Ho finalmente trovato il tempo necessario a leggere uno studio molto interessante: “Cicatrici di lingua. Conseguenze del divieto di usare la lingua madre nel sistema educativo ed esperienze di studenti curdi in Turchia“, pubblicato dall’Istituto per la ricerca politica e sociale di Diyarbakır (un centro studi di cui spero di poter parlare diffusamente in seguito, ma basta dare uno sguardo al sito trilingue – in inglese, turco e curdo – per capire di cosa si tratta). “Cicatrici di lingua” è il frutto di una ricerca qualitativa: che va al di là di una discussione sull’insegnamento nella propria lingua madre come “diritto umano”, ma analizza in profondità le conseguenze nefaste – dal punto di vista psicologico, sociale, politico e linguistico – della politica educativa monolinguistica impost dallo Stato turco sui bambini curdi – ma sono stati intervistati anche genitori e insegnanti. Lo scopo è quello meritorio di aprire un dibattito sul bilinguismo nel sistema educativo: una delle proposte più controverse per la nuova costituzione turca, dalla cui stesura e approvazione condivisa – cioè, col contributo del Bdp – passa inesorbilmente la soluzione della “questione curda” – più diritti e più libertà per tutti, come ha promesso Erdoğan.
E magari gli amici che si occupano di questioni curde hanno qualcosa da raccontarci in proposito.

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grazie per la segnalazione! Leggerò il rapporto con attenzione ma già a caldo un commento mi sento di azzardarlo: seguo insieme ad altri soci della mia associazione le domande di protezione internazionale (il vecchio “asilo politico”) da molti anni, e in particolare ascoltando i racconti dei richiedenti kurdi di Turchia emergono molto chiaramente i gravissimi danni che queste persone subiscono fin da bambini, bambini che ad esempio – come tutti i bambini del mondo – fanno a scuola dei disegni, magari aggiungendo qualche parola in kurdo per farsi capire dai genitori (che non parlano turco) e che per questo assaggiano il bastone del maestro, che gli ricorda come “può dirsi fortunato chi parla turco”, scritta che campeggia negli istituti scolastici e negli uffici pubblici. Tutto questo ha conseguenze sul loro sviluppo psico-fisico, provoca danni e lacerazioni con la famiglia, e successivamente rende difficile vivere una biculturalità (o almeno un bilinguismo) che al contrario se ben gestita potrebbe essere occasione di arricchimento e scambio. Proprio sul tema della lingua vi segnalo l’ottima intervista allo scrittore kurdo Edip Polat, realizzata da Carlotta Grisi, al link http://kurdistanturco.wordpress.com/2011/07/12/scrivere-resistere-proteggere-intervista-allo-scrittore-curdo-edip-polat/
ecco, sinceramente trovo molto piu’ interessante, utile e arricchente parlare di questi temi puttosto che di soldati, di bombe e di terroristi (o di mamme piangenti): anche perche’ non penso sia possibile comprendere i fenomeni politici senza investigarne con pazienza le cause.
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