Obikà a Istanbul


In preda a una crisi d’astinenza acuta da mozzarella (l’unico prodotto italiano di cui sento la mancanza), ieri ho deciso di fare un sopralluogo da Obikà: il “mozzarella bar” nato a Roma che ha aperto sedi in altre città italiane e internazionali, anche nel centro commerciale Kanyon di Istanbul. Volete un consiglio? Ecco, statene alla larga se potete! La mozzarella è quella solita, dell’Agro pontino (cioè, di casa mia): ma è stata profanata da una permanenza vergognosamente prolungata in frigo; e la pizza, un insulto: un’ostia anemica, flaccida, insapore. Kanyon, invece, vale una visita solo per la sua accattivante architettura: un gigantesco edificio che racchiude un cortile interno che si prolunga ondeggiante, come un canyon; ma i negozi delle marche internazionali dominano incontrastati e la cosa non mi piace. Tutt’altra cosa, Bağdat Caddesi praticamente dove abito io: una strada dello shopping lunga qualche chilometro, dove il brand turco (con qualche eccezione: Ducati o Rossopomodoro praticamente sotto casa, come il concessionario che vende anche Ferrari) dell’abbigliamento, del lusso e della ristorazione regna sovrano; una strada dello shopping degna di qualsiasi altra capitale europea entrata con grinta nella modernità: modernità che non rinnega affatto la tradizione ma la interpreta, la rinnova, la valorizza, la fa conoscere – con garbo ed eleganza – in tutto il mondo (in overdose orientalista, sul blog kemal-leghista sostengono invece che qui ‘di turco […] è rimasto ben poco': come se la cultura turca fosse eterna e immutabile, magari confinata agli unguenti e alle sciarpine rifilati ai turisti).

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22 risposte a Obikà a Istanbul

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  2. mirkhond ha detto:

    Non mi perdo niente in quanto la mozzarella non mi è mai piaciuta…
    Se dovessi vivere in Turchia mangerei le pietanze del luogo, alcune molto gustose come il famoso doner-kebab condito con salsette piccanti…
    Mi dicono anche che lì si mangiano le lenticchie. Chissà come le preparano visto che ne sono ghiotto…
    Ma mi piacerebbe saperne di più sulle varietà gastronomiche turche che, purtroppo conosco poco o nulla….
    ciao

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      la varieta’ e’ sostanzialmente infinita, un po’ come in Italia: di prodotti e di modi di prepararli (compresa la minestra di lenticchie rosse: ezogelin çorbası). il kebab piu’ buono si mangia pero’ da Ciya, sempre dalle mie parti: l’amico Raffaele Morani potra’ darti il suo giudizio ;-)

      • raffaele morani ha detto:

        Confermo quanto scritto da Giuseppe!!! il kebap più buono in Turchia l’ho mangiato proprio da Ciya a Kadiköy su suo suggerimento :) cmq ci sono veramente tantissimi modi per farlo e sono tutti ottimi, ma un piatto che non conoscevo e ho scoperto l’ultima volta che sono stato in Turchia grazie all’amico MatBorda e che purtroppo in Italia è impossibile da trovare in Italia :( è il kokorec, un panino con carne la cui carne è intestino di manzo (trippe) o pecora. Sulle lenticchie mi permetto di segnalare un piatto molto buono, le mercimek koktesi, polpette di lenticchie rosse e bulghur, veramente ottime!!! Ogni tanto le cucino anch’io qui in Italia, non sono come in Turchia ma ogni volta si avvicinano sempre di più agli standard turchi :)
        Riguardo all’argomento principale del post, devo dire che anch’io sono rimasto sorpreso positivamente da Kadiköy, l’antica Calcedonia di cui mi ricordavo per il concilio della chiesa cristiana tenutosi lì nei primi secoli del cristianesimo. E’ sulla sponda asiatica di Istanbul, ha un bel lungomare, non è molto battuta dai turisti, almeno italiani che si fermano il più delle volte a Sulthanamet ed al Gran Bazar, a Beyoglu e Istiqlal caddesi rinunciando a vedere altri posti incantevoli di Istanbul. Kadiköy conserva ancora molti segni del passato cosmopolita di Istanbul come varie chiese di rito greco, armeno, ortodosso, cattoliche e protestanti e sinagoghe ebraiche, ma soprattutto è dinamica, dai mille colori e luci, moderna e come giustamente dice Giuseppe, di “una modernità che non rinnega affatto la tradizione ma la interpreta, la rinnova, la valorizza, la fa conoscere – con garbo ed eleganza – in tutto il mondo”, perchè nulla è immutabile, ma tutto è in continua evoluzione e non si può pretendere che le città e le culture non cambino arricchendosi dei contributi di tutti.

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          grazie mille per la testimonianza. magari dovremmo creare un’associazione tra gli italiani piu’ o meno istanbulioti che si sono stancati di questa visione maledettamente orientalista – ingenua e cialtronesca – che i kemal-leghisti propgandano sui media…

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          e l’altra sera, sherbet di nevruz (oltre a un dolce fatto col mallo delle noci): la prossima volta vedi di venire ad aprile :-)

          • gixeco ha detto:

            A me da Ciya non è andata benissimo invece, buono e vario per carità, ma mi sa che ho sbagliato lato della strada! :)
            Vi consiglio anche Hacibaşar, sta ad Acıbadem/Kadikoy (almeno quello a cui vado di solito) ed è contenuto avendo comunque un ampio menu, i cui piatti sono ottimamente preparati e presentati. http://hacibasar.com/ oppure Keyf, che non ha un sito, ma un cuoco spettacolare ce l’ha e come! (www.gurmerehberi.com/mekan-rehberi/restoranlar/et-kebap-restaurant/keyf-restaurant/)

            • Istanbul, Avrupa ha detto:

              ciao, bentornato :-)

              ma raccontaci un po’ meglio di Ciya…

              • gixeco ha detto:

                Grazie per il bentornato, ma non vi ho mai lasciato in realtà :) Leggervi al volo è una cosa, scrivervi un’altra, poi ti racconterò meglio in caso. A proposito: gita il 18-20 maggio, ci si vede?
                Per Ciya è facile, ci sono 2 entrate su ambo i lati della strada, quindi spalle al mercato del pesce non andare a sinistra, ma a destra…
                In realtà nulla di male, ma era un po’ come un buffet dove chiedi quel che vuoi, e al più c’erano diversi tipi di zuppa che ti avrebbero poi scaldato e servito, di kebap neanche l’ombra (sic..)
                Il posto è carino e ospitale comunque, è vero che la cucina è molto varia, ma non ho trovato nulla di particolare ecco..non vorrei parlarne male a sproposito, ma avrei preferito un Hacibasar come descritto sopra.
                La prossima volta mi ci porti te! :)

                • Istanbul, Avrupa ha detto:

                  bentornato tra quelli che manifestano la loro presenza :-)

                  comunque da ciya il kebab e’ DAPPERTUTTO: basta chiedere (si’, magari per il 18-20 indiciamo un qualche evento conviviale anche con altri membri del blog)…

                • gixeco ha detto:

                  Fece strano non ricevere un menù in realtà, sostanzialmente indicammo a dito cosa volevamo e loro poi ci portarono tutto il voluto. Sono molto pronto ad una reinterpretazione :)

        • aledeniz ha detto:

          @Raffaele Morani: i kokoreç sono originariamente un piatto balcanico, arrivato nella cucina turca come in quella siciliana per il tramite albanese. In Italia sinceramente non so quanto possano essere diffusi, ma i stigghiola sono uno dei più quintessenziali cibi da strada palermitani. A livello personale, la più grande scorpacciata di stigghiola me la sono fatta il 29 Settembre del 1984. Ero stato in vacanza dai miei nonni sui Nebrodi con mia sorella, ed i miei genitori erano venuti a riprenderci, portandosi dietro mio fratello e l’altra mia sorella. All’entrata di Palermo c’era traffico, ma niente ci poteva preparare a quello che ci sarebbee accaduto: ovviamente a nostra completa insaputa, quello era il giorno del grande blitz di San Michele, la più grande operazione di polizia mai attuata nella storia della Repubblica. La città venne praticamente chiusa per 12 ore, non si poteva più né entrare né uscire, e noi rimanemmo immobilizzati in via Regione Siciliana per buona parte di quelle 12 ore. La situazione per i miei genitori, con 4 pargoli in auto, uno solo over 10, me medesimo, divenne ben presto drammatica. Mio padre decise allora di uscire in missione di ricognizione, e ritornò dopo un oretta, con notizie e vettovaglie. Le notizie riguardavano le voci che aveva raccolto, i rumori che circolavano tra gli automobilisti incolonnati, a quanto pare non era scoppiata una guerra nucleare, e nemmeno una guerra convenzionale, semplicemente la polizia aveva bloccato la città per arrestare qualche latitante, ed impedire così che scappasse (notare che all’epoca non c’erano telefonini né internet). Lascio all’immaginazione i commenti di mia madre, a quel punto ferma nel traffico da 5 ore con 4 infanti, o poco più, affamati, assetati, accaldati, annoiati e tralasciamo il resto. Ma e le vettovaglie? Una quantità immane di stigghiola, che era l’unica cosa che mio padre era riuscito a trovare! Dopo averle (s)terminate, probabilmente in un battibaleno, mio padre si ricordò di avere una palla in bagagliaio, e ci portò o giocare in un terreno sterrato antistante la circonvallazione, mentre mia madre si godeva in auto un meritato riposo. Dopo qualche ora, sfiniti, andammo pure noi a dormire, mentre mio padre andò nuovamente a caccia, per la cena, e questa volta portò panelle e meusa. Da notare che non ci fu alcun tipo di supporto da parte delle autorità potenzialmente preposte, nessuna distribuzione di acqua, semplicemente le forze dell’ordine chiusero una città di 1 milione di abitanti per 12 ore, e chi s’è visto s’è visto.

  3. Niccolo ha detto:

    A proposito di centri commerciali, cosa be pensi del Cevahir? Grazie ciao!

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