Diyarbakır, città multiculturale


Recupero una notizia pubblicata qualche giorno fa da un sito informativo armeno, che mi sembra rilevante nell’ambito del dibattito sulla questione curda che stiamo cercando di attivare su questo blog. Dice: ma che c’entrano gli armeni con Diyarbakır? C’entrano: perché la “capitale” del sud-est, oggi a schiacciante maggioranza curda, prima del 1915 era almeno per un terzo abitata da armeni e da assiro-caldei. Oggi ne rimangono pochissimi (ma immagino saranno molti quelli che, per salvarsi, si sono spacciati per curdi), il sindaco Osman Baydemir – che milita nel Bdp (Partito della democrazia e della pace) pro-curdo – ha incontrato discendenti degli armeni di Diyarbakır che oggi risiedono in Francia e li ha invitati a tornare per stabilirsi lì: perché ne hanno il diritto così come tutti gli altri, i curdi musulmani, gli assiro-caldei cristiani, gli yezidi (una religione composita, di origini pre-islamiche e zoroastriane). Non vuole la supremazia dei curdi su tutti gli altri, di una religione su tutte le altre: auspica una città nuovamente multiculturale e multiconfessionale. E molti armeni sono attesi per il 22 ottobre, in occasione della riapertura della chiesa di Surp Giragos di cui ho parlato prima dell’estate.

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6 risposte a Diyarbakır, città multiculturale

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  2. Antonello Pabis scrive:

    Mi permetto di dire che le affermazioni di Osman Baydemir sono un esempio della grande civiltà che anima la linea di tutta la resistenza kurda

  3. Francesco Marilungo scrive:

    Mi associo ad Antonello, Baydemir è forse uno degli esempi più alti, che mostrano come alla radice delle rivendicazioni curde non ci sia altro che voglia di democrazia, convivenza pacifica, plurietnica e pluriculturale. Diyarbakir, dove mi trovo al momento, sta facendo grandissimi passi in avanti verso questa direzione grazie all’amministrazione di Baydemir. Purtroppo nei media turchi di riferimento la si nomina solo come città di morte, scippi e scontri di piazza. Diyarbakir è invece il segno delle identità composite presente sul suolo anatolico che lo stato monoetnico turco non ha mai accettato: armeni, curdi, yezidi, cattolici, protestanti, süriani e arabi mihalleme nelle regioni circostanti la città. Diyarbakir vuole tornare ad essere questo, un crogiuolo pacifico di culture diverse. Il recente Mezopotamya sosyal forum qui tenutosi lo dimostra.

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