Altra mostra. Stavolta di fotografie, alla galleria Kara di Ankara, inaugurata dal patriarca ecumenico Bartolomeo in persona: sui discendenti dei greci e dei turchi, dei musulmani di Grecia e degli ortodossi di Turchia, che furono obbligati a cambiare sponda dell’Egeo dopo il trattato di Losanna del 1923. L’autore, Stratos Efthymiou, oltre ad essere il secondo segretario dell’ambasciata greca ad Ankara, è un discendente di quei rifugiati: ed ha scovato qualcuno degli ultimi ‘figli di Lausanna’ – bambini nel 1923 – che ancora vivono in Grecia e in Turchia. Ha raccontato le loro storie con delle immagini, spero di trovarne presto qualcuna da mettere sul blog: per documentare questo incessante lavoro di riappropriazione memoriale che – sempre tra mille difficoltà e un passo alla volta – sta ritrasformando la Turchia.
Istanbul, Avrupa
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Anni fa, quando insegnavo all’università della terza età, un mio alunno, esule da Rodi, mi raccontò di un viaggio che aveva fatto a Marmaris. Qui la sua comitiva non riusciva a parlare con le persone del posto. Parlarono in francese, tedesco, inglese, italiano, niente, proprio non riuscivano a capirsi. Allora questo mio alunno, parlò in romaico, il cosiddetto greco moderno.
Uno dei ragazzi turchi gli fece cenno di seguirlo, e lo portò a casa da sua nonna e qui, con grande sorpresa del mio alunno, l’anziana donna gli parlò in….romaico!
E gli disse che sulla costa anatolica erano tutti Rumi, convertitisi all’Islam per evitare di essere mandati in “Grecia”.
Del resto lo storico turco Halil Inalcik, disse che gli abitanti di Trebisonda sono in gran parte discendenti dei Rumi pontici, sottomessi da Mehmet II Fatih, con la conquista dell’ultimo avamposto romano-bizantino nel 1461.
Cosa confermata da Omer Asan, fotografo e studioso, nativo delle montagne a sud di Trebisonda, il quale nel suo libro Pontos Kültürü del 1996, sostiene che intorno a Trebisonda vivono ancora 300000 Rumi e di questi, almeno 50000-75000, parlano ancora il romeika in famiglia e nei remoti villaggi sulle montagne, portando a prova, la sua esperienza personale, e affermando che gli imam predicavano in romeika fino alla fine degli anni ’40, quando cominciarono a diffondersi le scuole elementari dell’obbligo in lingua turca.
Questi Rumi, sono musulmani sunniti hanafiti come la maggior parte dei Turchi, ma vi è un sospetto, che tra loro possano esservi dei discendenti dei Khrumlì, cioè dei cripto-cristiani che, ancora a metà del XIX secolo, conducevano una doppia vita religiosa e avevano una doppia onomastica e identità, con religione e onomastica musulmana nella vita pubblica e religione cristiana ortodossa e onomastica bizantina in famiglia, come riportato dal racconto di Alessandro De Bianchi, esule mantovano antiaustriaco e ufficiale ottomano in Armenia e Kurdistan ottomani, negli anni 1855-59.
di Trebisonda sapevo abbondantemente, non sapevo invece di Marmaris: vedro’ di approfondire!
invece, i criptocristiani (localmente chiamti linovanvaki) li’ ho incrociati in un piccolo villaggio cipriota nel 1996… l’unico villaggio cipriota a popolazione ancora mista… un fenomeno a quanto sembra estremamente diffuso (e da quello che ho capito si trattava di latini, di cattolici convertiti all’Islam per paura di ritorsione da parte degli ortodossi dopo la conquista ottomana del 1571) fino alla dominazione britannica (parlai con un diplomatico cipriota a Roma, mi disse che lui stesso aveva i nonni linovanvaki)…
Mi sembra che parecchi anni fa, uscì un articolo su Limes che accennava ai linovamvaki ciprioti di cui hai parlato. ll villaggio mi sembra che si chiami Potamia. Non sapevo però che si trattasse di oriundi cristiani latini, in quanto erano bilingui romaico-turchi.
Del resto il Cattolicesimo a Cipro, retaggio della lunga dominazione franca e poi veneziana (1191-1570), non fu limitato solo ai Franchi stabilitisi con le crociate e ai loro discendenti, ma anche ad una minoranza della popolazione romaica ortodossa, con metodi non di rado violenti ( un gruppo di monaci ortodossi, che non volevano abbracciare il Cattolicesimo, furono arsi sul rogo come eretici nel 1232). Del resto la Costituzione Cipria del 1260, emanata dai re franchi Lusignano, sottometteva la locale Chiesa Ortodossa a quella Cattolica, e con ciò vi era una implicita pressione ad abbracciare il Cattolicesimo.
lo conosco bene quell’articolo: l’ho scritto io
ovviamente, l’appartenenza originaria dei linovanvaki alla chiesa latina e’ solo un’ipotesi (logicamente sensata): rigurdo quelli di Potamia, nel villaggio c’e’ solo una chiesa ortodossa… mali’ esisteva una residenza estiva dei Lusignano poi acquisita dalla regina Caterina Cornaro…
Scrivi ancora su Limes?
Riguardo al Cattolicesimo in Oriente, dieci anni fa partecipai, come borsista, ad un ciclo di conferenze sull’anniversario della Cristianizzazione dell’Armenia. Tra gli studiosi, sia Armeni Apostolici che Cattolici, si parlò del caso del Nakhichevan. Secondo questi studiosi, la turchizzazione e islamizzazione di questo antichissimo territorio armeno, si dovette al fatto che qui vi era la roccaforte del locale cattolicesimo latino, fondatovi dai Frati Unitori, un gruppo di monaci armeni del monastero di Khrna, i quali nel 1330, abbracciarono dogma e rito latino, grazie alla missione domenicana di Urmia.
Gli Unitori riuscirono a convertire la maggior parte della popolazione del Nakhichevan, e ancora ai primi del XVII secolo, costituivano un’isola cattolica latina in queste terre.
Alla fine del secolo però, per le pressioni dovute all’essere terra di frontiera e di scontro tra Ottomani e Safawidi, e al bisogno per questi ultimi, padroni del Nakhichevan, di avere una salda base al confine, la popolazione armena cattolica, fu islamizzata in cambio di sgravi fiscali del 50% e della possibilità di mantenere le proprie terre ed eredità, e quindi di evitare la deportazione, com’era successo agli Armeni (Apostolici) di Giulfa, trapiantati presso Ispahan.
Islamizzazione che portò anche alla turchizzazione linguistica, per l’invio di tribù turcomanne shiite. In sostanza, secondo gli storici armeni, fu proprio la cattolicizzazione-latinizzazione a indebolire il sentimento religioso e “nazionale” armeno del Nakhichevan, e rendere questa popolazione più sensibile all’islamizzazione, da questa storiografia vista come “snazionalizzazione” alla luce delle ideologie nazionaliste moderne che conosciamo.
Non mi meraviglierei se tra i Turchi ciprioti, cripto-cristiani o musulmani convinti e senza “ambiguità”,all’origine, vi fosse una situazione del genere.
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