(ovviamente trovo controproducente la lotta al terrorismo condotta con questi metodi esageratamente repressivi)
Il Ministro turco della Giustizia Il Ministro turco della Giustizia Sadullah Ergin, rispondendo all’interrogazione parlamentare inoltrata dalla deputata del Partito della Pace e della Democrazia (BDP) Emine Ayna, ha dichiarato che 2.146 persone in Turchia sono sotto processo nell’ambito delle indagini riguardanti l’Unione delle Comunità Kurde (KCK). Tra gli indagati, 992 sono in carcere e 274 sono rappresentanti politici regolarmente eletti, secondo i dati del Ministero della Giustizia.
Il Ministro Ergin ha comunicato che 113 casi sono stati aperti finora nell’ambito delle indagini KCK ed ha osservato che tra i 274 rappresentanti eletti vi sono sindaci, rappresentanti provinciali e distrettuali, membri dei consigli cittadini e deputati del Partito della Pace e della Democrazia (BDP).
ANF / ANKARA
ANF NEWS AGENCY

Pingback: Processo al Kck, alcuni dati - Istanbul Avrupa - Webpedia
Questi dati dimostrano come la transizione da un regime fascistoide ad una democrazia sia ancora un cammino lungo da percorrere per l’AKP e per gli altri partiti turchi.
Comunque, anche riguardo alla questione posta in un post più giù, mi chiedo come mai tanti democratici e liberali facciano le pulci all’AKP come è legittimo in una democrazia, ma tacciano o sembrino ignorare cosa è accaduto nei precedenti 80 anni di kemalismo (1922-2002), che ha se non inaugurato, certamente molto perfezionato tali modalità fascistoidi di potere e repressione del dissenso, ereditate poi da chi è giunto dopo, e, non facilmente sradicabili….
La mia impressione, lo ripeto, è che il metro di differenza tra il kemalismo e l’akp sia fondato sui centimetri di stoffa indossati dalle donne, che altrimenti non riesco a trovare altre spiegazioni…
il problema di fondo e’: ha poco senso fare le pulci come se la Turchia fosse una democrazia consolidata, mentre e’ impegnata di una difficile transizione (basti pensare che nel 2007 i militari volevano decidere loro chi doveva essere il presidente della Repubblica, basti pensare nel 2006-2007 che dei gruppuscoli hanno ucciso preti e intellettuali per gettare il paese nel caos e delegittimare il governo).
poi il governo lancia ufficialmente – col coinvolgimento di TUTTI i partiti e della societa’ civile – un processo costituente… pero’ dei sedicenti analisti ignorano completamente la cosa (e c’e’ chi ha il coraggio di trovare queste finte analisi, fallaci in partenza perche’ sballate nel metodo’, ‘equilibrate’)…
Mi domando se la lotta armata si può chiamare terrorismo quando un intero popolo la esalta. Quando a ribellarsi sono stati gli irakeni o i libici (anche se davanti c’erano i servizi e le teste d’ariete straniere) e ora i siriani, si è parlato e si parla di ribelli. Per i kurdi non vale, sono terroristi. E lo sono anche tutti i civili, i sindaci, gli amministratori provinciali, i parlamentari, gli intellettuali, gli artisti, i sindacalisti e chiunque simpatizzi per il KCK. E quanto durerà ancora? Eppure, anche in Turchia, è abbastanza diffusa l’opinione che la guerriglia si può fermare solo con la politica e non con l’esercito. Perchè allora si continua su questa strada nonostante i ripetuti cessate il fuoco unilaterali delle armate popolari degli anni passati? Io non me lo so spiegare esattamente ed ho soltanto delle teorie. In ogni caso succede che tutte le volte che i militatri turchi attaccano e ne combinano una delle loro (Roboski, le operazioni oltre confine in irak e altre operazioni interne) la guerriglia segna e poi passa il conto. Ma allo stesso tempo insiste a dichiarare la propria volontà di gettare nel fuoco il quaderno dei conti se la Turchia sarà disponibile ad aprire un tavolo di discussione per una soluzione politica del conflitto. E allora? Recentemente è stata Leyla Zana a chiedere al primo Ministro Erdogan l’apertura di una seria trattativa ma la Turchia sembra ancora inseguire la soluzione muscolosa e minaccia un intervento anche in Siria per difendersi preventivamente dai cattivi kurdi. Quei kurdi, dice Erdogan, sono una minaccia per la Turchia e non lasceremo che si organizzino a loro piacimento. Ma ne sono davvero convinti? Aiutatemi a capire.
Oggi lo chiamano terrorismo, ieri brigantaggio ma la solfa è sempre la stessa per un potere che non riesce a trovare altre soluzioni a quelle militari….
Probabilmente non è facile liberarsi da una cultura militaristica molto radicata e forse l’akp per raggiungere e mantenere il potere ha dovuto fare dei compromessi con (almeno parte del) potere militare per rispettare anche equilibri internazionali filo-nato….
Un pò come in Cile nel passaggio da Pinochet ad un regime più democratico….
O forse i kurdi sono scomodi per tutti e in fondo anche all’AKP conviene la loro oppressione – un popolo autonomo o parzialmente libero è più pericoloso (non in termini militari) di un popolo sottomesso…
Sono d’accordo e aggiungo che, stando ai miei studi, vedendola sul lungo periodo, bizantino, ottomano e turco repubblicano, l’Anatolia orientale, o come mi piace chiamarla, la Curdarmenia, si insomma il paese ad est dell’Eufrate, è sempre stato una GRANA, per i governanti di Costantinopoli/Istanbul e poi di Ankara…
Sulla (datata) guida turistica della Turchia che ogni tanto consulto per le preziose notizie che contine, un commento dice che l’Eufrate sarebbe il vero confine tra Europa ed Asia!
Comunque sia, lo studio della storia di queste terre tormentate ha sempre dimostrato l’estrema difficoltà da parte del potere ad ovest dell’Eufrate, di farsi amare e accettare ad est del grande fiume, e il ricorso a pesanti politiche militariste e “fascistoidi” è stata la costante che ha solo PEGGIORATO una situazione già insostenibile…
Così accadde tra Romei bizantini e Armeni nei secoli VII-XI, sia con gli “eretici” Pauliciani e Tondrakiani, e sia con gli Armeni della Chiesa Armena Apostolica “Monofisita”.
Idem per gli Ottomani, vedasi le sanguinosissime repressioni antialevi di Bayazid II (1481-1512) nel 1511-1512, e poi quelle di Selim I (1512-1520) e di Solimano il “Magnifico” (1520-1566).
Ma ancora negli anni 1855-1858, il capitano Alessandro de Bianchi (1831-1902), esule mantovano antiaustriaco e ufficiale ottomano proprio nell’Anatolia Orientale, parla dell’alterità, dell’insofferenza dei Curdi (e anche degli Armeni) verso la lontana Istanbul.
E infine i genocidi della prima guerra mondiale e le successive repressioni kemaliste di ciò che restava degli Armeni, e poi degli Alevi e dei Curdi, con dinamiche non molto differenti da quelle bizantine (es. deportazioni ad ovest di intere comunità, terra bruciata, massacri, assimilazioni forzate, compresa la conversione all’Islam dell’intero villaggio ARMENO di Harent, 600 contadini in tutto, nel 1983, alla facciaccia della sbandierata laicità della repubblica, arresti arbitrari, torture, ecc.) e come le prime, anch’esse fonti solo di ulteriori odii e tensioni…
A mio modesto parere, la Turchia avrebbe dovuto lasciare che le terre ad est dell’Eufrate, negli anni 1919-1922 seguissero un loro differente destino, e questo avrebbe reso, forse, la nuova repubblica un paese più tranquillo…
Ma la storia che c’insegna, se poi si ripetono SEMPRE gli STESSI errori/orrori?
ciao!
Interessante prospettiva quella proposta dalla tua guida! In effetti ad Est dell’Eufrate ci sono sempre stati modi di vivere diversi – se non da quelli dell’Anatolia centrale almeno da quelli della Turchia “mediterranea” – lingue diverse, tradizioni diverse…ed è vero anche (come hai scritto in modo piuttosto dettagliato) che il potere dell’Ovest ha sempre faticato a tenere a bada l’Est.
Forse è vero che la Repubblica avrebbe dovuto lasciare che l’Est prendesse la sua strada, ma in questo si torna al discorso di prima: conveniva anche allora avere una Turchia piu’ grande territorialmente per ragioni di geopolitica e di prestigio, in quanto era la diretta erede dell’Impero Ottomano; inoltre, anche allora era meglio cercare di cooptare il nemico piu’ bellicoso (i Kurdi) incorporandolo nel proprio territorio e combatterlo in quanto “nemico della patria” piuttosto che lasciare che si unisse in un unico stato e quindi si trasformasse in una potenziale minaccia per la Repubblica stessa. Anche se a dirla tutta sarebbe stato molto improbabile la formazione di uno stato kurdo unito…
P.s.: se posso chiedere, che guida è e quali notizie in particolare contiene?
La guida appartiene alla serie APA ed è del 1995. La comprai in un periodo in cui ero depresso e speravo, di farvi un viaggio, scoraggiato da mio padre che temeva potessi cacciarmi in qualche guaio…
E’ una guida turistica, ma contenente diverse informazioni su cripto-armeni, geopolitica, aree ad alto rischio per il turista sprovveduto, aree (allora) infestate dalla malaria e per le quali si consigliava vivamente di fare iniezioni e seguire terapie sanitarie idonee, persino luoghi dove trovare bordelli di infima categoria in degradati quartieri di Istanbul e di Van!
Poche immagini purtroppo, ma tante piccole, preziose notizie, integrate poi da successive ricerche fatte in epoche più recenti grazie ad internet….
Della serie: Guide APA, Turchia, Zanfi Editore, 2° Edizione 1995.
ps. Arriva all’epoca del governo di Tansu Ciller, fotografata in posa sorridente, e sul cui (breve) operato mi piacerebbe avere qualche opinione dal nostro Giuseppe e da tutti coloro che vivono o hanno vissuto in quell’epoca in Turchia…..
ciao!
Sembra molto interessante, proverò a cercarla in qualche biblioteca fornita della zona – se non questa almeno le edizioni successive! Grazie mille!
Sull’Anatolia e il mondo ad est dell’Eufrate
Pur essendo sin da bambino affascinato sia dall’Anatolia, che dagli altipiani armeni (o curdarmeni), ho sempre avuto un debole maggiore per l’Anatolia ad OVEST dell’Eufrate più naturalmente Urfa e la frontiera con la Siria.
Gli altipiani armeni pur affascinanti fin dall’epoca dell’Urartu preindoeuropeo, e forse, uno dei fondi storici del mito del Giardino dell’Eden, invece li ho sempre avvertiti come più chiusi, lontani, freddi…
Sensazione divenuta disagio, quando partecipai ad una settimana di studi sulla storia armena, tenutasi nel 2001, in occasione dei 1700 della (presunta) data della conversione dell’Armenia al Cristianesimo.
Ora, ascoltando gli ottimi e coltissimi relatori armeni, in maggioranza sacerdoti (vi era persino un vescovo), notai un forte senso di chiusura, di “settarismo” etnico, di orgogliosa autoesaltazione da chi crede di essere al centro del mondo, e e notai anche l’elusiva furbizia nel NON rispondere alle domande dell’impertinente e guastafeste che sta scrivendo, sugli aspetti “scomodi” di tale autorappresentazione, tipo i soliti Pauliciani e Tondrakiani, il forte ruolo dei primi, e dell’aniconismo armeno altomedievale in genere, nell’influenzare l’Iconoclastia bizantina (730-843 d.C.), il forte e determinante ruolo degli Armeni nella Romània bizantina tra VII e XI secolo, dall’umile contadino e pastore, all’imperatore e ad alcuni patriarchi di Costantinopoli*, ecc.
Insomma, concordando con bizantinisti del calibro di Aleksandr Kazhdan, ho compreso il ruolo ambiguo, contraddittorio, e in gran parte OSTILE, del mondo ad EST dell’Eufrate, nel cooperare, farsi cooptare e assorbire da un potere balcano-anatolico, già in epoca bizantina, e nella CONTINUITA’ del fenomeno anche nelle successive epoche ottomana e turca repubblicana.
ciao
Urfa è davvero magica…e lì non si respira per niente il senso di chiusura che tu hai avvertito negli armeni e pensando ai loro altipiani, né tantomeno si avverte la gravità di conflitti etnici tra kurdi, turchi ed arabi: in questa città che si arrampica su di una collina si respira piuttosto un senso di pace, di compostezza, anche di accoglienza, in ciò forse aiutata dal suo essere un luogo religioso composto da genti diverse che vivono insieme su queste terre da millenni…
Mi colpisce anche il parlare di “potere balcano-anatolico”, come d’altronde avevate già fatto in altri articoli. è una prospettiva diversa da quella insegnata a scuola, però non meno autentica: in effetti quelle terre sono state governate da persone di entrambe le provenienze e tra popoli balcanici, greci (ma si può davvero parlare di greci?
) e anatolici ci sono più cose in comune (per via della storia comune, ma non solo) di quanto comunemente ci si possa immaginare.
* Ancora in epoca comnena (1081-1185), nonostante la perdita delle terre armene, e del suo serbatoio umano, in Romània troviamo Armeni assimilati ai vertici della società come il generale Sabbazio, coinvolto nei tumulti e nei disordini di Costantinopoli del 1181-1183, in seguito alla morte di Manuele I (1143-1180) e il patriarca Teodosio I Voradiota (1179-1183), ultimi esempi di un lungo, complesso e contraddittorio rapporto Armeni/Romània, che soprattutto nei secoli VII-XI, aveva dato notevoli contributi alla stessa Romània.
Sempre su tali rapporti contraddittori, riportiamo quanto scrive il bizantinista Peter Charanis (1908-1985) nel suo interessante The Armenians in the Byzantine Empire del 1963, riguardo ad un nativo del tema (provincia) di Cappadocia, stabilitosi nelle terre armene ad EST dell’Eufrate (la regione di Taik in Armeno, Tao-Klarjeti in Kartvelico/Georgiano) e di recente acquisizione romea.
Il cappadoce è un romeo e romeofono, ma nelle terre in cui è andato a vivere, intorno al 1050 d.C., dice: Divenni un emigrante e mi trovavo ad una settimana, una settimana e mezzo di distanza dalla mia patria. E vivevo tra genti STRANIERE con una STRANA religione e STRANI costumi. ” Le “genti straniere” a cui allude sono gli armeni, o più esattamente a genti ibero-armene o armenizzate, dato il carattere di frontiera di questo principato sulla valle del Çoruh, nella regione oggi turca di Yusufeli.