Manovra a tenaglia contro i curdi. Ma la pacificazione va avanti…


Tutti contro il Pkk. Mentre l’opinione pubblica internazionale è catturata dalla crisi turco-israeliana e attende con preoccupata impazienza le iniziative del primo ministro Erdoğan durante la sua visita in Egitto, in Tunisia e in Libia, la Turchia guarda con trepidazione soprattutto verso est: verso le regioni a maggioranza curda, verso le posizioni della guerriglia nell’Iraq settentrionale. Almeno da due mesi: da quando, il 14 luglio, uno scontro a fuoco tra l’esercito e i miliziani – un’operazione dai contorni però contestati: pianificata o fortuita? – ha fatto 13 morti tra i soldati, ha spazientito il premier turco, ha innescato una spirale di violenza con più di 60 vittime in divisa – le ultime 5 martedì – e con oltre 150 membri del Pkk uccisi dai bombardamenti – tra aviazione e artiglieria – al di là del confine. Il dibattito infuria: attacco di terra sì, attacco di terra no? Si cercano i segnali dei possibili preparativi, si cercano conferme anche solo abbozzate da parte dei leader politici: conferme alla linea interventista, che accomuna tutte le maggiori forze politiche, gli opinion makers più influenti, i cittadini turchi in percentuali schiaccianti.

Di sicuro ci sono tre cose: che il capo di stato maggiore Necdet Özel è andato di persona a ispezionare – la scorsa settimana – le truppe di stanza nella parte più orientale dell’Anatolia; che la Turchia ha avviato un’offensiva diplomatica – Iraq, Iran e Usa – per trovare concreto sostegno – tra armi e intelligence – nella lotta contro il Pkk; che esiste una pregressa autorizzazione parlamentare fino al 17 ottobre per un’azione transfrontaliera: potrebbe quindi partire ogni giorno, lo ha affermato proprio ieri il ministro degli interni Idris Naim Şahin. Nel fine settimana, il sottosegretario Feridun Sinirlioğlu agli esteri è volato a Baghdad e poi ad Arbil: per sensibilizzare il governo centrale e quello regionale del Curdistan iracheno sull’opportunità di un maggior coordinamento anti-terroristico; e lo stesso presidente curdo, Barzani, aveva in precedenza pubblicamente invitato il Pkk e la consorella iraniana Pjak a porre termine agli attacchi contro Turchia e Iran che partono dalle basi di Kandil, a ottenere i diritti che rivendicano attraverso una lotta esclusivamente politica: ma la richiesta turca va oltre, tagliare tutte le vie di comunicazione verso Kandil. Anche l’Iran sta conducendo la propria cruenta offensiva, in modo però del tutto autonomo dalla Turchia: che ha invece proposto un’ampia condivisione delle informazioni acquisite, soprattutto di quelle frutto delle più recenti operazioni iraniane (indiscrezione confermata dal vice premier Beşir Atalay). La manovra a tenaglia contro il Pkk è poi completata da un elemento puramente militare: i predator americani che verranno tra breve ritirati dall’Iraq e che Ankara ha chiesto di poter ospitare direttamente nella base di Incirlik, così da poter continuare le ricognizioni che hanno messo a disposizione dei servizi turchi informazioni preziosissime. Sembra che i guerriglieri curdi non debbano aver scampo.

Ma se a dominare saranno le armi, cosa ne sarà della cosiddetta “iniziativa democratica” per dare una soluzione politica e definitiva alla “questione curda”, per assicurare a tutti i turchi senza distinzione di etnia o di fede – soprattutto grazie alla nuova costituzione – maggiori diritti e libertà? Proseguirà, hanno affermato i massimi esponenti del governo e dell’Akp. Con chi dialogare, però? E che ne è del “Consiglio di pace” apparentemente concordato – a luglio – tra lo stato e lo storico leader curdo Abdullah Öcalan, all’ergastolo dal 1999? Il partito pro-curdo Bdp – della pace e della democrazia – ha tenuto il 4 settembre ad Ankara il suo secondo congresso: che ha approvato un documento con le richieste per la nuova costituzione democratica (riconoscimento della pari dignità per ogni gruppo etnico o religioso, cittadinanza civica, insegnamento bilingue e libero uso del curdo nella vita pubblica, decentralizzazione amministrativa, maggiori garanzie e diritti per i lavoratori e per le donne, massima libertà di espressione e di stampa, protezione dell’ambiente), ragionevoli e non massimaliste. Il Bdp è rimasto invece fermo nel suo proposito di boicottare il Parlamento se non verranno scarcerati – e autorizzati ad assumere la carica – i suo neo-eletti deputati in prigione perché accusati di propaganda a favore del Pkk: ma una soluzione pragmatica è indispensabile – alla ripresa dei lavori, il 1° ottobre – per coinvolgere anche il partito pro-curdo nel processo costituente che – tra venti di guerra e autoesclusioni – rischia un precoce naufragio.

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9 risposte a Manovra a tenaglia contro i curdi. Ma la pacificazione va avanti…

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  2. Antonello Pabis scrive:

    In Turchia, la via di una soluzione politica (e disarmata) della questione kurda avanza in modo contradditorio, sussultorio e schizofrenico. La ragione è semplice: i forti interessi e la diversificazione degli schieramenti in campo fa sì che appena ci si muove di un passo, in una qualsiasi direzione, immediatamente si studia e si mette in atto una contromossa che porti in direzione opposta.
    D’altra parte, com’è ben comprensibile, ogni schieramento cerca di ottenere dall’inevitabile cambiamento il maggior beneficio o il minor danno.
    Tuttavia a me pare che non ci siano molte alternative alle proposte della “iniziativa democratica” che prevede, è bene ricordarlo, anche la concessione di un’amnistia generale ed il miglioramento delle condizione, se non la libertà, per il leader kurdo indiscusso, Ocalan.
    La forza di quelle proposte deriva dalla loro capacità di rappresentazione dei diritti universali delle persone, di tutte le persone, oltre ad avere i caratteri della riforma costituzionale desiderata da un ampio schieramento di forze, continuamente in crescita.
    La situazione in Iran e Siria dipende da altre variabili ma per quanto attiene all’Irak, dove gli interessi sono più chiari, faccio un’altra riflessione.
    Barzani fa bene il suo mestiere quando invita il PKK a portare avanti le sue rivendicazioni per via esclusivamente politica.
    Del resto lo stesso PKK non fa che rivendicare condizioni di agibilità politica, libertà di pensiero e di organizzazione, riconoscimento dell’entità kurda, disarmo immediato del conflitto e istituzione di un “Consiglio di pace”.
    Allo stato delle cose non credo che Barzani rappresenti oggi una ganascia o semplicemente una parte del braccio di quella tenaglia che altri vorrebbero azionare per schiacciare la resistenza kurda.
    La forza del PKK risiede nel suo enorme seguito di massa e non è facile sbarazzarsi della forza di molti milioni di persone.
    Devo aggiungere che in Turchia, a parte le frazioni più reazionarie dell’esercito e del mondo politico, dove a mio avviso cresce comunque il pensiero liberale, si stia facendo strada la consapevolezza che non serva a nessuno il mantenimento delle politiche liberticide del passato, repressive e di annientamento del popolo kurdo.
    Le schermaglie politiche o politiciste, la propaganda, il controllo dell’informazione, i sussulti ora in una direzione, ora nell’altra, non potranno ritardare di tanto l’auspicata riforma della Costituzione turca come richiesto anche dalla U.E.
    Concludo, quindi affermano che, seppure su una strada accidentata, la pacificazione va avanti.

  3. gixeco scrive:

    Liberare Ocalan credo sia fuori discussione.. è come dire: non ha mai commesso alcun atto contro i turchi per i propri scopi.
    Credo che per la propria incolumità non sia proprio il caso…
    Semmai i turchi lamentano addirittura condizioni troppo agiate per il leader del PKK (ricordiamo che è considerato un gruppo terroristico da tutti, non solo dalla Turchia) che preferirebbero staccargli proprio le comunicazioni con l’esterno, perchè sembra che sia ancora effettivamente guidando i suoi direttamente.
    Sei sicuro che il PKK porta “milioni” di persone dalla sua parte? Ok il supporto dei curdi ai propri rappresentanti politici, ma il PKK non è una rappresentanza politica, ed è in fondo un gruppo ristretto di guerriglieri/indipendentisti. Tutt’altro credo sia l’opinione della vera parte maggioritaria dei curdi. Se non erro (aiuto con le cifre please ) parliamo di una regione con 40 milioni di curdi, di cui circa la metà in territorio turco. Quanti aventi diritto al voto di questi? Credo che una sommossa popolare di tale massa otterebbe i propri scopi in breve, evidentemente non sappiamo proprio tutto di quel che succede nell’est turco…

    Poi chiedo a voi che siete quelli sicuramente più competenti in questo complicatissimo campo :)

  4. Antonello Pabis scrive:

    Caro gixeco,
    nella realtà le cose non stanno esattamente così.
    Vediamo i riscontri:
    1) Ocalan – Le cronache dell’ultimo Convegno che si è tenuto in Turchia (vado a memoria) sulla riforma costituzionale, che ha coinvolto praticamente tutti i partiti politici e importanti personaggi della cultura e dell’informazione raccontano di un nuovo spazio per parlare, pur con polemiche, anche della sua possibile liberazione. Un noto ed importante giornalista ha ben spiegato il perchè bisogna assicurare ad Ocalan maggiore liobertà d’azione e magari anche con gli arresti domiciliari. Poichè ne ha parlato anche Istanbul, Avrupa ti invito a cercare quel post e ti chiedo scusa per il mio poco tempo a disposizione.
    2) il seguito del PKK – Tra le ragioni del giornalista (il cui nome ti prego di andare a scovare nel relativo post di Istanbul, Avrupa) vi era proprio il seguito di massa che può vantare Apo Ocalan e quindi sulle sue possibilità contribuire fortemente al processo di pacificazione.
    Per rendere la cosa più accettabile basterebbe poco. Credo che sarebbe sufficiente scovare tutti i discorsi di pace fatti da Ocalan da molti anni ed il suo dichiarato desiderio di lavorare per il disarmo e la pace. Il diritto alla difesa, peraltro ribadito anche da lui, messo in campo dalle “Armate di difesa del popolo”, non possono essere motivo per negare l’autenticità di quel desiderio. E’ vero che il sentimento prevalente in Turchia, grazie alla propaganda di regime , alla censura ed alla falsificazione delle notizie, non sarebbe di entusiasmo ma, basterebbe accendere i riflettori sugli impegni suoi e di tutto il movimento filokurdo per giustificare una amnistia generale controbilanciata dal disarmo totale. Il PKK è il nucleo centrale della resistenza, ad esso tutti guardano e Ocalan, in particolare, è effettivamente il leader più amato e indiscusso dei kurdi. Egli è considerato l’anima stessa dei kurdi, ripeto, molti milioni di persone.
    3) Indipendentismo o separatismo – Il PKK non è quindi soltanto un gruppo di guerriglieri e ancora meno è indipendentista. Questa è una enorme balla mediatica, utile a giustificare l’avversione di un popolo profondamente influenzato dal nazionalismo kemalista.
    I dati – I tuoi dati sono corretti ma è chiaro che il movimento di massa non si muove così meccanicamente e nessuno si sognerebbe di pensare che milioni di persone si possano mobilitare nello stesso tempo e modo e con gli stessi mezzi e capacità e per correre dietro ad un’obiettivo tattico che cambia in continuazione. Le più gradi città hanno un sindaco kurdo, eletto con maggioranze altissime (89% Yuksekova, 79% Hakkari) e basta vedere per scoprire che c’è assoluta corrispondenza fra quei risultati elettorali e la leadership del PKK. Se andrai ad uno qualsiasi dei festeggiamenti del Newroz (ne ho visti almeno una ventina in almeno una decina di città) vedrai che le sole immagioni esposte in grande evidenza al centro degli allestimenti e tra la folla sono quelle dei martiri e di Ocalan.
    Come al solito, ho scritto frettolosamente e a braccio ma, tutti i dati da me citati si possono ulteriormente verificare su internet
    Se ti va, ti invito volentieri a fare con me il prossimo viaggio.
    Cordialmente

  5. Alessia Montuori scrive:

    Così come i candidati del blocco per il lavoro e la democrazia non erano solo kurdi ma anche turchi e di confessioni religiose e storie politiche diverse. Faccio notare che il primo cristiano a diventare parlamentare in Turchia è stato eletto con il blocco, e penso che molti non kurdi abbiano votato per un candidato indipendente….c’è la volontà di allargare la rappresentanza in senso multiculturale e multireligioso, mi sembra una cosa da non sottovalutare :)

    • e infatti conosco persone non curde che hanno votato i candidati del blocco qui a istanbul: proprio in virtu’ del contenuto democratico e inclusivo – e non settario – del suo progetto politico. e il documento congressuale che ci tato mi sembra sia perfettamente in linea con quest’impostazione democratica, inclusiva, non settaria: non e’ un documento di scalmanati, non e’ il documento di ‘indipendentisti’ (anche se ovviamente qualcuno dira’: vabbe’, il documento serve in realta’ a mascherare l’agenda segreta per l’islamizzazione… pardon, per il separatismo e l’indipendenza del Curdistan)…

  6. marco sbandi scrive:

    Penso che la strada armata sia stata imposta ai kurdi dalla feroce repressione militare dei governi turchi. Non è un caso che la Turchia appartenga alla Nato e che in essa agisse o agisca la struttura paramilitare Gladio, presente anche in italia e ai limiti se non oltre il sovversivo. Altro peso lo ha avuto la mafia turca e l estrema destra, pure queste legate agli altri paesi NATO.
    Ai Kurdi sono state lasciate tre pseudo-scelte : emigrare, rinnegare la propria identita, difendersi
    con le armi. Nonostante cio Ocalan, sequestrato con l aiuto dell Italia e degli USA, parla di soluzione pacifica se il governo turco riconoscera i diritti dei kurdi. Ocalan è rinchiuso in condizioni
    estreme, spesso senza possibilita di vedere nessuno, avvocati compresi, ma continua ad essere
    la figura di riferimento di tutti i kurdi.

  7. Antonello Pabis scrive:

    Effettivamente, sulla questione si può dire ancora molto.
    La linea autonomista e non indipendentista dei kurdi è ben motivata e sono propenso a credere che sia anche irreversibile.
    Nel calcolo dei risultati elettorali che lascia comunque ai partiti pro-kurdi la rappresentanza di molti milioni di persone, andrebbe calcolato l’effetto di intimidazioni e minacce (da parte di guardiani di villaggio e militari), brogli e frodi (in tutte le elezioni sono stati trovate schede elettorali nei cassonetti, manomissioni di urne, ecc), impedimenti (in particolare a danno dei kurdi di piccoli villaggi e dei profughi interni per l’iscrizione nelle liste elettorali), abusi di vario genere (presenza della polizia nei seggi, elettori costretti a votare apertamente in presenza dei militari, ho constatato personalmente come in alcuni seggi di Karakocan, presidiati dalla polizia, veniva impedita la presenza solo dei candidati kurdi sia all’interno e nell’area di rispetto, appositamente recintata ).
    Non ho ora il tempo di verificare i risultati elettorali delle ultime politiche, mi basta ricordare che il “blocco” (l’unico privo del contributo statale) è passato da 22 a 36 parlamentari ma sopratutto che la questione principale è un’altra.
    Seppure la forza elettorale dei kurdi fosse anche inferiore non avrebbe ugualmente il diritto di essere rappresentata alla pari con le altre e liberamente? Il nodo è ancora da sciogliere e l’AKP non ha ancora dato una risposta credibile. Non ci sono scorciatoie. Dietro ogni azione delle forze pro-kurde c’è Ocalan (e c’è il PKK che risulta meno citato solo perchè, essendo nella lista delle organizzazioni terroristiche, basta soltanto nominarlo per finire in galera).
    Perciò è inevitabile che l’AKP, volendo percorrere la strada della democratizzazione e sciogliere il nodo kurdo, riconosca (come credo farà) il loro uomo più amato, la loro principale figura di riferimento, Abdullah Ocalan!

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