The Sons of Two Fatherlands


Segnalo un superbo articolo appena pubblicato sulla rivista Electronic Journal of Turkish Studies: ”The Sons of Two Fatherlands. Turkey and the North Caucasian Diaspora, 1914-1923” di Ryan Gingeras. Gingeras è l’autore di Sorrowful Shores. Violence, Ethnicity, and the End of the Ottoman Empire 1912-1923, un libro molto utile per comprendere il contesto storico (le conseguenze delle guerre balcaniche del 1912-1913 e l’espulsione di massa dei musulmani che risiedevano nelle terre perdute dall’Impero ottomano) in cui avvennero i massacri degli armeni (e non solo degli armeni o dei cristiani: è proprio questo il punto!) del 1915; il tema dell’articolo, che aspande i riferimenti del libro, è l’identità politica dei circassi a cavallo tra la fine dell’Impero e la creazione della Repubblica. L’articolo è di carattere accademico e potrà risultare indigesto a molti: ma cimentarsi in queste letture è indispensabile se si vuole comprendere il presente politico delle “guerre storiografiche” in Turchia al di là dello schemino idiota buoni/cattivi.

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5 risposte a The Sons of Two Fatherlands

  1. mirkhond scrive:

    E’ questo il punto: in Occidente si deplora giustamente la violenta scomparsa dell’elemento cristiano in Anatolia, romeo, armeno (di quello siriaco giacobita e nestoriano non gliene frega niente a nessuno), o almeno, la sua riduzione ad un lumicino semicatacombale, mentre si ignora il dramma di intere popolazioni musulmane balcaniche e caucasiche, espulse con logiche genocidarie dagli ex sudditi/vicini di casa cristiani nei Balcani, e dalla Russia zarista nel Caucaso, soprattutto con i Circassi/Adighè ma anche con Agiari, parte dei Ceceni ecc.
    Uno dei pretesti per l’eliminazione dell’elemento armeno nell’Anatolia orientale da parte dei Giovani Turchi nel 1915, fu proprio il trovare nuovi territori a questi profughi musulmani balcanici e caucasici, scampati e/o espulsi dalle loro patrie, dove la vita era diventata impossibile per dei musulmani, e, per i Circassi specialmente, non è esagerato parlare di logiche genocidarie, in quanto la loro espulsione dall’Adighezia nel 1864 da parte dei Russi, vittoriosi dopo una guerra durata quasi un secolo, tra i Circassi dicevo, morirono almeno 300000-400000 persone durante il viaggio verso i porti del Mar Nero, dove li attendevano le navi per l’Impero Ottomano.
    Questa marcia della morte, anticipa ed “ispira” quella altrettanto tragica avvenuta 50 anni dopo, e di cui stavolta le vittime furono soprattutto gli Armeni!

  2. Pingback: The Sons of Two Fatherlands - Istanbul Avrupa - Webpedia

  3. massimo scrive:

    e si potrebbe citare anche la triste sorte dei Ceceni rimasti in Russia, non tanto in epoca imperiale (dopo il 1859 la situazione migliorò) quanto in epoca sovietica (persecuzioni continue e, dulcis in fundo, deportazione nel 1943-1944, poi revocata nel 1956-1958) e, recentemente, nella Russia postcomunista…
    per quanto riguarda i Balcani ne parlerò un’altra volta ma credo sia opportuno ricordare che in una città come Veles nell’attuale Macedonia ove oggi non vi é quasi più un musulmano, a fine XVIII secolo vi si recitava il Corano e, stando ai viaggiatori, si aveva un’impressione medio-orientale, donne velate, muezzin…e lo stesso vale per altre città balcaniche…é vero che i musulmani (“Turchi” nel linguaggio comune) vivevano soprattutto nelle città ma questi dati fanno impressione….

  4. Miguel Martinez scrive:

    Il saggio che citi è molto interessante, grazie!

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