La Turchia e i pregiudizi degli italiani (225)


(letto su Facebook…)

Sono stata in Turchia diverse volte, amo la Turchia europea e moderna , laica e kemalista, finché ci sarà Erdogan penso proprio di non tornarci, amo lo stato laico e non mi piacciono i partiti religiosi al potere da nessuna parte..

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Marta Ottaviani: metodi e bufale


Ho parlato l’altro giorno di un post di Marta Ottaviani: che come suo solito, ha offerto una visione particolarmente distorta – venata di islamofobia – della Turchia.

Eppure, un giornalista degno di questo nome non dovrebbe prima di tutto verificare le notizie: soprattutto quando si tratta, come nel caso di specie, di argomenti molto delicati? Ecco: perché Marta Ottaviani non lo ha fatto? Perché non ha ascoltato la registrazione del video “incriminato”, nel quale il presidente dell’Ihh MAI pronuncia la frase terrificante – “gli ebrei di Turchia la pagheranno cara” [per il loro sostegno a Israele] – che gli è stata truffaldinamente attribuita? Perché non ha contattato l’ufficio stampa dell’Ihh a Istanbul per chiedere un chiarimento? Io l’ho fatto: e mi è stato risposto con una smentita secca, spiegandomi come quella frase era in realtà comparsa su siti israeliani ed era stata poi scopiazzata da molti.

Ecco un esempio: http://www.algemeiner.com/2014/07/17/violent-riots-target-israel-embassy-in-turkey-ihh-head-says-turkish-jews-will-pay-dearly-photos/; il testo della Ottaviani è copiato parola per parola da qui (o da una fonte analoga)!

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Military Intervention and a Crisis Democracy in Turkey. The Menderes Era and its Demise


(consiglio bibliografico per chi vuole conoscere la storia della Turchia…)

Mogens Pelt, Military Intervention and a Crisis Democracy in Turkey. The Menderes Era and its Demise (I. B. Tauris, 2014)

Adnan Menderes’ election to power in 1950 signalled a new epoch in the history of modern Turkey. For the first time a democratic government ruled the country, taking over Kemal Atatürk’s political heirs, the People’s Republican Party (CHP), and challenging the Kemalist elite’s monopoly on the control of state institutions and society itself. However, this period was short-lived. In 1960, Turkey’s army staged a coup d’etat and Menderes was hanged the following year. Here, Mogens Pelt beings by examining the era of the rule of the Democratic Party, and what led to its downfall. Among the chief accusations raised against Menderes by the army was that he had undermined the principles of the founder of modern Turkey, Atatürk, and that he had exploited religion for political purposes. Military Intervention and a Crisis Democracy in Turkey furthermore, and crucially, examines the legacy of the military intervention that brought this era of democratic rule to an end.

Although the armed forces officially returned power to the civilians in 1961, this intervention – indeed, this crisis of democracy – allowed the military to become a major player in Turkey’s political process, weakening the role of elected politicians. The officer corps claimed that the army was the legal guardian of Kemalism, and that it had the right and duty to intervene again, if the circumstances proscribed it and when it deemed that the values of Ataturk were threatened. Indeed, these were precisely that ground on which the armed forces justified its coup d’etats of 1971 and 1980. This unique exploration of the Menderes period sheds new light on the shaping of post-war Turkey and will be vital for those researching the Turkish Republic, and the influence of the military in its destiny.

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Erdoğan, gli ebrei e le bufale di Marta Ottaviani


Turkish PM and Presidential Candidate ErdoganCercherò di non fare commenti, di limitarmi ai soli fatti.

Marta Ottaviani ha scritto un post per il blog collettivo sugli esteri della Stampa (Caffè mondo); il titolo: <Scontri a Istanbul: “Gli ebrei che vivono in Turchia la pagheranno cara!”>, quest’ultima una frase attribuita al presidente della Ihh Bülent Yıldırım (la ong islamista diventata suo malgrado famosa per l’assalto israeliano alla Mavi Marmara, diretta a Gaza).

Ho ascoltato insieme a una persona madrelingua – una prima volta, una seconda volta – l’intervista audio in tv, nel corso della quale avrebbe pronunciato questa frase: ma in effetti, non l’abbiamo sentita! E’ pur vero che Yıldırım in qualche passaggio ha fatto ricorso a una retorica chiaramente anti-semita: riferendosi agli ebrei turchi – e ricchi! – che finanziano Israele; ma ha anche fatto una distinzione – a suo modo, parlando di “sionisti” – tra lo stato di Israele e gli ebrei nel resto del mondo, sostenendo che l’odio scatenato dai “sionisti” lo subiranno anche questi ultimi. Ha in sostanza invitato la comunità ebraica in Turchia a prendere posizione contro le politiche di Israele e contro i massacri di civili a Gaza; ha minacciato, viceversa, nuove manifestazioni (ce ne sono state alcune abbastanza violente contro le sedi diplomatiche israeliane in Turchia) e il boicottaggio delle attività economiche degli “ebrei ricchi”.

Ma non è finita qui: perché tutto l’intervento della Ottaviani è teso a dimostrare che la Turchia è in preda a un’ondata di anti-semitismo dilagante, che in Turchia gli ebrei sono in pericolo e che persino i membri di altre confessioni religiose diverse da quella islamica sono vittime di violenza. Chi mi segue, sa benissimo che la realtà è molto diversa.

Ecco qualche esempio en passant di come, per l’appunto, la realtà viene distorta (anche in modo caricaturale).

Scrive la Ottaviani: “Un’escalation di tensione ampiamente aiutata anche dalla Ihh, la celebre ong, accusata di finanziare proprio Hamas, i cui militanti nel 2010 furono bloccati in acque internazionali dalla marina israeliana mentre si trovavano sulla Mavi Marmara, con la quale stavano cercando di rompere l’embargo e portare viveri sulla Striscia di Gaza, nonostante gli avvertimenti dell’esercito di Gerusalemme. Nello scontro morirono nove cittadini turchi e l’accaduto ha provocato la degenerazione fra i due Paesi, fino a quel momento alleati storici.

Primo, la menzione degli “avvertimenti dell’esercito di Gerusalemme” sembra un maldestro tentativo di minimizzare l’eccidio; secondo, scrivere che “Nello scontro morirono nove cittadini turchi“, l’eccidio lo minimizza eccome: i cittadini turchi, infatti, vennero trucidati dalle truppe speciali israeliane; terzo, Israele e Turchia non sono mai stati “alleati storici“: c’è stata semplicemente un’alleanza militare nata negli anni ’90, poi naufragata col mutamento dei rapporti di forza all’interno della Turchia.

Scrive ancora la Ottaviani: “Il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, già autore in passato di uscite anti israeliane, ha scritto sempre su Twitter di non volere un’ambasciata israeliana nella capitale, ignorando forse il fatto che l’ambasciatore di Gerusalemme manca da Ankara ormai da oltre tre anni.

Dico: ma che discorso è? Israele non ha un ambasciatore in Turchia da 3 anni, questo è vero: ma c’è comunque una rappresentanza diplomatica, anche se a livelli molto bassi (in ogni caso, ma l’ambasciatore quando è partito mica poteva portarsi dietro l’ambasciata, no?)!

Di veramente grave, c’è però la dichiarazione del primo ministro Erdoğan; o meglio, di grave c’è come la riporta – in modo parziale e mistificatore – la Ottaviani: che, dopo aver per l’appunto riportato le accuse di “genocidio” lanciate da Erdoğan a Israele, si guarda bene dal sottolineare come però il candidato favorito per le presidenziali del 10 agosto abbia specificato che gli ebrei di Turchia sono sotto la protezione dello Stato!

Di ancor più grave, c’è il paragrafo finale: in cui due episodi avvenuti in precedenza – ma dai contorni poco chiari, magari raccontati ad arte – vengono utilizzati dalla Ottaviani per far credere che in Turchia esiste una violenza diffusa nei confronti dei non-musulmani. No, non è vero!

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La disinformazione di InfoTurchia


Li ho scoperti da poco, perché hanno conquistato uno spazio sulla rivista Q CODE.

Si presentano così: “Tutto è iniziato nel mese di Giugno del 2013 [...] Una scintilla ha portato per le piazze della Turchia milioni di persone che hanno detto “Basta!” contro le politiche sessiste, fondamentaliste e basate sullo sfruttamento in tutti i suoi aspetti.” E ancora: “Un blog di notizie in Italiano, rispettando i principi del giornalismo, usando un linguaggio anti-sessista ed anti-razzista. Un blog che non definisce la Turchia soltanto con la sua bella e triste Istanbul ma che cerca di dare voce a tutte le persone che resistono, esistono e creano in tutti gli angoli dell’Anatolia.

Mi chiedo: ma perché costoro devono spacciare il loro punto di vista, ideologicamente/politicamente orientato (all’estrema sinistra, come mostra chiaramente il loro linguaggio), per “informazione”? Il guaio è che poi c’è chi li legge e si fa sulla Turchia idee strane…

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La Turchia e i pregiudizi degli italiani (224)


(l’ingaggio di Prandelli perla panchina del Galatasaray ha offerto un buon pretesto – a morena.musiani@gmail.com – per sfogarsi contro la Turchia, in una lettera a un giornale locale; come sempre, io NON me la prendo con lei: perché i veri responsabili sono tutti quei miei colleghi che le hanno messo in testa – in modo scientifico – tutte queste sciocchezze…)

Ma è una vergogna che in un Paese dove non sono garantiti i diritti alle donne [???], dove non si può manifestare [???] e dove la maggior parte della gente è in povertà [???] vengano dati 5 milioni all’anno a un allenatore di pallone.

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La Turchia e i pregiudizi degli italiani (223)


(beh, sì: la Turchia è “Oriente”, quindi deve esserci il deserto con le palme da dattero o comunque far caldo 365 giorni all’anno…)

Mi hanno raccontato che:

Il mese scorso, a Bodrum pioveva: questa la reazione di un gruppo di turisti italiani, verso la guida. Domanda: “ma qua piove?” Guida: “sì!”. Turista: “ma com’è possibile? Non ci avevano informati!”.

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