La Turchia e i pregiudizi degli italiani (70)


Sul blog kemal-leghista si parla dell’avvocato Şule Dağlı, uno dei commenti colpisce per il suo contenuto islamofobo:

[…] Sul discorso della libertà individuale a indossare il velo penso che il lavaggio del cervello che subisce la donna musulmana da 0 anni in poi è determinante. In Turchia poi non è solo un simbolo religioso ma pure politico. […] Stamattina girando per Kadıköy, una delle pochissime roccaforti laiche rimaste, ho visto donne velate giovanissime e sono sempre di più. Ad una Europa che vieta sempre più i simboli religiosi e cristiani, naturalmente, si contrappone un Turchia che si reputa moderna e va in senso opposto.

Notevole anche la replica della tenutaria del blog:

Io Roberto quando vado al mercato di Fatih vedo ragazze giovanissime che non hanno neanche il Turban ma l’Hijab. Mi chiedo però onestamente se vietarglielo sia la soluzione migliore

Ma accettare semplicemente le DIVERSITA’- di pensiero, parola e vestiario – è proprio così difficile? Perché mai il modo di vestirsi delle fanciulle dovrebbe essere un problema a cui trovare una soluzione?

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25 risposte a La Turchia e i pregiudizi degli italiani (70)

  1. Elena ha detto:

    … perché che se ne dica…è sempre l’abito a fare il monaco amico mio 🙂

  2. Pingback: La Turchia e i pregiudizi degli italiani (70) - Istanbul Avrupa - Webpedia

  3. Lou darboun eud Couasse ha detto:

    Scusate, ma che differenza c’è tra il turban e l’hijab? io sapevo che “turban” è il termine generico usato in turchia per indicare il velo, e quindi l’hijab, se queste donne sono velate “di più” e in modo eccessivo, forse il riferimento è allo chador o al niqab… perché io penso che l’hijab sia il normalissimo foulard che copre testa e collo (come quello della ragazza nella foto) e che sinceramente non credo che possa dare grande fastidio a nessuno.

  4. Marco ha detto:

    … se se diversità di pensiero … costrizione, mortificazione, annullamento. Belle le parole dell’avvocato Sule Dagh, le condivido in pieno! Citarle come pregiudizio è un bell’autogol per un giornalista schierato come te 😉

  5. Marco ha detto:

    Mi riferisco alla citazione, è perfetta e rappresenta, secondo me il vero problema della Turchia oggi. Io non credo, anzi ne sono convinto, che le donne siano libere di vestirsi col velo. E’ sempre una costrizione mentale se non addirittura fisico, del gruppo cui appartiene o degli uomini di famiglia.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      c’e’ gente che crede – anzi, ne e’ fermamente convinta – che Elvis e’ vivo e lotta insieme a noi… 🙂

      tornando seri: non credi che FORSE bisognerebbe parlare con queste persone per capire se si tratta di una liberta’ o di una costrizione? in ogni caso: ma a te, alla fine, cosa ti cambia se queste fanciulle hanno un foulard in testa oppure no?

  6. Marco ha detto:

    Citi tu stesso anche Sudsbury in un altro post … i pensieri liberi e illuminati a quanto pare si ribellano a questo stato di cose.

  7. Marco ha detto:

    A me non cambia nulla, ma mi fa male vedere la costrizione per fini egoistici, il mancato rispetto per le donne e per le minoranze, il farsi forti davanti a creature più deboli, l’uso del pregiudizio e della falsa morale per spingere le donne alla sottomissione. Io ho parlato con tante donne velate, anche intellettuali ed universitarie, ed ho sempre letto nel loro pensiero l’assenza di libertà. Io non mi fermo davanti al primo “è una mia libera scelta”, ed approfondendo i motivi ho sempre trovato falsa morale, pregiudizio e costrizione. Tutto qui …

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      ah, certo: mica bisogna fermarsi a quello che le persone ti dicono, bisogna ‘leggere il loro pensiero’ 🙂

      io invece alle mie amiche e colleghe ‘velate’ non gliel’ho mai chiesto perche’ hanno un fazzoletto in testa: la trovo una cosa normalisissima, non un qualche strano fenomeno a cui trovare una spiegazione o una soluzione. non mi metto neanche a contarle per strada, cosi’ da capire se sono di piu’. piu’ che altro, m’interessa scoprire le storie delle giovani donne turche – col fazzoletto in testa o senza, a me non importa – che hanno successo nella negli studi, nella professione, nell’impresa, in politica…

  8. Nazan ha detto:

    Si, accettare quelle diversità è proprio così difficile per quelli che credono nelle riforme di Atatürk, che non vogliono allontanarsi dalla laicità.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      la laicita’ e’ una buona cosa. il problema della Turchia e’ che invece di essere laica e’ stata laicista: cioe’, ha voluto imporre – anche con la forza – dei modelli di vita laici a chi ne voleva di diversi…

  9. Stefano ha detto:

    Il discorso è molto semplice, i religiosi non accettano la DIVERSITA! E’ sempre così, è nel loro DNA! Ed ha anche senso dal loro punto di vista, fanno quello che dio comanda! Prima chiedono diritti, poi impongono doveri… Guarda i primi cristiani, prima chiedevano solo di poter esercitare liberamente il culto e di non essere dati in pasto ai leoni (legitimate request); poi una volta arrivati al potere hanno cominciato a mandare a morte tutti quelli che non la pensavano come loro! Quindi i primi nemici della società plurale sono i religiosi. Certi divieti – per quanto possano non piacere o essere illiberali – sono necessari per far accettare ai religiosi anche i comportamenti che considerano nocivi.

  10. mirkhond ha detto:

    Tra i “divieti illiberali” intendi anche prigioni, torture, desaparecidos, squadroni della morte, militarizzazione della società, VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI, IN NOME di quei diritti umani che i religiosi considerano nocivi?
    E se fossero le TUE IDEE ad essere nocive?
    Se tutto è relativo, anche il concetto di cosa sia o non sia nocivo, diventa esso stesso relativo….

  11. mirkhond ha detto:

    E’ curioso l’atteggiamento di chi considera intollerante chi non gli piace, ma poi quando è la potere SI COMPORTA NON DIVERSAMENTE da colui che ritiene intollerante.
    Siamo TUTTI RELIGIOSI e ognuno chiede rispetto e tolleranza sì, MA SOLO PER LA PROPRIA BANDIERA.
    Se Erdogan e Gul sono dei dittatori (e non ho elementi nè per affermarlo nè per smentirlo), non mi sembra che ci c’era prima, tra 1922 e 2002 sia stato tutto quell’oceano di rispetto per le diversità, che qualcuno vorrebbe farci credere…..

  12. mirkhond ha detto:

    errata corrige: è al potere

  13. mirkhond ha detto:

    Insomma, sospetto che qui come in altri contesti, si urla al lupo religioso, per questioni di centimetri di stoffa in più o in meno con cui ci si dovrebbe coprire o scoprire…

  14. Stefano ha detto:

    “Se tutto è relativo, anche il concetto di cosa sia o non sia nocivo, diventa esso stesso relativo…” Couldn’t agree more! Il problema è che le religioni – specie quelle rivelate – non POSSONO concepire il concetto di relatività. Come fai a relativizzare la parola di dio??? Quindi alla fine sarà sempre lo stato a scendere a patti, e – passo a passo – la laicità a subire, per dei supposti diritti, che nel lungo termine è molto probabile che diventino doveri… Migliaia di anni di storia ci confermano che questo è lo scenario più probabile. E qui non è questione di Islam o cristianesimo… le regola funziona perfettamente nei contesti più diversi.

    ps. no, non includo prigioni, torture, desaparecidos, squadroni della morte, militarizzazione della società, VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI, solo separazione tra pubblico e privato (per quanto – mi rendo conto – sia più facile in teoria che in pratica)

  15. mirkhond ha detto:

    Sulle religioni però , lo sappiamo bene quanti ostacoli vengano aggirati. Non credo che Cristiani ed Ebrei del Medioevo seguissero alla LETTERA i dettami del Vangelo e della Torah…
    Gli imperi turco-iranici degli Ottomani, Safawidi e Moghul, tra XVI e XVIII secolo conobbero la fioritura delle miniature e del figurativo umano, che, stando al letteralismo musulmano, sarebbero INAMMISSIBILI!
    Quindi credo che, alla fine, anche i credi MONOTEISTI più APPARENTEMENTE inossidabili, nella realtà vengano a patti con l’elasticità e laflessibilità richieste dai mutamenti dei tempi.

  16. mirkhond ha detto:

    errata corrige: la flessibilità

  17. Francesca Azra ha detto:

    La fate tanto lunga con discorsi filosofici/storici/politici….date a queste donne il diritto di studiare/lavorare e affermarsi anche se hanno un fazzoletto in testa e se questa cosa davvero pesa come certi affermano (facendone una crociata anti-religiosa per questo famoso diritto delle donne) le cose cambieranno con il tempo e naturalmente come sono cambiate ad esempio in Italia…voi sapete com’era la condizione delle donne in Italia…e le cristiane cosa dovevano e non dovevano fare? ecco…le cose sono cambiate senza tanti aiuti esterni…Ma se continuate a relegarle in un angolo(solo per un dannatissimo pezzo di stoffa) si che le cose non si evolveranno mai…Che poi,piccola parentesi, siamo sicuri che noi siamo cambiati in meglio? Io non ho mai sentito parlare di costrizioni nell’ambiente turco che frequento…e se sento lamentele, sono lamentele pari a quelle che fanno gli italiani o qualsiasi altro cittadino sul proprio paese…(d’altronde nessun paese è perfetto)…Se FOSSI COSTRETTA a mettere un fazzoletto in testa ma tante altre cose funzionassero nella mia vita di tutti i giorni…me ne metterei anche 5…vabbè a parte l’esagerazione..direi che soprattutto gli uomini non dovrebbero mettere bocca su sta cosa…anche perchè si sa che è solo una scusa per attaccare l’Islam…buon proseguimento 🙂

  18. Nazan ha detto:

    Ringrazio di cuore Stefano che si è fatto l’interprete dei miei sentimenti.

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