(un mio articolo su Istanbul 2010 verrà presto pubblicato su East, la rivista di Unicredit. per motivi di lunghezza e di copyright, ne posto solo la parte introduttiva)
Più di 9500 eventi in 14 settori, 1584 concerti, 1189 conferenze e seminari, 1130 spettacoli e performances, 760 mostre, 727 workshops, 595 incontri di formazione, 588 progetti culturali dall’impatto duraturo, 523 proiezioni di film e documentari, 318 pubblicazioni (libri, riviste, cataloghi), 250 interventi di restauro e conservazione avviati, 183 manifestazioni promozionali in 32 paesi, 52 festival, 35 competizioni. La città di Istanbul, capitale europea della cultura nel 2010, per organizzare questo imponente programma ha speso 270 milioni di euro: e la partecipazione del pubblico ha rispettato e in molte occasioni superato le attese; ma i 10 milioni di visitatori preventivati non si sono materializzati: il dato complessivo si attesta sui 7 milioni e mezzo, deludentemente in linea con quello dell’anno precedente (la permanenza media è però passata da 2,5 a 3,5 giorni, un effetto estremamente positivo). I numeri dicono anche che i progetti di restauro e conservazione – di edifici storici, di moschee e altri luoghi di culto, di musei – hanno assorbito buona parte del budget (circa il 70% nel 2009, circa il 60% nel 2010): scatenando le proteste di chi ha visto in questa scelta la vittoria del metodo burocratico conservazionista e orientato al passato, che ha soffocato le istanze di creatività e sperimentazione.
Un autentico scontro di mentalità tra ministeriali e innovatori ha in effetti segnato Istanbul 2010 sin dal principio. Il progetto di proporre Istanbul come capitale europea della cultura è nato nel 2000 – dopo la decisione dell’Unione europea, l’anno precedente, di accettare città di paesi non ancora membri – per iniziativa di organizzazioni non governative, di fondazioni private, di centri universitari, di intellettuali e artisti riuniti in un comitato promotore – gli innovatori. Il governo lo ha poi appoggiato e, una volta ottenuta l’investitura ufficiale da parte delle istituzioni di Bruxelles nel 2006, ha dato vita a un’Agenzia dotata di fondi governativi in aggiunta a quelli europei, che raggruppa enti pubblici e privati, con il compito di sovrintendere a tutto l’iter di preparazione, organizzazione e realizzazione del programma – ma i ministeriali hanno presto preso il sopravvento, spingendo molti dei promotori originari inseriti nell’organigramma dell’Agenzia a rassegnare le dimissioni. Col risultato che è stata accantonata persino l’impostazione – i singoli progetti sono stati però realizzati – del dossier di candidatura presentato all’Ue, Istanbul come “città dei quattro elementi” – ognuno associato a una stagione e a un tema conduttore nel programma – in cui tutte le differenze sono una fonte di ricchezza, città tradizionalmente cosmopolita che vuole lanciare all’Europa intera un messaggio di tolleranza e di armonia.
Un’occasione perduta, dunque? Solo in parte. Perché Istanbul 2010 ha comunque avuto il grande merito della riscoperta – attraverso mostre e l’apertura di nuovi musei – del passato della città nelle sue molteplici configurazioni: la capitale romana e poi bizantina, la capitale ottomana dalle molte trasformazioni, la non più capitale della Repubblica turca che ha gradualmente espulso le minoranze ottomane e ne ha attratte di ancor più numerose dai Balcani e dall’Anatolia – una storia pre e post-islamica non perfettamente conosciuta dagli stessi istanbulioti.
(continua…)

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ne ha attratte di ancor più numerose dai Balcani e dall’Anatolia – una storia pre e post-islamica non perfettamente conosciuta dagli stessi istanbulioti.
Tra queste minoranze, oltre ai musulmani balcanici, ex sudditi ottomani e caucasici, vi sono anche Georgiani e altre popolazioni NON musulmane?
georgiani, ucraini, bielorussi… gente dell’ex Urss. ricordo il custode di una chiesa ortodossa nel quartiere armeno di Kumkapi che ci raccontava di essere piuttosto preoccupanto per episodi di vandalismo e violenza li’ intorno. gli abbiamo chiesto chi erano gli autori: ultranazionalisti, fondamentalismi islamici? dice: macche’, quelli sono brava gente, io ce l’ho con gli ucraini…
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