Impressioni da lontano


(pubblicato su FareItaliamag il 13 maggio 2011)

Chiarezza, leggerezza, dolcezza. Una mostra di acquarelli: dieci, uno di Luigi Mayer e gli altri nove di sua moglie Clara Barthold; in una stanza inondata di azzurro, di cieli e di Bosforo. La Istanbul panoramica del XVIII secolo vista con gli occhi incantati di due artisti poco celebri o celebrati, in una mostra all’Istituto di ricerca collegato al vicino museo di Pera: “Impressioni da lontano”, in programma fino al 23 ottobre, per presentare – ed esaltare – una raffinata selezione dalla ricca collezione di capolavori orientalisti della Fondazione Suna e Inan Kiraç. È la fondazione stessa che gestisce l’istituto e il museo, aperto nel 2005 con un ambizioso e innovativo programma di mostre ed eventi: una vera oasi culturale che ha sede nell’ex Hotel Bristol opportunamente restaurato e trasformato in modernissimo contenitore museale, nel cuore di Pera (il quartiere europeo di Istanbul), in più dotato di auditorium per conferenze e festival cinematografici – l’istituto è in un edificio adiacente, dotato di biblioteca e archivio specializzati sulla storia della città. Una mostra che è tutta una sorpresa e una scoperta: così lontana dai canoni orientalisti più selvaggi ed esotici, erotici e coloratissimi; una mostra che non attrae le folle, ma regala momenti di intimo contatto, di prolungato piacere.

Chiarezza dei paesaggi illuminati, leggerezza del tocco, dolcezza delle forme e dei movimenti: questa è la formula segreta dei Mayer, italo-tedesco e al servizio dell’ambasciatore britannico Sir Robert Ainslie lui, di origini svizzere e figlia di un dragomanno (interprete) al servizio proprio dell’ambasciata britannica lei. Dopo aver studiato con ottimi risultati artistici a Roma, Luigi nel 1776 compì il suo primo viaggio nell’Impero ottomano al seguito di Sir Robert: e per 15 anni viaggiò dall’Anatolia ai Balcani, dalle isole greche all’Egitto, in un immenso e poco esplorato scrigno di suggestioni pittoriche da lui trasformate in disegni e dipinti di paesaggi e rovine, oggi in gran parte conservati al British Museum. Su Clara le notizie biografiche sono invece frammentarie: almeno fino al matrimonio con Luigi e al loro trasferimento a Londra nel 1794, dove continuò a dipingere anche dopo la morte del marito (1803).

Il loro lavoro è complementare e simbiotico: lunghe prospettive, impressioni da lontano, realismo estetizzante, paesaggi come distese colorate dai personaggi solo decorativi, rilassata calma anche nel movimento delle imbarcazioni o degli arcieri, una città ancora da costruire inquadrata da pochi dettagli architettonici di cupole e minareti (ma è presente anche la torre di Galata), le fortezze e gli episodici villaggi lungo lo stretto, figure umane inturbantate e baffute, il Bosforo che domina ogni dipinto, la vocazione marinara di una città sull’acqua nella quotidianità della navigazione, le nuvole agitate dai possenti venti provenienti dal mar Nero. Con gli occhi degli innamorati, l’uno dell’altro e tutti e due di Istanbul. Tra i dieci acquerelli, il più ammirato è proprio quello di Luigi: la “Veduta di Scutari sul canale di Costantinopoli con il battello ordinario del Gran Signore”, il riconoscimento del potere che però non travolge la beatitudine della natura.

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