Ieri sera ho visto un film decisamente interessante: Gelecek Uzun Sürer di Özcan Alper (su youtube c’è la versione integrale, ma senza sottotitoli), della cui colonna sonora fa parte la canzone armena – Ororotsayin – che ho postato stamattina. E’ un film dell’anno scorso, che parla della questione curda in modo diretto e rivelatore: è la storia di una etnomusicologa che parte alla ricerca di elegie (ağıt) per la sua tesi di dottorato a Diyarbakır, del suo fidanzato che si unisce al Pkk e fugge in montagna, di un appassionato di cinema che fa anche ricerche di storia orale, di quei testimoni oculari che hanno prestato al film ricordi e registrazioni, degli ultimi armeni e delle poche tracce rimaste (alcune scene sono state girate nella chiesa di Surp Giragos prima del restauro). E’ un film sulla morte, sul lutto, sul dolore: sulla guerra civile nel Curdistan turco condotta con terrificante brutalità – nulla da invidiare alle dittature sud-americane – negli anni ’90. E’ un film che offre verità e spunti di riflessione, al di là delle ideologie e delle versioni ufficiali: che fa capire come per sconfiggere la violenza di oggi è necessario disinnescare – in modo intelligente, con empatia – la rabbia in cui si sono trasformati la morte, il dolore, il lutto.
Istanbul, Avrupa
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Fa anche (un bell’) effetto vedere un film turco che inizia con una citazione di Cesare Pavese, o no?
“Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: e dei caduti che facciamo? Perché sono morti?” Cesare Pavese
http://kebapconnection.wordpress.com/2012/04/27/gelecek-uzun-surer/
Pavese non e’ il mio scrittore preferito
per i giudizi sul film, diciamo che la vediamo in modo simile: anche se per me – da storico – la dimensione della memoria e’ sempre prioritaria (il problema fondamentale secondo me non e’ cosa accade, ma quel che resta dentro le persone)…