Istanbul, sotto le mie ali (il film)


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6 risposte a Istanbul, sotto le mie ali (il film)

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  3. non l’ha visto nessuno? ci sono numerosissimi spunti di discussione…

  4. mirkhond scrive:

    Ho finito di vederlo proprio ora.
    Per l’epoca, regno di Murat IV (1623-1640), ricorda molto Il Mio Nome è Rosso di Orkhan Pamuk e il film Galileo di Liliana Cavani del 1968 (girato nella Bulgaria comunista).
    E come le due opere letteraria e cinematografica, affronta il conflitto tra fede e scienza, coevo alla Cristianità e all’Islam di allora, e che riprendeva un antico terrore per le scoperte scientifiche, col loro potere di sconvolgere l’ordine costituito.
    Tematica che viene affrontata anche nel Satyricon di Petronio (I sec.dopo Cristo), con l’imperatore che fa mettere a morte lo scienziato perchè la sua scoperta “tramuterebbe l’oro in sterco”, come riportato dal testo.
    Sono presenti inoltre l’eterna attrazione-repulsione tra oriente e occidente, iniziata con Alessandro Magno, e poi continuata sotto Roma, e poi il Medioevo franco con le Crociate e i rapporti commerciali, con l’orientalismo esotico sette-novecentesco, e infine con l’islamofobia attuale.
    Ma, l’aspetto più inquietante e terrificante, almeno dal mio modesto punto di vista, è quell’antica piaga della pederastia, male antico, ma durato a lungo in gran parte dell’Oriente Musulmano, soprattutto quello di matrice turcoiranica, ma che, è bene ribadirlo, ne è antecedente, se pensiamo al suddetto Satyricon classico, e presente anche sotto alcuni sovrani romei cristiani, come Costantino V (741-775 d.C.), col suo insano harem di ragazzini.
    E’ curioso infatti, come l’occidente libertino di oggi che accusa il mondo islamico, tra le altre cose, di omofobia, all’epoca in cui si svolge il film, e anche dopo, fino a 40-50 anni fa, accusava il suddetto mondo islamico proprio dell’esatto contrario, di essere cioè un mondo di pervertiti.

  5. mirkhond scrive:

    Belle poi le ambientazioni di corte ottomana, un mix di elementi turchi, iranici e bizantini.
    Penso agli abiti di foggia tartara del Sultano, il capo rasato tranne una parte dei capelli raccolti a coda di cavallo, tipico del costume degli antichi popoli delle steppe euroasiatiche.
    O ancora le alte mitre coniche portate dai dignitari e dai giannizzeri, che ricordano un’antichissima tradizione anatolica già presente nei rilievi rupestri ittiti (XVI-XIII sec. a.C.), e poi nelle mitrie frigie, e presenti anche in pitture rupestri della Cappadocia bizantina, e infine tra i sufi di Konya.
    Insomma, fatte salve le debite differenze di lingua e religione, mi sembrava di vedere scenari di corte bizantini e addirittura ittiti….
    ciao

  6. mirkhond scrive:

    Anche le sortite in incognito del Sultano per le vie e le bettole di Istanbul, ricordano non solo illustri precedenti islamici, come il Califfo Abbaside Harun ar-Rashid (786-809 d.C.), ma anche bizantini come gli imperatori Teofilo (829-842), considerato dagli storici bizantinisti come il più orientalizzante e arabeggiante degli imperatori romei, e forse lo stesso Niceforo II Foca (963-969), se stiamo al romanzo Il Fuoco Greco di Luigi Malerba.
    In questo romanzo, la Costantinopoli e l’Anatolia bizantine non appaiono poi molto diverse dalle successive ottomane….
    ciao

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