(pubblicato su il fatto il 7 luglio 2011)
La Turchia ha un nuovo governo, il terzo monocolore Akp di fila. La lista composta da 21 ministri e 4 vice-premier è stata approvata mercoledì dal presidente Abdullah Gül e annunciata subito dopo alla stampa dal primo ministro Recep Tayyip Erdoğan; venerdì inizierà il dibattito all’Assemblea nazionale, mercoledì prossimo la scontatissima fiducia (l’Akp ha ottenuto il 12 giugno 326 seggi su 550): poi si passerà alla nomina dei sottosegretari e dei recentemente istituiti vice-ministri che potranno provenire anche dal settore privato. Pochi i cambiamenti, poche le sorprese: Erdoğan ha scelto la continuità, valutando positivamente i risultati ottenuti in campo economico (crescita galoppante, disciplina fiscale, calo dell’inflazione e della disoccupazione) e in politica estera.
Sono confermatissimi il capo della diplomazia Ahmet Davutoğlu e il ministro delle finanze Mehmet Şimşek, Zafer Çağlayan già all’industria ottiene il ministero pieno dell’economia, il capo-negoziatore con l’Ue Egemen Bağış è promosso al vertice del neonato ministero dell’Europa per dare un forte segnale europeista a Bruxelles, Cevdet Yılmaz cercherà invece di dare nuovi impulsi allo sviluppo delle regioni turche – quelle del sud-est – finora rimaste ai margini del boom degli ultimi anni. Mantengono il loro posto anche il ministro della cultura e del turismo Ertuğrul Günay, a cui si deve il recupero del patrimonio culturale delle minoranze armena, aramea e rum, e il ministro della Giustizia Sadullah Ergin, che continuerà le riforme del sistema giudiziario e si occuperà in prima persona della stesura della nuova costituzione; İdris Naim Şahin, molto vicino a Erdoğan, è il nuovo ministro degli interni: il precedente responsabile del dicastero, Beşir Atalay, diventa vice-premier e anche in virtù delle sue origini etniche avrà il compito esclusivo di trovare una soluzione – politica, non militare – al problema curdo. Sarà invece l’unica donna della compagine, l’ingegnere Fatma Şahin, a guidare il riorganizzato ministero della famiglia e delle politiche sociali.
La Turchia ha anche un nuovo speaker dell’unica camera: Cemil Çiçek, l’ex ministro della giustizia e vice-premier dell’Akp. Che si è immediatamente trovato ad affrontare una crisi gravissima, il duplice boicottaggio dei lavori parlamentari del Bdp curdo, che non si è presentato ad Ankara e si è invece riunito autonomamente a Diyarbakır, e del Chp kemalista, presente ma formalmente assente perché rifiuta di prestare giuramento. Perché questo gesto politicamente estremo? Per protestare contro il rifiuto della magistratura di scarcerare alcuni nuovi deputati – sei del Bdp, due del Chp – attualmente detenuti (preventivamente) perché accusati rispettivamente di legami coi terroristi del Pkk e di essere membri dell’organizzazione golpista Ergenekon. Tra i sei del Bdp, in effetti, ha perso il suo status di deputato, in virtù di una precedente condanna, Hatip Dicle; e rimane in prigione anche un ex generale eletto nelle fila dell’Mhp: ma il partito nazionalista non ha voluto saperne del boicottaggio, che anzi giudica una macchia nera e indelebile nella storia della Turchia.
La posizione del Bdp e soprattutto del Chp – al di là dei relativi meriti da esperire nelle aule dei tribunali – non appare del tutto convincente. Innanzitutto, da questa prova di forza potrebbero uscire sconfitti: ripetute assenze – fisiche o formali – conducono alla decadenza e ad elezioni suppletive, che verrebbero vinte a mani basse dall’Akp, salito ulteriormente al 55% nei sondaggi. Inoltre, danno la possibilità al partito conservatore d’ispirazione islamica di accreditarsi come forza della moderazione e del compromesso: e già Erdoğan e Çiçek, la cui scelta è stata comunque pubblicamente apprezzata dal leader dell’opposizione Kemal Kılıçdaroğlu, si sono già potuti permettere plateali inviti alla ragionevolezza, a trovare insieme in Parlamento soluzioni condivise.
Suscita molti dubbi, soprattutto, la battaglia del Chp in nome di chi, come Haberal e Balbay, rischia l’ergastolo per attività sovversiva: da parte di una forza politica progressista, che fa parte dell’Internazionale socialista e vuole conquistare voti parlando di diritti e giustizia sociale, la loro candidatura e adesso la loro difesa tenace ha provocato critiche da parte di molti analisti turchi e anche – come recitano i più aggiornati sondaggi – di settori cospicui del proprio elettorato.
La priorità nella Turchia dell’Erdoğan tris è la stesura di una nuova costituzione che sradichi definitivamente il sistema autoritario nato dal colpo di stato del 1980 e che trasformi il Paese in una compiuta democrazia di stampo europeo: la scelta è tra contribuire od opporsi al cambiamento che la stragrande maggioranza dei turchi reclama a gran voce, per il Bdp tra accettare e migliorare le aperture dell’Akp che offrono ai curdi diritti e autonomia o il sostenere implicitamente la disastrosa lotta armata. Per le risposte c’è tempo fino al 1° ottobre, quando il Parlamento riaprirà dopo la pausa estiva.

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Grazie degli aggiornamenti, Giuseppe. Sull’utilità o meno del boicottaggio dal punto di vista tecnico hai senz’altro ragione, ma la questione a cui il BDP è attento è forse un’altra, vale a dire mantenere alta l’attenzione sulla questione in vista della possibilità o meno di raggiungere un accordo con l’AKP, visto che le decisioni dell’arresto e detenzione dei deputati l’ha presa la magistratura non il governo, magistratura che nonostante le riforme è ancora in un certo senso “figlia” dell’elite burocratico-militare kemalista. Che ne pensi?
Cmq vedremo come il nuovo governo affronterà la questione e che rapporto avrà con le opposizioni, visto che non sono tutti estremisti amici di guerriglieri o dei golpisti, le aperture verbali ci sono state, adesso che le elezioni sono passate e la maggioranza dei turchi ha scelto democraticamente l’AKP alle parole mi auguro che seguano i fatti, ed auspico anch’io che si metta mano alla costituzione per rendere ancora di più la Turchia un paese normale.
PS
dopo il mio ultimo articolo sulla Turchia, di cui hai parlato anche tu sul blog, mi sa tanto che la prossima volta che passo da Istanbul ci dobbiamo fare una efes scura
penso che hai perfettamente ragione. nell’articolo non avevo moltissimo spazio per essere piu’ preciso, ma credo – e spero – che il Bdp stia semplicemente alzando il prezzo di un’accordo sulla costituzione: che e’ assolutamente nel suo interesse! il segnale del vice-premier di origini curde c’e’ stato: e come ho detto c’e’ tempo durante l’estate per trovare una soluzione… non e’ invece interesse dell’AKp arrivare alla rottura, grazie all’assist del sempre piu’ maldestro Chp dopo gli attacchi immotivati di ‘autoritarianismo’ adesso l’Akp e’ nei fatti la forza politica della moderazione e del compromesso (e la tua ex amica come al solito continua a non capirci nulla).
pero’ se hai intenzione di fartene solo UNA (!!!!!!!!) di efes scura dalle mie parti non avvicinarti nemmeno
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