(pubblicato su il sussidiario.net il 13 settembre 2011)
Ha preso inizio ieri l’ambizioso tour di quattro giorni del primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, che sarà fino al 15 in Africa settentrionale; più precisamente, nell’epicentro della “primavera araba”: nell’ordine Egitto, Tunisia, Libia. L’obiettivo palese ed esplicitamente dichiarato di quella che è la prima visita di un leader di caratura globale nella regione è conquistare influenza, economica e politica: e rafforzare le proprie credenziali di fonte d’ispirazione – più che di modello – per i nuovi sistemi istituzionali da costruire dopo la fase rivoluzionaria, di fonte d’investimenti per i settori economici che hanno evidente bisogno di liberalizzazioni e d’impresa (non a caso, Erdoğan sarà accompagnato non solo da sei ministri ma anche da circa 200 imprenditori). La Turchia, infatti, rappresenta per tutti i paesi mediorientali – lo testimoniano prese di posizioni politiche e ricerche accademiche – un esempio vincente e se possibile da imitare: perché, al potere dal 2002, il Partito della giustizia e dello sviluppo ha rafforzato le strutture democratiche, ha ampliato la sfera delle libertà, ha combattuto con successo le intrusioni autoritarie dei militari e della magistratura, ha facilitato una crescita economica da record (+ 8,8% nel secondo trimestre del 2011), ha posto le basi per una nuova costituzione – più inclusiva, in linea con gli standard europei – che inizierà a essere dibattuta già a ottobre. La lezione è: i partiti d’ispirazione islamica – anche di origine islamista – se inseriti a pieno titolo nei processi di governo evolvono in senso democratico.
La visita ufficiale di Erdoğan, soprattutto, non deve essere riduttivamente letta come iniziativa tattica dell’ultimora per cercare alleati con cui sostituire la Siria di Assad, per spuntare contratti a condizioni favorevoli da una posizione di vantaggio, per raccogliere sostegno nella crisi turco-israeliana e “isolare Israele”. Invece, l’apertura nord-africana è un elemento portante della strategia di ampio respiro e di lungo periodo voluta dal ministro degli esteri Ahmet Davutoğlu: che negli ultimi due anni si è speso – con alterne fortune – per superare il contenzioso bilaterale con tutti i vicini; per creare nelle proprie periferie – dai Balcani al Medio oriente – meccanismi istituzionalizzati di cooperazione politica ed economica; per dar vita ad aree regionali di libero scambio in regime di libera circolazione delle persone: come quella da costruire insieme a Siria, Giordania e Libano – l’area Shamgen, lanciata lo scorso anno e oggi congelata a causa della crisi siriana – ma con l’idea di coinvolgere l’Iraq, forse l’Iran, soprattutto l’Egitto e gli altri paesi nord-africani. Dopotutto, nel suo discorso dopo la vittoria elettorale del 12 giugno Erdoğan si è proposto come riferimento politico per i “popoli fratelli” dell’area ex ottomana – dalla Bosnia alla Palestina – e ha promesso tutto il suo impegno per assicurare diritti, libertà, prosperità e giustizia. Il suo viaggio in Egitto, Tunisia e Libia ne è la logica conseguenza: la testimonianza non di un riallineamento passeggero dettato dalle circostanze (alcuni sostengono – precipitosamente – in funzione “anti-israeliana”), ma di un mutamento strutturale approfittando del quale la Turchia – potenza regionale, attore globale – vuol recitare un ruolo da assoluta protagonista.
Gli appuntamenti nell’agenda del premier turco sono tutti ai massimi livelli. Ieri è stato accolto all’aeroporto dal primo ministro Essam Sharaf e da una folla festante. Oggi incontrerà Mohamed Hussein Tantawi, presidente del Consiglio supremo delle forze armate e ministro della difesa, per la firma del trattato che istituisce l’Alto consiglio di cooperazione strategica tra i due paesi e una serie di altri accordi in campo economico e culturale; parteciperà – con un atteso discorso – al consiglio dei ministri della Lega araba e avrà un colloquio con il Segretario generale Nabil al-Arabi; poi s’intratterrà con alcuni leader politici e religiosi, oltre che col presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas (parleranno del voto dell’Onu sul riconoscimento dello stato di Palestina, la Turchia ne è forse il maggior sponsor): mentre l’ipotizzata – e potenzialmente incendiaria – visita a Gaza rimarrà in sospeso. Domani sarà la volta della Tunisia: per conversazioni con il presidente provvisorio Fouad M’Bazaa, col primo ministro Beji Caid Essebsi, coi rappresentanti dei più importanti partiti; e infine la Libia: dove discuterà principalmente col presidente del Consiglio nazionale di transizione di come la Turchia vuole e potrà partecipare alla ricostruzione – istituzionale ed economica – del dopo Gheddafi.

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DA “TO DAY ZAMAN” (nessun commento)
Industria militare della Turchia Electronics (ASELSAN) ha prodotto un nuovo amico di identificazione o nemico (IFF) per il jet da combattimento turchi, navi da guerra e sottomarini e il nuovo software, contrariamente alle vecchie, made in USA versione, non identificare automaticamente gli aerei israeliani e navi come amici, una notizia ha detto il Martedì.
L’IFF nuovo è già stato installato in turco F-16 e dovrebbe essere installato in tutte le navi e sottomarini della Marina, il rapporto, pubblicato in turco Daily Star, ha detto. Sarà pienamente operativa quando è installato in tutti gli aerei militari, navi da guerra e sottomarini.
I combattenti F-16 jet, acquistati dagli Stati Uniti, è venuto con software pre-installato IFF che identifica automaticamente i combattenti israeliani e navi da guerra come amici, disabilitando turco F-16 da targeting aerei israeliani o navi. ASELSAN-made IFF permetterà turco comandanti militari di individuare amici e nemici sulla base di considerazioni nazionali.
La Turchia era in grado di apportare modifiche al codice di identificazione amico o nemico nel made in Usa F-16, mentre Israele è stata data una versione diversa del software che consente alle autorità israeliane di apportare modifiche. Israele è stato anche autorizzato a vedere la versione data alla Turchia, secondo Star.
Il rapporto giunge in mezzo a una grave crisi nei rapporti con l’ex alleato Israele. Il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan posto le basi per un possibile confronto militare con Israele, nel Mediterraneo orientale, dicendo la settimana scorsa che le navi militari turchi scortare navi civili che trasportano aiuti a Gaza, sotto il blocco israeliano dal 2007.
Una notizia su Lunedi detto che tre fregate dovevano essere inviate al Mediterraneo orientale per proteggere le navi cariche di aiuti da una possibile intercettazione di navi da guerra israeliane. Le fregate, secondo il rapporto, otterrà il più vicino di 100 metri per ogni nave militare israeliana se tali navi sono al di fuori della acque territoriali israeliane.
Stella ha anche suggerito che il nuovo sistema IFF potrebbe essere collegato ad una serie di suicidi sospetti in ASELSAN. Tre ingegneri ASELSAN suicidò nel 2006 e 2007, ma i media hanno ipotizzato che gli ingegneri potrebbe essere stato ucciso dato testimonianze delle famiglie ‘che i suicidi sembrano venire dal nulla senza alcun segno di avvertimento. Il rapporto ha aggiunto che tutti e tre ingegneri hanno lavorato al nuovo sistema IFF da utilizzare per il caccia F-16.
capivo di piu’ il veneto
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Sullo stesso argometno, hai scritto un commento su “le piazze turboislamiche” di Francesco Battistini su il Corriere della Sera di lunedì (http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/12/Erdogan_Cairo_nuovo_asse_per_co_9_110912014.shtml), o me lo sono perso?
Che cosa è una “piazza turboislamica”? Come fa un aggettivo del genere a raggiungere la carta?
a me lo stile di Battistini non dispiace: sa scrivere in Italiano, qualche licenza creativa se la puo’ pure permettere.
ai commenti mi ci dedichero’ con calma nel week-end: un bel florilegio su chi l’ha sparata piu’ grossa tra la Nirenstein, la Ottaviani e tutti gli altri…
ammazza……cosa hai fatto di male per meritarti tanto?
ah, ma per me e’ un divertimento: e poi smascherare la disinformazione e’ anche servizio pubblico…