Il 18 marzo in Turchia


Mi sono sempre interessato alla storia pubblica, al modo in cui il presente ufficialmente celebra – selezionandole accuratamente – le date del passato; e in Turchia, in effetti, il fenomeno è dilagante: non passa un mese senza qualche evento da ricordare in modo solenne. Persino una fermata dell’autobus vicino a casa prende nome dall’onsekiz Mart: il 18 marzo, l’anniversario della battaglia dei Dardanelli che vide la flotta alleata respinta dalle posizioni turche, trasformato in “Giornata dei martiri” in cui si officiano rituali della religione civile nazionale – a Çanakkale – alla presenza delle massime autorità dello Stato. Il rituale si è ripetuto domenica, col programma ovunque simile di discorsi ufficiali, di soldati sull’attenti, di corone di fiori, di qualche convegno accademico (anche l’università di Çanakkale è dedicata all’onsekiz Mart): con maggior commozione del solito a causa della recente morte di 12 soldati turchi in Afghanistan (caduti col loro elicottero).

Il 18 marzo del 2012, però, verrà ricordato anche per il Newroz proibito: il divieto di anticipare alla domenica precedente i festeggiamenti canonici del 21 marzo, che per i curdi hanno il sapore tutto politico della rivndicazione identitaria. Reputo questo divieto poco intelligente e altamente controproducente: a Istanbul ci sono stati scontri forsennati tra la polizia e i celebranti fuorilegge, pesanti danni, persino un morto colpito da un lacrimogeno (un politico locale del Bdp pro-curdo). Ma per domani – soprattutto a Diyarbakır – mi aspetto comunque una grande festa.

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7 risposte a Il 18 marzo in Turchia

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  2. massimo ha detto:

    é bene che si ricordi la grande vittoria del 18/3/1915 n.s (5 mart 1331), anche se forse sarebbe più corretto storicamente accennare anche al contributo tedesco, “dimenticato” a bella posta da svariati decenni…resta il fatto che, pur nelle diversissime condizioni storiche, la Turchia ottomana resistette all’attacco anglo-francese nel 1915 voluto soprattutto da Churchill (che ebbe poi serie critiche dopo il suo fallimento) mentre la nostra Italia cedette vergognosamente il 10/7/1943, sbarco anglo-americano in Sicilia, (voluto dalla stessa persona) senza alcuna vera e seria resistenza….chapeau all’Armata ottomana !

  3. mirkhond ha detto:

    E’ però anche vero che nel 1915 gli Inglesi non disponevano di un’aviazione capace di fare i danni del 1940-45.
    E poi noi popoli d’Italia non siamo gli Osmanli, che altrimenti nel 1920-1922 i “Greci” avrebbero vinto e ripreso Adrianopoli, Costantinopoli, Gallipoli e una fascia costiera di territorio anatolico tra la foce del Sakarya e Bodrum…
    Mentre gli stessi “Greci” ricacceranno gli Italiani da mezza Albania nell’inverno 1940-41, che se non intervenivano i Tedeschi, saremmo rimasti impantanati sul Pindo e il Grammos per tutta la fine della guerra….
    ciao!

    • massimo ha detto:

      beh l’Italia si comportò discretamente nel 1940-1943 (con l’eccezione dell’inverno 1940/1941 sul fronte greco e anche su quello cirenaico) e qualcosa mandammo storto ad Albione…purtroppo non fu così nel 1943 anche per la “defezione” (qualcuno parlò addirittura di “tradimento”) della R. Marina…é vero che i bombardamenti nel Mezzogiorno nel 1942-1943 furono violentissimi e mortiferi, ma non superiori ai coevi attacchi terroristici aerei sul Reich, senza parlare di quelli successivi, apocalittici…e il Reich non cedette anzi aumentò la sua produzione bellica sino al picco del giugno 1944 !…questa senza togliere nulla al valore degli Osmanli, ormai in procinto di definirsi Turchi…..
      ciao

  4. mirkhond ha detto:

    Gli Osmanli erano in guerra dal 1911.
    Quali furono allora le cause della loro vittoria nel 1922 e la nascita della nuova Turchia kemalista?
    1) Appunto la mancanza di un’aviazione inglese come quella più devastante del 1939-1945.
    2) Gli Alleati si erano spartiti segretamente l’Impero Ottomano fin dal 1916, e l’Altopiano Anatolico, in gran parte stepposo e desertico e senza risorse petrolifere non poteva certo interessare (nel 1921 i Francesi non riuscirono a prendere Marash e abbandonarono persino la costa cilicia, provocando la fuga e il massacro di 300000 Armeni).
    3) Il genocidio degli Armeni del 1915-16, seguito dal crollo della Russia Zarista nel marzo 1917, l’unica potenza cristiana che, erede spirituale di Bisanzio, era anche l’unica davvero interessata ad andare fino in fondo nella distruzione dell’Impero Ottomano.
    4) Il grande patriottismo religioso musulmano più che “turco” nazionalista degli Osmanli, patriottismo ben sfruttato nel 1919-1922 da Mustafà Kemal.
    5) La scomparsa di un compatto blocco armeno-russo nel 1915-1917, rese la guerra anti”greca” del 1920-1922 più facile perché con un solo fronte “pericoloso” ad occidente, mentre ad oriente, già nel marzo-ottobre 1918 le armate ottomane erano giunte fino a Baku senza incontrare grosse difficoltà. Nel 1920 il generale Kazim Karabekir (1882-1948) scatenò da Erzurum una nuova offensiva nel Caucaso, riprendendo Kars e Ardahan e penetrando nell’Armenia di Yervan, massacrando qualcosa come 198000 Armeni (stando alle fonti di Vahakn Dadrian).
    Fu solo la calata dell’Armata Rossa nel Caucaso nel 1920-1921, a salvare ciò che restava dell’Armenia russa dalla conquista turca (anche se Kars e Ardahan rimasero turche, nonostante le rivendicazioni sovietiche fino al 1953)!
    6) Infine il disinteresse degli alleati minori come l’Italia, che occupata Adalia nel 1919-1921, insieme ad una fascia costiera contigua (nei piani era previsto un territorio fino a Konya), che di fronte alla riscossa osmanica, si ritirò spontaneamente.
    7) Infine la stanchezza degli stessi Alleati che, come detto all’inizio, ottenuto ciò che davvero valeva, lasciarono soli i “Greci” e la loro megalomania, con la conseguente catastrofe del 1922 e la fine della cospicua presenza ufficiale e dichiarata del Cristianesimo ortodosso bizantino, ridotto (sempre ufficialmente) ad un piccolo lumicino protetto, e una grossa fetta condannata alle catacombe…
    ciao

  5. mirkhond ha detto:

    errata corrige: Yerevan

  6. mirkhond ha detto:

    La situazione dell’Italia nel 1940-1945 era completamente diversa, così come la stessa Germania che potè conquistare quasi tutta l’Europa nel 1939-1941, grazie alla tregua con l’Urss, il crollo della Francia (che pativa ancora le conseguenze demografiche del 1914-1918), e l’isolamento relativo della Gran Bretagna.
    Lo stesso attacco all’Urss del giugno 1941 fu un errore gravissimo, senza aver fatto pace prima con Londra, e poi la sottovalutazione degli Usa da parte di Hitler.
    Con gli Usa in campo, la sconfitta era solo questione di tempo per la Germania. Per l’Italia poi, priva di portaerei, con nemmeno 2000 carriarmati (definiti scatole di sardine dagli stessi soldati), 73 divisioni dell’esercito di cui solo 19 davvero efficienti, e infine con il figurone “greco” del 1940-1941, preceduto da quello analogo con la Francia, che vide i nostri eroi giungere dopo 12 giorni fino a…Mentone, la perdita entro il dicembre 1941 dell’Africa Orientale, indifendibile senza il controllo di Suez, e soprattutto con una conduzione tedesca del conflitto sempre più marcata fin dal marzo-aprile 1941 in Libia e nei Balcani, per l’Italia il verdetto era già scontato in queste condizioni….
    ciao!

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