La Turchia e i pregiudizi degli italiani (257)


turkish-airlinesSono reduce dal forum economico italo-turco, al quale hanno partecipato i primi ministri Renzi e Davutoğlu: ma ve ne parlo in separata sede.

Durante il pranzo, ho però avuto modo di farmi una bella chiacchierata con degli imprenditori italiani che hanno in animo di investire in Turchia: e che mi hanno chiesto informazioni sulla situazione politica ed economica, confidandomi che la percezione che se ne ha attraverso i media è in effetti disastrosa. Tra gli esempi che mi sono stati fatti, da loro fortunatamente recepiti con spirito critico (e quindi con sospetto):

- le hostess della Turkish Airlines a cui sarebbe stato proibito di truccarsi;

- la politica di espansione della Turchia in Medio oriente fondata sul sostegno al radicalismo islamico.

Mi chiedo: ma nessuno si rende conto che questa DISinformazione fondata sul pregiudizio e sulla scarsa professionalità di qualche collega (ancora oggi, un tale Tetta – da me sollecitato di persona – ha continuato a insistere con la scemenza che in Turchia parlare del genocidio armeno costituisce reato: ma come fa a informare chi è disinformato e anche ottuso? boh…), oltre a seminare odio, funge da deterrente allo sviluppo degli scambi commerciali tra i due paesi?

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Istanbul, Europa: Food for Diplomacy, a cena con Ruthie Rousso


10484235_10205504590123706_4231954724268805260_oQualche sera fa, ho avuto la fortuna di essere invitato a una cena molto speciale: una cena tipicamente israeliana (quella del venerdì sera, prima di shabbat), preparata dalla grande chef Ruthie Rousso nell’ambito del progetto “Food for Diplomacy” dell’università Kadir Has. L’obiettivo: parlare di politica insieme a vicini e interlocutori della Turchia, utilizzando il cibo come strumento di conoscenza e come ponte. A essere invitati: docenti universitari, diplomatici, giornalisti; si mangia, si dedica qualche minuto ai discorsi ufficiali e qualcuno in più agli ospiti d’onore (l’altra sera: un ex diplomatico turco e un giornalista israeliano), si fanno domande. La parte politica è stata piuttosto banale, senza troppi slanci; ma la cena è stata semplicemente meravigliosa: zuppa di pollo con mandorle tostate, antipasti vari con il pane challah (trecciona morbida che si spezza con le mani), spigola con pomodori e chili, sirloin marinato al moscato, mela cotogna cotta con spezie varie.

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Istanbul, Europa: L’Orientalismo polacco al museo di Pera


P00Delusisssimo – anzi, infuriato! – per il trattamento ricevuto alla messa del Papa, per rilassarmi e calmarmi un po’ ho pensato a una bella immersione culturale: la mostra sull’orientalismo polacco al museo di Pera. E’ un’inziativa che fa parte del ricchissimo programma di eventi organizzati in occasione del 600° anniversario dei rapporti diplomatici tra Regno di Polonia e Impero ottomano, che ha spaziato ad ampio raggio tra epoche storiche e tipologie.

E’ una piccola mostra, che riguarda fondamentalmente un solo capitolo dei rapporti storici tra turchi/ottomani e polacchi: che invece sono stati inquadrati e messi in luce nella loro interezza nella mostra al museo Sakıp Sabancı questa primavera (LEGGI ANCHE: Istanbul polacca). La particolarità della mostra del museo di Pera: illustra le influenze dell’Oriente ottomano sulle arti figurative in Polonia, sia direttamente attraverso i contatti con le armate dei sultani sia indirettamente attraverso i lavori degli artisti orientalisti europei. I risultati, li vedete in queste poche foto: da una parte scene di vita che testimoniano i passaggi – armi, tessuti, arredi – da Oriente a Occidente, dall’altra gli stereotipi – le battaglie, la crudeltà orientale, la sensualità dell’harem – ben conosciuti.

Museo di Pera
(orari: martedì-sabato dalle 10 alle 19, domenica dalle 12 alle 18)
Meşrutiyet Caddesi N° 65
Tepebaşı – Beyoğlu

(per vedere le foto delle opere più belle in mostra, cliccate qui)

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Istanbul, Europa: La messa di Papa Francesco a Istanbul


Papa00Il mio programma [per il 29 novembre] prevedeva – come momento essenziale – la messa del Papa nella cattedrale di Istanbul (Saint Esprit): un evento che attendevo con trepidazione, sia come giornalista sia come membro della comunità cattolica di Istanbul. E invece, arrivato lì, l’amara sorpresa: i pochi giornalisti ammessi alla celebrazione – tra cui il sottoscritto – sono stati sistemati in una sorta di piccionaia, di balconata dalla quale – da seduti – non si vedeva nulla. Non nulla in senso metaforico: proprio niente, zero gradi di visibilità (davanti un muro, a destra un muretto); con l’unica alternativa possibile: sistemarsi in piedi, per vedere il Papa alcuni metri più in basso.

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Istanbul, Europa: I trasporti a Istanbul, la nuova linea Aksaray-Yenikapı (aeroporto-centro città)


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L’inaugurazione me la sono persa perché ero in Italia: ma poi ieri finalmente sono andato a controllare di persona. E si tratta di una novità nel sistema dei trasporti che faciliterà non poco i passeggeri, soprattutto quelli in arrivo da – o in partenza per – l’aeroporto Atatürk, con successivo trasferimento verso Taksim: il prolungamento della metropolitana che congiunge per l’appunto l’aeroporto (havalimanı, in turco) sulla sponda europea alla città vecchia fino alla stazione del Marmaray di Yenikapı in riva al mare di Marmara, sempre più nodo di scambio. In precedenza, chi veniva in centro in metro da Atatürk si ritrovava a dover fare qualche centinaio di metri a piedi per prendere il tram (verso Sultanahmet, poi Galata e Pera) e ancor di più per andare a prendere la metro verso Taksim e il tunnel sotto il Bosforo per raggiungere la sponda asiatica: adesso metro dall’aeroporto, metro verso Taksim e Marmaray verso l’Asia partono e arrivano dallo stesso punto, dalla stazione di Yenikapı (con adiacente porto, per completare l’integrazione). La modernità è anche questa!

LEGGI ANCHE: Guida ai trasporti di Istanbul, la (nuova) metropolitana

LEGGI ANCHE: Le stazioni di Istanbul, Yenikapı

LEGGI ANCHE: Guida ai trasporti di Istanbul, il Marmaray

LEGGI ANCHE: Il nuovo ponte sul Corno d’oro

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Istanbul, Europa: Mezzanotte al Pera Palace


midnight at the pera palace - charles kingMia recensione dell’interessante saggio Midnight at the Pera Palace, di Charles King: che verrà pubblicata sul numero di dicembre di TimeOut, edizione inglese (perdonatemi per i sicuri errori: ma è il mio testo, prima del controllo redazionale).

Sul Pera Palace e sull’Orient Express ho anche scritto:

Nel magico mondo del Pera Palace, l’albergo più bello di Istanbul

Le stazioni di Istanbul, Sirkeci (e l’Orient Express)

C’era una volta l’Orient Express

La musica dell’Orient Express al Pera Palace

The Pera Palace Hotel, designed by the Levantine architect Alexandre Vallaury with Western-style comforts and an Orientalist touch, opened its doors in 1892 to host the passengers of the Orient Express. It was “the last whisper of the Occident on the way to the Orient”, as professor Charles King – author of scholarly works on the Black Sea, the Caucasus and Jewish Odessa – defines it in his recently published Midnight at the Pera Palace. The Birth of Modern Istanbul (W. W. Norton, 2014).

But this enchanting book, packed with revealing insights and anecdotes, gives only scant and passing attention to the hotel itself: there is not even an adequate description of its luxuriant interiors made up of velvets, marbles, boiseries, and evocative arabesque domed ceilings. The Pera Palace is not a main character, but only an occasional backdrop against which the transformations of Istanbul in the 20s and 30s – from cosmopolitan capital of a Muslim empire to peripheral and depopulated town of a republican nation-state proclaimed in 1923 – are recounted. King’s starting point is the patchwork ethnic and religious composition of Istanbul, where dailies were published in several languages and alphabets and where calendars differed in year, date, and even hours from a community to the other: indeed, it was only on New Year’s Day 1926 – at midnight, the midnight of the title – that a unified calendar was firstly introduced.

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(per leggere tutta la recensione, cliccate qui)

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Istanbul, Europa: Vefa Boza


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Della boza – una delle sorprese di Istanbul che rendono la vita in questa città ancora più piacevole e coinvolgente – vi ho già parlato due anni fa: potete rileggerlo, semmai l’aveste mancato (LEGGI ANCHE: Le bevande di Istanbul, la boza) :-)

Oggi però sono tornato nel suo tempio di Vefa, ho pensato di aggiungere una foto scattata da me (col cellulare, quindi di qualità infima) e raccontarvi una scenetta a cui ho assistito. Il locale era strapieno e gli omini che la servono andavano coi vassoi in strada per distribuire boza aromatizza alla cannella ai passanti; ma la scenetta divertente, per l’appunto, è quando i bicchieri ricolmi venivano offerti anche a chi restava in macchina, parcheggiato lì nei pressi: una sorta di drive-in della boza (la foto l’ho scattata, ma è inguardabile e impubblicabile: spero però di far meglio la prossima volta!).

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