La politica estera turca: successi e numeri


Cedo alla tentazione dello scopiazzamento: lo faccio con un dispaccio della Anadolu Ajansı, perché contiene il riepilogo quantitativo dei successi della politica estera dell’Akp. Ne ho parlato spesso, non intendo dilungarmi: l’obiettivo di fondo – grazie a Davutoğlu – è diventato la trasformazione della Turchia nel centro geopolitico del continente afro-eurasiatico, creando attorno a sé una “cintura di stabilità e prosperità”; il suo approccio è regionale e multilaterale quando possibile, in ogni caso multidimensionale (politica, economia, cultura): e lo strumento privilegiato e caratteristico sono gli Alti consigli di cooperazione strategica, dei veri e propri consigli dei ministri congiunti – bilaterali, in un caso quadrilaterali – che si tengono periodicamente. Gli obiettivi immediati sono: il superamento di ogni contenzioso, la creazione di aree di libero scambio (di merci e di persone, abolendo i visti d’ingresso).

Dal 2006 ad oggi – queste sono sono le informazioni che riprendo dal dispaccio d’agenzia – di Alti consigli di cooperazione strategica ne sono stati creati 13: con il Brasile il primo, poi con Iraq, Siria, Russia, Grecia, Azerbaigian, Libano, Pakistan, Ucraina, Kyrgyzistan, Egitto, Bulgaria e Kazakhistan (più quello quadripartito con Siria, Libano e Giordania: il Quartetto del Levante); si sono tenute complessivamente 25 riunioni: che hanno prodotto 281 accordi di ogni tipo. E sì, nel caso della Siria e del Quartetto gli accordi sono al momento sospesi: ma verranno riattivati non appena la situazione sarà cambiata; in ogni caso, al di là di quanto sostenuto da qualche collega – giornalista e analista – poco perspicace, la politica degli “zero problemi” è viva e vegeta (da non confondere con la politica “della bacchetta magica”) e la Turchia al momento non ha nessuna intenzione di cambiare obiettivi e metodi della sua politica estera (questo non vuol dire che non siano stati fatti degli errori, che tutto va sempre e comunque perfettamente bene: per l’appunto, come sostiene İbrahim Kalın, non è che hanno la bacchetta magica).

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