Ci sono due interessanti – e contraddittori – sviluppi nei rapporti economici tra la Turchia e l’Iraq: e l’energia – in questo caso, il petrolio – continua a essere il tema dominante. In primo luogo, la Turchia ha cominciato a importare petrolio – trasportato via camion – dal governo regionale del Kurdistan iracheno: petrolio che viene raffinato e poi rivenduto in forma trasformata ai primi fornitori; in secondo luogo, sono iniziati i negoziati tecnici tra Ankara e Baghdad per la costruzione di un oleodotto da Bassora a Kirkuk, che andrebbe a innestarsi a quello già esistente tra Kirkuk e Ceyhan sulle rive dell’Egeo (da dove viene poi esportato in Europa e Usa). Perché ho parlato di sviluppi contraddittori? Perché il governo centrale iracheno ritiene di detenere il monopolio delle esportazioni energetiche e giodica illegittime e illegali quelle del governo regionale di Erbil. Una situazione che non promette nulla di buono.
Istanbul, Avrupa
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Il governo di Al Maliki giudica strumentalmente la esportazione del petrolio da parte del governo regionale curdo. I curdi per anni non hanno potuto usufuire dalla loro risorse.