Ore 9.05, un minuto per Atatürk


Oggi in tutta la Turchia si ricorda Mustafa Kemal Atatürk, il padre della Patria: morto il 10 novembre 1938 alle ore 9.05, nel palazzo ottomano di Dolmabahçe; e nella sua stanza, in quello che era una volta l’harem, il tempo è come se si fosse fermato in quel preciso istante: lo ricorda eloquentemente l’orologio con le lancette inchiodate, ore 9.05. E per la prima volta anche io, qualche istante fa, ho sentito le sirene: quelle che offrono un sentito e non artificioso omaggio – prolungato da cerimonie ufficiali nelle scuole e nei luoghi istituzionali – a chi ha riscattato la Turchia dall’occupazione straniera, a chi ha posto le basi per uno stato moderno che solo oggi – dopo troppi decenni – sta finalmente assumendo forma pienamente democratica. Un minuto di lutto, un minuto di sano patriottismo.

AGGIORNAMENTO: mi dicono che i minuti sono due e non uno solo (in effetti mi era sembrato più lungo del normale…)…

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8 risposte a Ore 9.05, un minuto per Atatürk

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  2. Niccolo scrive:

    Ammiro questo perseverare da parte dei turchi nel ricordare e in qualche modo nel ringraziare Atarurk. Una volta mi dissero alcuni ragazzi turchi :’ se non ci fosse stato Ataturk ora saremmo come l’Iran o l’arabia saudita’.
    Buona giornata a tutti

  3. Francesco Marilungo scrive:

    A me sembra ridicolo, un rito fascista, il culto di una persona che viene descritta come semi-dio, come immortale nelle parole di molti turchi, costretti a passare per un’educazione scolastica incredibilmente ideologizzata e incentrata sulla figura di ataturk, sul culto nazionalistico e spesso razzista, discriminatorio. Il sintomo del ritardo con cui la Turchia elabora il concetto di democrazia, riconducendola ad un’unica figura “eroica”. Non c’è nulla di sano, è una vera malattia sociale, è fanatismo, retrivo culto personalistico. “Ne mutlu turkum diyene” scrivono su Facebook gli amici turchi oggi. E tutti gli altri? Sono dei poveracci? I curdi, gli armeni, i siriaci, i greci, i laz, i georgiani, gli yezidi…Tutti poveracci? Salutando ataturk si saluta anche il carattere fortemente etnocentrico e dunque razzista” su cui la Turchia è vissuta fino ad oggi. Io mi astengo grazie!
    (e tutto questo, ovviamente, esula dal giudizio specifico sulla persona storica di Mustafa Kemal).

    • ci sono due distinti problemi da tenere in considerazione: il ruolo di Mustafa Kemal nella guerra d’indipendenza contro gli invasori – greci e non solo – che volevano fare assopigliatutto, la costruzione della Turchia repubblicana; e se sul secondo punto posso essere d’accordo con te (e l’ìmmenso merito storico dell’Akp e’ proprio quello di voler superare quest’impostazione esclusivista in termini etnici e religiosi), il rendere omaggio per aver consentito alla Turchia di nascere come stato indipendente credo sia invece doveroso. oggi come in futuro.

      • Francesco Marilungo scrive:

        E’ doveroso riconoscere i meriti storici di Kemal, ma è doveroso anche riconoscerne i demeriti. Bisognerebbe cominciare a potergli togliere quell’appellativo razzista…
        Quando si valuta criticamente, anche se con passione, un personaggio storico non si mette su un rito. Parliamoci chiaro, anche tu come me vivi in Turchia e puoi vedere che le modalità con cui (molti, non tutti) onorano il ricordo di Kemal e gli rendono omaggio, non è affatto normale. Ha del patologico, molta gente di sinistra crede che Kemal fosse di sinistra, i nazionalisti di destra è convinta che fosse di destra. E’ un pupazzo di cui possono fare l’uso che preferiscono, non c’è una valutazione storica seria. Alcuni amici mi hanno raccontato che da piccoli non erano capaci di distinguere Ataturk da Dio, per dire. Kemal viene apostrofato “aziz” santo. Non so se ci rendiamo conto.
        E’ vero uno dei grandissimi meriti dell’AKP è quello di avversare, con molta diplomazia e savoir faire dev dire, questa religione laica. La mia sprranza è che la Turchia possa trovare l’equilibrio e non sia costretta a sostituire un ideologismo con un altro.

  4. Irene scrive:

    Anch’io oggi l’ho visto per la prima volta. Sono uscita apposta in tempo per essere per strada. Mi sono fermata anch’io per quel minuto o più, io a guardare, un po’ stupita. Mi sono fermata con le mie 2 lire in mano e anche il ragazzo che mi stava dando il dolcetto alla mandorla si è fermato, mi guardava, un po’ stupito anche lui, ma forse perchè sono straniera e non si aspettava che mi fermassi anch’io. Volevo guardare e vedere cosa succedeva, ed è successo, si sono fermati tutti; o quasi, immagino avessero veramente fretta o manifestassero in qualche modo il loro dissenso.
    Per me è uno strano rituale, è vero, però la sensazione che avevo non era negativa. Forse perchè lo vivo da fuori, semplicemente incuriosita da come tutto un popolo possa fermarsi per un minuto (o due), per anni.
    Non so se sia “normale”, in effetti tanta devozione un po’ spaventa, tuttavia non mi sento di giudicare in tono negativo, quest’uomo ha, nei fatti, fatto la Storia moderna della Turchia.

    • Francesco Marilungo scrive:

      Non metto in dubbio che il fermarsi per un minuito possa sembrare un rito “simpatico”, forse un pò esotico. Il problema non è lì. Il problema è nella mentalità della gente. Nessuno, sano di mente, può negare che Kemal abbia fatto la storia della Turchia. L’ha fondata, ecco, basta questo. Io nutro rispetto per la storia nazionale della Turchia, è uno stato che è nato opponendosi a forze di invasione ben attrezzate. Il discorso non verte neanche tanto su Ataturk in persona. Lui da uomo di spicco ha compiuto imprese e commesso errori madornali. Da uomo. Solo che, vivendo ormai da un anno e mezzo in Turchia, avendo sentito le opinioni, dei kemalisti (di destra e sinistra), dei filo AKP, dei curdi, degli aleviti, dei sirianici; avendo per un anno intero fatto esperienza del sistema educativo turco, avendo letto i libri di storia che si fanno studiare a scuola, etc. mi sono potuto convincere della patologia strumentale di cui è investita la figura di Kemal. Al di là della carriera militare, da statista è stato semplicemente un dittatore; un dittatore “colto e occidentalista” se vogliamo, e come tale fa comodo a una società altamente militarizzata basata su una menzogna storica madornale e criminale (Turkiye turklerin’dir, la turchia è dei turchi). Quando si sono apprese queste cose, non si è più in grado di valutare questo rito dello stop and go con leggerezza; dentro avvampano i pensieri delle ingiustizie tremende che in nome di quella persona sono state compiute, delle ingiustizie che quella persona stessa ordinò, si ripensa a quanto quel culto civile sia una zavorra pesantissima per lo sviluppo democratico del paese. Certo però, è una bandiera da agitare da parte di coloro che gridano allo spauracchio della sharia, del “saremmo come l’Iran”, gli islamofobi islamici-occidentali-leghisti-ignoranti.
      E’ possibile che in Turchia chi si considera progressista si rifaccia alle azioni di un uomo morto circa 70 anni fa? Prima della seconda guerra mondiale, della guerra fredda, del ’68, della rivolta curda, e un sacco di altre cose. E non un filosofo, che sarebbe anche comprensibile, bensì un generale. Secondo me, è un brutto segno. Comunque mi rinfranca che pian piano, anche i turchi se ne accorgono, lasciano correre, danno una pacca sulla spalla a quel loro padre invecchiato e guardano avanti, si riscoprono, fanno ammenda. Domani comincia il forum sugli armeni di Diyarbakir…un sospiro di sollievo!

  5. esma scrive:

    Sono turca che vive da circa sette anni e mezzo in Italia. Posso dirvi molto chiaramante una cosa! Un minuto da fermarsi per ricordare ATATURK non è niente fatica o una cosa strana! Lui ha dato tutta la sua vita, la sua anima per salvare la Turchia eper diventare uno stato occidentale con popolo che impara a vivere la loro vita in una maniera civile, occidentale.Lui voleva sempre che il popolo turco conoscesse bene anche la loro religione e voleva anche che tutti turchi praticassero la loro religione ma senza fanatismo e senza costringere a far credere chi non credeva o credeva altre religioni.
    Ataturk è importantissimo e sarà sempre importante e ricordato all’eternità nel nostro cuore.
    La rivoluzione turca, tutti i suoi principi vivranno per sempre e nessuno può togliere il tesoro che ci ha lasciato!!!

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