La Turquie biblique


(pubblicata sul settimanale il futurista, in vendita in edicola o per abbonamento)

Turchia, culla della cristianità: della cristianità che in Oriente è nata e ha messo radici, che ha subito mutazioni e scismi a ripetizione, che ha resistito con fierezza all’avanzata dell’Islam e che con l’Islam ha convissuto proficuamente, che è stata spazzata via dai feroci nazionalismi novecenteschi, che ha lasciato ormai pochi testimoni ma molte testimonianze. Sebastien de Courtois, ricercatore e viaggiatore, è andato scovarli e scovarle insieme al fotografo Damien Guillaume. Il risultato è La Turquie biblique, un itinerario culturale appassionante tra vecchio e nuovo testamento, una continua scoperta di associazioni insospettabili e luoghi dimenticati: una terra d’acqua e di polvere, il giardino dell’Eden, l’Ararat di Noè, l’Edessa (Urfa) di Abramo, l’Antiochia di Paolo da Tarso, la Myra del vescovo Nicola, gli aramei e i padri di Cappadocia, la tomba di Giovanni a Efeso e la casa di Maria, le nove chiese dell’Apocalisse, Santa Sofia a Costantinopoli. Storie, immagini, emozioni.

Sébastien de Courtois, La Turquie biblique. Itinéraire culturel (con foto di Damien Guillaume), Paris, Empreinte temps présent, 2010

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6 risposte a La Turquie biblique

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  2. mirkhond scrive:

    Sebbene il Cristianesimo sia nato nella Palestina, è proprio tra Siria settentrionale (Antiochia ed Edessa/Urfa) e in Anatolia, che esso, fin dai tempi di San Paolo, nato a Tarso, il Cristianesimo dicevo, si sviluppò nella dottrina e nella liturgia.
    I primi grandi Concili da Nicea I (325) a Nicea II (787), si svolsero tutti in Anatolia e a Costantinopoli, in quest’ultima anche il Concilio dell’869-70, non riconosciuto dagli Ortodossi. Le definizioni dei dogmi della Santa Trinità, della Consustanzialità del Figlio al Padre, la stessa importanza data alla verginità perpetua di Maria per essere Madre di Dio, sebbene non riconosciuta come definizione teologica dagli Ortodossi, ma accettata DE FACTO, trovarono la loro elaborazione e riconoscimento proprio tra Antiochia e Costantinopoli, da teologi anatolici e siriaci.
    Lo stesso monachesimo, pur nato in Egitto, trovò ulteriore sviluppo in Cappadocia e nel Ponto ad opera di santi come Basilio di Cesarea (Kayseri) (330-379 d.C.), da cui prende l’avvio il monachesimo bizantino, non senza influenzare anche il successivo monachesimo latino.
    Poi infine, essendo barese, vivo in una città il cui santo patrono, era il vescovo di Mira, San Nicola (255-335), uno dei santi più importanti e davvero più ecumenici, essendo venerato da Cattolici e Ortodossi, e in un certo senso anche dai Protestanti, sebbene ridotto alla caricatura consumistica di Babbo Natale, nella variante statunitense.

    • ecco, sul culto ecumenico di San Nicola vorrei davvero scoprirne qualcosa in piu’…

      • mirkhond scrive:

        Non sono uno studioso di San Nicola. Posso dirti però che, nonostante la sua anatolicità, la sua terra d’origine non è particolarmente sentita dalle mie parti, così come il passato bizantino in genere, forse proprio per quella rimozione dell’Anatolia dalla memoria collettiva dell’Occidente, per via della turchizzazione e dell’Islam.
        Qui non è facile far capire che cos’è e cos’è stato il kemalismo, e il carattere articolato del rapporto con la fede islamica nella Turchia moderna.
        Qui i Turchi sò Turchi, e quindi cattivi, pericolosi e…musulmani!
        Qualcosa da evitare.

  3. mirkhond scrive:

    Nella foga di scrivere ho omesso di specificare che gli Ortodossi non hanno definito dogmaticamente l’Immacolata Concezione, anche se la accettano de facto, mentre la Verginità Perpetua di Maria E’ DOGMA esattamente come per il Cattolicesimo.

  4. caro Mirkhond, il problema di fondo pero’ e’ un altro: e cioe’, che la Turchia come terra biblica e culla di cristianita’ e’ stata forzosamente espulsa dalla nostra memoria collettiva di ‘occidentali’ (con una bella spinta da parte non dei cattivoni islamici ma degli ultranazionalisti laici che tanto piacciono ai kemal-leghisti)…

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