Risposta di Francesco Marilungo a Marta Ottaviani


Qualche giorno fa ho pescato due perle belle grosse da un’intervista a Marta Ottaviani ospitata sulla rivista elettronica Diacronie. Studi di storia contemporanea. L’amico Francesco Marilungo ha scritto una lunga risposta in riferimento a quanto dichiarato sui curdi (la parola chiave più adatta è: agghiacciante!), questo blog è ovviamente aperto a TUTTI – Marta Ottaviani compresa, se lo riterrà opportuno – per confronti, critiche, litigi.

D: Adesso passerei ad un ad altro argomento comunque correlato con le minoranze e gli sviluppi storici recenti: la creazione di uno stato autonomo (federato) kurdo-iracheno non ha risolto i problemi, anzi, se possibile ha riacceso la tensione sul confine. È possibile pensare ad una via verso una maggiore autonomia per i Curdi di Turchia o sarebbe necessario un maggior coinvolgimento dell’Occidente?

M O: Questo più che un problema è una maledizione. Anzitutto i Curdi in Turchia si dovrebbero anche accontentare, nel senso che le loro condizioni sono migliorate molto col passare del tempo e i Curdi che oggi si oppongono a questa condizione sono una minoranza nella minoranza. Non vorrei essere cinica o indelicata, ma alla fine se una minoranza nella minoranza vuole creare dei problemi, la Turchia non ci può fare molto. Per esempio, ieri ho preso il taxi e il tassista curdo mi ha detto: «sì! ora le nostre condizioni sono migliorate, ma negli anni ’50 abbiamo passato l’impossibile e ora dobbiamo fargliela pagare». Ma che cosa gli fai pagare? Io guarderei al futuro e al fatto che mio figlio può stare meglio di me piuttosto che a pensare a una cosa che è successa cinquant’anni fa.

D: c’è un risentimento eccessivo…

M O: Beh, sì! A volte mi sembra anche molto strumentalizzato. Secondo me è inconcepibile che venga dato sostegno ad un organizzazione terroristica. Io credo che sostenere i terroristi sia sempre una cosa sbagliata. In secondo luogo, mi sembra errato sostenere un’organizzazione che si è evoluta come il PKK.

FM Stasera ho letto anch’io l’intervista per intero. Mi complimento con la rivista in generale e anche con le domande (anche se un pò più di insistenza e qualche richiesta di chiarimento sulla questione curda le avrei apprezzate).

Dopo aver letto per intero, le affermazioni della Ottaviani sui Curdi mi appaiono ancora più agghiaccianti.

Con ordine.

1- Definire “una maledizione” una lotta popolare nata dall’oppressione e dalla negazione dell’identità e che ha mietuto all’incirca 40.000 vittime (guerriglieri, civili e soldati dell’esercito turco) nel giro di 30 anni e che ancora continua a mieterne è quantomeno irrispettoso e indelicato.

2- Si sarebbe dovuto chiedere di cosa i curdi dovrebbero accontentarsi. Di TRT6? Dell’Istituto delle “lingue viventi” di Mardin? Di non dover oggigiorno pagare multe pecuniarie alla pronuncia di una parola curda? TRT6 lo guarda una grandissima minoranza di curdi e quando li interrogo sulla questione mi dicono “quello non è il curdo che parliamo noi. Quello è turco travestito con parole curde.” L’apertura dell’istituto delle lingue viventi alla Mardin Artuklu Universitesi è un fatto positivo (nonostante l’ipocrisia del nome), ma è una goccia nel mare che non può far fronte alla mancanza dell’istruzione primaria per una popolazione di circa 15 milioni di persone. I curdi hanno visto negare l’accesso al parlamento di 6 deputati regolarmente eletti alle scorse elezioni. 7000 persone della società civile sono sotto arresto preventivo. I processi per il KCK sono bloccati perchè agli imputati non si riconosce il diritto di difendersi in curdo. A dicembre 35 civili curdi tra cui molti bambini sono stati uccisi “per sbaglio” dai caccia turchi. Gli scontri tra forze dei guerriglieri e forze dell’esercito sono molto più frequenti di quello che si pensa e non tutti i giorni raggiungono le pagine dei giornali principali turchi. In questa primavera i bombardamenti degli elicotteri turchi sono stati piuttosto intensi. Ogni giorno da dietro casa mia decollano almeno 5/6 F-16 dell’areonautica; non penso facciano tutti i giorni esercitazioni. La pressione militare a cui sono sottoposti alcuni territori curdi (provinvce di Sirnak, Hakkari, Tunceli/Dersim, Bingol) è simile a quella che Israele esercita sulla cisgiordania.

3-Il successo elettorale storico raggiunto dal BDP (Partito della democrazia e della pace) alle scorse elezioni mi semra smentisca l’affermazione secondo cui “i Curdi che oggi si oppongono a questa condizione sono una minoranza nella minoranza”. Mai erano arrivati ad eleggere 36 deputati.

4-”la Turchia non ci può fare molto”, capolavoro! Sembra che i curdi siano piovuti dallo spazio e per sventura siano finiti a macchiare il lindo pedegree della Turchia. La Turchia dalla nascita della Repubblica in poi ha attuato delle politiche di colonizzazione interna. Potrebbe come minimo riconoscere i diritti fondamentali dei suoi cittadini d’etnia e lingua diverse da quella turca. La religione è un altro conto (almeno in Turchia, dopo Losanna).

5-Checché ne dica il tassista (sarà poi vero? mai sentito un curdo parlare così, nè fare riferimento agli anni’50 come periodo nero), i dolori provocati al popolo curdo non cominciano nè finiscono negli anni ’50. Se si vuole trovare una data discrimine quella è allora il 1984. La gente che ha fra i 20 e i 40 anni oggi ha vissuto nel periodo peggiore della repressione turca nei confronti dei curdi. Non stiamo parlando di beghe revansciste. Ho amici che si sono visti mitragliare i vetri delle scuole, con regolarità, dall’esercito. Conosco gente che è stata svegliata nel cuore della notte e perquisita in malo modo dall’esercito centinaia di volte. Vivo in una città in cui si sono riparate le migliaia di persone evacuate, nel giro di una notte, dai villaggi; gente con un curriculum da pastore finita a vivere di colpo in una metropoli di 1.500.000 abitanti. I ragazzi della mia età vivono un trauma psicologico insanabile: a sei/sette anni hanno iniziato la scuola in una lingua che non avevano quasi mai sentito prima. Hanno avuto difficoltà scolastiche, si sono sentiti dei ritardati. Ora non sanno più parlare propriamente il curdo, la loro lingua madre, e sono costretti ad esprimersi in una lingua che odiano. “Dobbiamo fargliela pagare”, in due anni abbondanti di kurdistan-turco è una frase che non ho mai sentito. In genere sento dire “basta”, “Artik yeter”, la gente è stufa dei morti, di vedere le madri (Le MADRI, turche e curde) piangere per i loro figli. La gente ha bisogno di diritti e libertà tutto qui. Non c’è nessuno spirito di vendetta. L’unica delle due parti che abbia dichiarato cessate-il-fuoco prolungati per favorire il dialogo è il PKK.

6- “Io guarderei al futuro e al fatto che mio figlio può stare meglio di me piuttosto che a pensare a una cosa che è successa cinquant’anni fa.” dice la Ottaviani. Il massacro di Uludere è avvenuto lo scorso dicembre. 35 innocenti. I morti nelle manifestazioni di piazza (Newroz, e altre) sono dei mesi scorsi. Gli arresti KCK continuano a ritmi impressionanti. Il ritratto che fa la Ottaviani dei curdi è quello di gente sfinita dal livore che non vuole accettare di stare meglio e ostinatamente crea scompiglio, terrore, morte…inutilmente. Ovvio, stra-ovvio, che non è così. I curdi vorrebero poter dire “mio figlio sta meglio di me”, solo che loro figlio non parla più la loro lingua, ha perso il contatto con una cultura millenaria e ricca, è stato arrestato per aver chiesto l’educazione in lingua madre, ha subito violenze sessuali nei carceri in cui era finito per aver lanciato una pietra ai blindati della polizia o per aver cantato uno slogan “separatista”, si è visto il proprio territorio devastato irreparabilmente dai “progetti di sviluppo”, di inurbamento forzato e dalle dighe che devastano il territorio per portare energia elettrica alle fabbriche dell’ovest. Perchè questo va anche detto, nel sud-est della Turchia, se si esclude forse Gaziantep, oltre alla repressione non è stato attuato negli anni alcun piano di sviluppo e di impiego, anzi, la migrazione interna verso l’ovest è stata favorita per avere mano d’opera a basso costo nel settore turistico, ad esempio, e per accellerare l’assimilazione.

7- “Io credo che sostenere i terroristi sia sempre una cosa sbagliata”, dice la Ottaviani. Sì, come accettare caramelle dagli sconosciuti, è sempre una cosa sbagliata. Oltre a dimostrare il prono allineamento della giornalista all’uso mainstream della parola “terrorista”, l’intervistata mostra anche di travisare i fatti (EU e USA dettano e i giornalisti scrivono…): il Pkk, checché se ne voglia pensare ha smesso di attaccare target civili da anni e anni, da decenni ormai. Ci sono stati casi di perdite di civili spesso in situazioni poco chiare, nel fuoco incorciato fra pkk e esercito, con quest’ultimo che poi ha tutto l’agio a livello di stampa di gettare la colpa sugli avversari. Se i target civili sono da considerarsi propri delle organizzazioni terroristiche, l’uccisione di 35 persone da parte dell’esercito tramite bombardamento aereo è da considerarsi atto terroristico. Del resto la nozione di terrorismo di stato qualcuno dovrà pure spolverargliela alla nostra giornalista. Io sono fra quelli che spesso critica i curdi per il loro attaccamento spesso miope al pkk e al leader Ocalan, perchè questo attaccamento non fa altro che replicare in senso opposto il kemalismo turco e non può portare alla soluzione, al momento. Però sono pure consapevole che ragazzi e ragazze di tutte le età, laureati anche dalle migliori università di Istanbul, sono partiti per andare sulle montagne a dare la vita per una causa, quando la loro libertà di movimeto, la loro indentità, culturale, storica, linguistica (a volte anche religiosa), veniva non attaccata, ma negata e repressa da uno stato razzista. So che la gente è salita sulle montagne quando non rimaneva loro altra soluzione. Ma i curdi, sebbene la Ottaviani non lo sappia, hanno una dignità e un onore e non si lasciano strappare una storia antichissima dal primo stato-nazione-laicista-militarista che capita. Hanno resistito per secoli all’accerchiamento di turchi, persiani e arabi, tanto per dire. Starei attento a semplificare con la frettolosa parola “terroristi”.

Bene quando ci spiega la laboriosità e la modernità sfaccettata di Istanbul, bene quando ci illustra le politiche ipocrite dell’Europa nei confronti dell’ingresso della Turchia, bene quando ci illustra le relazioni commerciali con l’Italia. Bene. Quando parla di curdi però, la Ottaviani, dovrebbe mettersi in bocca (se in cuore non è possibile…) il rispetto!

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22 risposte a Risposta di Francesco Marilungo a Marta Ottaviani

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  2. mirkhond ha detto:

    EU e USA dettano e i giornalisti scrivono…

    QUESTA è infatti la chiave per decifrare la disinformacija giornalistica italiana sul Medio Oriente…
    Francesco, grazie per queste notizie che, diversamente non sapremmo se ci affidassimo solo ai ruffiani prezzolati di regime….
    ciao!

    • Fro ha detto:

      Dici bene Mirko, l’apsetto giornalistico è solo quello superficiale. Il “mandante” sono i nostri “rappresentanti”. Grazie a te che leggi e ci arricchisci coi tuoi commenti!

  3. Carlotta Grisi ha detto:

    Grazie Fro.
    Grazie per aver dato voce anche ai miei pensieri, opinioni e conoscenze. Grazie per aver risposto per tutti coloro che vivono, o hanno vissuto, il Kurdistan e che con il popolo Curdo hanno condiviso giorni, mesi, che con i Curdi vi hanno mangiato, dormito, discusso per notti intere, celebrato feste e danzato; per noi che vediamo le politiche negazioniste e assimilatorie dello stato turco e sentiamo sulla nostra pelle la militarizzazione, la riduzione estrema di diritti e libertà, la repressione vera di una Voce popolare. Per noi che vediamo e viviamo la realtà per quella che è.
    Ma Marta Ottaviani ci è venuta recentemente nel Kurdistan turco? Perchè la sua ‘analisi’ è completamente fuorviante, non aderente alla realtà, rappresentazione di una condizione di diritto inesistente.
    Agghiacciante è leggere: “I Curdi in Turchia si dovrebbero anche accontentare, nel senso che le loro condizioni sono migliorate molto col passare del tempo e i Curdi che oggi si oppongono a questa condizione sono una minoranza nella minoranza.”
    Fra ha già spiegato i miglioramenti (TRT 6, etc…) e le riforme avvenute nell’ultimo periodo, soprattutto dopo la salita al governo dell’AKP. Ma se la condizione dei Curdi negli ultimi 10 anni è migliorata molto purtroppo l’ultimo periodo, a partire dall’aprile 2009 subito dopo le elezioni amministrative, si è verificata un’ascesa incredibile nel numero di operazioni politiche e militari: quasi ogni giorno avvengono arresti e fermi, migliaia sono gli attori della società civile e politica in carcere. La libertà di espressione in Turchia non esiste, per alcuni s’intende.
    Nel mio ultimo viaggio, il mese scorso, ero con un gruppo di amici a Yuksekova per festeggiare il Newroz e mai mi sarei aspettata di vivere ciò che ho vissuto. Anch’io ero fiduciosa che il governo e l’esercito fossero desiderosi di aprire una fase di distensione nei rapporti con il popolo curdo e accettassero l’offerta del dialogo.
    No. non ci hanno lasciato marciare pacificamente per festeggiare quella che è la festa nazionale più importante dei Curdi. Con scuse ridicole: “Oggi non è il giorno giusto (era il 20), dovete celebrarla di 21 marzo” e “No, il corteo deve passare per questa via e non per quella” i militari hanno attaccato violentemente la folla inerme.
    Io ero tra ragazzine agghindate a festa e signore anziane che volevano solo divertirsi. Siamo invece rimaste sotto candelotti di gas lacrimogeno, acqua sparata dagli idranti e pallottole vere che sparavano per spaventarci sui muri delle case ai piani alti. Vedere queste signore per terra, coprirsi il viso per non morire soffocate dai gas, rialzarsi e prendere sassi e pezzi di macerie dai marciapiedi per difendersi dai blindati, senza paura, è stato scioccante.
    I Curdi dovrebbero accontentarsi di cosa? Di spogliarsi della loro identità, lingua, cultura, storia, dovrebbero dimenticare chi sono per avere pari diritti?
    Un’altra cosa. Il PKK rappresenta uno degli ultimi movimenti di guerriglia popolare, lotta per il diritto all’autodeterminazione del popolo Curdo e per creare una modello di vita alternativo a quello capitalista (non solo per i Curdi). Anzichè attaccare la facile etichetta di terrorista si dovrebbe analizzare la storia, gli azioni (anche gli sbagli) e le condizioni in cui ha operato e opera questa organizzazione.
    Per alcuni il PKK è: “…una assicurazione sulla vita, un’assicurazione di libertà, una garanzia di sicurezza“, “se non ci fosse il PKK noi curdi neppure esisteremmo”, ed anche fonte di stimolo per migliorarsi: “…dopo la costituzione del PKK abbiamo pian piano cominciato a sentire il bisogno di interrogarci sulla nostra identità, sul nostro passato, e sulle culture dell’umanità in un’ottica universale; il PKK ci ha fornito questo stimolo. Prima del PKK non avevamo mai sentito la necessità di pensare, interpretare, interrogare noi stessi sul mondo, l’uomo, la natura; come persone “normali”, non educate, pensavamo solo a riempirci lo stomaco e ai nostri bisogni individuali. Da una piccola finestra osservavamo il mondo, “il nostro mondo”, un mondo limitato, confinato, come se non esistesse nient’altro al di fuori. Non ci eravamo mai chiesti da chi e da dove proveniamo, quali sono le nostre origini, cosa dobbiamo/vogliamo fare come uomini e donne, come curdi, non sentivamo la necessità di ricercare e riflettere su questi temi. Ma fuori ci sono altri popoli, altre lotte. Il PKK ci ha dato questa consapevolezza: la consapevolezza dell’importanza di ri-pensarci in un contesto al tempo stesso locale e internazionale”.
    Invito Marta e tutti coloro che conoscono poco il tema a leggere come testimonianza l’intervista (da cui questi pensieri sono tratti) fatta con un gruppo di ragazzi in un villaggio nella provincia di Hakkari:

    http://kurdistanturco.wordpress.com/2012/05/11/dai-monti-del-kurdistan-chiacchierata-in-un-villaggio-di-confine/

  4. raffaele morani ha detto:

    Complimenti a Francesco Marilungo per la dettagliata risposta e per tutte le notizie che ci dà sulla questione curda, troppo spesso censurata o dimenticata dai più, quanto non apertamente travisata o trattata in maniera semplicistica come in questo caso.

    • Fro ha detto:

      Grazie a te Raffaele. Io non sono un giornalista, nè mi sento tale. Ma difronte a questo tipo di disinformazione scientemente propinata non riesco a trattenermi. Io non posso fare molto contro la propaganda anti-curda che regna in Italia. Ma forse insieme, pian piano, si può riuscire a rompere il silenzio e l’ignoranza. Restiamo vigili!

  5. Istanbul, Avrupa ha detto:

    grazie a Francesco e Carlotta per i loro commenti: anche se io trovo legittime e persino indispensabili le azioni repressive nei confronti del Pkk, che e’ molto di piu’ rispetto a una semplice organizzazione terroristiche ma che ha fatto dell’uso anche indiscriminato della violenza una delle sue modalita’ operative preferite (ovviamente non e’ solo con la repressione che si sconfigge il terrorismo, la chiave e’ ovviamente tutta politica: ed e’ sul terreno politico che lo stato turco haancora moltissimo da fare); in ogni caso, trovo estremamente riduttivo stabilire una sorta di equivalenza tra il popolo curdo e il Pkk: che e’ – al di la’ dell’uso della violenza – un’organizzazione che si ispira a un’ideologia radicale ed estremista (il consenso nei confronti dell’Akp anche nel sud-est credo sia piuttosto indicativo a riguardo).

    provo a chiedervi: ma il Bdp non acquisirebbe autorevolezza e rispettabilita’ se prendesse totalmente le distanze dal Pkk e dall’uso della violenza? sempre che possa farlo…

  6. Aletronc ha detto:

    Grazie a Francesco e a tutti quanti per questi preziosi interventi sulla questione curda, anche visto come viene trattata dai maggiori quotidiani italiani: http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/05/08/news/erdogan_da_napolitano_e_monti_e_i_curdi_protestano_al_pantheon-34693586/index.html?ref=search – notoriamente il Pkk è il partito comunista turco…
    In ogni caso, sarebbe interessante vedere il popolo curdo (almeno, una parte) riconoscere gli errori e i limiti di Ocalan e di Pkk, liberandosi dall’identificazione della lotta con questa organizzazione e il suo leader. Pensate sia possibile, prima o poi?

  7. Aletronc ha detto:

    Per Carlotta

    Ho appena finito di leggere la tua intervista ai ragazzi del villaggio in provincia di Hakkari: loro sostengono che l’azione del Pkk ha portato dei cambiamenti nel modo di considerare la donna e anche nelle loro effettive condizioni di vita. A me però non sembra così vero – almeno, non per tutti – e la disparità di trattamento comunque esiste. Questo è dato dal fatto che la mentalità sta cambiando soprattutto nei giovani, come dicono anche loro? Oppure ci sono situazioni diverse a seconda dei diversi villaggi o zone?

    • Carlotta Grisi ha detto:

      I ragazzi intervistati si riferiscono in particolare all’area in cui sono nati e vivono: la regione di Hakkari, provincia di Yuksekova. Qui, la coscienza politica, la consapevolezza e la volontà di istituire un nuovo modello sociale in cui anche la donna abbia un ruolo diverso (da quello di relegata in casa a fare lavori domestici e servire marito, figli, etc…) sono molto forti, a differenza di altre aree del Kurdistan come Bingol o Muş dove invece è più sviluppata l’identità religiosa e vi è una mentalità molto conservatrice. A Yuksekova, in generale, la donna ha acquisito un valore e un ruolo nuovo anche nella vita quotidiana, non solo nella sfera pubblica e politica.
      La situazione differisce molto quindi a seconda delle zone per vari motivi (morfologia e posizionamento geografico, militarizzazione, diffusione di confraternite religiose, etc…) impossibili da sviscerare qui. Chiaramente anche a Yuksekova il processo di emancipazione della donna è cominciato negli ultimi anni e siamo solo all’inizio. Importante è che si sia cominciato a discutere e riflettere su ruoli e rapporti sociali. Sempre più cooperative e associazioni femminili vengono istituite, spesso con l’aiuto delle municipalità, non solo per supportare le donne dal punto di vista legale, economico, psicologico ma soprattutto per ‘entrare’ nelle case e cominciare a costruire nuove basi dei rapporti uomo-donna.
      C’è molto da lavorare.
      Ma le donne Curde sono forti e fiere, ce la faremo.

  8. massimo ha detto:

    ottima risposta Francesco….dirò qualcosa d’altro in seguito

  9. massimo ha detto:

    a proposito dell’affermazione della giornalista che cita gli anni ’50, non é proprio negli anni ’50, sotto il governo di Adnan Mendereş che i curdi beneficiarono di un primo, timidissimo e quasi impercettibile disgelo, dopo le repressioni diciamo pure selvagge degli anni ’30 ? io non mi permetto di affermarlo in quanto conosco poco la questione curda e lo chiedo quindi all’informatissimo Francesco….ma se così fosse, la giornalista in questione avrebbe preso una cantonata (oppure incontrò un taxista inaffidabile) :D
    ciao a tutti

    @Francesco
    perché non scrivi un articolo su questo blog relativo ai cristiani orientali nel Sud-Est e ai loro “resti”, cristiani che come si é spesso detto ebbero rapporti molto difficili con i curdi, specialmente fra ‘800 e ‘900 ?…nessuno potrebbe farlo meglio di te, basato nell’antica Amida e profondo conoscitore dei luoghi, alcuni dei quali Edessa (Şanlıurfa), Nusaybin (Nisibis) e Mardin richiamano alla mente il passato cristiano (siro-“giacobita” e/o “nestoriano”)
    ciao !

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      francamente, io non ho mai basato un articolo – o maturato un’idea – su quanto mi ha raccontato un tassista, un turista, un passante, un ubriaco al bar :-)

      ad esempio, senza dover per forza andare nel sud-est, giovedi’ vado a una lezione di curdo all’universita’ di Bilgi: l’insegnante la conosco gia’, voglio scoprire se gli studenti hanno voglia di accontentarsi :-)

    • Fro ha detto:

      Hai ragione Massimo, il riferimento della giornalista agli anni ’50 è una vera e propria cantonata. Sì, i curdi hanno vissuto degli “alleggerimenti” della pressione ogni qual volta in Turchia si siano afferamte delle forze che tentavano di distanziarsi dall’ideologia fondante della Repubblica. E’ il caso anche del Partito Democratico di Adnan Menders, che poi poverino infatti non ha fatto una bella fine. Al di là di questo, il riferimento agli anni ’50 è a dir poco fuorviante. Poniamo pure che il tassista abbia detto una cosa del genere, bè, la giornalista dovrebbe essere un pò più preparata del tassista e sapere (e far sapere al lettore italiano, non sempre informato) che il problema curdo così come si presenta oggi nasce dalla formazione del Pkk alla fine degli anni ’70 e dal colpo di stato militare dell’80. E poi, come giustamente dice Giuseppe, basare le proprie affermazioni sui pareri della gente incontrata per strada è quantomeno poco professionale.

      Per quel che riguarda i cristiani del sud-est. E’ un capitolo che mi sono sempre riproposto di indagare per bene. Purtropppo il tempo non è dalla mia parte, perchè fra qualche settimana lascerò Amida. Potrei scriverne basandomi su ciò che ho visto e su ciò che ho sentito dire, ma a quel punto sarebbe meglio che ne scvrivesse la Ottaviani :) Più in là magari troveremo il tempo. Per il momento posso solo consigliare a tutti di venire a visitare le splendide chiese di Diyarbakir, i monasteri della provincia di Mardin, le chiese di Midyat. Sono posti stupendi!

      • massimo ha detto:

        a proposito di affidabilità di fonti di informazione…mi sovviene un episodio citato da Ciano nel suo Diario..
        Ciano trova il Duce contento perché un mendicante di Napoli, interpellato dal console USA sulle condizioni di vita sotto il fascismo, gli risponde che lui stava benissimo e che il Fascismo provvedeva a tutto…
        Ciano commenta..sarà…ma a me viene il brivido a pensare da quali fonti i consoli, anche i nostri, traggono le loro informazioni … :D
        ciao

      • Carlotta Grisi ha detto:

        Vero. Non perdetevi il Monastero di Mor Gabriel (San Gabriele): è uno dei più antichi monasteri della minoranza siriaco-ortodossa e cuore pulsante della cultura e lingua della comunità.

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