Il lungo addio, da Pippa Bacca a Sarai Sierra (di Luca Tincalla)


C’era una volta una principessa che voleva cambiare il mondo e viaggiava vestita da sposa per dare l’amore a un mondo malato. Era fatta così, amava dare. Qualcuno la diceva matta, qualcun altro santa; ma la verità è che lei non si era mai posta l’idea del confine tra il bene e il male. Almeno fino a quel giorno. Il giorno in cui incontrò la sua storia e ci lasciò a scrivere di lei. Forse avremmo dovuto dirle che era una pazzia ma non credo ci avrebbe ascoltato, lei lo sapeva a cosa andava incontro. Si chiamava Destino.
Questa donna si chiama Pippa Bacca; si chiama poiché l’eco della sua memoria esige il tempo presente.
Pippa è morta nei pressi di Istanbul nel 2008, cinque anni fa.

Oggi, purtroppo, la storia si ripete. Con un’altra donna. Questa volta americana, non italiana. Sarai Sierra, così si chiama, era venuta a Istanbul per fare delle fotografie e tra le mura della vecchia città è morta ammazzata, pochi giorni fa.
Sembra strano ma i media turchi si sono attaccati a quest’infausta notizia morbosamente, dimenticandosi, forse, di tutte quelle donne turche che sono morte dentro e fuori le mura domestiche.
Come se la morte di una straniera avesse un valore che la dipartita di una nostrana non ha, come se l’uxoricida acquistasse un valore solo quando gioca in trasferta. I media italiani, invece, con la loro indifferenza alle morti esotiche stanno già dimenticando il fatto nella camera oscura delle notizie (non) date.

Ma vedete, io credo non abbiano peso né la nazionalità né il luogo; ha importanza che è stata un’altra donna la vittima di un sistema maschio e maschilista. Un sistema che, purtroppo, in Turchia trova ancora radici cui aggrapparsi e crescere. In Turchia come in Italia. In Italia come altrove. E questo poiché la sete di potere del maschio non si è ancora placata, perché non è – dovrebbe essere – sulla religione che occorre basare il rapporto di uguaglianza tra l’uomo e la donna. A Dio, se c’è, il regno dei cieli; all’uomo quello della ragione.

Vico, del resto, ci aveva già ammonito con i suoi corsi e ricorsi storici. E degli uomini aveva scritto: “Gli uomini prima sentono senza avvertire; dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura”. Gli uomini, già. E le donne? Diciamo che Vico usava (im)propriamente gli uomini per indicare il genere umano.
Ecco, io aspetto con fiducia quel riflettere. Poiché la storia si ripete e si ripeterà fino a quando non saremo in grado di riflettere e di dire NO. Di dire BASTA. Di dire MAI PIU’. E di riaffermare con convinzione – non solo sulla carta – una delle tre magiche parole del motto della Rivoluzione Francese: égalité!
Solo così Pippa Bacca, Sarai Sierra, e le altre donne morte ammazzate saranno finalmente libere di essere vive. O, almeno, d’essere e basta.

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16 risposte a Il lungo addio, da Pippa Bacca a Sarai Sierra (di Luca Tincalla)

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  2. emaleth87 ha detto:

    Hai espresso perfettamente il pensiero che ho avuto oggi leggendo la notizia… Grazie!

  3. Paolodega ha detto:

    Luca Tincalla,rispetto per la tua professione ma ci sei mai stato in Turchia?!? Conosci il popolo turco,la sua storia?!?A tal proposito ho molti dubbi e pensi davvero che in Italia ci sia più rispetto verso le donne?Mi auguro che certe affermazioni sia dovute a superficialità e ignoranza………

  4. Ambra ha detto:

    Personalmente concordo con quanto scrive Luca Tincalla (altrimenti non avrei postato la sua riflessione sulla pagina fb degli italiani in Turchia) e ritengo che quanto Paolo Dega affermi sia piuttosto dettato dalla sua ignoranza in quanto non sa che Luca Tincalla vive in Turchia da anni e che il popolo e la storia turca li conosce abbastanza per poter fare una riflessione di questo tipo che non mi sembra affatto campata in aria, provate a rileggerla più di una volta con meno superficialità e forse capirete meglio il messaggio che la riflessione contiene.

  5. Filippo M. ha detto:

    Paolo Dega, ma tu l’hai letto tutto il pezzo? Con attenzione?
    E’ così corto che non intendo indicarti il punto, ma si esplicita chiaramente che le considerazioni espresse non valgono solo per la Turchia. Anzi, si cita perfino l’Italia.
    Sarà stato un po’ affrettato prendere spunto dall’ultimo omicidio di cui non si conoscono ancora né movente né autore per una rilfessione sul femminicidio in generale; tuttavia, di ciò si è trattato, non certo di una denigrazione della società turca in particolare.
    E visto la determinazione con cui persegue ogni pregiudizio verso la Turchia, dello stesso avviso deve essere stato il titolare di questo blog, altrimenti non l’avrebbe pubblicato.
    Poi sei libero di apprezzare o meno un certo articolo; mi è difficile comprendere però chi commenta accusando di superficialità dopo aver letto tanto superficialmente.

  6. Giulia ha detto:

    Scusate l’intromissione, ma Luca Tincalla esplicita chiaramente che non parla di violenza verso le donne solo in Turchia. E cmq Paolo Dega, ok , non si sa ancora nulla sul colpevole e secondo me non si saprà mai qcsa di certo, ma vogliamo credere che se Sarai fosse stata un uomo sarebbe successa la stessa cosa? Certo può darsi di sì, ma non so quante siano le probabilità . Quello che è successo qui poteva succedere in moltissimi altri paesi, come è già successo altre volte anche in Italia, ma di sicuro personalmente non mi stupisco se è successo qui ad Istanbul. E quelle zone le conosco e ci giro sempre. Perciò non mi stupisco molto, anche se mi dispiace pensare così. Di sicuro tutto ciò è soprattutto causato dalla mancanza di formazione e cultura, al di là della lettura di testi religiosi, in molti strati della popolazione. A mio avviso la società turca è molto, molto, molto, molto maschilista. E gli uomini stranieri che vivono qui spesso non se ne rendono conto o non ci fanno caso. E sembrano vivere in un mondo immaginario.

  7. Paolodega ha detto:

    Perché due omicidi ad Istanbul di natura completamente diversa possono dare spunto
    per affermare che in Turchia le donne non vengono rispettate,ma stiamo scherzando? Se questa non è superficialità ditemi voi quale termine sia più opportuno,LA SETE DI POTERE DEL MASCHIO?!?! cosa vuol dire I MEDIA TURCHI SI SONO ATTACCATI MORBOSAMENTE?!?
    Ma forse sarò io un ingenuo………

  8. Filippo M. ha detto:

    Paolo Dega, spari a destra e a manca ma non si capisce quale sia il bersaglio.
    Te la prendi con lo spunto da cui scaturisce la riflessione di Luca ma come lui non può sicuro che i due omicidi siano della stessa natura, come puoi tu affermarne la “natura completamente diversa”? Per lo meno le probabilità stanno dalla sua, tu sei invece incoerente comportandoti come chi critichi.
    Poi insisti nell’indignarti per il presunto pregiudizio contro la Turchia quando qui tutti sembrano aver capito la portata generale ed universale della riflessione. La Turchia ha problemi di maschilismo, come ce l’ha l’Italia e la maggior parte del mondo. Nell’opinione lo si afferma chiaramente, perché fai finta di aver letto qualcos’altro?
    Infine, critichi le metafore e lo stile di Luca, e ti sarcasticamente ti definisci ingenuo… e questo che vuol dire?
    Chiarirsi le idee, no?

  9. Paolodega ha detto:

    Filippo io non ho bisogno di sparare da nessuno parte e soprattutto non ho bersagli,io le idee le ho chiarissime.
    Quali sarebbero le metafore?Stile?Sparare nel mucchio con la sete di potere del maschio lo chiami stile? Beata incoerenza

    • Filippo M. ha detto:

      Porsi il problema che in Turchia, in Italia e nel mondo ci sono gravi problemi di maschilismo sarebbe “sparare” nel mucchio? Mi sembra che i maggiori quotidiani italiani ultimamente stiano sempre più evidenziando la piaga (italiana) del femminicidio. Anche loro sparerebbero in questo “fantomatico” mucchio?
      Va bene avere le proprie convinzioni ma qui si tratta dell’interpretazione di un’opinione espressa per scritto. Visto che la tua interpretazione differisce da quella di tutti gli altri lettori, non sarebbe il caso di domandarti il perché? Al tuo posto mi chiederei se, magari, ho capito male.

  10. Paolodega ha detto:

    allora riavvolgo il nastro frrrrrrrrrr srrrrrrrrrrr sccccccccccrrrrrrrrr………. In base a quale principio dopo due omicidi con vittime donne bisogna parlare di sistema “maschio” o sete di potere del maschio?!? È all’ordine del giorno donne che ammazzano il marito per stare con l’amante oppure per assicurarsi il patrimonio e non ho mai letto di nazifemminismo o potere della femmina. Se si vuol parlare di violenza sulle donne,di maschilismo se ne parli per qualcosa che ne sia attinente non ricondurlo dove non ha alcun senso.
    Fossi stato nella Germania nazista non mi sarei mai domandato del perché gli altri interpretassero diversamente da me le parole del baffetto 😉

  11. Ambra ha detto:

    Io ritengo che se questo omicidio ha fatto pensare al precedente omicidio della povera Pippa e di conseguenza ha fatto scaturire una riflessione sul maschilismo così radicato come Tincalla scrive “In Turchia come in Italia. in Italia come altrove.” non ci trovo nulla di allucinante.
    I casi di donne omicide che si ribellano a situazioni di sofferenza e soggiogamento insostenibili ed arrivano a compiere l’atto estremo dell’omicidio del marito perché non trovano altra soluzione e sostegno nemmeno nella società (e non per andare con l’amante) sono per l’appunto di differente natura e di differente numero di casistica rispetto ai casi di femminicidio di cui tutti sentiamo parlare.
    Quanto spesso si sente parlare di poveri uomini soggiogati da donne? sicuramente ce ne sono ma non subiscono di certo il potere sessuale dell’uomo, e purtroppo tanti uomini, troppi e per cause di tipo psicologico e sociale sono così istintivamente animali da non riuscire ad utilizzare la ragione.
    I femminicidi sono un fatto oggettivo a cui non si può essere indifferenti, sia che accadano in Italia come in Turchia o in altre parti del mondo.
    Di questo caso non si sa ancora molto, e’ vero, ma è comprensibile e per nulla superficiale che abbia portato una persona, e tutti noi che commentiamo, ad un certo tipo di riflessione a cui però tu Paolo ti dissoci.

  12. Margherita ha detto:

    La storia che Luca racconta è una delle tante storie di violenza sulle donne che “In Turchia come in Italia. In Italia come altrove” si consumano quotidianamente.
    Luca fa una denuncia ben precisa: perché i media si accaniscono su alcuni episodi, mentre puntualmente ne tralasciano altri altrettanto cruenti? Maschilismo? Razzismo?
    Ottimo spunto per riflettere, non certo per criticare.
    Privilegiare un argomento di discussione, quale quello della violenza sulle donne, per lanciare un messaggio forte: “dire NO. Di dire BASTA. Di dire MAI PIU” non può essere considerato un atto superficiale, né significa negare o sottovalutare altri tipi di violenza come quella sui bambini, sugli anziani, e, perché no, sugli stessi uomini, da parte delle donne.
    Esiste, purtroppo la violenza, ed è quella che bisogna denunciare e combattere!

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