchi di esprimersi in piena libertà? I sindacati duri e puri, spalleggiati da alcune forze d’opposizione, l’hanno però rigettata: “o Taksim o morte”!

 

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La Turchia e i pregiudizi di Donatella Piatti (221)


Non l’ho mai ascoltata, né letta: ma pare che questa Donatella Piatti – esperta di cucina? giornalista? – sia una figura nota in Turchia, come esperta/divulgatrice di cultura italiana. Dopo 36 anni qui, è tornata in Italia: e ha pensato bene di scrivere una lettera – o forse un articolo, non si capisce bene – per la Gazzetta di Istanbul, la rivista del Circolo Roma.

Cosa dice? Beh, che se n’è andata proprio quando la Turchia sta trovando un minimo di stabilità: dopo decenni fatti di colpi di stato, di terrorismo, di povertà etc. etc. In compenso, in Italia potrà sorseggiare vino senza che nessuno glielo mandi di traverso facendole notare che è haram (“peccato”, per l’islam); e potrà slogarsi senza problemi una caviglia, durante una passeggiata tra colline coperte da vitigni: perché in ospedale gliela rimetteranno in sesto anche se sprovvista di assicurazione (o di “gruzzolo da parte”).

Ma è mai possibile che dopo 36 anni in Turchia, le sole cose di cui questa persona trova il modo di parlare sono la diversa sensibilità in materia di alcol e il funzionamento del precedente – perché adesso i servizi pubblici sono stati enormemente potenziati! – del sistema sanitario? Che tristezza!

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La Turchia e l’inattualità di un’agenzia stampa: l’ANSA (di Ester Cristaldi)


L’oggetto di discussione è il report “Society at a Glance” del 2014, pubblicato con cadenza dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Sul sito web dell’OCSE, si parla del report succitato già il 18 Marzo 2014. L’ANSA ce ne dà però conto solo oggi, lunedì 14 Aprile 2014! Loro sì che sono sempre sulla notizia, eh?

Ma c’è di più. Noterete che il lancio ANSA non cita il report quale fonte diretta della notizia, ma si rifà a quello che il giornale online SES Türkiye ha scritto in merito in data 7 Aprile 2014 (trovate qui il link specifico).

Notizie di prima mano, insomma ;)

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Il grande Oriente


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nemrut_est Il monte Nemrut

Il grande Oriente: un itinerario lungo gli estremi confini orientali – da nord a sud – della Turchia. Inizieremo a Trabzon sul mar Nero, dove la lussuriosa natura verdeggiante e boschiva – entro cui è custodito il monastero di Sümela – lascia via via il passo all’altopiano rosso ocra di Erzurum, capitale selgiuchide dal fascino intatto. Poi ancora boschi, salti d’acqua sorgiva ed i verdi pascoli di Kars. Il biblico monte Ararat, con le sue nevi perenni e l’immenso lago di Van dalle acque con tonalità dal turchese allo smeraldo, i palazzi Arabesque e le prime Chiese Cristiane. Fino alla Mesopotamia, percorrendo le rive del Tigri da Hasankeyf a Diyarbakır, navigando l’Eufrate da Şanlıurfa al monte Nemrut.sumela8Il monastero di Sümela

Quando: tutto l’anno, con l’invito a concentrarsi nei mesi di bassa stagione, quando il clima è favorevole alle escursioni giornaliere…

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La Turchia di Esmahan Aykol


Esmahan Aykol è una scrittrice turca, autrice di alcuni simpatici e piacevoli romanzetti gialli: ho letto il primo – Hotel Bosphorus – e ho in programma di leggermi tutta la serie!

Ieri, per puro caso, mi sono però imbattuto in una sua intervista pubblicata su La Stampa: ennesimo esempio di come i lettori italiani – riguardo la Turchia – vengono sistematicamente disinformati. Dico: ma un intervistatore serio, non dovrebbe incalzare l’intervistato quando le sue risposte fanno a cazzotti con la realtà?

Faccio un esempio:

Come spiega il disamore dei turchi per l’Europa, che un tempo sembrava la loro unica ambizione?

«La Turchia sotto questo governo islamico sta diventando sempre più conservatrice. E anche sempre più xenofoba. Stiamo lì lì per dichiarare guerra alla Siria, siamo ai ferri corti con l’Iraq e tre anni fa lo siamo stati con Israele, cinque anni fa abbiamo avuto problemi con la Georgia… La diffidenza verso Bruxelles e verso l’America sta aumentando, la logica conseguenza di ciò e che i turchi non vogliano più entrare a far parte dell’Europa”.

Ci sarebbe un discorso lungo e complesso da fare sulla Turchia “sempre più conservatrice”: ma ve lo evito. Però, la Turchia “sempre più xenofoba” è qualcosa di inaccettabile: perché non corrisponde ai fatti, che vanno invece in senso contrario! Quali esempi vengono prodotti, infatti? Dei semplici contrasti politici con alcuni vicini: che con la xenofobia nulla hanno a che vedere!

Ma nell’intervista c’è di peggio!

Come riesce Ankara a conciliare islam e democrazia, un modello di sintesi molto apprezzato nel mondo islamico e molto studiato in occidente?

In Turchia un secolo fa c’è stata una grandissima rivoluzione, quella di Ataturk. Ora purtroppo i suoi effetti si stanno indebolendo perchè questo governo islamico ha instaurato un sistema abbastanza autoritario e mette a dura prova i nostri valori. Il problema non è tanto nell’islamicità del governo, dal momento che siamo stati un Paese musulmano e democratico per 70 anni, ma nel suo autoritarismo

La Turchia un paese democratico per 70 anni??? Ma scherziamo? Ma come si fa a parlare di 70 anni di democrazia, se le prime elezioni multi-partitiche sono state indette nel 1946? Ma come si fa a parlare di 70 anni di democrazia, se successivamente ci sono stati 4 colpi di stato – 1960, 1971, 1980, 1997 (quelli riusciti: perché ce ne sono stati anche altri non riusciti) – e se addirittura nel 2007 le forze armate hanno cercato di imporre la propria volontà sull’elezione del presidente della Repubblica?

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Istanbul, Europa: Il parco di Gülhane (con tulipani) e la colonna dei Goti


410_ISTANBUL_2009_051Aprile, a Istanbul, è il mese dei tulipani: ne ho già parlato lo scorso anno, vorrei trovare il modo di parlarvi – quest’anno – anche del museo inaugurato nel 2014 a Emirgan (ma non ho ancora avuto modo di visitarlo). Per il momento, mi concentro invece su di un’altra sede del festival: il parco di Gülhane, proprio sotto il palazzo di Topkapı e quindi in zona fittamente turistica; il mio giudizio però non è particolarmente positivo: il parco merita una passeggiata (se non altro per motivi panoramici), ma i tulipani sono solo un ulteriore abbellimento e non – come a Emirgan, o a Göztepe – i protagonisti indiscussi.

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Grandi opere italiane in Turchia


Autostrade, metropolitane, ponti. La Astaldi è in Turchia dal 1985, con appalti di prestigio: un tratto dell’autostrada da Istanbul ad Ankara, uno dei rami della metropolitana sulla sponda asiatica già portati a termine; l’autostrada da Istanbul a Izmir sull’Egeo e il terzo ponte sul Bosforo – ferroviario e viario, parte del progetto “Nord Marmara Highway” – in via di rapido completamento. Appalti pesanti e prestigiosi: al centro del processo di sostanzioso adeguamento infrastrutturale dell’ultimo decennio.

Durante la campagna elettorale per le amministrative del 30 marzo, il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan e il sindaco di Istanbul Kadir Topbaş hanno inaugurato un nuovo collegamento ferrato: la metropolitana che congiunge la penisola occupata dall’antica Costantinopoli al centro più recente e pulsante di Beyoğlu, da Yenikapı in riva al mare di Marmara a piazza Taksim; e la Astaldi è stata la grande protagonista del progetto: perché, in joint venture con la turca Gülermak, ha realizzato il ponte sul Corno d’oro (Haliç, in turco) che ne consente il passaggio sul braccio di mare, all’altezza di Unkapanı e Azapkapı. Una sfida ingegneristica molto complessa – a causa della natura del suolo e della propensità spiccata per i terremoti – affrontata in modo impeccabile.

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