Genova e Istanbul, il ritorno della Storia


E questa a l’è a memöia/ a memöia du Cigä/ ma ‘nsci libbri de stöia/ Sinán Capudán Pasciá.” Sono i versi che Fabrizio De André ha dedicato a Scipione Cicala: aristocratico genovese – Sinan – rapito dagli ottomani, diventato giannizzero e corsaro, grand’ammiraglio – Kapudan Paşa – e brevemente persino gran vizir (Primo Ministro) alla corte imperiale di Istanbul; il suo nome turco – Cağaloğlu, corruzione di Cigalaoğlu (‘figlio di Cicala’) – è rimasto nella topomastica moderna: nel quartiere ai piedi del palazzo dei sultani poi sede di quotidiani e case editrici.

Questo legame è stato ricordato, mercoledì 30 gennaio, dall’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla: che nel centro culturale di Beyoğlu – sulla transitatissima arteria principale nel cuore europeo di Istanbul – ha inaugurato un’allettante mostra fotografica sulla città ligure, scatti e “sguardi incantati” – dal mare alle colline – di Stefano Goldberg. “Luoghi vivi e reali”, ha spiegato l’artista nel corso della cerimonia: il porto, l’acquario, i cantieri navali all’opera, le friggitorie, i palazzi nobiliari, i viottoli, la verticalità.

La mostra è visitabile fino al 23 febbraio, fa parte di un più vasto progetto – culturale ed economico – di collaborazione e gemellaggio: del quale i legami storici tra Genova e l’allora Costantinopoli costituiscono la base vivificatrice. Storia e aziende: la mostra è infatti sponsorizzata dall’Ansaldo energia e dalla Turkish Airlines, che ha attivato da un anno – 40.000 i passeggeri trasportati nel 2012 – il volo diretto Genova-Istanbul, da giugno giornaliero. Legami solidi e non solo retorici: a partire dalla torre di Galata che domina il profilo della città europea, meta privilegiata di turisti e simbolo stesso della municipalità di Beyoğlu.

Galata – il quartiere tutt’attorno, sul Corno d’oro – è stato prima insediamento commerciale e poi formalmente colonia genovese per secoli, fino alla conquista ottomana del 1453: rimangono in piedi – malandati e sostanzialmente abbandonati – numerosi edifici di quell’epoca in una zona adibita a magazzini e commerci, proprio a ridosso della Bankalar caddesi che a fine ‘800 divenne il centro finanziario dell’impero. Uno dei progetti dell’assessore Sibilla è particolarmente suggestivo: la creazione di un percorso di visita nei luoghi genovesi di Istanbul, insieme operazione di recupero della memoria e di valorizzazione turistica.
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