Guerre dell’arte


(pubblicato sul blog de il futurista il 9 maggio 2011)

Il primo ministro Erdoğan ha un caratteraccio: e spesso commette per troppa foga gaffe e passi falsi. A fare le spese dei suoi scatti d’ira, stavolta, il cosiddetto monumento all’amicizia turco-armena (più propriamente, la Statua dell’umanità, İnsanlık Anıtı): due colossali statue in cemento alte 30 metri, opera dell’artista Mehmet Aksoy, collocate tra il 2006 e il 2008 su una collina di fronte al castello della città di confine di Kars. “Mostruosità”, le aveva definite il leader dell’Akp durante una visita a gennaio: e il sindaco appartenente al suo partito, successore di quello che aveva autorizzato l’operazione, ha fulminamente convinto il consiglio comunale a votare l’abbattimento. Detto, fatto: il 25 aprile, il giorno dopo la commemorazione del genocidio armeno, la demolizione è cominciata.

Certo, da un punto di vista estetico Erdoğan non ha tutti i torti: anzi, probabilmente ha ragione; mentre l’artista, ferito nel suo orgoglio, ha proposto un parallelo fuori luogo con i buddha di Bamiyan distrutti dai talebani. Ma per favore! Il premier turco però ha sbagliato: ha fornito un assist ai detrattori per critiche e strumentalizzazioni (siamo in campagna elettorale), ha assestato un duro colpo al già complicato processo di normalizzazione dei rapporti con l’Armenia (statue orribili, ma pur sempre un simbolo d’amicizia e un invito alla riapertura della frontiera) – a ridosso di una data altamente simbolica -  che langue a causa della mancata ratifica dei protocolli siglati nell’ottobre 2009.

Gli artisti turchi, oltre a protestare rumorosamente, hanno scatenato una controffensiva: e in una mostra organizzata a Eskişehir e inaugurata dal sindaco kemalista e da Aksoy in persona, dall’evocativo titolo “Ucube-Ebucu” (ucube è la parola usata da Erdoğan per descrivere la mostruosità delle statue di Kars), è stata esposta una stampa/collage di una moschea i cui minareti sono rimpiazzati dalle statue abbattute e con luci sospese tra loro con la scritta Ucube. Anche un’altra opera ha suscitato polemiche, una donna velata da un reggiseno: la mostra è stata chiusa prematuramente, è stata avviata un’indagine per vilipendio della religione. Non è chiaro se la denuncia è scattata proprio per la moschea ritoccata e per la scritta Ucube ad essa visivamente associata: l’autore ha comunque gridato al malinteso, la mostruosità è della politica e non della religione. In ogni caso, le guerre dell’arte in Turchia – tra gaffe, strumentalizzazioni e serie riflessioni sul rapporto Islam/creatività – sono appena all’inizio.

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5 risposte a Guerre dell’arte

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  2. mirkhond scrive:

    Osservando le statue di Aksoy, non mi sento di dare torto al Premier…
    Riguardo alle complicazioni politiche con l’Armenia, concordo.
    Sempre riguardo alla frontiera turco-armena, ieri o avant’ieri mi sembra, Jovanotti, ospite a Radio Deejai di Linus, ha parlato di un suo recente viaggio in Armenia e di essere entrato in Iran da questa in bicicletta. Non sono riuscito a capire se è entrato in Armenia dalla Turchia, allo stesso modo. Il che, se fosse accaduto, sarebbe un grande passo in avanti….

  3. mirkhond scrive:

    errata corrige: Radio Deejay

  4. Pingback: Surp Yerotutyun (chiesa armena) | Istanbul, Avrupa

  5. Pingback: Kars, monumento alternativo | Istanbul, Avrupa

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