Islam and Secularism in Turkey (di Raffaele Morani)


Umut Azak, Islam and Secularism in Turkey. Kemalism, Religion and the Nation State (I.B. Tauris, 2010)

Sin da quando è nata nel 1923, la Repubblica Turca ha scelto la via dello stato secolare, quindi fine della religione di stato, abolizione del sultanato, controllo dell’educazione da parte dello stato a discapito del clero musulmano. Contemporaneamente all’affermazione del secolarismo, la nuova classe dirigente, sin dalle origini fa appello alla paura di un islam reazionario (irtica) pronto ad insorgere in qualsiasi momento per rovesciare la repubblica laica contro cui mobilitare la società, e ben presto questa paura finisce per essere utilizzata per reprimere ogni dissenso. L’autrice esamina alcuni episodi della storia turca in cui è forte la polemica contro la minaccia dell’islam reazionario, come l’incidente di Menemen nel 1931, la riforma dell’ezam nel 1932-33, l’attentato al giornalista liberale Yalman nel 1952, la polemica dei politici kemalisti del CHP contro il PD di Adnan Menderes, visto come troppo accondiscendente verso la confraternita “oscurantista” di Said Nursi negli anni 1959-60, fino alla rivalutazione degli Alaviti da parte dei politici neokemalisti a metà degli anni 60, in quanto musulmani “moderni” e “autenticamente turchi”. L’approccio originale dell’autrice è nel mostrare come il secolarismo di Ataturk e dei suoi seguaci non sia affatto antireligioso, ma basato su una forte contrapposizione tra un idealizzato “islam turco”, compatibile con una visione laica della società, cemento della nazione turca, contrapposto ad un islam “reazionario ed oscurantista, arabo ed estraneo alla società turca.” Il libro è molto interessante, nelle intenzioni dell’autrice è scritto nella speranza di contribuire a far emergere un secolarismo libero dalla paura, la domanda infatti che la Uzak pone senza dare una risposta, e che secondo me è di stretta attualità, è se sia possibile o meno in Turchia un discorso secolarista libero dalla continua percezione di una minaccia esterna, libero dalla paura dell’irtica.

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7 risposte a Islam and Secularism in Turkey (di Raffaele Morani)

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  2. mirkhond scrive:

    rivalutazione degli Alaviti da parte dei politici neokemalisti a metà degli anni 60, in quanto musulmani “moderni” e “autenticamente turchi”.

    Eufemismo nazionalkemalista per gente affidabile e inquadrabile nel nostro ordine statale “laico&islamicamente moderato alias corretto”….

  3. Alessandro Tronconi scrive:

    “L’approccio originale dell’autrice è nel mostrare come il secolarismo di Ataturk e dei suoi seguaci non sia affatto antireligioso, ma basato su una forte contrapposizione tra un idealizzato “islam turco”, compatibile con una visione laica della società, cemento della nazione turca, contrapposto ad un islam “reazionario ed oscurantista, arabo ed estraneo alla società turca.”

    Direi che non è affatto antireligioso non solo per queste valide ragioni: la religiosità è insita nel kemalismo, Ataturk è trattato come un idolo, la sua figura troneggia nelle piazze e negli uffici pubblici e anche i curdi più vicini alla causa del PKK trovano degli aspetti positivi in lui e in ciò che ha fatto. Sarebbe molto interessante un approfondimento su come nella maggioranza dei turchi possano convivere l’islam e la “religione kemalista”, nonostante ci siano delle grandi contraddizioni tra loro – come il divieto di rappresentare il divino in contrasto con l’esibizione di dipinti e sculture del Padre della Patria.

    • raffaele morani scrive:

      Umut Azak sottolinea nel suo libro la contraddizione tra il discorso laico ma non laicista dei seguaci di Ataturk, e la loro scelta di presentare MKA ed il Kemalismo come una “religione”, ricorrendo spesso a termini e simbologie tipiche della tradizione contro cui si nello stesso tempo si scagliavano in quanto tipici del vecchio ordine da superare.

  4. massimo scrive:

    appunto…la religiosità é insita nel kemalismo, ma si tratta di una religiosità che non é più islamica nel senso tradizionale del termine e che, secondo i kemalisti più radicali, avrebbe dovuto soppiantare o meglio assorbire l’Islam…però dal momento che il mondo reale é diverso dalle costruzioni ideologiche, molto acqua dovette essere gettata, e fin dai tempi di Ismet Inönü (1938-1950), sul fuoco dell’iper-kemalismo così come fallì il tentativo di imporre la preghiera in turco e quello di rimpiazzare il nome arabo “Allah” con una costruzione turco-mongola come “Dengri”….resta nondimeno il fato che la Turchia di quegli anni (all’epoca della II GM), per quanto io possa conoscerla da testimonianze di diplomatici e politici stranieri, presenta un volto assolutamente laico, come se l’Islam fosse stato del tutto sradicato, almeno dalle classi dirigenti di Ankara e Istanbul le uniche che il mondo diplomatico europeo frequentava e che, neppure allora, erano LA Turchia

    • raffaele morani scrive:

      Ankara ed Istanbul erano e sono realtà importanti, ma non erano e non sono tutta la Turchia, dove le cose andavano diversamente. L’islam non è mai stato del tutto sradicato, ma adattato, interpretato secondo una visione laica e “illuminista” della religione, nuova per la Turchia ed il mondo musulmano, non a caso la repubblica di Ataturk vede la nascita del Diyanet, il direttorato per gli affari religiosi, organismo statale che da allora ha sempre indicato al clero la giusta linea da seguire.

  5. massimo scrive:

    errata
    “fatto”

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