Leggevo ieri sera un interessantissimo discorso del presidente Gül, di qualche settimana fa: “La nuova dottrina di difesa e il potere virtuoso”, pronunciato all’Accademia militare. Nel discorso ci sono molti spunti degni di nota riguardo le trasformazioni del sistema internazionale (la Turchia non vuole né lo status quo, né le rivoluzioni: ma la trasformazione graduale in senso democratico delle sue periferie e l’emergere di un sistema multipolare) o la modernizzazione delle forze armate turche (meno politica, più professionalità), ma quello che mi ha maggiormente colpito è il concetto di “potere virtuoso” di cui non avevo mai sentito parlare prima: mutuato da al Farabi, messo in contrapposizione all’hard/soft/smart power di matrice anglosassone (“rappresenta la mentalità utilitaristica e pragmatica”), presentato come approccio visionario che punta a proteggere “la pace, la prosperità e la felicità di tutti” attraverso la cooperazione e non l’imposizione. Cercherò di capire meglio quali sono le implicazioni concrete e in che modo questa visione è compatibile con la “profondità strategica” di Davutoğlu.
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potresti dirci qualcosa sui VERI notivi della politica siriana di Erdoğan, che é secondo me il vero punto debole del governo AKP ? io sono d’accordo in quasi tutto con Erdoğan ma confesso che mi dispiace la posizione duramente anti-Bashar al-As’ad presa dai turchi
riflessioni simili credo le abbia fatte Blondet qualche giorno fa, non so se hai visto….dico “credo” perché non avendo l’abbonamento non ho potuto leggere l’articolo e ho dovuto accontentarmi del riassunto che può essere fuirviante
ciao
i motivi a mio modo di vedere sono due: primo, la Turchia ha consigliato da subito Assad – dal febbraio 2011 – di mettere in atto delle riforme, ma Assad ha promesso e mai mantenuto; secondo, il sostegno a un regime che usa le ‘maniere forti’ e’ in aperto contrasto con la politica estera turca, basata sulla ricerca di un sostanziale equilibrio tra interessi nazionali e valori…
però in tal modo Erdoğan rischia di fare gli interessi di quegli stessi ambienti che vedrebbero volentieri la sua caduta (certi circoli USA, i sionisti, i liberal-massoni europei nostalgici del tardo-kemalismo)…a meno che non abbia già preso le contromisure intavolando proficui dialoghi con esponenti dell’opposizione siriana (che non é tutta unita
) per un dopo-As’ad conforme ai suoi piani…io temo la caduta del baathismo in Siria perché sarebbe una catastrofe per i cristiani (come lo fu la caduta del baathismo iracheno ad opera USA nel 2003) e inoltre da qualche mese Bashar qualche riforma l’ha pur fatta, o almeno annunciata (il 7 maggio ci sono state elezioni “plurali”), ma é difficile discutere con chi fa attentati sangunari
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