Roj TV non chiude (di Mattia Bordignon)


Ieri presso il tribunale di Copenaghen è stato deciso che il canale televisivo filocurdo Roj TV e l’agenzia Mezopotamya Yayıncılık A/S  dovranno pagare 5,2 milioni di corone (pari a circa 700 mila euro)  per aver ricevuto finanziamenti da un’organizzazione terroristica (il PKK) e per averle fatto propaganda. Il fatto che allo stesso tempo non sia stata sentenziata la chiusura del canale tramite la revoca della licenza (ottenuta nel 2004), ha provocato la reazione del Ministro degli Esteri turco, il quale ha sottolineato che la sentenza costituisce un precedente nella lotta al terrorismo e che comunque ci si aspetta che gli stati dell’Unione Europea non diano la possibilità a canali come Roj TV di trasmettere.

Una nota interessante è la scelta dei quotidiani turchi (a parte quelli in inglese) di non pubblicare la notizia nelle loro homepage. Idee a riguardo?

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3 risposte a Roj TV non chiude (di Mattia Bordignon)

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  2. raffaele morani scrive:

    la scelta dell’autocensura forse è la più comoda quando l’argomento è tabù…io me la spiego così.

  3. Antonello Pabis scrive:

    Girando per i villaggi kurdi, in ogni luogo, anche il più disperso, si può vedere che le abitazioni sono sovrastate da una selva di antenne satellitari. Il fenomeno è da mettere in relazione anche alla nascita dell’attuale RojTv. Così, la generalità dei kurdi-turchi segue la propria emittente televisiva, si tiene informata e aggiornata, nonostante lo Stato turco abbia più volte oscurato il segnale televisivo.
    RojTv è vicina al PKK e il popolo kurdo lo sa. E’ perciò un popolo terrorista? Certamente non si può chiamare terrorista un intero popolo. Allora, forse è il caso che la smettano di chiamare terroristi tutti quelli che si ribellano al potere. Ma non è questa la questione. La sentenza dei giudici danesi stabilisce che “non c’è alcun motivo giuridico per la revoca della licenza al canale” satellitare. In altri termini la Danimarca ci manda a dire, a noi e ad Erdogan, che per loro la libertà di stampa è un valore intoccabile e non ci stanno a censurare nessuno. Il Ministro degli Esteri turco protesta e i giornali turchi non pubblicano la scomoda notizia. Ma si può andare avanti così? Non si tratta anche in questo caso, dell’informazione, del pensiero, dell’identità, della libera partecipazione democratica, di diritti fondamentali della persona? Quale soluzione civile si può trovare al conflitto fra popolo kurdo e Stato turco se si continua ad usare i muscoli (e le armi) e tenere a riposo la ragione e il buon senso? Penso alla difficoltà di Erdogan di trovare vie alternative che, per forza di cose, cozzeranno con una parte consistente dell’opinione pubblica turca, intorpidita com’è dalla massiccia propaganda kemalista che ha sempre dipinto i kurdi come i terroristi nemici dell’unità nazionale. Ma per fare ciò devono prima esserne ben convinti lo stesso Erdogan e l’AKP, non vi pare? Io credo che le condizioni ci siano. Ho visto aumentare, nel tempo, i pronunciamenti di parte turca a favore di una giusta pacificazione, ovvero al riconoscimento dei diritti essenziali rivendicati dai kurdi. In conclusione, il tabù è l’intoccabilità della filosofia kemalista mentre la soluzione del conflitto ha invece bisogno d’altro.

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