Il Comune di Bari, il genocidio armeno, l’ambasciata turca


A quanto pare, il Comune di Bari avrebbe deciso di “riconoscere” il genocidio armeno; a quanto pare, l’ambasciatore di Turchia a Roma non l’ha presa bene e ha scritto al sindaco Emiliano consigliandolo di “soprassedere”. L’articolo che parla diffusamente di questo incidente diplomatico in divenire lo trovate sulla cronaca di Bari de La Repubblica; io ho già dato conto sul blog – più di un anno fa – di casi analoghi e relative polemiche, col coinvolgimento diretto della scrittrice Antonia Arslan.

La riflessione non può essere che la stessa di allora: “ma perché mai un qualsiasi comune italiano dovrebbe prendere posizione su cos’è successo nell’Impero ottomano un secolo fa?” E il Comune di Bari, non ha forse cose più rilevanti per i suoi cittadini di cui occuparsi?

CORREZIONE: mi è stato fatto notare che invece – a mia parziale discolpa: nell’articolo non se ne parla! – esiste un legame forte e diretto tra la città di Bari e la popolazione armena, qui c’è il relativo link (tuttavia, ritengo preferibile il recupero, la preservazione, la diffusione della memoria di questi specifici eventi piuttosto che una pronuncia formale sull’interpretazione degli accadimenti nell’ex Impero ottomano dal 1915 al 1918)

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18 risposte a Il Comune di Bari, il genocidio armeno, l’ambasciata turca

  1. mirkhond ha detto:

    Bari ha avuto in epoca bizantina (IX-XI secolo) ed oltre, una comunità armena.
    Un’altra comunità armena si insediò in tempi più recenti, nel 1927, guidata dal poeta Hrant Nazariantz, vissuto in esilio proprio in Terra di Bari.
    Comunità quasi del tutto emigrata a Milano negli anni ’70, ma lasciando una traccia di rapporti di amicizia, coltivati da associazioni culturali baresi.
    Il sindaco Emiliano non è uno storico e l’operazione probabiolmente s’inserisce nella retorica barese della “Porta d’Oriente”.
    Una “Porta” che, posso assicurare, non è che interessi granché il barese medio, che sull’Oriente, diciamo sul Medio Oriente, musulmano e non, ha gli stessi pregiudizi e luoghi comuni confusi e generalizzanti degli altri italiani meno “orientali”.
    ciao!

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      grazie per le utilissime precisazioni.

      ma la comunita’ armena e’ emigrata a Milano solo per questioni economiche o anche per altri motivi?

      e puoi dirci mgari qualcosa in piu’ su questa retorica della ‘porta d’Oriente’?

      • morands ha detto:

        A Istanbul non mi è mai capitato, ma tra Ankara, i treni e Diyarbakir metà dei turchi che erano stati in Italia erano stati a Bari… Curioso, ci siamo detti

  2. mirkhond ha detto:

    errata corrige: probabilmente

  3. Pingback: Il Comune di Bari, il genocidio armeno, l’ambasciata turca - Istanbul Avrupa - Webpedia

  4. mirkhond ha detto:

    Credo che la comunità armena barese, fondata da Nazariantz nel 1927 con Armeni profughi da Smirne, emigrò in massa a Milano per motivi economici credo.
    Però qui è rimasta la famiglia Timurian, che si occupa della vendita dei tappeti, ed è ormai ben inserita nell’aristocrazia commerciale barese.
    La Porta d’Oriente è un mito retorico che nasce credo in epoca fascista, quando venne fondata la Fiera del Levante (1930), rifacendosi comunque al periodo bizantino, considerato dallo storico e archeologo barese Nino Lavermicocca, l’età d’oro di Bari, in quanto la nostra città era la capitale dei domini romei d’Italia (876-1071 d.C.).
    Quindi su fondamenta storiche, si è formato non più di 80-90 anni fa, un mito che vuole Bari come appunto “Porta” dell’Occidente verso l’Oriente, inteso soprattutto come Oriente bizantino-ortodosso, ma anche mediterraneo e mediorientale in genere, e viceversa.
    Tutto ciò da un lato ha portato alla nascita di studi bizantinistici, soprattutto a cura dei Padri Domenicani della Basilica di San Nicola di Bari, e da parte di docenti universitari come Giosué Musca, Pasquale Corsi, Raffaele Licinio, solo per citare i più prestigiosi.
    E le associazioni culturali Adirt di Nino Lavermicocca ed Enec presieduta anni fa dal professor Franco Cardini, ed oggi dal professor Michele Loconsole (che è anche un amico).
    Tutti questi benemeriti studi hanno fatto riscoprire i nostri rapporti con l’Oriente bizantino-ortodosso, rapporti mai del tutto scomparsi, ma sicuramente via via più rarefattisi, a cominciare dalla crescente latinizzazione-franchizzazione della Longobardia Minor/Puglia/Regno di Napoli, a partire dalle dominazioni normanne, sveve, e soprattutto angioina, quando scompaiono le ultime tracce di comunità romaiche e armene, assorbite dalla maggioranza longobarda cattolica della popolazione (secc. XIII-XIV).
    Questa rinascita bizantinistica però, è stata fino a qualche anno fa, appannaggio quasi esclusivo di ristrette cerchie di studiosi locali.
    Alla popolazione certe “voci” e “richiami” sono giunti in epoche molto recenti.
    Chi scrive può testimoniare di persona, quanto i suoi concittadini sapessero degli Armeni ancora dieci anni fa. Eppure da noi è diffuso il cognome ARMENISE!
    Epperò questa “Porta d’Oriente” proprio per il forte approccio bizantinocentrico, non ha considerato molto bene i Turchi, sia Ottomani che, kemalisti, nonostante l’impegno di studiosi come Cardini, Musca e Licinio.
    E alla tradizionale turcofobia ha data una forte mano, proprio la crescente attenzione (di questi ultimissimi anni) per la questione armena, unita alla generale islamofobia pasticciona e confusionaria scatenatasi dopo l’11 settembre 2001.
    Ed anzi, proprio l’11 settembre, ha portato popolarità qui a Bari verso la questione armena, che, come detto in precedenza, prima di quella fatidica data, interessava solo pochissime persone, incluso chi sta scrivendo.
    Insomma al barese medio, di Oriente, Medio Oriente, Bisanzio, Armeni, Turchi, Musulmani,Arabi ecc. non è che gliene importi molto, e, nonostante gli studi sovracitati, nella sostanza condivide i soliti luoghi comuni confusionari degli altri italiani non “orientali”.
    Nonostante che in Russia, l’unica città franca cattolica per cui si preghi sia proprio Bari!
    ciao!

  5. mirkhond ha detto:

    Sulla Turchia

    Due anni fa stavo in un ufficio pubblico per sbrigare delle pratiche di successione dopo la morte dei miei genitori, e con un’impiegata con la passione dei viaggi, si stava parlando proprio della Turchia.
    Il suo direttore, ascoltando casualmente la nostra conversazione mi disse:
    ” A me non piacciono i paesi ARABI”!
    Non ci vu verso di fargli comprendere che i Turchi NON sono Arabi, ma credo che lui per “arabo” intendesse dire musulmano!
    Ecco, Bari è anche questa qua.
    A dispetto della retorica della “Porta d’Oriente”.
    ciao!

  6. mirkhond ha detto:

    Ancora sulla Turchia

    Nel novembre-dicembre 2009, qui a Bari scoppiò una bagarre, pare provocata da un signore turco, un certo Cevik, il quale vantando entrature nel mondo politico diplomatico turco, pretendeva addirittura che la Basilica di San Nicola e il Comune di Bari consegnassero alla Turchia le reliquie di San Nicola di MIRA, perché fossero riportate a Mira/Demre in Licia.
    Lo scopo di questo signore pare che riguardasse motivazioni commerciali-turistiche, dato che, a quanto lessi allora sulla Gazzetta del Mezzogiorno, pare che il “culto” dollaroso di Babbo Natale si stesse diffondendo anche in Anatolia, e che autorità locali volessero approfittarevi per fare affari e portare soldi.
    E tuttavia l’ambasciata turca interpellata, rispose che non ne sapeva nulla e nemmeno di questo Cevik.
    Ricordo ancora un ‘intervista ai rivenditori di articoli religiosi legati alla Basilica di San Nicola, che dissero che tra i pellegrini in visita alla Basilica (e da loro 😉 ), non si era MAI VISTO UN TURCO!
    ciao!

  7. mirkhond ha detto:

    errata corrige: approfittarvi

  8. Tappeto Volante ha detto:

    – Kamiya, Gary. Genocide: An inconvenient truth salon.com. October 16, 2007.
    – Letter from the International Association of Genocide Scholars to Prime Minister Recep Tayyip
    Erdoğan, June 13, 2005
    – Jaschik, Scott. Genocide Deniers. History News Network. October 10, 2007.
    – Kifner, John. Armenian Genocide of 1915: An Overview. The New York Times.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      grazie per i suggerimenti.

      in effetti, i libri che ho in programma di leggere (e gia’ sugli scaffali) sono questi due:

      Taner Akçam, The Young Turks’ Crime Against Humanity. The Armenian Genocide and Ethnic Cleansing in the Ottoman Empire (2012)

      Grigor Suny, Fatma Müge Göçek and Norman M. Naimark, A Question of Genocide. Armenians and Turks at the End of the Ottoman Empire (2011)

  9. Pingback: Bari il genocidio armeno, la Turchia: la risposta del sindaco Emiliano | Istanbul, Avrupa

  10. L’operazione non è retorica ma sostanziale. NON voluta, ma solo appoggiata esternamente dal sindaco Emiliano: è stata proposta dalla locale Comunità Armena. Gli Armeni tutt’ora esistenti a Bari sono le seconde e terze generazioni di coloro che giunsero al seguito del poeta Nazariantz.. Tutta l’operazione è avvenuta nel pieno rispetto delle relazioni diplomatiche Italo-Turche, cercando sempre di ascoltare coloro che non condividono la verità storica del Genocidio Armeno. Lo scorso anno infatti per l’anniversario della morte del poeta Nazariantz è stato presente ad un dibattito sulla questione anche un giornalista turco il dott. Murat Cinar, residente in Italia. Personalmente (non sono Armeno, ma amo la ricchezza culturale dei paesi del Vicino Oriente, dal punto di vista letterario, e artistico) amo moltissimo la Turchia e ho il massimo rispetto per l’autorità del Suo stato sovrano, per il presidente Erdogan, che ritengo persona illuminata, e in grado di mettere attorno ad un tavolo le differenti anime della antica e moderna “Questione d’Oriente”

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      quando sento parlare di ‘verita’ storiche’, mi vengono sempre i brividi: e chi lo stabilisce cos’e’ verita’ e cosa non lo e’? beninteso, non sto dicendo che quanto e’ avvenuto nel 1915 NON puo’ essere considerato un genocidio: ma questa e’ un’interpretazione dei fatti, non qualcosa chiamato verita’.

      in ogni caso, ai vostri dibattiti sarebbe meglio invitare persone maggiormente ferrate in termini storiografici e meno schierate ideologicamente (all’estrema sinistra).

  11. caro amico,
    le “verità storiche” sono come Lei dice verità di una parte. Da Italiano, da Storico della letteratura, mi occupo delle “verità storiche”, da storiografo leggo documenti e testimonianze e di dibattiti storiografici. Sarei molto onorato di leggere documenti che testimonino le altre “verità storiche” dato che come ho detto esse sono relative ad un punto di vista. Sta di fatto che attorno al 1913, una minoranza ben intergrata in uno Stato Sovrano fu massacrata da una parte di esso. In che modo contestualizzare tali massacri è il problema storiografico. Il sangue sparso, le intimidazioni, gli incendi di case editrici, la distruzione dei libri e delle altre forme di cultura e di arte, sono fatti. Attendo un suo pensiero in merito!

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