Nationalists Who Feared the Nation


Dominique Kirchner Reill, Nationalists Who Feared the Nation. Adriatic Multi-Nationalism in Habsburg Dalmatia, Trieste, and Venice (Stanford University Press, 2012)

(penso sia un libro estremamente interessante: un nazionalismo puralista, “multi-nazionalista”, nell’Adriatico asburgico – Dalmazia, Venezia, Trieste – di metà Ottocento. potrebbero forse esserci dei punti in comune con l’ottomanismo?)

We can often learn as much from political movements that failed as from those that achieved their goals. Nationalists Who Feared the Nation looks at one such frustrated movement: a group of community leaders and writers in Venice, Trieste, and Dalmatia during the 1830s, 40s, and 50s who proposed the creation of a multinational zone surrounding the Adriatic Sea. At the time, the lands of the Adriatic formed a maritime community whose people spoke different languages and practiced different faiths but identified themselves as belonging to a single region of the Hapsburg Empire. While these activists hoped that nationhood could be used to strengthen cultural bonds, they also feared nationalism’s homogenizing effects and its potential for violence. This book demonstrates that not all nationalisms attempted to create homogeneous, single-language, -religion, or -ethnicity nations. Moreover, in treating the Adriatic lands as one unit, this book serves as a correction to “national” histories that impose our modern view of nationhood on what was a multinational region.

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5 risposte a Nationalists Who Feared the Nation

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  2. mirkhond ha detto:

    “nell’Adriatico asburgico – Dalmazia, Venezia, Trieste – di metà Ottocento. potrebbero forse esserci dei punti in comune con l’ottomanismo?”

    Beh si, nel senso che Venezia e gli Asburgo dominarono e forgiarono realtà multietniche dove era davvero difficile capire dove iniziava un’etnia e ne finiva un’altra, soprattutto nell’area adriatica da Trieste a Cattaro che, ancora nel XIX secolo era una regione meticcia e bi o trilingue.
    Furono soltanto i fanatismi nazionalrisorgimentalisti a creare identificazioni etniche come italiani, sloveni e croati, e in epoca novecentesca non è stato e non è infrequente trovare “italiani” dai cognomi come Vukasina, Vigiak, Garkovich, Citterich, Bisiach, Miletich, Bettiza, Seismit Doda (quest’ultimo di ascendenza albanese), Borisi (pure di ascendenza albanese) e cognomi croati come Monti, Biankini, Bianko, ecc. ecc.
    Il celebre terrorista irredentista triestino che cercò di attentare alla vita di Francesco Giuseppe nel 1882, e che gli costò la vita, Guglielmo Oberdan, in realtà si chiamava Wilhelm Oberdank, figlio di una donna slovena di cui portava il cognome perché non riconosciuto dal padre, un militare di leva veneto di cognome Falcier, che si trovava di stanza a Trieste nel 1857 per il servizio militare, quando il Veneto era austriaco!
    Il celebre letterato Niccolò Tommaseo di Sebenico in Dalmazia (1802-1874), era perfettamente bilingue veneto-croato e di cultura italiana, e questa era la NORMALITA’ in queste terre di frontiera. Il poeta croato Vladimir Nazor, ardente nazionalista antiitaliano, per via materna era imparentato col Tommaseo e tradusse in Croato molte opere della letteratura italiana.
    Oppure il pittore Vlaho Bukovac’ (1855-1922), di Ragusavecchia/Cavtat in Dalmazia, e fondatore di una scuola di pittura croata, che in realtà si chiamava Biagio Faggioni!
    Ancora oggi, molti letterati e artisti dalmati del XV-XIX secolo, vengono chiamati con doppio nome italiano e croato e sono rivendicati da entrambi i gruppi nazionali, a motivo proprio del loro carattere meticcio e del loro bilinguismo, distrutto dai nazionalismi risorgimentalisti otto-novecenteschi e dalle ossessioni di identità monolitiche e definite, di cui le Foibe sono solo un aspetto, e con modalità non molto dissimili da quelle che portarono alla distruzione dell’ecumene ottomana.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      da quello che ho capito, questo studio mostra invece come e’ esistito un ‘nazionalismo adriatico’ non monista, che accettava le identita’ multiple e il pluralismo linguistico (e quello religioso?).

  3. mirkhond ha detto:

    Non ho letto il libro, ma dai miei studi mi sembra che si possa concordare su questa identità adriatica (“nazionalismo” mi sembra un pò eccessivo), identità multipla e plurilingue che, però fu distrutta dai nazional-risorgimentalismi dell’800-’900.
    Niccolò Tommaseo parlando dei Dalmati diceva che non erano ne “italiani” ne slavi ma l’uno e l’atro nello stesso tempo!
    Nel 1848 una parte delle classi dirigenti istriane e dalmate voleva che l’imperatore a Vienna, riunisse queste due regioni al Lombardo-Veneto, e negli accordi segreti di Plombierés (1858), Napoleone III era disposto a costituire un regno italiano del nord con Istria e Dalmazia sotto lo scettro sabaudo, in sostanza una riedizione del Regno Italico sotto il primo Napoleone del 1805-1809!
    Le classi dirigenti e la cultura del litorale da Trieste a Cattaro ancora nel XIX erano di impronta veneta e guardavano all’Italia, pur essendo meticciate abbondantemente.
    Due decreti austriaci del 1827 e del 1849 stabilivano che l’Italiano fosse la lingua ufficiale della scuola e della pubblica amministrazione in queste regioni di frontiera.
    Fu solo con la cessione del Veneto al neonato Regno d’Italia (1866), che le autorità asburgiche, spaventate giustamente dall’irredentismo italiano che, se realizzato, avrebbe privato l’Austria del suo sbocco a mare, solo dal 1866 dicevo, l’Austria favorì la cultura slovena e croata come nuovi fattori di catalizzazione identitaria entro i quali avrebbero dovuto esser gradualmente assorbiti i gruppi “italiani” del Litorale.
    Nel 1870-1886 saltarono le amministrazioni “italiane” delle città costiere della Dalmazia, fatta eccezione per Zara, grazie al lealismo dinastico del suo podestà, Niccolò Trigari!
    Nel 1909 il governatore della Dalmazia, che, ironia della sorte, si chiamava Nicola Nardelli di Ragusa/Dubrovnik, nel 1909 dicevo, Nardelli abolì l’uso dell’Italiano dagli uffici e dall’amministrazione pubblica, dopo che era stato abolito già nelle scuole, se non private e gestite finanziariamente dalle comunità “italiane”.
    Questo decreto provocò la protesta di oltre 500 funzionari pubblici dalmati, in forma di petizione inviata a Vienna, in quanto avendo SEMPRE svolto le loro pratiche in Italiano, non capivano perchè dovessero farlo in Croato!
    In questa triste storia una comunità regionale multietnica e multilingue si spaccò in quattro partiti “etnici” dove per etnia giocava più la formazione culturale, la classe sociale, le simpatie politiche e religiose, o semplicemente contrasti e rancori personali anche all’interno di una stessa famiglia!
    Ad esempio gli “Italiani” erano per lo più appartenenti alle antiche famiglie aristocratiche di origine veneta o indigena, all’alta borghesia delle libere professioni, e politicamente massoni e vicini al nuovo stato italiano sabaudo, mentre gli “Sloveni” e i “Croati” pur appartenendo in parte agli stessi ambienti “italiani” erano per lo più appartenenti a ceti emergenti di origine umile, più legati al Cattolicesimo e alla Monarchia Asburgica. Infine c’erano anche i “Serbi” forti soprattutto a Ragusa e Cattaro, che conquistati dal panslavismo guardavano con simpatia alla nuova Serbia post-ottomana, il “Piemonte slavo”. Questi ultimi non erano però pregiudizialmente ostili agli “Italiani” e anzi a Zara e a Ragusa nel tardo XIX secolo, costituirono spesso liste elettorali comuni per contrastare gli altri due gruppi più legati al Cattolicesimo “reazionario” e agli Asburgo!
    E tutto questo ad opera di gente che era perfettamente bi, tri, quadrilingue!
    L’etnia sul litorale adriatico veneto-asburgico fu più un fatto ideologico che “etnico”!
    Da qui le tragedie novecentesche cui abbiamo accennato.
    ciao

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