La campagna elettorale domina lo spazio mediatico, insieme a qualche inquietante attentato: ma per capire dov’è che sta andando la Turchia bisogna abbandonare la superficie e valutare i dettagli nascosti, che fanno meno notizia. E la notizia è davvero storica, la visita del direttore del Diyanet (il Direttorato per gli affari religiosi) ad un cemevi di Istanbul, il luogo di culto degli alevi che professano un Islam eterodosso rispetto a quello ufficiale sunnita: la prima in assoluto – dal 1924 – della massima autorità religiosa della Repubblica turca, non meno importante di quella del presidente Gül nel 2009 a Tunceli, il capoluogo della regione a forte maggioranza alevi.
La visita di Görmez, soprattutto, non ha un valore solo simbolico: perché lascia invece presagire l’imminente e formale riconoscimento dei cemevi come luoghi di culto, oggi riservato alle sole moschee; un ulteriore e decisivo passo in avanti verso il pluralismo di una Turchia rinnonovata che sta imparando ad accettare di nuovo le differenze: il frutto del dialogo coi rappresentanti della comunità alevi – circa 15 milioni in tutta la Turchia – avviato dal governo di Erdoğan nel 2009 (ma rimane da risolvere il problema dell’autonomia scolastica a cui aspirano gli alevi, obbligati a seguiri corsi di insegnamento religioso focalizzati esclusivamente sull’Islam sunnita).

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A proposito di attentati, che si dice da voi su quello recente accaduto ad Istanbul? Si sospetta la pista curda? Oppure sono ambienti vicini a ergenekon?
ciao
robetta, qualche gruppuscolo affiliato al Pkk che vuole attirre l’attenzione dei ‘capi’ dimostrando di saperci fare e di essere pronti a tutto.
Quanto al cemevi, è un’altra splendida notizia. Spero solo che sia l’inizio di un proficuo cammino, e non una tolleranza a singhiozzo, come nel rapporto tra Ortodossia bizantina e Paulicianesimo, nei cui confronti il potere romano-orientale usò alternativamente la politica del bastone e della carota.
Quest’ultima, col riconoscimento del Paulicianesimo per esigenze politico-militari, come nella prima e più virulenta fase dell’Iconoclastia (730-787 d.C.), e poi da Giovanni Zimisce (969-976) ad Alessio I Comneno (1081-1118).
Zimisce nel 970, dopo aver conquistato le terre armene in cui erano maggioritari, l’area a cavaliere dell’alto Eufrate, cioè pressappoco Dersim/Tunceli, ne deportò alcune migliaia nei Balcani, a Filippopoli (Plovdiv), allora fortezza settentrionale della Romània, permettendo loro di professare liberamente la loro fede “eretica” in cambio appunto, del servizio militare. Tolleranza revocata invece, da Alessio Comneno, proprio a causa della defezione del contingente pauliciano, circa 2500 uomini, al tempo dell’aggressione normanna di Roberto il Guiscardo e di suo figlio Boemondo, nel 1081-83.
Alessio, in diverse fasi del suo regno, perseguitò pesantemente i Pauliciani di Plovdiv, per costringerli, attraverso l’omologazione religiosa ortodossa, a servire nell’esercito romano con più “fedeltà”.
staremo a vedere: sono abituato a giudicare sulla base dei risultati e non delle presunte intenzioni (pero’, i processi avviati vanno nella direzione giusta). in ogni caso, rispetto ai tempi dai pauliciani oggi c’e’ uno stato di diritto in piu’ (colpi di stato permettendo)…
Quando chiesi al kebabbaro alevi che conosco, cosa ne pensasse di Erdogan e dell’Akp, lui non mi sembrò molto entusiasta e mi disse che lui e gli Alevi, curdi e non, votavano a sinistra, ma anch’io spero in questo governo e concordo con te sull’aspetto positivo del cammino avviato. Già gli arresti della cricca dell’ergenekon, mi sembrano una novità con un esercito che non scende in campo a difendere i commilitoni golpisti….
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