Turchia e Cina


L’11 luglio la compagnia aerea cinese Hainan ha inaugurato il primo volo Shanghai-Urumqi-Istanbul (Urumqi si trova nella regione autonoma dello Xinjiang, l’ex Turkestan orientale): la via della Seta continua a rinascere, io ho pensato di riciclare un articolo sui rapporti sino-turchi pubblicato a novembre 2010 su FareFuturo webmagazine (che è stato crudelmente cancellato dal web).

AGGIORNAMENTO 7 agosto 2011: nel suo messaggio di qualche giorno fa in occasione del 40° anniversario della formalizzazione dei rapporti diplomatici tra i due paesi, il presidente Gül ha esplicitamente parlato di un anno della Cina in Turchia nel 2012 e di un anno della Turchia in Cina nel 2013 (le manifestazioni annunciate slitterebbero così di un anno).

La Turchia e la Cina hanno appena concluso una nuova esercitazione militare congiunta, dopo quella aerea di settembre nella base di Konya. Le informazioni trapelate sono estremamente frammentarie: si parla di unità per le operazioni speciali, di contesto montagnoso e di finalità anti-terroristiche; in ogni caso, è la prima volta che soldati dell’esercito cinese partecipano a un’esercitazione terrestre in un paese della Nato. Ma non c’è da stupirsene: perché i rapporti tra Ankara e Pechino sono sempre più stretti, al punto di assumere una rilevanza ormai strategica. E le visite ai massimi livelli, reciproche e profittevoli, si susseguono: del premier cinese Wen Jiabao in Turchia il mese scorso, tappa fondamentale del suo tour europeo, nel corso della quale sono stati firmati otto importanti accordi di cooperazione economica e politica; del ministro degli esteri Ahmet Davutoğlu in Cina, dal 27 ottobre al 3 novembre.

Una missione che ha dato ottimi risultati, secondo il capo della diplomazia turca: un tassello fondamentale per la creazione di una partenership strategica tra i due paesi, per il superamento dei vecchi paradigmi della Guerra fredda, per il ripristino delle connessioni dell’antica via della Seta. “Il risveglio della storia”, nelle parole di Davutoğlu : il ritorno in grande stile alla normalità di un passato in cui i due imperi – cinese e ottomano – erano legati da flussi reciproci di merci e di idee. Forte della volontà dei due paesi di triplicare entro pochi anni l’interscambio commerciale e di coordinare le proprie iniziative poltiche sulla scena internazionale, manifestata da Wen Jiabao in Turchia, il ministro turco ha compiuto un capolavoro diplomatico. Ha innanzitutto ottenuto l’assenso da parte delle autorità di Pechino a iniziare il suo itinerario da Kashgar e Urumqi, città della regione autonoma dello Xinjiang: l’ex Turkestan orientale, popolato dagli uiguri islamici e turcofoni, a più riprese incendiato da ondate separatiste e dalle risposte repressive cinesi.

Come quando, l’anno scorso, circa 200 morti e oltre mille feriti spinsero il primo ministro Erdoğan a parlare di un “quasi genocidio” e il ministro dell’industria Ergun a chiedere un boicottaggio delle merci cinesi. Davutoğlu, in effetti, ha presentato il suo viaggio proprio come parte fondamentale di un piano d’azione condiviso per superare la crisi degli “incidenti di Urumqui”; e la Cina, da parte sua, ha mostrato di apprezzare il ruolo stabilizzante che la Turchia può giocare nello Xinjiang, come garante delle speciali esigenze culturali e linguistiche degli uiguri (il ministero degli esteri turco, tra qualche anno, potrebbe aprirvi un consolato) e come partner nei piani di sviluppo socio-economico lanciati dopo la rivolta del 2009. Un’opportunità eccezionale, per Ankara: perché lo Xinjang, oltre a godere di una posizione invidiabile al centro dello scacchiere geopolitico asiatico, al centro dei traffici commerciali sulla via della Seta vecchia e nuova, è ricchissimo di risorse energetiche e soprattutto di minerali rari, uranio compreso.

Nelle sue ulteriori tappe di Shangai per l’Expo e di Pechino, sempre accompagnato da una folta delegazione di uomini d’affari e di intellettuali, Davutoğlu ha sottolineato a più riprese l’importanza strategica, per la Turchia, della cooperazione con la Cina. Nel corso dei colloqui con il vice-presidente Xi Jinping e col suo omologo Yang Jiechi, ha proposto ai cinesi due meccanismi istituzionalizzati: una piattaforma di cooperazione trilaterale tra Turchia, Cina e Pakistan, conversazioni periodiche per discutere di sicurezza e sviluppo in Asia centrale; un consiglio di cooperazione strategica tra i due paesi, sul modello di quello già creato tra Turchia e Russia. Un gruppo di studio congiunto è già stato formato, all’inizio del 2011 si incontrerà ad Ankara per discuterne i dettagli, per dare maggior vigore alle intese economiche, infrastrutturali e culturali recentemente siglate. E visto che proprio nel 2011 ricorre il 40° anniversario dell’avvio dei rapporti diplomatici tra i due paesi, su proposta turca verrà celebrato l’anno della Cina in Turchia (poi replicato l’anno seguente in Cina, quando verrà aperto un centro culturale turco): un programma di attività culturali e di incontri ai massimi livelli, inaugurato dal presidente Hu Jintao. Ma Davutoğlu ha anche tenuto a specificare, nelle sue conversazioni coi giornalisti del seguito ministeriale, che i rapporti con la Cina, grande potenza globale emergente, non debbono essere percepiti come alternativi a quelli con l’Occidente, che per la Turchia restano prioritari. Prioritari, ma evidentemente non più esclusivi.

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16 risposte a Turchia e Cina

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  2. mirkhond ha detto:

    Interessante. In sostanza, sarebbe un tentativo di riprendere le relazioni con l’area originaria della lingua turca, senza i sogni panturanisti, rivelatisi fallimentari sia nel 1918-1922, che dopo il crollo dell’Urss.
    Interessante anche il coinvolgimento del Sinkiang, antichissimo crocevia di civiltà e patria dei Tocari, il più orientale gruppo indoeuropeo e uno degli elementi etnici dal cui mix con i Turchi Uiguri cacciati dalla Mongolia alla metà del IX secolo dopo Cristo, discendono gli odierni Uiguri

  3. mirkhond ha detto:

    Speriamo che questi rapporti Turchia-Cina, possano contribuire a migliorare la situazione degli Uiguri.
    ciao

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      l’obiettivo comune di Cina e Turchia (pur se per motivi diversi) e’ proprio quello: e gia’ l’inaugurazione del volo di cui ho parlato mi sembra un segnale di estrema importanza…

  4. niccolò ha detto:

    ho trovato molto interessanti i suoi recenti articoli concernenti la politica estera della Turchia. a tal proposito, posso chiederle cosa c’è da attendersi dal futuro? mi spiego, vi sono molti segnali che sembrano indicare a scelte politche ed economiche che volgono lo sguardo lontano dall’Europa. Lei cosa ne pensa? è una politica che gioverà alla Turchia? allontanerà la Turchia dagli Stati Uniti?
    ed inoltre, ho appreso la notizia della nascita del “Consiglio di salvezza nazionale” dei ribelli siriani, che se non ho capito male. avra sede temporanea proprio ad istanbul. questa presa di posizione turca che mi sembra ormai chiara, che effetti avrà sulla politica del Medioi Oriente?

    la ringrazio molto, buona giornata.
    niccolò

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      ciao, innanzitutto un appello all’informalita’: diamoci tutti del tu, questo e’ uno spazio di libero confronto in cui lasciare da parte i dottori, i signori… e i cari lettori ;-)

      passando ai fatti, ti dico brutalmente che le accuse alla Turchia che si allontana dall’Occidente e che si rivolge a Oriente non corrispondono ai fatti e in effetti non hanno molto senso logico: primo, perche’ il mondo bipolare della Guerra fredda non e’ stato sostituito da un altro mondo bipolare (cfr. Huntington) sul modello West vs. Rest ma si sta gradualmente trasformando in multipolare (cioe’, con numerosi e geograficamente diffusi centri di potere); secondo, perche’ chi ha mai parlato d’incompatibilita’ tra Europa/Occidente e il commonwealth brittanico o la Francafrique? stati dal passato imperiale hanno automaticamente rapporti privilegiati e complessi coi loro ex domini: e non vedo cosa ci sia di strano…

      sulla Siria ti rispondo pero’ diffusamente un’altra volta, attraverso un articolo che scrivero’ a breve.

      • niccolò ha detto:

        ok, diamoci del tu.
        sono d’accordo sulla mutlipolarità (non parlo da esperto, anzi!) , in effetti è una realtà che sembra abbastanza palese anche a chi non si occupa del settore..però non capisco cosa vuoi dire con il riferimento al commonwealth o la Francafrique (mi mancano le basi, di sicuro, per comprendere.)
        grazie!

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          nei fatti, tutti gli ex imperi cercano di mantenere relazioni politiche, culturali ed economiche con gli ex domini/colonie. lo fanno la Gran Bretagna (commonwealth) e la Francia (soprattutto Africa): pero’ nessuno si sogna di dire che qusti rapporti privilegiati sono incompatibili con la collocazione occidentale o che la Gran Bretagna e la Francia si allontanano dall’Europa per guardare altrove…

  5. niccolò ha detto:

    grazie per la risposta, e devo dirti (dirle!) che in effetti non ci avevo mai pensato..pero la cosa non mi torna del tutto: stai paragonando Turchia a Francia/G.B.?

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      sono tutti e tre ex imperi, hanno tutti e 3 lo stesso obiettivo: anche se, a essere piu’ precisi, la Turchia a differenza di Francia e Uk i suoi obiettivi li persegue utilizzando esclusivamente il soft power (niente basi militari) e con un approccio paritario e partecipativo, non egemonico…

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