Gli Yezidi


Parlavamo qualche tempo fa della natura composita – in termini di etnia e religione – di Diyarbakır, nel sud-est della Turchia e a maggiranza curda: ma storicamentea abitata, per l’appunto, anche da armeni, aramei (e aramei musulmani), cattolici, protestanti… e yezidi (una religione composita, di origini pre-islamiche e zoroastriane: per alcuni “adoratori del diavolo”). Ho cercato di saperne di più, ho trovato il libro da leggere: The Yezidis. The History of a Community, Culture and Religion, scritto da Birgül Açıkyıldız dell’università di Oxford e pubblicato l’anno scorso da I. B. Tauris (al modico costo di 50 sterline: e se non riesco a farmelo inviare per una bella recensione, credo proprio che aspetterò il paperback o qualche occasione volante). Mi sembra particolarmente interessante perché non si ferma agli elementi prettamente religiosi, ma compie un’analisi storica, sociale, culturale e artistica. Questa la presentazione editoriale: “Yezidism is a fascinating part of the rich cultural mosaic of the Middle East. Yezidis emerged for the first time in the 12th century in the Kurdish mountains of northern Iraq. Their religion, which has become notorious for its associations with ‘devil worship’, is in fact an intricate syncretic system of belief, incorporating elements from proto-Indo-European religions, early Persian faiths like Zoroastrianism and Manichaeism, Sufism and regional paganism like Mithraism. Birgul Acikyildiz offers a comprehensive appraisal of Yezidi religion, society and culture. Written without presupposing any prior knowledge about Yezidism, and in an accessible and readable style, her book examines Yezidis not only from a religious point of view but as a historical and social phenomenon. She throws light on the origins of Yezidism, and charts its historical development – from its beginnings to the present – as part of the general history of the Kurds. The author describes the Yezidi belief system (which considers Melek Taus – the ‘Peacock Angel’ – to be ruler of the earth) and its religious practices and observances, analysing the most important facets of Yezidi religious art and architecture and their relationship to their neighbours throughout the Middle East. Richly illustrated, with accompanying maps, photographs and illustrations, the book will have strong appeal to all those with an interest in the culture of the Kurds, as well as the wider region.”

Ciò che mi sfugge è: possiamo considerarli “curdi” oppure no? Chiedo un parere agli esperti.

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14 risposte a Gli Yezidi

  1. Francesco Marilungo ha detto:

    Lo avevo adocchiato anche io. Spero di rintracciarlo prima possibile.
    La risposta alla tua domanda è: sì, la maggior parte de membri della religione yezidi è di etnia curda. Ad esempio il primo romanziere curdo moderno (Erebe Şemo) Ereb Shamilov era di religione yezidi, nato a Kars (all’epoca Russia). Molti vivono anche in Armenia o in diaspora.
    Alcuni credono che lo yezidismo sia stata la “religione dei curdi”, prima che venissero convertiti al sunnismo “con la forza”. Non ho gli strumenti però, per verificare o provare queste affermazioni che ho sentito ripetere da più persone, nel sud-est della Turchia e nel nord-Iraq.
    Lo scorso Giugno, durante la mia prima gita in nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, ho avuto la fortuna di essere condotto da un amico yezidi, nel villaggio sacro in cui è sepolto una importante figura dello yezidismo e dove ogni ottobre gli yezidi di tutto il mondo si recano in pellegrinaggio: Lalesh. Un villaggio incantato, immerso nel verde di gelsi centenari, ma a un chilometro scarso di distanza dal deserto, un villaggio ricco di fonti, scorpioni e serenità. Ci si entra solo a piedi scalzi, in qualunque periodo dell’anno. Al momento sembra non abitarci più nessuno, ma durante la calura estiva dell’Iraq gli yezidi vanno lì a schiacciare pisolini nel fresco delle case vuote oppure si sciacquano il viso alle fonti per loro sacre: http://it.wikipedia.org/wiki/Lalish

    Lo yezidismo è un fenomeno che mi sono ripomesso di studiare più volte. Mi farebbe piacere che tu condividessi altro materiale, qualora ti ci idovessi imbattere.

  2. Francesco Marilungo ha detto:

    Ah, per chi volesse approfondire un minimo lo scrittore a cui facevo riferimento, Ereb Shamilov, posso rimandare a questa mia recensione su Lankelot.eu: http://www.lankelot.eu/letteratura/shamilov-ereb-il-castello-di-dimdim.html#comment-68839

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  4. mirkhond ha detto:

    Degli Yezidi, parla diffusamente, e direi caricaturalmente, anche il romanziere britannico Tom Knox nel suo Il Segreto della Genesi, in cui il protagonista, un giornalista britannico inviato nel Kurdistan turco per un reportage sull’affascinante sito archeologico di Gobekli Tepe, si trova coinvolto in un giallo sanguinoso, legato al segreto dell’origine dell’uomo, segreto nascosto proprio a Gobekli Tepe e dintorni.
    Elemento chiave di questo giallo è costituito proprio dagli Yezidi, visti come un’oscura e perseguitata religione curda esoterica, e i cui membri sono appunto i custodi del segreto della genesi dell’uomo, e di cui accennerebbero nelle loro sacre scritture, in cui si parla dei due vasi in cui sarebbe stato preservato il seme di due razze umane, i Figli di Adamo, di cui gli Yezidi sarebbero i discendenti, e i Figli di Eva, da cui discenderebbe tutta la restante umanità.
    Tutto ciò sarebbe stato raccolto in un testo sacro, che archeologi inglesi come Layard, giunti a Lalesh, per condurre scavi sugli Assiri, avrebbero trafugato il sacro testo, portandolo e nascondendolo in Gran Bretagna intorno al 1850!
    Nel romanzo appare anche Lalesh, dove il giornalista-detective britannico, riuscito ad intrufolarsi clandestinamente nel Tempio per assistere ad una cerimonia religiosa da cui i non Yezidi sono esclusi, rischia di essere ammazzato!
    Salvato dalla mediazione di uno dei capi yezidi, il giornalista ficcanaso scopre che l’oggetto del culto è uno strano cranio preistorico con fattezze diverse da quelle dell’homo sapiens.
    Per farla breve, gli Yezidi, insieme ad una setta massonica anglo-irlandese, erano gli unici depositari del segreto sull’origine dell’umanità, segreto ritenuto talmente terribile e sconvolgente, che sia gli Yezidi che i loro occulti alleati aristocratici anglo-irlandesi, erano disposti a commettere ogni sorta di omicidio, per preservarlo.
    E infatti nel romanzo, il sangue e le efferatezze abbondano.
    Infine, nonostante tutto, l’eroico giornalista riuscirà a scoprire che l’origine dell’homo sapiens, si situa proprio nell’Alta Mesopotamia, nell’area tra Urfa e Diyarbakir, dal mostruoso incrocio genetico tra due diverse razze ominidi.
    La prima, che il protagonista chiama gli Uomini del Nord, erano dei giganti alti 3 metri, provenienti dalle gelide terre del nordest siberiano, i quali a causa del clima inclemente avevano sviluppato un istinto criminale antropofago unito ad una grande intelligenza, cosa che permetteva loro di sopravvivere in quelle latitudini.
    E tuttavia, intorno al 10.000 aC., questi bestioni dagli zigomi alti, emigrarono nell’Alta Mesopotamia, regione allora molto diversa dal deserto brullo che è oggi.
    La regione tra Urfa e Diyarbakir era anzi un Eden ricco di acque, vegetazione e tanta selvaggina, di cui si nutriva l’altra specie ominide citata nel romanzo, una specie indigena di “nanerottoli” armenoidi cacciatori-raccoglitori.
    I Giganti del Nord sottomisero i tranquilli nanerottoli mediorientali e ne stuprarono le donne.
    In cambio insegnarono loro i segreti della civiltà. Da qui il monumentale complesso di Gobekli Tepe.
    Tuttavia l’aumento di popolazione, fece si che gli Uomini del Nord costringessero gli Armenoidi a coltivare la terra, e in questo pasaggio, finì la “pacchia edenica” di una vita più tranquilla.
    A furia di sfruttare il suolo e di disboscare gli alberi, l’Eden diventò un inferno caldo e desertico. La popolazione brutalizzata e ipersessualizzata, dagli stupri dei Giganti.
    Finchè i discendetti meticci si ribellarono e uccisero i loro altissimi oppressori, seppellendo il Tempio di Gobekli Tepe, per cancellare il traumatico ricordo di un paradiso divenuto inferno.
    Ma era troppo tardi, il seme della violenza era strettamente collegato a quello dell’intelligenza, e le civiltà e religioni nate nel Medio Oriente portavano tutte tracce di sangue e sacrifici umani, poi ritualizzati nell’Ebraismo, Cristianesimo e Islam.
    Un gruppo di questi meticci però, rimase nella patria originaria, l’attuale Kurdistan, conservando nella loro religione, lo Yezidismo, tracce mitizzate di questo terribile segreto.
    Segreto che però, era stato scoperto anche da una setta massonica anglo-irlandese, proprio a seguito di pellegrinaggi a Gerusalemme e alle prime scoperte archeologiche delle antiche civiltà mesopotamiche, nel XVIII-XIX secolo.
    La scoperta del sito archeologico di Gobekli Tepe, mise in allarme i due gruppi di custodi che, alleatisi, con una catena di efferati omicidi tra Turchia e Gran Bretagna, cercarono invano di fermare il disvelamento del segreto che, a detta del romanzo, avrebbe distrutto la fede in un Dio di Amore e Salvezza, come nel Cristianesimo e Islam!

  5. mirkhond ha detto:

    Mi scuso per l’irruento ed elefantiaco post.
    Aggiungo soltanto che l’autore del romanzo, Tom Knox ha partorito questo bislacco zibaldone, dopo una serie di reportage giornalistici a Gobekli Tepe, ma NON è mai stato a Lalesh, e dei Kurdi, non ha in genere una buona opinione, non solo sugli esoterici Yezidi, ma anche sui Sunniti di Urfa, considerati degli integralisti fanatici, in quanto le loro donne vanno in giro pesantemente velate, anche col caldo torrido, in special modo le pellegrine al Santuario di Abramo, che per l’Islam proveniva da Urfa, considerata la Ur dei Caldei.

  6. Francesco Marilungo ha detto:

    Tutto molto interessante Mirkhond. Mi devo procurare una copia del libro. Se non altro per stroncarlo a dovere!

  7. mirkhond ha detto:

    Francesco, non vedo l’ora che appaia una stroncatura a questo zibaldone razzista!
    ciao

  8. Pingback: Kipple blog: Yezidi, un estratto da “L’ombra del dio alato” – Carmilla on line ® | HyperHouse

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