Testimonianza sufi


testimonianza di Daniele Ibrahim al Mevlevi (mi sono permesso di trasformare in post un commento da lui lasciato: questo blog è aperto a tutti quelli che vogliono contribuire, non esistono barriere tra autori e lettori)

Ero in viaggio, di ritorno da un piccolo villaggio dell’isola di Cipro, dove andai ad incontrare colui che fu il mio primo maestro… e così la vidi, in una bellissima mattina di fine marzo, dal battello a vapore che parte dall’antica calcedonia (oggi kadıköy)… Costantinopoli, come ancora la chiamavano gli Ottomani, e m’innamorai per una terza volta…

Solo tre giorni, e in quella città che è antico scrigno, campo di tesori per chi sa cercare, avrei incontrato il mio secondo ed ultimo maestro, discendente del Profeta s.a.s. e custode dei segreti dell’Ordine Mevlevi. Venni dunque iniziato all’Ordine, ne ricevetti l’abito e l’insegnamento cominciando quel periodo di 1001 giorni durante il quale vengono trasmesse al novizio le scienze e le arti della tradizione Sufi – Mevlevi.

Poesia, musica, calligrafia, semà (la danza sacra famosa in occidente), queste alcune delle occupazioni di un novizio Mevlevi. Lavoro manuale dove necessario, ma sopratutto in cucina, primo luogo di trasmissione delle scienze, secondo tradizione…

ed ora basta parole, ho parlato anche troppo… torniamo al silenzio, che “il silenzio è la lingua di Dio”.

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14 risposte a Testimonianza sufi

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  2. aledeniz scrive:

    A quanto ho visto per ora la scena editoriale turca è dominata dai libri su Mevlana, e sul suo rapporto con Shams …

  3. Daniele Ibrahim al Mevlevi scrive:

    La scena, non solo editoriale, turca è dominata dalla riscoperta della grande eredità religioso-culturale ottomana, di cui Hazrat Mevlana è eminentissimo rappresentante e simbolo.
    Quanto al suo rapporto con Shams, si sono spese molte (e ignobili talvolta) parole…ma non credo sia dato di comprenderne a fondo la natura se non a chi abbia fatto la medesima, sconvolgente esperienza…

  4. aledeniz scrive:

    E come sai di aver fatto la medesima esperienza?

  5. aledeniz scrive:

    Sulla riscoperta dell’eredità culturale Ottomana, sfondi comunque una porta aperta, così come sono assolutamente convinto che aver speso cinque anni della mia vita studiando e scoprendo l’eredità Hellenico Romana al Liceo Classico mi abbia profondamente aiutato a comprendermi ed a costruirmi una mia concezione del mondo, sono assolutamente convinto che se i Turchi investissero maggior parte della loro formazione a cercare di scoprire e capire l’eredità culturale Ottomana, Persiana e Çağatay (e magari anche quella Hellenico Romana, che è evidentissima in Turchia a chiunque non si piazzi una lastra di marmo di fronte agli occhi), ne trarrebbero grandi benefici.

  6. sono d’accordissimo sulla prescrizione: posso chiederti se con eredita’ culturale ‘hellenico romana’ intendi quella visibile o anche altro?

  7. aledeniz scrive:

    Altro, per fare un esempio i bagni pubblici turchi, gli Hammam, sono i diretti discendenti, tal quale, senza mediazioni, dei bagni pubblici romani. L’unica area dell’Impero romano in cui la tradizione si sia mantenuta inalterata senza soluzione di continuità è la Turchia. Sull’argomento, vedi Fikret Yegül, “Baths and Bathing in Classical Antiquity”, (978-0262240352), o anche immagino (non l’ho ancora letto) il suo recentissimo “Bathing in the Roman World” (978-0521840323).

    In generale, l’intersezione socioculturale tra Turchi e Greci moderni è enorme, spesso ci scherzo su commentando “un unico popolo diviso dalla religione e dalla lingua” (e nel caso di tanti Ciprioti bilingui, nemmeno quella).

    • si’, condivido in pieno: e grazie per le segnalazioni bibliografiche!

      riguardo i ciprioti, io ne ho conosciuti che non solo parlavano greco e turco (o loro varianti dialettali, infarcite di vocaboli provenienti da ogni dove) indifferentemente, ma erano contemporaneamente cristiani e musulmani, gli ultimi dei linovanvaki di cui parlai svariati anni fa in un articolo per Limes…

  8. Daniele Ibrahim al Mevlevi scrive:

    L’identità ottomana superava e trascendeva quella turca come intesa dal nazionalismo a partire dal XIX secolo…Gli ottomani si consideravano naturali depositari e custodi della cultura greco-romana, perlatro in perfetta armonia con la loro identità religiosa legata all’Islam.
    A titolo di esempio, nelle “madrase” (scuole) dei conventi dell’Ordine Mevlevi sparse per l’impero,
    si insegnava affianco all’arabo ed al persiano, anche il latino ed il greco, parlato correntemente dai maestri dell’ordine e dalle alte cariche dell’impero, inclusi gli Imam delle grandi moschee di Istanbul.
    Daltronde uno dei titoli dinastici che i Sultani ottomani reclamarono dalla presa di Costantinopoli in avanti, fu quello di “Kayser I-Rumi”, Cesare dei Romani (in aperta antagonia con la dinastia europea degli Asburgo i cui sovrani reclamavano l’equivalente titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero.) Da ricordare infine che la gran parte dell’attuale Turchia era ancora considerata dopo la conquista musulmana ed in epoca ottomana come terra di Rum.
    Infatti il celebre santo poeta Mevlana Jalaluddin, Gran Maestro e fondatore dell’Ordine Mevlevi è passato alla storia come Al Rumi (Il greco-romano) e proprio come Rumi è conosciuto in occidente.

  9. mirkhond scrive:

    Condivido pienamente. Peccato che molti Romi… pardon Greci, che ho conosciuto, fanno fatica ad accettare questa comune eredità culturale, prigionieri del nazionalismo moderno.

  10. Pingback: Dervisci. Storia, antropologia, mistica | Istanbul, Avrupa

  11. Pingback: La notte di Rumi, concerti a Istanbul | Istanbul, Avrupa

  12. Ibrahim al-Madani scrive:

    E’ possibile ottenere il contatto email di Ibrahim?
    Grazie, fin d’ora.

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