Can Bonomo – Love me back (Eurovision 2012)

a me non piace proprio per niente…

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Per la libertà di ricerca e di insegnamento in Turchia

Mi è arrivato via e-mail un appello “per la libertà di ricerca e di insegnamento in Turchia”, proveniente da GitItalia: la sezione italiana di un’iniziativa nata in Francia, poi diffusa anche in Germania, Gran Bretagna, Grecia, Turchia stessa e Usa.

Io francamente condivido molto poco di questo appello: nel quale i fatti vengono selezionati in modo partigiano (solo quelli a favore della propria tesi), mescolati in modo maldestro, presentati in modo svincolato dalla realtà.

Ad esempio:
Le misure di repressione governativa e gli attacchi portati alla ricerca e all’insegnamento universitario in Turchia si sono intensificati dal 2009. Hanno raggiunto un livello allarmante con l’arresto, nell’ottobre del 2011, della professoressa e politologa Büşra Ersanlı, dell’università di Marmara, del direttore della prestigiosa casa editrice Belge, Ragıp Zarakolu, del dottorando in scienze politiche, editore e traduttore Deniz Zarakolu, o dello studente di scienze politiche ventunenne Büşra Beste Önder. Sono in carcere nel quadro delle «operazioni [anti] KCK», accusati di far parte del «Raggruppamento sociale del Kurdistan» che sarebbe a capo della ribellione armata curda del PKK

Ma cosa c’entrano la ricerca e l’insegnamento con le accuse mosse, che riguardano invece le attività politiche di queste persone? Nei fatti, in Turchia esiste un problema gigantesco, la repressione per l’appunto di attività politiche per mezzo di leggi anti-terrorismo illiberali e controproducenti: ma in galera sono finiti – per gli stessi identici motivi – molti politici e attivisti che con la ricerca e l’insegnamento non hanno nulla a che vedere (se ne parla in verità nel seguito dell’appello); non si può far confusione in questo modo! Perché inventarsi un problema che non c’è quando ne esiste uno reale? Non ci sarà mica sotto qualche ragione propagandistica anti-Akp?

E ancora:
Queste accuse hanno come obiettivo soltanto quello di mettere a tacere gli intellettuali indipendenti e di minacciare i ricercatori, gli universitari, gli studenti.

Ma chi l’ha stabilito? Io trovo davvero indegno di ricercatori universitari lanciare delle accuse del genere – di carattere eminentemente politico – senza riscontri oggettivi ed esclusivamente sulla base del proprio convincimento personale.

Ma non è finita:
Altri intellettuali liberali vengono arrestati perché pongono domande sulle azioni del governo, sul ruolo delle organizzazioni di sensibilizzazione religiosa, sulle pratiche dell’apparato statale.

E quali sarebbero questi “intellettuali arrestati perché pongono domande etc etc”? A me davvero NON risultano!

E in conclusione:
Il semplice fatto di studiare e dibattere concetti come “democrazia” e “diritti umani”, il semplice fatto di pubblicare delle opere sulla diversità culturale della società turca, sulle strutture dello Stato, sulla storia delle minoranze (incluso il genocidio degli armeni) può essere ormai utilizzato contro i loro autori e farli incarcerare in attesa di un interminabile processo.

Qui siamo alla leggenda nera, al ribaltamento della realtà: davvero un pessimo modo – quello di gettare fango a secchi – per aiutare la Turchia nel suo lento incedere verso la piena democrazia.

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La Turchia e la bomba (atomica)

Segnalo un interessante saggio di Sinan Ülgen appena pubblicato nei Carnegie Papers. Riassumendo il riassunto: la Turchia basa la sua sicurezza sulla Nato e non ha nessuna intenzione di produrre armamenti nucleari, neanche come risposta alla possibile atomica iraniana; sta però lanciando un ambizioso programma nucleare per produrre energia (è pressoché totalmente dipendente da importazioni energetiche, che hanno un’incidenza dirompente sulla bilancia dei pagamenti), è contraria a restrizioni negli scambi di materiali sensibili.

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Pera’da Baklahorani Karnavalı (2011)

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Turkish Airlines

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A Istanbul. Tatavla Baklahorani Karnaval

The days before the Christian holy day Ash Wednesday used to be celebrated widely in Istanbul. In anticipation of the 40-day fast before Easter, crowds dressed in colorful costumes and masks used to come together for days of festivities where drinks were downed like water.

Old Greek-Orthodox community residing in Istanbul were used to organizing a three-day carnival called “Apokries” before the 40-day long “Great Fast”.

The carnival was beginning on the streets of Galata and Pera and people dressed in colorful costumes and masks were parading, dancing, and drinking. The festival was used to end at Tatavla (now Kurtulus district in Istanbul) with a great fair. Although led by the Greek Orthodox community, the celebrations were public and inter-communal and Istanbulites called this day “Bakla Horani” (literally, “I eat beans,” and eating beans is also a part of the ritual).

Following the carnival, the Greek-Orthodox community was spending their days with worshipping and fasting at home until Easter. The last public celebration of the carnival in Istanbul was held in 1941.

The 500-year old Tatavla Baklahorani Carnival will be celebrated in Istanbul on February 26, 2012. A crowd dressed in colorful traditional costumes and masts will parade from Galatasaray High School down to Istiklal Avenue at 20:00 and will reach Romeo & Juliet music hall around 20:30.

Masks are the main element of Baklahorani, like Rio and Venice carnivals. The evening will also include music from a variety of traditional and modern groups from Istanbul including Tatavla Keyfi, a band specializing in century old Greek music.

Baklahorani is a celebration of culture and heritage that is open to every community. Don’t miss the most colorful historical festival of Istanbul.

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Baklahorani (Karnaval)

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