Una nuova moschea nel cuore di Istanbul


Fede, politica, architettura. E mille polemiche. L’idea risale alla metà degli anni novanta, quando l’attuale Primo Ministro Racepp Tayyip Erdoğan era sindaco di Istanbul e militante del partito islamista Refah guidato da Necmettin Erbakan: costruire una grande moschea nel parco di piazza Taksim, nel cuore moderno e repubblicano della Istanbul europea. Per gli islamisti era un segno dell’ascesa al potere, per i laicisti uno sfregio ai valori del padre della patria Atatürk.

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L’idea di costruirvi una moschea è ritornata all’attenzione delle cronache, prima in sordina e poi con fragore; prima con la destinazione a nuovi edifici religiosi – burocraticamente – di una zona di 2500 metri quadri a ridosso della piazza, poi con l’invito a quattro studi di architettura – da parte della fondazione, presieduta dal generale a riposo Mehdi Sungur – a presentare dei progetti. Le camere degli architetti e dei pianificatori di Istanbul hanno scatenato delle battaglie legali, di volta in volta rigettate fino all’ultimo appello sul finire di quest’anno; tra i progetti sottoposti, è stato scelto quello dell’architetto e urbanista Ahmet Vefik Alp: già candidato a sindaco di Istanbul per il partito nazionalista Mhp, già autore di innovativi edifici privati e pubblici (tra cui la sede dello stesso Mhp ad Ankara, l’ambasciata turca in Arabia Saudita, il municipio di Malatya).

Lo abbiamo incontrato nel suo studio, così da farci illustrare i dettagli della sua moschea: che è ancora un progetto – dal costo stimato complessivo di 20 milioni di dollari, da coprire integralmente attraverso donazioni – perché in attesa delle approvazioni definitive da parte del Consiglio dei monumenti, della municipalità metropolitana di Istanbul, della municipalità di Beyoğlu. “Ma il progetto – ci ha detto il professor Alp – al momento è sulla scrivania del primo ministro Erdoğan, a cui piace solo l’architettura finto-ottomana e non quella moderna; ho chiesto un appuntamento per poterlo convincere di persona, ma ancora non sono riuscito a ottenerlo”. Del resto, ma per altri motivi, non è riuscito a costruire neanche la moschea che aveva progettato per Tokyo nel 1992 (moschea, sede dell’ambasciata, centro culturale): la sua proposta venne approvata dal Presidente Turgut Özal che però morì poco dopo, chi ne prese il posto dimostrò preferenze diverse. A dimostrazione che, oggi come allora, il potere politico in Turchia vede nell’arte e nell’architettura uno strumento di personale glorificazione e gratificazione: ma non è un caso isolato, ovviamente.

Anche per Taksim Alp non ha in mente solo una moschea, la Cumhuriyet camii (la moschea della repubblica: un nome non casuale); l’idea è invece più complessa e intrigante, perché ha aggiunto al suo progetto sette piani interrati con un centro culturale e biblioteca, parcheggi per 120 automobili e soprattuto un museo delle tre religioni monoteistiche – ebraismo, cristianesimo, islam – disposto su tre livelli (un museo di immagini più che di oggetti: “ma l’ultima parola spetterà agli esperti”): “la moschea della repubblica e il museo delle religioni”.

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(per leggere l’articolo completo, cliccate qui)

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