I tamburi del Ramadan


Oggi a Istanbul è cominciato il Ramadan. Me ne sono accorto perché, stamattina prima dell’alba, degli entusiasti suonatori di tamburo hanno fatto di tutto per svegliarmi. Il perché, l’ho spiegato lo scorso anno:

“A Istanbul, la giornata comincia prima dell’alba: al suono ritmico e insistente dei tamburi – per una sveglia tradizionale – che incitano a far colazione (suhur) prima che sia troppo tardi, perché al sorgere del sole diventano proibiti (haram) i cibi, le bevande, il sesso, i cattivi pensieri, l’ira nei gesti e nelle parole – digiuno e autocontrollo, fino al tramonto. I tamburi del Ramadan sono amati ma non sempre tollerati: li suonano dei volontari, che spesso vengono per l’occasione dalle regioni più povere nelle grandi città, in cambio di un modesto e altrettanto volontario rimborso spese da parte degli abitanti delle strade in cui operano; una decina tra i 39 distretti della metropoli sul Bosforo li hanno però messi al bando, negli ultimi anni: il progresso e stili di vita poco rilassati hanno avuto il sopravvento. Alcuni esibiscono virtuosismo, la scelta dei temi musicali è insolita e sorprendente.”

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18 risposte a I tamburi del Ramadan

  1. Pingback: I tamburi del Ramadan - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. Smilla scrive:

    Buongiorno a tutti! Sono nuova di questo sito, ma con Avrupa ci siamo già sentiti proprio recentemente su email privata, Sono interessata a questo Paese di così tante sfaccettature, così come interessata a capire anche meglio il Medio >Oriente, anche in vista di un mio viaggio durante il prossimo settembre ed essere rimasta folgorata da Istanbul (poveri 8 giorni) a marzo.
    Amo la letteratura in generale e così, anche con la Turchia, ho iniziato a leggere Pamuk e precisamente “Neve” e “Istanbul”, ho poi recentemente visto il film “C’era una volta in Anatolia”.
    Al di là della potenza della scrittura di <Pamuk e della bravura degli attori della pellicola, c'è una sottile linea che li accomuna, la tristezza.
    In realtà nelle recensioni del film di questo non se ne parla, ma io l'ho colta.
    Non ho ancora una chiave di lettura.
    Qualcuno sa aiutarmi?

    • ciao, innanzitutto benvenuta: e se vuoi, raccontaci come hai scoperto questo blog ;-)

      sai che devo ancora leggere Neve e vedere C’era una volta in Anatolia (entrambi gia’ acquisiti, pero’)? in ogni caso, il capolavoro di Pamuk e’ Il mio nome e’ rosso: DEVI assolutamente leggerlo!

  3. mirkhond scrive:

    Posso concordare che anch’io ho avuto le stesse impressioni di Smilla, sia leggendo Neve e Il Mio Nome è Rosso di Pamuk, che dopo aver visto C’era una volta in Anatolia…
    Quel senso di tristezza, nei romanzi di Pamuk mi viene facile attribuirlo ad una tristezza esistenziale dell’autore, diviso tra Occidente e Turchia profonda con la sua anima musulmana IRANICA, ma in C’era una volta in Anatolia?
    In questo film, quando il commissario sta per pestare un reo confesso di omicidio, viene trattenuto dal procuratore, il quale pensa che i soliti metodi polizieschi, non faranno entrare la Turchia in Europa…
    Interessante poi la sosta nel villaggio contadino sperduto nel cuore dell’Anatolia (siamo nel contado di Kirikkale, nella valle del Kizil Irmak), dove il sindaco parla con tristezza dell’abbandono dei giovani verso le grandi città e la vita moderna.
    Il senso di soltudine traspare poi in tutto il film, e ben si adatta al paesaggio brullo e per me bello dell’Anatolia…
    Per cui anch’io mi chiedo da dove possa venire questa tristezza esistenziale letterario-cinematografica turca, se è specchio solo di disagi interiori dei loro autori, o se invece è lo specchio di una società che non riesce a trovare la sua vera anima perché, parafrasando il pensatore russo Georgij Plechanov (1856-1918), la Turchia è “troppo europeizzata rispetto all’Asia e non adeguatamente europeizzata rispetto all’Europa”?
    Plechanov si riferiva alla sua Russia, ma credo che la stessa considerazione possa valere anche per la Turchia….

    • Smilla scrive:

      Ho trovato questo blog cercando quello di Marta Ottaviani, e qui…sono rimasta essendo stata colpita dal cipiglio critico dell’autore.
      Avendo vissuto quasi tre anni in Germania vengo da “pregiudizi” che lì c’erano anni fa,
      quando io ero lì, ma che io, cercando maggiore emancipazione ed autonomia, mi vivevo come se solo i turchi fossero in un certo modo, a differenza dei tedeschi (per questo leggete anche “Il ponte del Corno d’Oro” di Emine Oezdar che visse a Berlino negli anni ’60, un po’ lontani, ma il romanzo è interessante), così mi sono detta “adesso basta” ed eccomi alla scoperta di questo Paese.
      In effetti difficile dire quanto il carattere di un romanzo o di un’opera cinematografica sia frutto solo dell’autore o lo specchio di una società. Ma approfondirò in un modo o l’altro.
      E tu, Avrupa, che vivi lì, c’hai mai pensato?

  4. mirkhond scrive:

    Avendo vissuto quasi tre anni in Germania vengo da “pregiudizi” che lì c’erano anni fa

    E oggi ci sono ancora questi pregiudizi antiturchi (anche anticurdi?) in Germania, in base alla tua esperienza Smilla?
    ciao!

  5. mirkhond scrive:

    Sempre per Smilla

    Se riesci a trovarlo, ti consiglio la lettura de “Il Segreto della Genesi” di Tom Knox, romanzo del 2009 di un giornalista britannico e scrittore esordiente, ambientato tra Gobekli Tepe (luogo di recenti e interessantissime scoperte archeologiche), Urfa, Kurdistan che fu iracheno, Istanbul, le Isole dei Principi tanto care al nostro Giuseppe, e l’Inghilterra…
    Se riesci a reggere gli aspetti “splatter” di questo romanzo giallo in cui efferati omicidi si collegano ad un segreto antichissimo legato all’area di confine tra Turchia e Siria, ne troverai di “perle” sui Turchi, sui Curdi, sulle donne musulmane di Urfa, e sui pregiudizi di tanto occidente verso il Medio Oriente….
    ciao!

  6. Aletronc scrive:

    C’è un romanzo datomi dal mio ex professore di inglese intitolato “In Turkey I’m Beautiful” di Brendan Shanahan, che ho letto. In sintesi racconta dell’esperienza di viaggio dello scrittore a Istanbul (dove ha vissuto per un certo periodo) e della prosecuzione nel sud-est curdo: anche lui – e i suoi amici, veri o fittizi che siano – ha provato questa sensazione di tristezza di cui state parlando e in particolare un suo grande amico sosteneva che “l’Est può ucciderti”, proprio per la tristezza, la nostalgia, lo “hüzün” di cui è permeato. E in effetti sono le stesse sensazioni che ho provato io lì, nel ritmo e nei testi delle canzoni, nel modo di comportarsi, persino nel modo di reagire a situazioni divertenti come possono essere quelle passate tra amici. Forse quello che sto dicendo si riferisce solo a una parte del paese, però credo che questa tristezza giochi un ruolo importante per il “carattere” della società turca: per dirla con le parole di Pamuk mentre parla di Istanbul, i suoi abitanti provano nostalgia del passato nel pensare a ciò che questa città era solo fino a poco più di un secolo fa e nel realizzare che forse non tornerà mai a quei livelli di splendore.

  7. Aletronc scrive:

    Ps: sono parole che ha detto durante un’intervista rilasciata per un documentario andato in onda su Rai Sroria, di cui fortunatamente Giuseppe aveva parlato sul blog: http://istanbulavrupa.wordpress.com/2012/03/03/istanbul-la-sublime/

  8. Smilla scrive:

    Beh, i lettori di questo blog sono fantastici! Libri, documentari, ma che bello!!!!!
    Sto già cercando i libri consigliati…
    Allora, provo a rispondere a Mirkhond.
    Innanzitutto questo è solo un parere personale, poi ti dico che di curdi non mi sono (ahimé) mai interessata prima, quindi non ne so niente, tanto meno in Germania, ma questo per me, sarà materiale di approfondimento.
    Credo che pregiudizi e razzismi sono in ogni dove e gli Europei non ne mantengano assolutamente il primato, in India chi ha la pelle chiara gode di minori pregiudizi in generale, fare un matrimonio combinato con una ragazza dalla pelle un po’ più “chiara” è ben visto.
    Conosco abbastanza bene il mondo latino americano e posso qui dire e sostenere che sono paesi con connotazioni razzistiche molto forti all’interno dei propri Stati, il Perù per esempio, potrebbe vincere la Palma d’oro per questo.
    In Germania i pregiudizi ci sono, sembrerebbero crescere nella ex Germania dell’Est, legati però soprattutto all’immagine Turco=Islam=paura dell’islamizzazione dell’Europa. In generale sono ben integrati nel tessuto tedesco, ma poi i pregiudizi rimontano in maniera esponenziale quando accadono episodi di uccisioni di ragazze come la nostra pakistana Hina uccisa dal padre che le voleva imporre uno stile di vita da lei non accettato.
    Forse Avrupa sa meglio la situazione degli “Almanci”, cioè turchi rientrati dall’estero. So che a volte s’incontrano a Istanbul. Dalla Germania ne sono rientrati circa 14.000, mi sembra.
    Ancora oggi ci sono famiglie turche (generalmente dell’est) che impongono il marito a delle ragazze che normalmente vanno a scuola e che quindi hanno dei modelli tedeschi.
    Ma ancora ieri sera sono andata a mangiare la pizza con un vecchio e caro amico della Costa d’Avorio e ho osservato qualcuno (sottolineo qualcuno e non tanti) che mi guardava o che osservava lui in maniera insistente.
    Lui è il responsabile all’interno del suo lavoro, e quando, qualche cliente non è soddisfatto ogni tanto qualcuno tira fuori la storia del “negro”.
    Quindi…

    • mirkhond scrive:

      Grazie Smilla per le informazioni di prima mano che ti vengono dalla tua esperienza e dal tuo vissuto…
      ciao!

    • Aletronc scrive:

      Non ho capito una cosa, questo episodio è avvenuto in Italia? E come mai credi che stiano crescendo nell’est della Germania piuttosto che nell’ovest- forse per un’immigrazione più recente in quella parte del paese?

    • sono contento che tu ti stia trovando bene. lo scopo del blog non e’ quello di pontificare, ma di avere a disposizione di tutti uno spazio di confronto (ci sono anche quelli che fanno capolino ogni tanto e vogliono pontificare, ma in fondo sono innocui)…

  9. Smilla scrive:

    Beh, Il segreto della Genesi, ho appena sbirciato nel sito della biblioteca centrale, c’è!!
    Ed è pure in prestito!!!!!!!!! Ma pensa te!

  10. Smilla scrive:

    Sinceramente occorrerebbe un’analisi di tipo sociologico e non so dare una risposta.
    Il tasso di disoccupazione nell’est è più alto che nell’ovest, gli stipendi sono ancora più bassi, ci sono meno infrastrutture che all’ovest, può questo aiutare a spiegare il problema oltre all’islamfobia che sembrerebbe aumentare anche attraverso formazione di associazioni neonazi?
    Leggi anche qui:
    http://www.blitzquotidiano.it/societa/villaggio-jamel-germania-est-neonazisti-741357/

    Ma questo non accade solo in Germania.

    Un pericoloso aumento di razzismo “strutturato”, cioè attraverso formazione di associazioni xenofobe, e soprattutto anti ebree, sono in aumento in Ungheria che non è comunque mai stato così amante degli ebrei.

    http://www.ildialogo.org/esteri/Europa_1325688909.htm

    Magari anche questo, se amiamo gli animali indipendentemente dalla loro razza…sick

    http://www.bauboys.tv/post/ungheria-e-razzismo-canino

    • Smilla scrive:

      @ Mirkhond
      Ancora a proposito del razzismo nella Germania dell’est. Ho rivolto la domanda ad una persona che ne sa più di me e questa è stata la sua risposta:

      Il problema del neonazismo, più che di razzismo, nell’ex-Germania est è dovuto ad almeno due fattori. Il primo è quello che vede quelle regioni come le più povere della Germania: si sa che la destra populista raccoglie più voti e consensi proprio nelle zone meno agiate, dove le situazioni sociali ed economiche sono difficili. Il secondo è il passato politico di quelle zone. Così come negli altri paesi europei (vedi Ungheria, ad esempio) che sono stati parte dell’Unione Sovietica, anche nella ex DDR c’è una sorta di rifiuto ideologico verso tutto ciò che è “di sinistra”, una reazione emotiva e politica nei confronti del vecchio potere costituito. In ogni caso, non va dimenticato che in queste stesse regioni la Linke, partito di sinistra erede della SED (partito comunista tedesco che costruì il muro di Berlino), raccoglie un grandissimo numero di consensi (attorno al 20%). Siamo quindi davanti ad una situazione politica fortemente polarizzata, nella quale l’elettorato è ideologicamente diviso da una certa nostalgia verso il passato comunista ed un totale rifiuto di ideologie di sinistra o progressiste, che spesso si sposano con la tendenza verso partiti di estrema destra come l’NPD.

      Spero, in questo modo, che la questione sia un pochino più chiara.

      @ Aletronc
      Gli episodi ai quali mi riferisco sono avvenuti in Italia.

  11. mirkhond scrive:

    Ringrazio Smilla per le interessanti notizie che ci ha fornito e che mi confermano nella convinzione che gli estremismi ideologici trovino terreno fertile negli squilibri socio-economici….

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