Aramaici a Diyarbakır (di Francesco Marilungo)


Ieri, martedì 17 aprile, una delegazione del Consiglio mondiale degli Aramaici, composta fra gli altri dal presidente John Messo, dal segretario generale Philip Joseph Hanna, dal direttore culturale Sabo Hanna, assieme al parroco dell’antica chiesa aramaica ‘Maria Madre’ di Diyarbakır, Yusuf Akbulut, ha fatto visita al sindaco della città Osman Baydemir, il quale ha accolto gli ospiti dicendo: «Diyarbakır è la vostra città, perciò bentornati nella vostra città!». Il sindaco ha ricordato che un tempo, nella città, assieme ai curdi vivevano caldei, aramaici, yezidi e armeni. «Purtroppo durante il XX secolo caldei, aramaici, yezidi e armeni sono stati costretti ad emigrare. Andarsene per loro ha provocato grandi sofferenze. Ma potete star certi che chi ci ha veramente perduto siamo noi che siamo rimasti. Ci siamo impoveriti, abbiamo perduto la pace». Baydemir ha inoltre dichiarato la sua intenzione di compiere i passi necessari per un nuovo inizio. Facendo riferimento ai 32 sindaci curdi incarcerati per le operazioni KCK, Baydemir ha ricordato come dal 2010 a lui stesso sia vietato di uscire dalla Turchia, «questo costituisce un impedimento all’intera città di Diyarbakır che in questo modo non può allacciare strette relazioni culturali coi “concittadini” aramaici, armeni, caldei e yezidi che risiedono all’estero». Invitando gli aramaici a tornare a vivere nella città, Baydemir si è detto convinto che ormai le nuove generazioni siano pronte a riscoprire la ricchezza della convivenza e il rispetto dei credi diversi. Il presidente John Messo ha espresso, a nome di tutti gli aramaici, l’emozione provata difronte a un invito di questo genere. L’incontro si pone nel solco della politica di recupero dell’antica commistione multiculturale che caratterizzava Diyarbakır, così come tutto l’est della Turchia agli inizi del Novecento, da parte della municipalità del BDP. Altro esempio della volontà di compiere passi concreti in questa direzione è stato il restauro della chiesa armena e il successivo forum sulla storia degli armeni nella regione, di cui si è parlato in questo blog.

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10 risposte a Aramaici a Diyarbakır (di Francesco Marilungo)

  1. Pingback: Aramaici a Diyarbakır (di Francesco Marilungo) - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. mirkhond ha detto:

    Bisogna aggiungere che, oltre alla presenza siriaca cristiana aramaica, non scomparsa del tutto, ma certamente ridotta ad un lumicino dopo gli scempi condotti dai Giovani Turchi durante la prima guerra mondiale e col successivo kemalismo, vi sono anche i Mhallami, popolazione aramaica musulmana stanziata sul lato meridionale dei contrafforti del Tauro Armeno, negli attuali confini tra Turchia, Siria e Kurdistan che fu iracheno.
    Di questa popolazione si hanno poche notizie, tra cui la testimonianza di Sir Mark Sykes (1879-1919), diplomatico britannico e coautore dei famigerati accordi Sykes-Picot del 1916, all’origine delle attuali tragedie mediorientali, questioni curda e palestinese comprese.
    Ora Sir Mark, nell’anno 1900 compì un viaggio di studio nell’Alta Mesopotamia, nell’area ai piedi del Tauro Armeno, zona piuttosto remota ancora oggi per i viaggiatori franchi.
    Lo sceicco che accompagnava sir Mark osservando i Mhallami, affermò che una buona parte di loro erano dei cripto-cristiani, in quanto discendenti di tribù aramaiche giacobite convertitesi all’Islam al seguito di una carestia per salvare i propri figli, in quanto essendo in periodo di quaresima, non potevano mangiare carne…
    E tuttavia questa islamizzazione fu, per almeno parte di queste popolazioni un fatto superficiale e molti di nascosto si mantenevano ancora cristiani…
    Allo stato attuale delle ricerche è difficile fare valutazioni più approfondite, ma è altamente verosimile che come per i criptoarmeni e i criptocristiani romei del Ponto, anche in queste aree remote e impervie di confine, qualcosa sia rimasto…
    Del resto più ad est, sulle montagne di Hakkari, quindi in zona nestoriana, ancora negli anni intorno al 1996 diverse testimonianze affermano che le contadine dei villaggi delle montagne circostanti portavano l’emblema della Croce cucita sui calzini….
    Questo da una guida turistica APA sulla Turchia….

  3. Fro ha detto:

    Caro Mirkhond,
    io conosco il presidente dell’associazione dei mıhellemi (penso parliamo della stessa cosa con traslitterazioni diverse) che ha sede in un villaggio della provincia di Midiyat. Quando l’ho visitato lui mi ha raccontato un pò la loro storia, ma identificandosi più che altro con un ramo arabo e non aramaico e dichiarandosi islamici sunniti “originali”. La lingua da loro parlata è piuttosto simile all’aramaico, a quanto dicono, più che altro per vicinianza storico-territoriale, ma proviene da un dialetto arabo. Non so se sia possibile considerarli dei cripto-cristiani convertiti. Sicuramente loro non si sentono tali. Gli abitanti di Midiyat (in generale curdi e arabi) li definiscono semplicemente “arabi”. Comunque, qualora volessimo acquisire notizie più precise potrei facilmente rimettermi in contatto col presidente Mihemed Ali, che sarebe disponibilissimo a darci spiegazioni. C’è anche un documentario sui mıhellemi che ho visto ad un festival quia a Diyarbakır. Cercherò di procurarmene una copia e di divulgarla..

  4. Fro ha detto:

    Eccoli in delle immagini durante il Festival mihellemi del 2010: http://www.dailymotion.com/video/xebd5i_bakan-eker-myhellemi-festivalinde_news Quello con la camicia violetto è il presidente dell’associazione Mihellemi (Mihellemi Dinler Diller Ve Medeniyetler Arası Diyalog Derneği) Mehmed Ali Aslan
    Eccolo in un altro video (sempre in turco): http://www.nme.com/nme-video/youtube/id/fjoBUfWuuUM

  5. mirkhond ha detto:

    Le notizie su Mhallami provengono dal testo di Sir Mark Sykes The Last Caliph’s Heritage. A Short History of Turkish Empire, pubblicato nel 1915, ma relativo al suo viaggio di 15 anni prima..
    Le notizie sui Mhallami sono a pagina 578 della suddetta opera.
    Quindi i dati raccolti si riferiscono ad un ambiente che in seguito è stato travolto dagli eventi che conosciamo.
    Il fatto che oggi i Mhallami si identifichino come autentici sunniti può esser dovuto sia ad una più compiuta e sentita islamizzazione, sia a strategie di autodifesa nei riguardi di un ambiente dominante non sempre favorevole verso gli “infedeli” e i “rinnegati”….
    Sulla stessa wikipedia si ritiene probabile che parte di questa popolazione sia ancora cripto-cristiana.
    Naturalmente non sono in grado di verificare quanto letto, ma non mi sento di escluderlo a priori, proprio per le motivazioni di cui si è accennato prima.
    Ciao e grazie come sempre per le notizie di prima mano che ci fornisci….

  6. mirkhond ha detto:

    Sir Mark Sykes inoltre affermava proprio che i Mhallami ufficialmente erano musulmani.
    Erano piuttosto altri musulmani come lo sceicco che gli faceva da guida, a riferire del loro cripto-cristianesimo.
    ciao

    • francesco ha detto:

      Cercheremo di approfondire meglio. Grazie comunque per i tuoi interventi che aprono sempre discussioni interessanti.

  7. massimo ha detto:

    l’influenza aramaica, nell’attuale Turchia sud-orientale (regione di Diyarbakır=Amida ma ancor più di Şanlıurfa=Edessa) é molto antica; già nell’VIII secolo a.C i Regni neo-ittiti (che ci hanno lasciato iscrizioni in luvio geroglifico, sino ad Hamath=Hama=Epiphania in epoca ellenistica, nell’attuale Siria) erano in parte arameizzati linguisticamente, come mostrano alcune iscrizioni in aramaico antico (come in genere é chiamato l’aramaico sino a c.a 700 a.C; altri fanno concludere questa fase solo verso il 500 a.C, per distinguerlo dall’aramaico inmperiale, cioé la lingua standard dell’Impero Achemenide, dall’Egitto al Pakistan, con lievi differenze: le tre lingue delle iscrizioni reali, vecchio persiano, babilonese ed elamita erano in realtà molto meno diffuse)
    molto più tardi nell’area sorgerà il siriaco (specialmente attorno ad Edessa) di cui abbiamo testimonianze dall’inizio della nostra Era
    infatti la prima iscrizione siriaca datata fu trovata a Birecik e risale all’adar 317 cioé febbraio/marzo 6 d.C; l’ iscrizione di Serrin risale al 73 d.C, quelle di Sumatar Harabesi al marzo 165 d.C (adar 476) ed i mosaici di Edessa vanno dal 191 al 224 d.C, come minimo; sulle iscrizioni siriache pagane o “vecchio siriache” si veda l’opera di Drijvers, nella nuova edizione del 1999 “Old Syriac Inscriptions”
    più tardi la cristianità di lingua siriaca avrà un posto importante nell’area (pensiamo solo al convento di Deyr-ul-Zafaran, in Turchia, sede per secoli del Patriarcato siro-giacobita)
    é quindi buon segno il rinnovato interesse per i cristiani di lingua (neo)-aramaica a Diyarbakır ed é un altro sintomo del lento, controverso ma infine continuo avanzare di quella “Turchia plurale” che é nei nostri voti

  8. mirkhond ha detto:

    Per Francesco

    Se posso permettermi un suggerimento, visto che hai quella che per me è una fortuna, e cioè di vivere nei luoghi dei miei sogni, se posso dicevo, quando ti accingerai a cercare notizie su queste realtà particolari, non passare solo per i canali ufficiali inclusi quelli delle associazioni delle varie minoranze, canali legittimi e sacrosanti naturalmente…
    Ci sono realtà che, per loro natura non possono e temo, a dispetto del nuovo corso turco e delle pur auspicabili riforme, a causa di secoli di violenze, soprattutto gli ultimi 100 anni, di difficoltà di ogni tipo, e di strategie di occultamento religioso per sopravvivere COME cristiani in patria, ci sono realtà che non sono facili a farsi scoprire dallo studioso.
    Penso ai criptoarmeni di cui si è cominciato a parlare per la prima volta negli anni ’90 da parte di uno scrittore turco dissidente, Kemal Yalcin, con un suo reportage al seguito di un viaggio nell’Anatolia profonda, stimolato da una docente armena conosciuta nel suo esilio tedesco…
    Idem per Omer Asan sui Rum pontici, grazie al suo Pontos Kulturu del 1996, che ha fatto correre al suo autore, originario delle montagne “caldee” dell’entroterra di Trebisonda, per due volte il rischio di finire in galera in seguito alle note leggi nate dalle note ossessioni kemaliste….
    Penso infine a Seta Dadoyan di cui ho accennato altre volte, la quale in un suo studio ha cercato le connessioni tra il misconosciuto mondo ereticale armeno pauliciano e tondrakiano e la genesi delle realtà shiite estreme, eterodosse dell’Anatolia Orientale e della Siria come l’Alevismo/Alawismo, e l’influenza di queste realtà musulmane eterodosse armene nell’Egitto fatimide dei secoli XI-XII, e infine alla scoperta di realtà di origine armena tra certe tribù “musulmane” sul Tauro…
    ciao e in bocca al lupo come sempre per lo splendido lankelot!

  9. mirkhond ha detto:

    Sperando di far cosa gradita ai lettori e commentatori invio questo :

    Il Fatto Storico
    Quotidiano di Storia e Archeologia

    Svelata l’origine dell’ossidiana di Göbekli Tepe
    aprile 20, 2012

    Una squadra di ricercatori ha scoperto da dove provengono circa 130 lame in ossidiana trovate nel sito di Göbekli Tepe, “il più antico tempio del mondo” oggi situato in Turchia.
    Gli utensili, di origine vulcanica, furono creati anche a 500 km di distanza.
    Solo una piccola parte di Göbekli Tepe è stato scavata finora, ma ciò che è stato portato alla luce è sorprendente. Il sito contiene almeno 20 cerchi di pietra, uno dentro l’altro, con diametri che vanno dai 10 ai 30 metri. I ricercatori sospettano che i cerchi esterni venissero riempiti coi detriti prima di costruire un nuovo cerchio all’interno.
    Enigmatici sono le statue e i bassorilievi di persone e animali scolpiti sui blocchi di pietra calcarea a forma di T e sugli enormi pilastri centrali.
    Ancor più enigmatico è però quello che non è stato trovato. Le costruzioni non contengono focolari, e i resti di piante e animali non mostrano segni di addomesticamento. Inoltre, finora non ci sono edifici che gli archeologi pensano siano stati utilizzati per la vita quotidiana.
    Per cercare di risolvere alcuni dei misteri, il team di Tristan Carter (McMaster University a Hamilton, Canada) e del direttore degli scavi Klaus Schmidt ha esaminato la composizione chimica degli utensili per scoprire da quali fonti vulcaniche provenisse l’ossidiana. “Siamo in grado di dire esattamente da quale monte proviene, e a volte anche da quale fianco del vulcano”, ha detto Carter.
    Almeno tre delle fonti si trovano nella Turchia centrale, in Cappadocia, cioè a quasi 500 km di distanza da Göbekli Tepe. Almeno altre tre sono invece della parte orientale del paese, vicino al lago di Van, circa a 250 km di distanza dal sito. Un’altra fonte ancora si trova poi nel nord-est della Turchia, a 500 km di distanza.
    Ciò che rende speciali questi risultati, dicono i ricercatori, non sono tanto le distanze, ma piuttosto la varietà delle fonti di ossidiana. Ci sono molte ragioni che potrebbero spiegare come siano arrivati quegli utensili a Göbekli Tepe; quello suggestivo, proposto dal team di ricerca, è che il sito fosse una sorta di luogo di pellegrinaggio che attraeva persone da molti luoghi diversi.

    da ilfattostorico.com

    Dallo stesso sito, vedasi anche: Il mistero di Gobekli Tepe.

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