Vienna, la tolleranza, il futuro dell’Europa


Sono quotidianamente alle prese con esempi di giornalismo cialtronesco, oggi mi sono finalmente imbattuto in un articolo di cui vale la pena parlare: anche se l’argomento non è propriamente la Turchia ma i rapporti tra “civiltà”, anche se il suo autore non è un giornalista ma lo storico Timothy Snyder. Lo studioso di Yale, che si occupa prevalentemente di Europa orientale, ha infatti pubblicato sul blog collettivo della New York Review of Books un dotto e incisivo intervento dal titolo “Toleration and the Future of Europe“: in cui facilmente smonta le idee fallaciane che hanno ispirato il manifesto di Andreas Breivik – Europa 2083, nel 400° anniversario della sconfitta ottomana a Vienna determinata dall’arrivo dei cavalieri polacchi – e la strage che ha compiuto a Oslo.

Due le considerazioni importanti. La prima, che l’Impero ottomano e la Confederazione polacco-lituana erano stati plurali, multietnici e multireligiosi: e che, addirittura, della cavalleria polacca facevano parte dei Tatari musulmani (straordinari cavalieri e guerrieri). La seconda, che non è possibile né tornare a questa situazione premoderna cancellata dalle pulizie etniche e i genocidi del XX secolo, né usare il metodo hitlerian-staliano nei confronti degli immigrati: e che la sfida determinante del XXI secolo sarà adattare lo stato moderno ispirato all’omogenità nazionale a un rinnovato pluralismo etnico, religioso e culturale.

 

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16 risposte a Vienna, la tolleranza, il futuro dell’Europa

  1. Pingback: Vienna, la tolleranza, il futuro dell’Europa - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. potrebbe essere il manifesto del mio credo :)

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  5. raffaele morani scrive:

    ho letto l’articolo, veramente interessante!! grazie della segnalazione :)

  6. mirkhond scrive:

    Mi piacerebbe, ovviamente guardando ai nostri tempi e alle esigenze ad essi connessi, che il “ritorno” alla disprezzata e temuta da molti società multietnica e mutireligiosa fosse un percorso da compiere, guardando proprio agli imperi asburgico e ottomano.
    Temo però, purtroppo, che non sia un cammino facilmente percorribile. Mi viene in mente la Spagna, i cui stati furono a lungo delle società multireligiose e multiculturali, ma alla fine si impose il monoculturalismo cattolico di rito romano, annientando o assimilando Ebrei, Musulmani e persino i Mozarabi, cattolici culturalmente arabizzati, il cui rito liturgico, di origine romano-visigoto, finì per esser confinato (e alterato), solo in alcune parrocchie di Toledo. E questo già durante la reconquista….
    Il”diverso”, malgrado ecumenismi e aperture moderne, fa paura……
    ciao

    • direi che il “diverso” fa paura soprattutto quando nella società c’è diffusa insicurezza e difficoltà economica. e ovviamente per il discorso politico è molto più facile addossare le colpe al “nemico” piuttosto di intraprendere riforme, magari impopolari, ma che garantirebbero la pace sociale.

      da tenere presente anche il fattore storico-internazionale, che nei casi ad esempio della Turchia o di Israele, può essere causa di “Masada Complex”, una situazione di difesa continua dal “diverso”…

      • qui hanno vissuto per decenni e decenni con la ‘sindrome di Sèvres’ (il trattato di pace dopo la Prima guerra mondiale che smembrava l’Impero ottomano). da osservatore esterno, il cambiamento epocale della politica “degli zero problemi coi vicini” di Davutoglu è proprio quello del superamento di questa sindrome…

        • tuttavia, credo che il vero cambiamento epocale che dovremmo aspettarci, fondamentale per la democrazia, sarebbe quello nei confronti del “nemico interno”… purtroppo vediamo bene in questi giorni dalle esternazioni di Erdoğan che non saràcosì facile…

          • secondo me il banco di prova e’ la costituzione, quello che sta accadendo in questi giorni riguardo il Pkk ha valore contingente e al momento non mi sembra ci siano grossi cambiamenti a livello politico o strategico. sottolineo: al momento…

            • raffaele morani scrive:

              sono d’accordo con Giuseppe, quello che sarà scritto sulla costituzione, e soprattutto se sarà espressione delle maggiori forze politiche e non di una sola, e se riconoscerà e tutelerà le diverse sensibilità e culture dentro il paese, sarà fondamentale per il futuro. Finora ho visto dei segnali incoraggianti, checchè ne dicano altri giornalisti e testate!!! Ad esempio, se non ricordo male alla commissione che dovrebbe riscrivere la costituzione dovrebbero essere invitate tutte le forze politiche che hanno preso almeno 1% dei voti….in Italia nessuno dei partiti in parlamento (maggioranza e opposizione) si pone questo problema.

              • poi magari all’art. 1 scriveranno ‘non avrai altro presidente all’infuori di Erdogan’… pero’ lo avevano affermato piu’ volte, prima delle elezioni, che il processo di redazione della nuova costituzione sarebbe stato MASSIMAMENTE INCLUSIVO (e da qualche parte l’ho scritto): partiti presenti in parlamento, partiti non presenti in parlamento, sindacati, universita’, organizzazioni di industriali etc etc. ad esempio, all’inizio di settembre Erdogan incontrera’ 30 esperti di diritto costituzionali di varie estrazioni e convinzioni (poi magari non terra’ in nessuna considerazione quello che diranno: ma il gesto comunque lo ha fatto)…

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