La risposta fin troppo calma e misurata della Turchia – e in particolare del primo ministro Erdoğan – all’approvazione definitiva da parte del Parlamento francese della legge che sanziona con un’ammenda e la prigione chi nega o banalizza i genocidi riconosciuti dalla Francia (la Shoah e quello armeno) lasciava presagire qualche interessante sviluppo; che puntualmente si è manifestato: cioè, il ricorso di un numero sufficientemente nutrito di deputati e senatori al Consiglio costituzionale, che per l’appunto dovrà giudicare sulla costituzionalità di questa controversa legge (e magari anche su quella del 2001 che ‘riconosce’ il genocidio armeno?). Ma ritengo non meno importante – e rivelatrice – l’intervista dell’ambasciatore francese ad Ankara Laurent Bili al quotidiano Zaman: in cui denuncia come le informazioni sul cambiamento vorticoso e virtuoso della Turchia sono scarse e inadeguate in Francia (e figuriamoci in Italia!) e sostiene che per capire cosa è accaduto nel 1915 bisogna partire da quello che è accaduto – pulizia etnica in piena regola – ai musulmani nei Balcani e nel Caucaso nelle precedenti fasi di disfacimento dell’Impero ottomano. Buon senso e messaggi in codice: in effetti, il ministro degli esteri Juppé ha costantemente avversato l’irresponsabile iniziativa dei legislatori francesi.
Istanbul, Avrupa
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Pingback: La Francia e la legge sul genocidio armeno – sviluppi - Istanbul Avrupa - Webpedia
per capire cosa è accaduto nel 1915 bisogna partire da quello che è accaduto – pulizia etnica in piena regola – ai musulmani nei Balcani e nel Caucaso nelle precedenti fasi di disfacimento dell’Impero ottomano. Buon senso
Dovrebbe essere così, almeno per chi detiene il governo di uno dei più importanti paesi del mondo e che, si presume, dia un’occhiata ai rapporti dei propri ambasciatori.
Ma se si è in vista di elezioni politiche, rischiando di perderle per manifesta incapacità di governo, allora si rischia di porgere orecchio ai più vieti e beceri luoghi comuni, luoghi comuni su cui una certa destra nazionalista rischia di ottenere successo….
Successo a scapito dei secolari e fruttuosi rapporti tra gli eredi del re cristianissimo e quelli dell’Impero Ottomano.
La questione armena così come per altre tragedie antiche e moderne, dovrebbe essere affidata al paziente lavoro degli storici di vari schieramenti, e non costituire la premessa di nuove repressioni che finiranno coll’essere controproducenti, e magari creando l’assurda idea del complotto armeno, come se già non bastasse quella del complotto ebraico….
ciao