Elezioni in Turchia. La vittoria senza plebiscito di Erdoğan


(nuova analisi, stavolta sulla rivista Affari internazionali dello Iai. nel frattempo, continuo a imbattermi in giornalisti/studiosi che non hanno capito un bel nulla di come funziona la legge elettorale turca: stendo un velo pietoso sulla solita kemal-leghista, che avra’ avuto un travaso di bile per il successo dell’Akp, la new entry e’ una giovane ricercatrice dell’Aspen – una tal Valeria Giannotta – che è convinta che i candidati indipendenti (in totale, 6,5% su base nazionale) hanno superato la soglia di sbarramento del 10%! dico: ma dare almeno una letta a wikipedia? che poi, i dati per distretto sono stati diffusi online in tempo reale: non era così difficile da capire, per una persona dotata di media intelligenza, come vengono attribuiti i seggi parlamentari in Turchia!)

Fratellanza, unità, solidarietà. Saranno questi i principi base della nuova costituzione turca che il premier Recep Tayyip Erdoğan, vincitore delle elezioni politiche di domenica 12 giugno, vuole scrivere insieme alle opposizioni parlamentari, alle altre forze politiche non presenti nella Grande assemblea, alla società civile e ai rappresentanti delle minoranze.

Luci e ombre
L’Akp, il partito di ispirazione islamica alla guida del paese dal 2002, ha conquistato il 49,9% dei voti e 326 seggi sui 550 disponibili, con un incremento di 3,3% e una perdita di 15 seggi rispetto alle politiche del 2007; formerà il terzo governo monocolore di seguito: un record nella storia del paese. Il partito di Erdoğan non è tuttavia riuscito a raggiungere l’ambita soglia di 330 deputati, necessaria ad approvare leggi costituzionali.

Perché questa vittoria netta dell’Akp? I motivi sono molteplici: la crescita economica, le riforme democratiche, le aperture verso le minoranze, una perfetta macchina organizzativa, il carisma del leader, la capacità di coinvolgere i giovani, la politica estera da potenza regionale che aspira a diventare globale del ministro Ahmet Davutoğlu.

Tra le opposizioni, il Chp, il partito erede della tradizione kemalista guidato da Kemal Kilicdaroglu, ha ottenuto il 25,9% e 135 seggi, con un incremento del 5% e 23 seggi in più rispetto al 2007: un buon successo, ma inferiore alle aspettative che lo accreditavano del 30% e capace di porre le basi per una sfida credibile alla leadership dell’Akp fra 4 anni; mentre il nazionalista Mhp, in crisi di identità dopo i contrasti interni sul referendum costituzionale del 12 settembre 2010 – contrari i vertici, favorevolissima la base – e minato da uno scandalo a luci rossi alla vigilia delle elezioni, ha limitato i danni attestandosi al 13% (- 1,3%) ma con un significativo ridimensionamento della presenza parlamentare, che passa da 71 a 53 deputati.

Turchia profonda
Gli altri vincitori sono i candidati indipendenti appartenenti in gran parte al partito curdo Bdp, che si sono presentati solo in alcuni distretti del sud-est – e senza simbolo – per non essere penalizzati dallo sbarramento per loro insuperabile – a livello nazionale – del 10%: ne sono stati eletti 36, tra cui il cristiano arameo Erol Dora, e nell’unica camera del Parlamento turco formeranno un gruppo autonomo.

L’Akp è andato male nel sud-est, dove ha perso circa il 10% dei voti e i seggi che gli mancano per avere la maggioranza dei 3/5 o addirittura dei 2/3 necessaria per riformare autonomamente la costituzione (con o senza referendum per la definitiva approvazione) – anche se già in campagna elettorale Erdoğan aveva promesso una costituzione condivisa.

I deputati vengono infatti assegnati su base distrettuale: questo spiega l’apparente stranezza – per un sistema proporzionale – dell’avanzata in termini di suffragi dell’Akp e del corrispondente arretramento in termini di deputati: il partito ha avuto incrementi su tutto il territorio nazionale, che non hanno fatto però scattare seggi supplementari; la brusca frenata nella regione a prevalenza curda – dovuta all’insuccesso delle politiche di apertura del governo lanciate nel 2009 – ha invece determinato la perdita di seggi.

Un’analisi approfondita dei dati su base distrettuale rivela anche che la prestazione del Chp è meno brillante di quanto appaia: il partito guidato da pochi mesi da Kemal Kılıçdaroğlu cresce infatti solo dove l’Mhp arretra e dove il Dp (il Partito democratico, al 6% 2007) praticamente scompare, mentre in nessun distretto elettorale sottrae voti o seggi all’Akp. Anzi, conquista voti e seggi in più rispetto al 2007 solo nelle regioni occidentali – mar Egeo e Tracia – in cui sono aumentati la popolazione e quindi i deputati da eleggere; nel sud-est, dove aveva lanciato un’offensiva elettorale, rimane fermo all’1-2%: porta in Parlamento (errore o ricatto dello “Stato profondo”?) cinque presunti membri dell’organizzazione golpista Ergenekon, tre dei quali attualmente in prigione.

Ambizione regionale
Nel discorso dalla sede di Ankara del partito, dopo l’annuncio dei risultati Erdoğan ha parlato non solo da leader della Turchia, ma di tutto il Medio oriente che aspira alla democrazia, dei territori ex ottomani ai quali la Turchia sta offrendo prospettive di integrazione e sviluppo.

Erdoğan ha voluto innanzitutto utilizzare toni concilianti, ben diversi da quelli arroganti e aggressivi che hanno portato la stampa interna legata all’opposizione e alcuni media internazionali a parlare di un “rischio autoritario” per la Turchia.

Toni concilianti, nuova costituzione da scrivere in modo condiviso per assicurare a tutti i turchi maggiori diritti e maggiori libertà: ecco il nuovo Erdoğan. Che ha affermato le proprie credenziali democratiche ponendosi nella scia di Adnan Menderes, il primo ministro del multipartitismo impiccato dopo il golpe militare del 1960; di Turgut Özal, il primo ministro e poi presidente del rilancio economico e del risveglio del conservatorismo d’ispirazione islamica; del padre della patria Kemal Atatürk, del quale condivide l’obiettivo prioritario di rendere la Turchia un paese moderno e pienamente sviluppato.

Erdogan si è rivolto ai cittadini turchi, inclusi quelli che vivono all’estero, a tutti “fratelli” dell’Africa settentrionale, del Medio oriente, del Levante, dei Balcani, del Caucaso, assicurando l’impegno della Turchia – proposta come modello politico, economico e culturale – per promuovere la pace, la giustizia, i diritti e le libertà in tutta la regione.

Il premier turco ha indicato la strada di un duplice cambiamento: all’interno, con la nuova costituzione, per sgombrare finalmente il campo dalla “dittatura” dei militari, per portare a compimento la transizione democratica sulla falsariga di quelle di Grecia, Spagna e Portogallo negli anni ’80; nella vasta regione dell’ex Impero ottomano, ritagliandosi il ruolo di perno del sistema geopolitico afro-eurasiatico, non più ponte tra Est e Ovest, ma pivot a tutti gli effetti, ispiratore di processi d’integrazione regionale (economica e politica), di affermazione delle diversità culturali e di parallela trasformazione istituzionale in chiave democratica degli altri paesi.

Sempre in attesa di un cenno d’assenso da parte dell’Unione europea, sull’adesione che resta la priorità strategica in vista del 2023, quando ricorrerà il centenario della Repubblica.

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14 risposte a Elezioni in Turchia. La vittoria senza plebiscito di Erdoğan

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  3. valeria giannotta scrive:

    Gentile dott. Mancini, la pregeherei di rileggere attentamente l’articolo pubblicato su Aspenia in cui si fa riferimento, come d’altronde anche lei ha scritto, agli indipendenti che confluiranno nel bdp e hanno superato la soglia di sbarramento del 10%. Le nostre analisi nonsi discostano di molto. e nn si preoccupi che non ho nè bisogno di dare una letta a wikipedia: so bene di cosa parlo e scrivo e i dati li ho osservati attentamente. Una tale Valeria Giannotta

    • no, i candidati indipendenti non hanno superato un bel niente: ne’ avrebbero potuto/dovuto farlo.

      per essere eletto, un candidato indipendente deve semplicemente conseguire il quoziente elettorale (votanti/numero di seggi da assegnare stabilito dalla commissione elettorale) nel distretto in cui si e’ presentato.

      la soglia di sbarramento si applica solo ai partiti (i candidati indipendenti si presentano, vome dice il nome, in modo autonomo: col loro nome, senza simboli di partito), parlare del suo superamento da parte dei candidati indipendenti significa fare una confusione enorme e dimostrare di non conoscere affatto la legge elettorale turca.

      poi, avevo evitato di infierire: ma l’Akp, rispetto al 2007, NON sale del 10% come da lei erroneamente (e incredibilmente!) indicato, ma del 3,3; il Chp avanza (ma per rendersene conto bisogna leggere i dati distretto per distretto) solo dove cala l’Mhp e dove scompare il Dp: altro che voti che nascono dal ‘timore che Erdogan possa ulteriormente ampliare la sua sfera dinfluenza’ (ma che vuol dire, tra l’altro?), come detto l’Akp ha aumentato i suoi consensi e il Chp non gliene ha affatto sottratti!

      sinceramente, a me non sembra che le analisi abbiano alcunche’ in comune…

    • aledeniz scrive:

      Cara Valeria,
      Non ho letto il tuo articolo, ma sul punto specifico, l’elezione degli indipendenti, ha ragione, devono soltanto raggiungere il quoziente elettorale del loro collegio elettorale, non c’è sbarramento del 10%, né a livello nazionale né a livello circoscrizionale, ad esempio nella seconda circoscrizione di Istanbul il Sig. Sırrı Süreyya Önder è stato eletto con il 4.83%, nella terza il Sig. Abdullah Levent Tüzel è stato eletto con il 5.35%, ed ad Adana il Sig. Murat Bozlak è stato eletto con il 7.69%.
      Stammi bene,
      Alessandor Riolo

      • ciao, grazie per il tuo commento: spesso che tu possa partecipare spesso alle discussioni, cosi’ da rendere questo spazio sempre piu’ aperto alle discussioni e anche agli scontri.

        vorrei pero’ aggiungere una riflessione sulla legge elettorale turca. d’accordo, uno sbarramento cosi’ alto e’ forse eccessivo: ma il sistema elettorale turco – consentendo la partecipazione in modo sufficientemente competitivo dei candidati indipendenti – assicura comunque una buona rappresentativita’ (piu’ dell’80% dei turchi ha votato per partiti o candidati poi eletti). e mi sembra importante sottolinearlo: visto che la maggior parte delle analisi e degli articoli che ho letto se la prendono (forse giustamente, ripeto) con lo sbarramento al 10% ma sorvolano sull’effettiva possibilita’ – per chiunque – di essere eletto in Parlamento…

      • visto che l’hai chiamata Valeria, immagino che tu la conosca… sai per caso che fine ha fatto? e’ un peccato che la discussione non sia proseguita, al di la’ della questione del 10% su cui proprio non c’era da discutere un approfondimento dei risultati elettorali sarebbe stato utile (vabbe’, magari non ha trovato il tempo per leggerseli)…

      • matborda scrive:

        si in effetti potrebbe almeno correggere l’articolo…

  4. aledeniz scrive:

    Indipendentemente dal fatto che almeno una volta (2002) abbia particolarmente favorito l’AKP, la legge elettorale turca è orrenda, la più brutta legge elettorale tra i paesi che seguo, combina tutta una serie di caratteristiche negative ed indesiderabili. Anche se nel 2011potrebbe sembrare non aver combinato troppi danni (ma non è vero), ne ha certamente combinati a mai finire in molte elezioni dalla sua introduzione nel 1983 in poi. E non è soltanto l’insulso sbarramento al 10% (anche quello Tedesco al 5% è insulso, ma quello almeno è mitigato dal fatto che se un partito vince 3 seggi nei collegi uninominali, non vale più lo sbarramento, come capito ad esempio al PDS, gli ex comunisti, nel 1994, quando presero 26 seggi nel proporzionale con il 4.4% dei voti, grazie ai 4 seggi che avevano conquistato nell’uninominale), che terrebbe fuori dal Parlamento partiti da 3 milioni di voti (BTW, è quasi successo nel 2002, quasi nel senso che ne avevano presi 2 milioni e 999 mila e rotti), ma anche le liste bloccate, caratteristica questa condivisa con quell’altro monumento alla democrazia che avete come sistema elettorale nella Repubblica Italiana. C’è tutta una scienza, appunto la teoria dei sistemi elettorali, che si preoccupa di descrivere, analizzare e proporre sistemi elettorali, e l’influenza che questi hanno sullo sviluppo dei sistemi paese che li adottano, e sbarramenti al 10% e liste bloccate non figurano certamente tra le principali caratteristiche consigliate. In una singola elezione, o anche in una serie particolare di elezioni, potrebbero sembrare non avere tutto questo grande impatto negativo, ma se uno si mette ad analizzare un gran numero di elezioni, o anche a simularle, gli effetti indesiderati iniziano ad evidenziarsi abbastanza chiaramente.

    • in effetti, una legge elettorale va giudicata in base a due parametri: la rappresentativita’ e la governabilita’ (maggioranze solide e durature). per quanto riguarda la rappresentativita’, lo sbarramento al 10% e’ probabilmente eccessivo (e ho in piu’ le tue stesse riserve riguardo le liste bloccate): ma l’attribuzione dei seggi su base distrettuale/provinciale e l’esistenza di candidati indipendenti ne mitiga di molto le distorsioni. per quanto riguarda la governabilita’, invece, e’ proprio questo uno dei principali ‘segreti’ dell’ascesa della Turchia in queso ultimo decennio…

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