Luigi Grassia e il genocidio armeno


Altro pessimo articolo. L’autore, stavolta, è Luigi Grassia: che su La Stampa online parla del libro di Hesan Cemal – peraltro uscito qualche mese fa – dall’emblematico titolo “1915. Il genocidio armeno” (giornalista e nipote di Cemal Paşa, uno dei tre maggiori responsabili dei massacri del 1915). Ora, sorvolando su qualche grave errore di sintassi, su delle ripetizioni orripilanti, sulla generale mancanza di chiarezza in quello che scrive: ma chi gliel’ha detto a Grassia che in Turchia esiste il “divieto di parlare del genocidio armeno”? Ma nient’affatto! Nel codice penale turco esiste invece un articolo, il 301, che punisce le “offese alla turchicità”: e che è stato in effetti usato in passato per accusare e processare Hrant Dink, Orhan Pamuk ed Elif Şafak; ma un divieto esplicito di “parlare del genocidio armeno” non esiste: dimostrazione ne è il fatto che né Pamuk né la Şafak hanno subito condanne! Ma è proprio così difficile avere in Italia un’informazione un minimo attendibile e non cialtronesca sulla Turchia? Da giornalista, la cosa mi fa ribollire il sangue!

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2 risposte a Luigi Grassia e il genocidio armeno

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