Mavi Marmara (2)


(pubblicato su il futurista il 1° giugno 2011)

Una nuova flottiglia è in partenza. Opportunamente dopo le elezioni del 12 giugno in Turchia: una missione umanitaria, con 15 navi e 1500 partecipanti, guidata dalla ong turca di simpatie islamiche Ihh e dalla Mavi Marmara rimessa in sesto. Rotta su Gaza, per consegnare materiali da costruzione, equipaggiamento medico, medicine, giocattoli e quaderni – tutto quello che il blocco israeliano rende raro o introvabile. Una missione internazionale, una coalizione di associazioni di 22 paesi (ma i partecipanti saranno ancor più diversificati nella loro provenienza): che muoverà da porti europei per congiungersi al largo di Cipro e dirigersi verso le acque palestinesi. Nel corso di una conferenza stampa a Istanbul, a bordo della nave abbordata lo scorso anno dai commandos israeliani che uccisero nove cittadini turchi, il vice-presidente dell’Ihh è stato coraggiosamente fiducioso: “La nostra è una nave pacifica, su cui prenderanno posto volontari pacifici. Tutte le navi potranno essere liberamente ispezionate da chiunque. Non pensiamo che Israele ci attaccherà un’altra volta.”

Flotta pacifica e umanitaria, sì: ma l’intento parimenti politico – bucare il blocco israeliano, affinché venga revocato – è manifesto. Echeggiava nei cori, nella serata tra il 30 e il 31 maggio nell’anniversario dell’eccidio del 2010, scanditi da almeno diecimila persone sull’Istiklâl Caddesi, il corso principale della Istanbul europea: Gaza libera, Palestina libera, Palestina aspetta la Mavi Marmara sta arrivando, milioni mano nella mano in rotta verso Gaza, la cooperazione con Israele è un crimine contro l’umanità. Una manifestazione riuscitissima, emozionante nel ricordo delle vittime ed esplicita nella rivendicazione: la fine dell’occupazione israeliana, la nascita dello stato di Palestina; una manifestazione organizzata alla perfezione, a cui hanno partecipato non solo gruppi organizzati (alcuni inneggianti ad Hamas) ma moltissime famiglie al completo, con bambini anche piccoli al seguito. Non una manifestazione di odio, ma di testimonianza: con un palco per l’intrattenimento musicale, per le preghiere, per i discorsi politici di turchi e palestinesi. “Non verremo da soli, stavolta verremo insieme ai nostri nove martiri” – ha promesso il presidente dell’Ihh Bülent Yıldırım. “Un anno fa 600 persone avevano chiesto di unirsi a noi, dopo che il nostro sangue è stato versato nelle acque del Mediterraneo le richieste sono diventate oltre cinquecentomila.”

Ovviamente Israele non vuole saperne di lasciarli passare: ma a quanto pare verranno prese tutte le precauzioni necessarie per evitare una nuova tragedia. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha chiesto ai governi dei paesi mediterranei – nei fatti, principalmente al governo di Ankara – di scoraggiare la partecipazione e la partenza, pur ammonendo Tel Aviv sull’inammissibilità di azioni platealmente contrarie al diritto internazionale. La Turchia ha però risposto picche a tutti: ripetendo che il governo non ha la facoltà di impedire le attività di organizzazioni non governative e che, nelle parole del ministro degli esteri Davutoğlu, è Israele che deve evitare un nuovo bagno di sangue e soprattutto porre termine al blocco – definito illegale e inumano – imposto contro i palestinesi di Gaza. I rapporti tra i due paesi, più che tesi rimangono inesistenti: e continueranno a esserlo fino a quando Israele, come richiesto, non si scuserà per quanto accaduto nel 2010 ed offrirà un congruo risarcimento. Sempre che non avvenga un nuovo scontro in mare aperto: perché allora la crisi comunque rimasta nell’alveo della diplomazia – e più volte la Turchia ha offerto invano spiragli di normalizzazione – diventerebbe definitivamente ingestibile.

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7 risposte a Mavi Marmara (2)

  1. Buleghin il vecio scrive:

    Al posto dei srailiani farei ben tension a fare cose sasine!
    I otomani la xè zente che se se rabia ciapa la scimitara e te fa a tocheti boni per il ragù!

    Li somiglia un pocheto a l’orso ruso che sta ne la caverna a pisolar e quel balordo di SCAZZAVILI georgiano ci masa gli orseti sud oseti!

    L’orso ruso sorte da la caverna e GNAM ARGHHH SGRUNT BANG! Ci da una sampata da stacarce il crapon al SCAZZASVILI!

    Se i giudii srailiani il fosero solo un pocheto lungimiranti il ciamarebbe scusa e pagaria i dani a le famiglie di quei che ghan sasinà e restituiria la roba rubata su le navi otomane!
    Ma la xè zente abituata a rubar la tera ai altri e a prenderci i suoi sghei con i giocheti de banca! Poi la se lamenta che nesuno ci vuol ben!

    Ne la loro lingua i giudii il ghan anca una parola che riasume il loro ategiamento da briganti impuniti che loro il ciaman “chuzpa” che noi poareti venesian gnoranti che siamo meno inteligenti de la rasa eleta e meno sintetici ciamemo “la facia come el dedrio!”

    Nesuno il gha notato che i mericani e i sraeliani il ghaveva prodoto cartine del nuovo medio oriente dove il teritorio otoman era ridoto di un terzo a favor de un ipotetico stato curdo! E il gha avuto la facia de far circolar sta roba in riunione NATO dove i Alti Uficiali Turchi che xera presenti i se son rabià come un maometan costreto a magnar carne de porco!

    Sti fioi d’un can de ocidentali e di srailiani sono così abituà a contar bale che quasi pensan che tuti i altri ci deva creder!

    La va a finir che il se mete d’acordo l’0rso, il dragon, l’elefante, l’anaconda, il leon fricano e noi se torna a la bicicleta se non fermiam sti disgrasià gnoranti che ci governa!

    Non se puole zetar bombe sul crapon dei altri e dirci che la xè la democrasia! La va a finir che qualcuno te la rende con i interesi la democrasia e se se trata de democrasia de qualche Megaton son casi (pardon) nostri!

  2. mirkhond scrive:

    Di quella carta, l’unica cosa sensata è l’allargamento dell’Iran ad est, col territorio di Herat. Il resto è una belinata. Tabriz al Kurdistan, un Azerbaigian col Nagorno Karabakh
    ( e all’Armenia non gli danno il Nakhichevan in cambio?) e col litorale caspico tra Baku e il Gilan, abitato da popolazioni iraniche e iranofone (Tati e Talisci), l’Afghanistan allargato anche al Karakorum/Balawaristan, solo in minima parte pashtunofono e abitato in parte da Ismaeliti fieramente ostili alla Sunna deobandi talebana, uno Yemen che rischia di ridividersi…..
    Curiosa poi la situazione israeliana con una situazione indefinita sul Giordano….

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