AsiaNews, Il Foglio e il Corano obbligatorio in Turchia


C’è uno strano personaggio – risponde al nom de plume di Nat da Polis – che sfrutta la pubblicazione (d’ispirazione cristiana) AsiaNews per un’antipatica campagna di delegittimazione nei confronti di Erdoğan e del governo dell’Akp, sostanzialmente colpevoli di essere musulmani osservanti; questa campagna, soprattutto, viene condotta distorcendo sistematicamente la realtà o addirittura inventando fatti di sana pianta.

E’ quanto avvenuto negli ultimi giorni: con un “articolo” nel quale si sostiene che il Corano è diventato da quest’anno insegnamento OBBLIGATORIO in tutte le scuole turche <La nuova Turchia di Erdogan impone a tutti gli studenti lo studio del Corano>. Beh, no: a essere obbligatoria è un’ora di “religione ed etica” introdotta negli anni ’80; e sempre obbligatoria è l’ora di “principi atatürkisti e storia rivoluzionaria”. In questo articolo di Hürriyet, la spiegazione è chiara: il corso di Corano è FACOLTATIVO ed è limitato agli ultimi 4 anni delle superiori.

Quel che è peggio, questa falsa notizia è stata accettata acriticamente dalla redazione de Il Foglio ed è diventata un loro articolo (la fonte è esplicitamente citata, comunque). Quello che mi chiedo è: ma davvero non c’è nessuno in Italia disposto a fare informazione in modo obiettivo e professionale sulla Turchia?

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Marta Ottaviani, le fiction e l’islamizzazione della Turchia (di Ester Cristaldi)


osmanliderinA Marta Ottaviani piacciono le petitio principii, per questo dei suoi articoli non si capisce un bel niente. Ma cos’è? Un articolo di costume, di attualità o di sociologia dei media? Non si capisce. Ormai, pur di parlar male del governo turco e vedere lo spauracchio dell’islamizzazione ovunque, van bene anche le fiction. Sto parlando dell’articolo a questo link: http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2014/istanbul-fiction-islamiche-articolo-36-402253805217.shtml, un altro di quelli che funzionano secondo la formula “Allah+Erdogan= shar’ia”, qui e lì spunta come sempre qualche rivendicazione sui diritti delle donne e l’immancabile legge sugli alcolici in Turchia.

Questa volta, però, si doveva parlare di fiction televisive turche e, in particolare, di Osmanli’da Derin Devlet, soap opera ambientata nel XVIII secolo, al tempo delle guerre tra gli Ottomani e l’Impero Russo. La soap opera in questione viene però presa solo a pretesto per parlare ancora una volta della vittoria di Erdogan alle presidenziali, di quanto alcune leggi siano restrittive per le libertà individuali dei turchi. Per cui non si capisce se si stia discutendo di politica, diritti o semplicemente di televisione. Leggiamo, infatti: “La fiction racconta gli splendori, i giochi di potere, gli intrighi alla corte dei Sultani, ma in un’ottica decisamente “pia”. Il periodo storico di riferimento è l’inizio del XVIII secolo, quando la Sublime Porta era in guerra con l’Impero Russo. Mentre il Sultano manca dalla corte per condurre campagne militari, nell’antica Costantinopoli si scatena una vera e propria guerra fra bande all’interno del Topkapi, la residenza imperiale, dove non ci si può fidare più di nessuno. Niente donne senza velo, niente scene di passione, molte invocazioni ad Allah e con il sovrano più intento a gestire le congiure di corte e comandare gli eserciti che a godersi le gioie dell’harem. Una scelta fatta per fare conoscere e immedesimare i turchi con il loro glorioso passato, riscoperto nei 12 anni in cui Erdogan ha guidato il Paese, ma non solo.

Insomma, il fatto che non ci siano inciuci e scene di sesso, è da attribuirsi all’islamizzazione ed è colpa di Erdogan e “La mancanza di passione e sentimenti, il ruolo di secondo piano ricoperto dalle figure femminili secondo i più critici combaciano con la Turchia voluta dal presidente Erdogan, che dai circoli più laici dello Stato viene accusato da tempo di voler rendere sempre più religioso il Paese fino a islamizzarlo completamente.” L’articolo va avanti così, senza discutere dettagliatamente né della soap opera in questione, eppure ha pretesa di mostrare perché sarebbe lo specchio di una società turca che cambia e diventa sempre più conservatrice, schiacciando l’intraprendenza delle donne (che di conseguenza non sono più “le eroine” dei telefilm). Per contro, le fiction dei decenni precedenti mostravano donne non velate, intraprendenti, in carriera e quindi emblema di una diversa idea della donna.

Il ragionamento filerebbe se solo il numero di fiction prese in considerazione non fosse esiguo (tre o quattro, in epoche differenti), e se anche quelle poche prese ad esempio fossero state analizzate decentemente ed in maniera tale dare un’idea del perché, eventualmente, sarebbero lo specchio di una società che cambia. Il ragionamento filerebbe se la tv turca mandasse in onda solo questo tipo di prodotti (l’offerta e invece varia), e se una serie come Osmanli’da Derin Devlet non avesse successo proprio nei Balcani di cui la giornalista parla (non mi sembra che lì ci sia un rischio concreto di islamizzazione, eppure ai telespettatori piace). Invece no, a Marta Ottaviani piacciono le sentenze sputate lì e non motivate. Ormai, pur di parlar male del governo turco, ci si appella anche alle fiction: almeno, però, facciamolo decentemente e con un’analisi un po’ più dettagliata, altrimenti si risulta meramente faziosi.

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Istanbul, Europa: Nel magico mondo del Pera Palace, l’albergo più bello di Istanbul


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C’ero già stato lo scorso anno, per un concerto celebrativo della musica suonata sull’Orient Express; ci sono tornato qualche giorno fa, per una conferenza stampa (con tanto di spettacolare colazione “alla turca”): e stavolta ho avuto l’occasione di visitarne gli angoli più nascosti e affascinanti. Innanzitutto, il richiamo all’Orient Express non è una suggestione ma un dato di fatto: perché il Pera Palace venne costruito nel 1892 grazie ai finanziamenti della Compagnie Internationale des Wagons-lits – che aveva lanciato il treno più famoso e lussuoso al mondo – proprio per ospitarne i passeggeri. Anche per questo motivo le stanze, gli arredi, il servizio – bar e ristorante compresi – sono stati dal principio improntati allo sfarzo: mentre l’architettura orientaleggiante – lo progettò l’italo-franco-levantino Alexandre Vallaury – aveva la funzione di introdurre gli ospiti a un mondo percepito come fiabesco (e allora, forse un po’ lo era). Ha una vista spettacolare sul Corno d’oro, lo chiamano “la perla di Istanbul”; venne inaugurato nel 1895, con un memorabile ballo.

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Istanbul, Europa: Il clima d’agosto e i tornado di Istanbul


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La seconda e ancor più importante ragione per visitare Istanbul in tempi migliori e non in agosto – aprile/maggio, settembre/ottobre – è il clima infernale che può scatenarsi: mi è successo nel 2011 e anche quest’anno, non tanto per le temperature comunque rilevanti quanto per la percentuale vertiginosa d’umidità! Sinceramente non so com’è possibile andarsene in giro per la città in condizioni così estreme: e anzi, viene più che altro voglia di aggregarsi ai ragazzini che fanno gare di tuffi nel Bosforo. Ma il 2014 verrà ricordato per altro: le trombe d’aria in piena città! Trombe d’aria in piena regola: coi nuvoloni nerissimi e soprattutto la proboscide che tutto afferra e tutto scaraventa lontano, in folate che ti spazzano via! Certo, non tutti i giorni: è capitato finora due o tre volte; l’impressione, però, è stata apocalittica: soprattutto quando – qualche giorno fa – a essere investita in pieno è stata la zona del Corno d’oro, proprio sotto Galata.

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Istanbul, Europa: I più bei paesaggi di Istanbul (e l’Antrepo n. 5 di Tophane)


 

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L’Antrepo 5 era uno dei depositi – come dice il nome stesso, derivato dal francese – del porto commerciale: e come l’adiacente Antrepo 4 dell’Istanbul Modern (tra i due, è previsto un passaggio tramite passerella), diventerà a partire dal 2016 un museo di arte contemporanea, il cui progetto è stato affidato al celebre architetto turco Emre Arolat (è proprio a questo progetto che si riferisce il rendering); verrà gestito dall’università/accademia di Belle arti “Mimar Sinan”: che già utilizza come spazio per mostre l’antico arsenale ottomano. Nascerà, insomma, un vero e proprio polo per l’arte moderna e contemporanea, a Tophane: dove già esistono numerose gallerie d’arte, a cui fanno sempre più da cornice locali alla moda. Quello che non ho capito è perché il museo venga chiamato “della pittura e della scultura” in turco (resim ve heykel), Istanbul Contemporary Art Museum in inglese (Icam).

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Fucile a datteri


140616-isis-iraq-jms-1914_dfd9d334d657162e5efe720e4f206e29-426x350Giuro, alla prossima frase su tappeti volanti, oriente, orientale, sulle supposizioni circa l’esistenza di H&M versione orientale (perché i turchi vestono tutti come Aladino o si servono dai costumisti di Bollywood, secondo alcuni), credo potrei passare alla fase successiva all’insulto: il linciaggio. Perché questo è davvero gusto patologico per la scemenza. Accanto a questo, scopri anche amenità quali: chi prova a farsi l’ayran in casa usando lo yogurt Danone e poi dice che l’ayran fa schifo, senza averlo mai assaggiato in Turchia (sic!); chi si sta per laureare alla triennale e guarda la foto di una moschea e ti chiede “Ma che è? ‘Na chiesa?” (oh, numi!), ma la frase che più mi istiga all’omicidi è: “Tu che ami l’Oriente…”.

Andare al supermercato è un modo di incrociare gente che chiede: “Quando parti? Ma non hai paura?”; “Lo sai che ti stai spostando dall’altra parte del mondo?” (Ma che mappamondi usi, scusa? La tua edizione dell’Atlante è aggiornata ai tempi della Pangea?). Girare per strada significa dare a qualcuno la possibilità di fare domande esistenziali come “Perché PROPRIO la Turchia?”. E qualcuno mi ha anche detto che è un posto “bislamico” (in realtà voleva dire bislacco, ma gli è venuto fuori un motto di spirito di quelli su cui Freud avrebbe potuto scrivere pagine e pagine).

Tra i momenti migliori, ricordiamo comunque i parenti e gli amici di famiglia (questa è fresca di ieri sera):

- Dove devi andare tu????

- In Turchia, ad Istanbul

- C’E’ LA GUERRA IN TURCHIA!

- Eh? Da quando?

- Come si chiamano quelli lì? Quelli di Bin Laden?

- Eh? I talebani?

- No, no, quelli dell’Iraq!

- Allora che c’entrano i talebani?

- No, no, ho letto su internet che i terroristi dell’Iraq si vogliono alleare con gli estremisti turchi (in realtà, si riferiva ad una possibile – secondo lui – alleanza con i curdi del PKK, come avrò modo di capire dopo)!!!

- Eh? Estremisti turchi? Per fare cosa? Ma di che parli?

- Sììì, vogliono fare gruppo con quelli del PCK (ovviamente era il PKK) per allearsi con l’ISIS in Siria e conquistare l’Occidente (oh porca… Ma dove la trovano ‘sta roba? Negli articoli di Marta Ottaviani?)

Ed io, con faccia rassegnata e non più di tanto stupita (sto perdendo il gusto per l’indignazione e pure per la verità): Ah, vabbeh, comunque io vado a Istanbul. Sto casino di cui parli tu è ai confini. Poi, se è come dici tu, mal che vada entroanche io a far parte di qualche gruppo terroristico: almeno smetto di sentire le scemenze occidentali, e divento pratica di quelle mediorientali.

E lui: Boh, io al posto tuo avrei paura…

Tranquillo, non ho paura: con tutte le cazzate che mi state dicendo in queste settimane, da quando vi ho detto della borsa di studio, in me sta nascendo un certo gusto patologico per il crimine. E spero qualcuno di ‘sti estremisti vi spari con un fucile caricato a datteri…

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La Turchia e i pregiudizi degli italiani (253)


OLYMPUS DIGITAL CAMERAAnche questa è notevole (un commento estemporaneo su di un sito di viaggi):

trattare sempre il prezzo è un modo per loro [per i negozianti del Gran bazar] di comunicare

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