(lo considero già acquisito alla mia biblioteca…)
Lucy Grig and Gavin Kelly (eds.), Two Romes. Rome and Constantinople in Late Antiquity (Oxford University Press, 2012)
The city of Constantinople was named New Rome or Second Rome very soon after its foundation in AD 324; over the next two hundred years it replaced the original Rome as the greatest city of the Mediterranean. In this unified essay collection, prominent international scholars examine the changing roles and perceptions of Rome and Constantinople in Late Antiquity from a range of different disciplines and scholarly perspectives. The seventeen chapters cover both the comparative development and the shifting status of the two cities. Developments in politics and urbanism are considered, along with the cities’ changing relationships with imperial power, the church, and each other, and their evolving representations in both texts and images. These studies present important revisionist arguments and new interpretations of significant texts and events. This comparative perspective allows the neglected subject of the relationship between the two Romes to come into focus while avoiding the teleological distortions common in much past scholarship.
An introductory section sets the cities, and their comparative development, in context. Part Two looks at topography, and includes the first English translation of the Notitia of Constantinople. The following section deals with politics proper, considering the role of emperors in the two Romes and how rulers interacted with their cities. Part Four then considers the cities through the prism of literature, in particular through the distinctively late antique genre of panegyric. The fifth group of essays considers a crucial aspect shared by the two cities: their role as Christian capitals. Lastly, a provocative epilogue looks at the enduring Roman identity of the post-Heraclian Byzantine state. Thus, Two Romes not only illuminates the study of both cities but also enriches our understanding of the late Roman world in its entirety.
Contents
Part I. Introduction: Rome and Constantinople in context
1. Introduction: from Rome to Constantinople, Lucy Grig and Gavin Kelly
2. Competing Capitals, Competing Representations: Late Antique Cityscapes in Words and Pictures, Lucy Grig
3. The Rise of Constantinople: Old and New Rome Compared, Bryan Ward-Perkins
Part II. Urban Space and Urban Development in Comparative Perspective
4. The Notitia Urbis Constantinopolitanae, John Matthews
5. “It would be abominable for the inhabitants of this Beautiful City to be compelled to purchase water.” Water and Late Antique Constantinople, James Crow
6. Aristocratic Houses and the Making of Late Antique Rome and Constantinople, Carlos Machado
Part III. Emperors in the City
7. Valentinian III and the City of Rome (425-455): Patronage, Politics, Power, Mark Humphries
8. Playing the Ritual Game in Constantinople (379-457), Peter Van Nuffelen
Part IV. Panegyric
9. Bright lights, Big City: Pacatus and the Panegyrici Latini, Roger Rees
10. A Tale of Two Cities: Themistius on Rome and Constantinople, John Vanderspoel
11. Claudian and Constantinople, Gavin Kelly
12. Epic Panegyric and Political Communication in the Fifth-Century West, Andrew Gillett
Part V. Christian Capitals?
13. There But Not There: Constantinople in the Itinerarium Burdigalense, Benet Salway
14. Virgilizing Christianity in Late Antique Rome, John Curran
15. “Two Romes, Beacons of the Whole World”: Canonizing Constantinople, Neil McLynn
16. Between Petrine Ideology and Realpolitik: The See of Constantinople in Roman Geo-Ecclesiology after the End of the Acacian Schism (518-523), Philippe Blaudeau
Part VI. Epilogue
17. From Rome to New Rome, from Empire to Nation State: Reopening the Question of Byzantium’s Roman Identity, Anthony Kaldellis

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Lastly, a provocative epilogue looks at the enduring Roman identity of the post-Heraclian Byzantine state.
Io sono convinto che l’Impero Romano o Romània, CONTINUI ad esser romano anche DOPO Eraclio (610-641), sia perché CONTINUA ad autodefinirsi come tale e sia perché non vi è alcuna interruzione nella successione degli imperatori, ma solo degli adeguamenti e delle trasformazioni, dovute allo spostamento della capitale della Romània da Roma a Costantinopoli tra il 330 e il 381 d.C., e la crescente e conseguente orientalizzazione del baricentro romano…
Certo nella Pars Orientis, la lingua predomnante è il Greco, o meglio il ROMAICO erede della Koinè alessandrina, ma ciò non toglie appunto il carattere di ROMANITA’ della Pars Orientis, pur nelle sue profonde trasformazioni…
Del resto la Roma dei cesari pagani non era certo uguale a quella repubblicana, e la Roma dei Severi (193-235 d.C.) a quella dei Giulio-Claudi (30 a.C.-68 d.C.)
Il passaggio dal paganesimo al Cristianesimo, trasforma ma non ANNULLA la civiltà romana, così come in Iran l’Islam non annulla la civiltà iranico-zoroastriana, come ci insegna lo Shahnamè di Firdusi (934-1020 d.C.), e tutto uno splendido ciclo letterario che avrebbe formato insieme alla lingua Farsi, il bagaglio delle nuove società musulmane orientali, non solo iraniche, ma anche turche, come il Sultanato di Rum (1077-1308) e l’Impero Ottomano (1300-1922).
Pacatus and the Panegyrici Latini,
Presumo che il Pacato al centro della relazione sovracitata sia Latinio Pacato Drepanio, oratore galloromano del IV secolo dopo Cristo e autore appunto di un panegirico all’imperatore Teodosio I (379-395 d.C.), durante il suo soggiorno nella Pars Occidentis romana nel 389 d.C., dopo la sconfitta dell’usurpatore Magno Massimo (383-389 d.C.). *
Alla presenza dell’imperatore, Pacato nel suo panegirico commosse Teodosio, con una sviolinata sulla Spagna (terra di nascita dello stesso Teodosio) e che comportò per il retore gallo un importante incarico imperiale…
* Magno Massimo nel 383 d.C., si sollevò con le truppe di Britannia, usurpando per sei anni la porpora imperiale nella Romània più occidentale (Britannia, Gallia e Spagna). Le sue gesta in Britannia, dove evidentemente era amato e popolare, rimasero talmente impresse nella memoria isolana, da costituire il nucleo storico dell’eroe Maxen Wledig delle saghe gallesi medievali…
Costantinopoli non fu immediatamente parificata del tutto a Roma;
ad esempio, dall’11/6/330 d.C all’11/12/359 d.C non ebbe dei “praefecti urbi” (come Roma, sin dai tempi del “divino” Augusto, ob. 19/8/14 d.C) ma “solo” dei “proconsules”
lo stesso Senato, almeno sino a Costanzo II (337-361 d.C), fu in qualche modo inferiore rispetto al Senato di Roma
la piena e totale parificazione forse avvenne (senza una legge specifica) sotto all’epoca di Valente (364-378 d.C)
il numero di “praetores” e soprattutto i loro stipendi, all’Est, rimase un po’ inferiore rispetto all’Ovest (almeno nel IV secolo) e lo stesso console “orientale” (dal 399 d.C in genere ci fu un console orientale, oltre a quello occidentale…sempre più raramente furono nominati insieme) era tenuto a spendere meno per i giochi ed era considerato un po’ “inferiore”
tuttavia il consolato di “privati” durò a Costantinopoli più che a Roma
a Roma l’ultimo console ci fu nel 534 d.C, ultimo anno in cui ci furono due consoli
a Costantinopoli, dopo il consolato di Berlisario (535 d.C) ci furono due anni di vacanza (536 e 537 d.C) che già lasciavano presagire il peggio, e poi ancora 4 consoli di fila
538 d.C, Giovanni di Cappadocia, la cui drammatica caduta destò commozione in tutto l’Oriente
539 d.C, Fl. Apione, un egiziano
540 d.C, Giustino il giovane (alcuni nella Gallia del sud lo considerarono l’ultimo console…vidi un epitaffio del 552 d.C datato dal post-consolato di Giustino)
541 d.C, Fl. Basilio, un occidentale
con lui finì il consolato, per i privati, dopo 1100 anni da L. Iunius Brutus e L. Tarquinius Collatinus (509 a.C) il cui consolato può essere leggendario
gli Imperatori assunsero ancora il consolato, alla presenza di “tutto” il popolo, nelle seguenti date
1/1/566 d.C, Giustino II (l’abitudine di assumere il consolato alle calende di gennaio successive all’elevazione al trono risale a Claudio, 41-54 d.C, e fu seguita da quasi tutti, tranne Traiano e Marco Aurelio per ragioni particolari)
1/1/568 d.C, cos bis di Giustino II non ricordato in tutti i Fasti
1/1/579 d.C, Tiberio II Costantino
25/12/583 d.C, Maurizio si noti la cristianizzazi8one del consolato, ora spostato a Natale (Maurizio del resto, nel 591 d.C, introdusse l’invocatio Christi nei papiri d’Egitto)
6/7/602 d.C, cos bis di Maurizio con il figlio Teodosio
25/12/603 d.C, Foca
14/1/611 d.C (sic, pare non il 1 gennaio), Eraclio
1/1/632 d.C, Eraclio il nuovo Costantino (cioé Costantino III, feb-mag 641 d.C)
i dotti discutono se Costante II assunse il consolato il 1/1/642 d.C; io, con il Pagi, ritengo di sì
da allora in poi ipso facto il consolato era ritenuto assunto allorché un Imperatore diveniva Augusto unico o seniore (si pensi alle datazioni del II Concilio di Costantinopoli del 680-681 d.C)
a partire dall’inizio del IX secolo questa idea venne espressa dall’autocratoria “basileus kaì autokrator” e il consolato cadde in oblivio, sino all’abolizione ad opera di Leone VI (886-912 d.C) quando ormai era solo un’ombra; il titolo “hypatos” di epoca meso e tardo-bizantina era solo una dignità e neppure delle principali
ciao
Costantinopoli non fu immediatamente parificata del tutto a Roma
Infatti ho parlato di spostamento della capitale a Costantinopoli tra il 330 e il 381 d.C., proprio per ciò che hai detto.
ciao!
Inoltre gli stessi imperatori della Pars Orientis romana da Arcadio (395-408 d.C.) a Tiberio II (578-582 d.C.) furono anche latini e latinofoni, tranne Tarasicodissa/Zenone (474-491 d.C.) che era dell’Isauria in Anatolia.
Maurizio (582-602 d.C.) e Foca (602-610 d.C.) invece erano cappadoci e da allora gli imperatori saranno tutti o anatolici romei (molti armeni o di origine armena) siriaci, o balcanici sempre romei o di origine slava (come Michele I Rangave 811-813 d.C.).
Già il futuro papa, Gregorio Magno, quando era legato pontificio a Costantinopoli nel 582-585 d.C., affermava che non vi si riusciva più a trovare facilmente gente latinofona (allundendo evidentemente all’area romana latinofona rimasta alla Pars Orientis, tra il Danubio, la Macedonia e il basso Adriatico…).
ciao!
Gente latinofona presente a Costantinopoli, per chiarire meglio.
Su wikipedia ho letto che Foca era trace, ma su altre fonti storiche si narra che fosse cappadoce.
Comunque sia tra III e VII secolo dopo Cristo si assiste alla profonda crisi
dell’universalismo romano e dell’impossibilità per un solo imperatore a Roma e poi a
Costantinopoli, di gestire un territorio vastissimo dall’Atlantico all’Armenia, dal Mare del Nord ai bordi del Sahara….
Anche la crescente orientalizzazione per lo spostamento del baricentro romano, è in linea con tale crisi, per cui gli imperatori, dovendo salvare qualcosa della Romània, preferiscono la più ricca e sviluppata Pars Orientis, rispetto all’arretrata Pars Occidentis.
E l’ulteriore svolta di Eraclio (610-641 d.C.) e successori, che porterà alla fine della latinità romana, si dovette all’incapacità di portare avanti i sogni di restaurazione giustinianea, nonostante i disperati tentativi di Maurizio (582-602) e in parte dello stesso Foca (602-610 d.C.), di salvare l’Italia e i Balcani.
Maurizio ne era talmente consapevole che nel 597 d.C., aveva pensato di ripartire il governo della Romània tra i suoi figli maschi, seguendo il modello di Costantino I (306-337 d.C.), affidando ad un figlio ciò che restava dell’Italia romana con sede proprio a Roma, e ad un altro i Balcani. Del resto sotto il suo regno abbiamo le prime testimonianze degli Esarcati d’Italia (584 d.C.) e d’Africa (591 d.C.), due grandi viceregni occidentali che riprendevano la logica di ripartizione del potere imperiale dioclezianeo-costantiniana.
E tuttavia il sanguinoso golpe di Foca e il precipitare degli eventi con gli attacchi
simultanei di Persiani, Avaro-Slavi e Longobardi, resero impossibile tale soluzione, e l’ulteriore orientalizzazione eracliana, non fu che il necessario finale di tale lungo
processo, con l’eliminazione del Latino come lingua ufficiale e la sua sostituzione col
Romaico, erede della koinè attica greca alessandrina, lingua franca e diffusa in ciò che restava del nucleo romano tra Tracia e Anatolia, più una serie di enclavi costiere tra Mar Nero e Tirreno.
La perdita dell’Italia, e soprattutto del Balcano, in parte latinofono, nel 582-640 d.C., sommerso dagli Avari e Slavi, avrebbero portato al decisivo compimento dell’orientalizzazione della Romània, colla scomparsa dell’elemento latinofono che fino al VI secolo d.C., aveva costituito ancora il gruppo dominante della Pars Orientis, in continuità con gli imperatori illirico-traci del III-IV secolo dopo Cristo.
Ai tempi di Zenone (474-491 d.C.) un anatolico salito sul trono romano era un’eccezione malvista e gli Isauri erano considerati ancora dei barbari selvaggi, sebbene da secoli romani e cristiani.
Dall’epoca di Eraclio, sarà l’Anatolia la principale riserva di soldati e dinastie imperiali fino al XIII secolo!
Lo stesso Patriarcato di Costantinopoli nasce nel 381 d.C., con l’innalzamento del precedente semplice vescovo a patriarca con Nettario I (381-397 d.C.), e viene parificato a quello di Roma, con il Concilio di Calcedonia del 451 d.C.
“quasi” parificato, fatta salva la primazia romana (più tardi interpretata solo come “di onore”)
Per completezza bisogna aggiungere che la vasta area latinofona balcanica, non scomparve del tutto sotto i colpi dell’invasione avaro-slava del 582-640 d.C.
Le coste istriana e dalmata rimasero latinofone, e così pure un grossa area tra le Porte di Ferro sul Danubio e Skopije, nucleo dei futuri Valacchi, Rumeni e balcanici.
E tuttavia questa latinità balcanica non avrebbe più svolto alcun ruolo di rilevo nella Romània posteracliana, la prima ridotta ad enclavi costiere, avrebbe continuato a restare soggetta a Costantinopoli in maniera sempre più formale, fino a diventare dominio del vero erede e continuatore romano nell’Adriatico, Venezia, tra XI e XV secolo dopo Cristo, e di cui il principale avversario sarebbe stata l’Ungheria.
Per l’area latinofona sopravvissuta tra medio-basso Danubio e Macedonia, e tra l’attuale confine serbo-bulgaro ad est e quello montenegrino-kosovaro-macedone-albanese ad ovest, invece dopo Foca e poi Eraclio, i contatti furono praticamente interrotti, isolata nel mare slavo….
Solo a partire dai secoli X-XI, le fonti bizantine cominciano ad accennare ai Valacchi, in seguito alla conquista romea della Bulgaria tra 971 e 1018, e alla frantumazione di questo grosso blocco latinofono in una diaspora, che vide tra le altre cose, proprio l’insediamento di un cospicuo nucleo valacco tra il Pindo e l’Egeo, nell’antica Tessaglia e che da quest’epoca viene nominata MegaloVlachia, Grande Valacchia, e dove piccoli nuclei valacchi sono sopravvissuti fino ad oggi, sebbene ormai in punto di romeizzarsi totalmente anche dal punto di vista linguistico…
Comunque sia, dalla prima metà del VII secolo dopo Cristo, l’elemento balcanico latinofono CESSA di essere la classe dirigente della Romània bizantina.
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