La sfinge di Hattuşa


Il ministro della cultura e del turismo, Ertuğrul Günay, ha pensato bene di abbinare la presentazione della carta Museum Pass Istanbul – al museo archeologico di Istanbul, di cui quest’anno si celebra il 120° anniversario – con la cerimonia di bentornato alla sfinge di Hattuşa: trovata nel 1915 da una missione archeologica tedesca nell’antica capitale degli Hittiti (in Anatolia centrale, oggi nella Lista del patrimonio dell’umanità dell’Unesco), portata a Berlino due anni dopo per restaurarla insieme alla gemella, esposta dal 1934 al Pergamonmuseum, finalmente restituita (troverà posto nel nuovo museo di Hattuşa, a fianco della gemella riconsegnata in precedenza e oggi al museo archeologico di Istanbul), restituita solo dopo che il ministro Günay ha minacciato di non rinnovare i permessi di scavo agli archeologi tedeschi. Il tassello simbolicamente e mediaticamente più rilevante di una strategia volta al recupero dei gioielli culturali illegalmente esportati: perché la Turchia sul turismo culturale sta puntando con convinzione.

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5 risposte a La sfinge di Hattuşa

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  2. mirkhond scrive:

    Recupero di gioielli archeologici e culturali da mostrare ai turisti, ma di cui, spero, siano orgogliosi gli stessi Turchi, che da un punto di vista antropologico oltrechè territoriale, di quelle antiche civiltà sono i diretti eredi, seppure non per lingua e religione…
    Anni fa, su una guida turistica della Turchia, si diceva che i Kilim, riportano ancora gli stessi motivi ornamentali presenti nelle antichissime civiltà anatoliche, compresa quella ittita-luwita indoeuropea, una continuità profonda che ha sfidato millenni, in cui lingue, culture e religioni diverse, si sono affiancate, scontrate, fuse e succedute in Anatolia….
    ciao

    • aledeniz scrive:

      La questione dei motivi dei kilim e della loro supposta antichità è molto controversa, si basa su alcune osservazioni del Sig. Mellaart che a quanto pare, per quanto ne sappia il sottoscritto, che nella vita si occupa di tutt’altro, non sono mai state verificate da terzi.
      Alcuni riferimenti:
      Mellaart, J. 1984: Anatolian Kilims; New Insights and Problems, in: AnSt 34, p. 87-95.
      Eiland, Murray L. 1994: The past re-made: the case of oriental carpets, in Antiquity V. 67 N. 257, p. 859–863
      http://www.marlamallett.com/chupdate.htm

    • si’ e no. nel senso che la Turchia repubblicana ha recuperato e valorizzato il passato legato alle civilta’ anatoliche (gli hittiti come antenati dei turchi), ma ha sostanzialmente ignorato – se non distrutto – le tracce del passato bizantino e delle ‘minoranze’. il cambiamento di tendenza, come spesso scrivo nei miei articoli, c’e’ stato solo molto di rcente: grazie all’Akp, al ministro Gunay (che proviene pero’ dal Chp) e a Istanbul 2010…

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