Rakı, ούζο, zammù (di Alessandro Riolo)


Rakı è il nome con il quale i Turchi chiamano la grappa aromatizzata tradizionalmente con l’anice, ma più recentemente, per motivi economici, con la badiana, cioé l’anice stellato. A volte alcuni produttori, sempre con l’ottica di ricavare maggiori margini, spesso a discapito della qualità, usano qualsiasi fonte a buon mercato di anetolo, che è il composto aromatico che dona al rakı il suo specifico sapore.

L’acquavite per il rakı viene tradizionalmente distillata, per lo più nella zona di Tekirdağ, dalla vinaccia, come per la grappa, e nella zona di Smirne anche dai fichi, ma dalla recente liberalizzazione del mercato turco alcuni produttori hanno iniziato a proporre anche altro (riso, mais, patate, …). Usualmente il Raki è venduto con un contenuto alcolico del 40% vol, ma i Turchi lo bevono usualmente mescolandolo 50/50 (o 60/40) con l’acqua fredda.

Per svariate ragioni è preferibile non esagerarne il consumo. Posso portare al proposito un aneddoto personale: diversi anni fa un mio parente me ne offrì almeno sei bicchieri secchi di seguito (senza acqua!), e dopo questo fatidico sesto bicchiere l’unica cosa che ricordo è che abbastanza magicamente mi ritrovai al mattino sul mio letto, ma successivamente mi mostrarono un video che provava senza ombra di dubbio che ero rimasto sveglio e piuttosto attivo per diverse ore, di cui però non serbavo alcun ricordo, per cui è generalmente meglio non approfittarne e mescolarlo con l’acqua.

L’acquavite non aromatizzata, che i Turchi chiamano Suma, è più difficile da trovare, ma non impossibile. L’ούζο è la stessa identica bevanda, ed anche nell’Hellade si trovano sia la versione con lo zammù, che è il termine siciliano per anice, sia quella senza. A Χίος ne fanno una versione aromatizzata con la resina del lentisco, la μαστίχα, che con un po di impegno si riesce a comprare anche ad Istanbul (ad esempio a Santo Stefano/Yeşilköy).

L’Anice Unico dei Tutone fatto a Palermo è un rakı di altissima qualità, ed è probabilmente il migliore che ci sia in giro, e d’altronde ci sarà un qualche valido motivo per cui i Tutone lo vendono da 200 anni, ma se uno vuole provarlo come i Turchi o gli Helleni, bisogna ricordarsi che è al 60% vol, per cui va bevuto 33/67. Usare rakı o ούζο per fare l’acqua è zammù alla Siciliana è invece meno consigliabile, appunto perché il risultato è abbastanza monodimensionale paragonato a quello che si ottiene con quello dei Tutone. Esperimenti di degustazione alla cieca che ho condotto personalmente per diversi anni tra consumatori di rakı turchi fino ad oggi mi hanno sempre dato uno stesso risultato: gli uomini turchi preferiscono di gran lunga il rakı turco (100%-0%), mentre le donne turche mostrano una spiccata predilezione per l’Anice Unico dei Tutone (20%-80%).

Per finire, rakı viene da una parola araba, Araq (عرق), che significa bene o male “distillato” (più precisamente “perspirato” o “sudato”), e che indica bene o male lo stesso liquore nel Levante (Libano, Siria, ..). L’Araq è più simile all’Anice siciliano, di cui è probabilmente il diretto progenitore, così come del rakı o dell’ούζο, ed essendo anch’esso 60% vol, andrà bevuto mescolato 33/67.

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15 risposte a Rakı, ούζο, zammù (di Alessandro Riolo)

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  2. niccolò scrive:

    La prima volta che sono venuto a contatto con simili bevande è stato in Libano. ero ancora un bambino quindi nel mio caso le dosi risultarono molto molto morigerate :)
    mi raccontano i miei genitori che l’araq era servito insieme a mandorle in una ciotola piena di ghiaccio, e per noi “padani” risultava assolutamente affascinante. Un po più cresciutello invece ho provato anche l’ouzo in Grecia, e anni dopo il raki in Turchia, pasteggiando lungo la costa meridionale, a Kas.

    Complimenti per l’articolo.
    Niccolò

    • aledeniz scrive:

      @niccolò: l’acqua è zammù dei Siciliani è esattamente quello che descrivi, una bevanda usualmente preparata per bambini le sere d’estate con poche goccie di anice in un bicchiere d’acqua fredda.
      Grazie per i complimenti :)

      • niccolò scrive:

        Mi hai fatto riemergere dalla memoria lontanissimi, e fanciulleschi, ricordi!immaginati un bambino di 10 anni in un ristorante a Beirut cosa possa provare!:)

  3. mirkhond scrive:

    L’acquavite per il rakı viene tradizionalmente distillata, per lo più nella zona di Tekirdağ, dalla vinaccia, come per la grappa

    Effettivamente nella regione di Tekirdağ (la romea Rodosto), l’antica Ganos, mi sembra che vi fossero i vigneti da cui si preparava il vino per Costantinopoli…
    Ma l’araq/raki, non ha ovviamente, nessuna percentuale di alcool?
    La sua diffusione e consumo come viene vista dall’ortodossia sunnita?
    L’araq/raki, si beveva anche nella Romània bizantina pre-ottomana, importata dagli Arabi?
    Anch’io mi associo ai complimenti per l’interessante articolo.

    • aledeniz scrive:

      L’arak è generalmente 60% vol, esattamente come l’Anice Unico dei Tutone. Il rakı è usualmente 40% vol o 45% vol.
      Di tanto in tanto i media turchi lato kemalista montano polemiche su qualche foto di qualche deputato o pezzo più o meno grosso dell’AKP colto con un bel bicchiere di rakı in mano (“visto, predicano bene e razzolano male”). Quelli pro AKP credo adottino la tattica del silenzio, ma non li leggo certo ogni giorno ;)
      In generale comunque il governo dell’AKP è abbastanza miope nei rapporti con l’industria alcoolica turca, è un peccato perché ci sarebbero ottime possibilità, molto disincentivate.
      Grazie anche a te per i complimenti :)

      • luigi scrive:

        Mia mamma (palermitana) mi metteva prima poche gocce di “Tutone” nel bicchiere e poi aggiungeva l’acqua gelata, che assumeva un colore omogeneo lattescente. Facendo il contrario invece, lo Zammù cadendo nell’acqua formava delle volute “fumose” e si amalgamava meno bene!

  4. gixeco scrive:

    Aledeniz, ho voglia di un rakı :)

    Sarebbe interessante approfondire l’argomento con l’accompagno dei vari cibi più o meno adatti.
    A me lo hanno fatto gustare accompagnando abbondanti insalate e formaggi, o pasti a base di pesce. Come consigli quindi di finire la mia bottiglia di Tekirdağ ?

  5. raffaele morani scrive:

    In un bar di Ankara me l’hanno servito assieme ad abbondante frutta

  6. onur güvercin scrive:

    c’e un altro tipo di raki qui ad adana dove si trova a sud..si chiamano “bogmaca” e piu forte di rakı..ma non potete trovare al mercato..la gente si vendono nascondendolo.. dovete trovare..se il tempo fa freddo,c’e solo una soluzione! bere bogmaca per sentire calda!

  7. Andrea scrive:

    Ho ricordi piuttosto vaghi di una cena in Cappadocia dove ne bevemmo più o meno una bottiglia a testa, con i risultati che potete immaginare: purtroppo dopo quella batosta non riesco più a sopportarne nemmeno l’odore :(

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