Il presidenzialismo in Turchia


Un altro dei temi rilevanti del dibattito politico più recente in Turchia (l’altro è la questione curda sempre tragicamente attuale, vedrò di parlarne prossimamente) è il presidenzialismo. La corte costituzionale, qualche giorno fa, ha stabilito che il mandato del’attuale presidente – Abdullah Gül – ha la durata di 7 anni e che le prossimi elezioni per la prima volta a suffragio diretto avranno luogo nel 2014; ma ha anche aggiunto, a sorpresa, che lo stesso potrà presentarsi per un nuovo mandato stavolta di 5 anni (la riforma costituzionale voluta dall’Akp ha introdotto il mandato quinquennale, rinnovabile una sola volta; in precedenza la carica era assegnata dal Parlamento, di durata settennale e non rinnovabile). Il candidato naturale è Erdoğan: ed appare poco probabile che i due possano scontrarsi. Cosa farà Gül, allora? Diventerà lui premier? Magari opterà per la guida di un’organizzazione internazionale, forse la Nato? E soprattutto, quali saranno i poteri del nuovo presidente, a cui Erdoğan vorrebbe assegnare – nella nuova costituzione – un ruolo molto simile a quello del presidente americano o francese?

Un dibattito decisamente importante, purtroppo trasformato – per i lettori italiani dell’Ansa – in un condensato di pregiudizi e di banalità che poco hanno a che vedere con l’analisi politica e molto con le chiacchiere da bar (dopo aver bevuto): e così si parla di “potere quasi assoluto”, di “neo-sultano” (???), del paragone con Putin, delle accuse a Erdoğan – che “ha autorizzato il velo islamico nelle scuole e costruisce moschee” (parola dell’Ansa) – di avere un “piano segreto” e di promuovere la “reislamizzazione rampante” (ancora???) della Turchia. Tutto materiale per la mia rubrica sulla Turchia e i pregiudizi degli italiani, ovviamente.

About these ads
Questa voce è stata pubblicata in disinformazione, politica estera, Turchia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

12 risposte a Il presidenzialismo in Turchia

  1. Pingback: Il presidenzialismo in Turchia - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. Marco scrive:

    Se un giornalista, un tuo collega, scrive cose che si differenziano dal tuo punto di vista, non mi sembra corretto, in assenza di contraddittorio del diretto interessato, bollare per “pregiudizi e di banalità che poco hanno a che vedere con l’analisi politica e molto con le chiacchiere da bar” un’analisi, che io, invece, ritengo esatta e con me tanti turchi scontenti e arrabbiati per la deriva che sta prendendo il paese.

    Io credo che dare etichette sia il modo migliore per non affrontare i problemi, per non affrontare l’evidenza di una deriva islamica ormai inarrestabile.

    Mi sembra che in questo articolo, ci sia il condensato del momento che vive la Turchia, un boom economico indiscutibile, cui fa fronte una distruzione dello stato laico, un colpo alla libertà di stampa ed espressione e l’annientamento definitivo del sistema scolastico.

    Parli spesso di libertà di esprimere le proprie opinioni, ebbene il tuo collega l’ha fatto con rispetto e senza offendere nessuno, non ritengo giusto o corretto il tuo modo di affrontare un problema che invece è sentito e condiviso in gran parte della “minoranza” culturalmente e socialmente evoluta della società turca.

    Sono di ritorno da Istanbul, e ti assicuro non sono tutti lustrini, i carcaf (velo nero) sono moltiplicati, i divieti di vendere alcolici hanno portato alla chiusura di bar e ristornati, i turisti provenienti dall’arabia saudita e dagli emirati arabi prendono lentamente il posto dei turisti occidentali. I giovani sono arrabbiati … ma le loro urla si perdono nel silenzio di un sistema che non lascia spazio a minoranze che non siano controllabili attraverso imam, preti o quello che sia. 5 anni fa l’accesso a Internet era offerto gratuitamente da tutti i municipi, oggi è accuratamente controllato e a pagamento, i giornalisti più attivi sono in galera etc etc

    Sei libero di avere le tue idee, ma non ci si può nascondere dietro ad un dito accusatorio e diffamando chi ha opinioni contrarie. Libero di difendere il tuo Erdogan, ma per piacere, evita di crocifiggere o tacciare per ubriacone chi non la pensa come te … se non hai risposte sufficienti, basta ignorarlo, o dimostrare punto a punto e con fatti concreti le tue ragioni, magari facendo in modo di rendere partecipe di questi dibattiti l’autore dell’articolo.

    Ciao

    • due rapidi commenti.

      il primo. esiste una disciplina chiamata scienza della politica, con relativo corso universitario (io ho segito quello del professor Domenico Fisichella) in cui ti spiegano cos’e’ il presidenzialismo, il semi-presidenzialismo, l’autoritarismo etc etc: e ti assicuro che se qualcuno ad un esame avesse parlato di potere quasi assoluto, di neo-sultano o di fesserie simili sarebbe stato cacciato via a mal parole (e magari con un 15 sul libretto, con inchiostro rosso).

      il secondo. tu hai una visione ESTREMAMENTE distorta della realta’: la Turchia che descrivi tu e’ uno spauracchio utilizzato dalla minoranza che fino a poco tempo fa gestiva – in questo caso si’ senza vincoli e senza controlli – tutto il potere politico ed economico e che invece oggi – a causa della transizione verso la DEMOCRAZIA – lo ha in gran parte perso.

      • Marco scrive:

        Il punto è proprio questo, magari il nostro giornalista dell’ ansa sarebbe stato bocciato da Fisichella per l’analisi politica del suo articolo. Ma una valutazione di un tuo collega, tra l’altro condivisa da tanti, non solo in Turchia, andrebbe confutata con foatti, non attaccando la persona e tentando di ridicolizzare. Forse un bel 30 con Fisichella, non sempre aiuta a fare un’analisi politica coerente con la realtà.
        Poi, spero tu abbia ragione, è che la mia è una visione distorta della realtà … ma, mancavo da alcuni anni, tornavo per avviare un’attività e la situazione che ho trovato mi ha davvero preoccupato, al punto di spingermi a riflettere se non sia il caso di cambiare i miei progetti …

        • io invece mi sono trasferito in Turchia proprio in virtu’ del clima di costruttiva tolleranza che si e’ creato negli ultimi anni, guarda un po’ ;-)

          in ogni caso, puoi spiegare IN CONCRETO cos’e’ che ti preoccupa? io sono interessato a capire quali sono questi ‘fatti’ che spingono determinate persone a preoccuparsi, fino ad adesso non ci sono riuscito…

  3. Andrea scrive:

    Marco, per prima cosa: sei stato nella stessa città nella quale vivo io? Perché il fatto che i turisti arabi stiano addirittura sostituendo quelli occidentali mi è sfuggito, così come non capisco quale sia eventualmente la correlazione tra ciò e la prova della deriva islamica del paese. Forse che gli arabi viaggiano più volentieri in paesi maggiormente “islamizzati”? Allora anche a Roma corriamo lo stesso rischio!
    Secondo, ti sembra che parlare di “minoranza culturalmente e socialmente evoluta della società turca” per definire chi la pensa come te sia invece il modo migliore per instaurare un dibattito serio? Se la premessa per te è che chi vota Erdogan è un decerebrato, bigotto e incolto – senza chiederti perché ha votato lui e non altri – allora è la tua analisi a peccare di superficialità.
    Infine, a chi come te è sempre molto apprensivo per la situazione della libertà di espressione in Turchia, io ricordo due cose: in primo luogo, non c’è giorno che a Taksim – debitamente scortati da centinaia di poliziotti – non sfilino cortei anti-governativi (socialisti, comunisti o nazionalisti che siano); in secondo luogo, nessuno di voi paladini della libertà di pensiero si scandalizza mai per i mesi di galera scontati da Erdogan dopo aver citato una poesia in pubblico ed essersi beccato una pazzesca condanna per “incitamento all’odio religioso”: ecco allora che la libertà di espressione la difendiamo solo quando ci pare, quando cioè è libertà di esprimere solo le nostre idee.
    Quanto ai “presunti” tentativi di golpe, mi limito a ricordarti la fine che fece Erbakan nel 1997, anno dell’ultimo golpe del salvifico esercito turco, e il comunicato minatorio apparso sul sito delle forze armate nel 2007.

    • Marco scrive:

      No, i tuoi sono toni che non mi appartengono, tu accusi metti etichette … non mi interessa, amo confrontarmi con chi la pensa in maniera diversa da me, ma affrontando i fatti. Non ci sono platee da convincere, qui si discute per capire, magari per testare la validità delle proprie idee … felice per te, che hai la fortuna di vivere in un paese in linea con le tue idee.

  4. Stefano scrive:

    Totally agree with Marco. Non si può continuare a giustificare tutto quello che fa Erdogan e non porsi alcun interrogativo critico sul fatto che non si stia andando verso un modello putiniano (che all’oggi devo dire mi sembra il più probabile) e bollare tutto come kemal-leghismo… che poi che vuol dire??? Per di più la scienza politica che tu citi parla di presidenzialismo e semi-pres., ma dice anche che l’unico caso di pres. democratico è quello degli Stati Uniti (dove il congresso può fare da contraltare al presidente) e il semi-pres. funziona democraticamente solo se rimane l’opzione del governo a due motori. Ora non mi pare che Erdogan e l’AKP si ricorderanno di questa pagina del libro di scienza politica.

    Ps. Se posso permettermi quei miei pochi amici speranzosi nell’AKP si sono disillusi, almeno sulle sue credenziali democratiche. In questo senso IstanbulAvrupa mi sembra la sezione italiana dell’AKP :-)

  5. http://www.cumhuriyet.com.tr/?hn=348166
    Attualmente ci sono 771 studenti in carcere “colpevoli” di aver protestato contro il Governo..

    • colpevoli, secondo la magistratura, di aver violato la legge (anche io trovo determinati leggi aberranti: ma il problema e’ a monte, e’ rappresentato da una costituzione autoritaria imposta nel 1980-1982 dalla cui morsa la Turchia sta faticosamente cercando di liberarsi)…

      • Andrea scrive:

        Be’, prima di tutto chiariamo che Cumhuriyet che parla dell’attuale governo turco ha la stessa attendibilità di Repubblica quando parla di Berlusconi o del Giornale quando parla di Prodi. Poi, vedo molti che – come te – hanno un atteggiamento contraddittorio sulla Turchia: vogliono più libertà (e sia chiaro che la costituzione militare post 1980 è totalmente LI-BER-TI-CI-DA) ma si dimenticano che quelle libertà sono negate non da Erdogan, che sarà pure un megalomane giornalistofobo ma non ha scritto lui tali leggi, ma da quella costituzione indegna di un paese moderno che il paese si porta sul groppone da 30 anni. Ripeto, se pensi che chi è “colpevole di aver protestato verso il governo” vada in prigione vuol dire che quando passi da Taksim devi toglierti i paraocchi..

        • le interpretazioni totalmente sballate su cosa sta accadendo in Turchia (al di la’ dei pregiudizi), nascono proprio da questo: dal fatto che non si tiene conto del contesto di transizione – sempre difficile – da un sistema autoritario a un sistema democratico in cui la Turchia si trova e che si attribuisce al presente cio’ che e’ invece – almeno prevalentemente – responsabilita’ del passato…

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...