Il paradosso turco


Segnalo un articolo, pubblicato su Foreign Affairs, che trovo semplicemente imbarazzante (per chi l’ha scritto): “The Turkish Paradox“, la cui tesi centrale è che l’Akp sta simultaneamente “abbracciando e abusando” la democrazia. Ma che senso (logico) ha un’affermazione del genere? Perché non fare un piccolo sforzo d’immaginazione per offrire una possibile soluzione a questo paradosso (solo apparente)? Certo, accettare acriticamente i mantra della propaganda anti-Akp crea dei buchi neri nella riflessione, ma la soluzione è a portata d’ingegno: pensare alla Turchia come a uno stato in transizione da u sistema autoritario a un sistema democratico e esprimere tuti i propri dubbi e le proprie critiche su come questa transizione viene condotta. Ma il trend verso la democrazia – anche in virtù del ruolo che l’Unione europea continua a giocare – è evidente e irrevocabile.

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3 risposte a Il paradosso turco

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  2. Stefano scrive:

    Io non la farei così facile come dici tu… “la soluzione è a portata d’ingegno: pensare alla Turchia come a uno stato in transizione da u sistema autoritario a un sistema democratico e esprimere tuti i propri dubbi e le proprie critiche su come questa transizione viene condotta. Ma il trend verso la democrazia – anche in virtù del ruolo che l’Unione europea continua a giocare – è evidente e irrevocabile.”

    Diciamo che si potrebbe leggere anche in altri modi… Tipo quella del tram e della democrazia (che tu conoscerai sicuramente). Del tipo mentre, in passato, prima e (quasi tutto) secondo mandato governo AKP la priorità era disarcionare la vecchia elites e fare bella impressione; e l’unico modo per farlo era democratizzando la società e aprendo alle diverse istanze (questo anche per farsi accettare da fuori e non offendere le sensibilità dei molto liberali che avevano scommesso sull’aKP). Ora siamo nella fase due (di maggioranze bulgare), in cui la vera faccia putiniana del primo ministro si fa vedere: arresti di giornalisti e harrasment delle opposizioni, casi di golpe vari, etc. Ormai il potere è nelle mani dell’AKP, ora non si tratta che consolidarlo e rendere impossibile l’alternativa.

    Ora, per carità questa è solo un’ıpotesi (a cui io credo), ma che va testata… un po’ come la TUA. E direi che l’unico che può testarla è il tempo. Aggiungo che l’unico che accetta acriticamente i mantra sembra questo blog… i mantra dell’AKP e company :-)

  3. massimo scrive:

    io invece, in sostanza, concordo con Giuseppe…sottolinerei però che questo articolo di “Foreign Affairs” é un’ulteriore prova che certi circoli negli USA continuano a non sopportare Erdoğan, il quale farebbe bene a non sottovalutare certi ripetuti segnali, nel suo interesse…
    secondo me, il persistente consenso ad Erdoğan e all’AKP nasce in primis dal fatto che il Primo Ministro turco é un uomo serio, efficiente, che ha contribuito alla straordinaria crescita economica turca (avessimo noi uno come lui :D )…stranamente questo semplice dato di fatto non va giù a molti, che siano oppositori turchi (CHP e affini…e ciò é comprensibile) o stranieri “con la puzza sotto il naso” e sempre pronti a tranciare giudizi di lesa democraticità in casa altrui, senza badare ai vulnera, talora ben più grandi, in casa propria…mi ricorda la parabola evangelica della pagliuzza e della trave :D

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