La Turchia di Monica Ricci Sargentini


No, non è mia intenzione litigare con tutti i colleghi che si occupano – saltuariamente o regolarmente – di Turchia: ma in alcune circostanze delle osservazioni critiche sono indispensabili. Leggo assiduamente da qualche mese, infatti, il blog “Le persone e la dignità“: curato da Monica Ricci Sargentini del Corriere della Sera e da Riccardo Noury di Amnesty International; come specificato nella presentazione, “Il [loro] obiettivo comune è tenere lo sguardo fermo su quello che succede nel mondo, tra grandi crisi internazionali e fatti quotidiani nelle nostre città. Dalla libertà d’espressione al rischio di genocidi in luoghi dimenticati, dal traffico illegale d’armi alle violenze domestiche. Raccontando le storie di attivismo, coraggio e resistenza.”

E’ ovvio che con un’impostazione del genere si finisce per offrire un’interpretazione molto tendenziosa su quello che succede nei singoli paesi: la dimostrazione è nei commenti che traggo dal blog e presento nella mia rubrica sui “pregiudizi degli italiani”, in cui – parlo dei commenti – la Turchia emerge come un misto tra Arabia Saudita e Cile di Pinochet.

L’ultimo post dedicato alla Turchia va però molto oltre: perché parla delle nuove divise – gonne e cappotti più lunghi – del personale di bordo della Turkish Airlines e della nuova e apparentemente più restrittiva politica sugli alcolici (limitatamente ai voli domestici) della compagnia di bandiera turca. Il punto è: ma cosa c’entra tutto ciò con le crisi internazionali, con la libertà di espressione, col rischio di genocidi, col traffico illegale d’armi, con le violenze domestiche, con le storie di “attivismo, coraggio e resistenza” di cui dovrebbe parlare quel blog? Ecco, non c’entra un bel niente! Solo, questi fattarelli e notiziole – accettati acriticamente e messi uno dietro l’altro – vengono presentati come la prova provante di un fenomeno chiamato “islamizzazione” di cui il governo dell’Akp sarebbe responsabile: senza mai spiegare – ovviamente – in cosa consiste e perché sarebbe necessariamente qualcosa di negativo. Scrive la collega: “l’articolo mette insieme una serie di segnali, poi chi li vuole cogliere li coglie”. Segnali… di cosa? Io più che altro rabbrividisco!

Eppure, qualcuno ha provato a farla ragionare con riferimenti fattuali e richiami alla logica: “trovo la divisa colla gonna sotto il ginocchio estremamente elegante e professionale, o una donna per essere “libera” deve avere sempre e comunque le gambe al vento?!? Inoltre la divisa della Eesy Jet, ad esempio, prevede che le hostess portino i pantaloni, immagino perché sono molto più pratici di una gonna corta: anche la EaasyJet è una compagnia islamica? Altra cosa: la El Al serve solo pasti kosher e nessuno grida allo scandalo, perché invece tutta questa polemica per la Turkish Air?!?“; o anche: “Se proprio dobbiamo discutere di dignità, mi sembra che le scelte della compagnia aerea turca la tutelino molto meglio di certe compagnie occidentali, che farebbero volare le hostess nude pur di attrarre passeggeri. Il lavoro della hostess è assistere i passeggeri, non far vedere le gambe. Se poi vogliamo cercare l’islamizzazione strisciante ad ogni costo…“; e persino: “Certo e’ interessante parlare dell’islamizzazione del potere, ma per favore facciamolo con argomenti seri! esiste la politica, esiste la filosofia, esiste la sociologia… ma perche’ vi incancrenite sulle abitudini di vita? Signora ma lei e’ mai stata chesso’ in India, dove le donne girano tutte belle colorate, col pancino scoperto.. e poi fanno una vita che neppure la piu’ disgraziata moglie di un talebano si augurerebbe? certo se ci si ferma avedere il Taj Mahal e’ tutto bello… Oppure vogliamo parlare delle condizioni di dignita’ delle donne africane o sudamericane, di quei cattolicissimi paesi dove le bambine vengono vendute come agnelli al mercato?

Ma niente, non c’è stato verso; invece, sarebbe per tutti molto utile se la collega spiegasse cos’intende in concreto per “islamizzazione” e perché ritiene che questo fenomeno abbia implicitamente conseguenze negative; far pensare subdolamente all’esistenza di mostri e pericoli finisce con lo scatenare i bassi istinti, a creare quei pregiudizi che prendono il nome di “islamofobia”: che è invece quel disgustoso fenomeno che si manifesta nei commenti a ogni post sulla Turchia del blog “Le persone e la dignità”. Non è proprio questo – l’islamofobia – il problema che chi tiene al rispetto dei diritti dell’uomo dovrebbe denunciare e combattere?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in disinformazione, Islam, Turchia e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

14 risposte a La Turchia di Monica Ricci Sargentini

  1. Pingback: La Turchia di Monica Ricci Sargentini - Istanbul Avrupa - Webpedia

  2. Alberto ha detto:

    Caro Giuseppe concordo in pieno con le tue osservazioni . Credo che i giornalisti ( lo fui anche io per una decina d anni ma fortunatamente non di cronaca ) debbano tenere desta l attenzione su qualcosa : non importa se interessante o meno , se fondata o meno ! Basta scrivere dandosi un tono di esperti !
    Trovo ad esempio pleonastici e poco interessanti le tue visite ai ristoranti di Istanbul .
    Guarda che si mangia anche in Cappadocia ! Bene o male dipende dai gusti ma di piatti tipici ne abbiamo ! Non trovo appetitoso il Paça Kelle ne’ il Pastirma ma indubbiamente fanno parte della gastronomia di questa zona ..
    Forse riesci a scroccare un pranzo ma alla fine ho smesso di leggerli .. Ti preferisco nei commenti di costume o d arte ! saluti

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      no, non scrocco nessun pranzo o cena (soprattutto quando ci vado con la mia fidanzata: ed e’ il piu’ delle volte): pago come tutti, tranne quando partecipo ad eventi per lavoro. poi, in un blog su ISTANBUL mi risulta difficile parlare dei ristoranti della Cappadocia o di altri luoghi: mi rivolgo soprattutto ai turisti e cerco di offrire qualche informazione utile.

      poi, se tu ti proponi per segnalarci e raccontarci qualche indirizzo utile fuori da Istanbul, ti ospito molto volentieri (non ti posso pagare, pero’)…

  3. mirkhond ha detto:

    Giuseppe non sei mai stato nel cuore dell’Anatolia?
    Ad Ankara? Kayseri? Cappadocia? A visitare i resti ittiti di Hattushas e le Chiese Rupestri di Goreme e dintorni?

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      ancora no! in effetti, conosco ancora si’ e no il 20% delle cose particolarmente interessanti a Istanbul… e in ogni caso prima del cuore dell’Anatolia vorrei vedere per bene la costa egea e mediterranea

  4. Elena ha detto:

    caro mirkhond, se ti servono info sull’Anatolia, non hai che da chiedere.
    Rispetto invece al tema gastronomico, trovo che i commenti di Alberto, che anche sfiorano il basso livello quando si insinua che parlando di ristoranti si può, al massimo, scroccare un pranzo beh… siano vuoti di argomentazioni e di valore.
    Alberto, ma come ti viene in mente di criticare un aspetto così endemico della cultura ottomana, la cultura che forse per prima, nell’ambito della storia, ha sperimentato cucine fusion, toccando dei livelli altissimi… come si può non dare valore all’esperienza cognitiva che passa attraverso il gusto e l’olfatto? Poi ci lamentiamo se i turisti che approdano in Turchia tornano indietro convinti che in Turchia si mangiano schifezze!
    Poi, come ti fa notare giustamente Giuseppe, che c’entra la Cappadocia con Istanbul? Qui ci si occupa degli aspetti culturali della città a 360 gradi. Voler criticare questo che senso ha? Mi vorresti dire che la varietà culinaria della Cappadocia è come quella di Istanbul? per cronaca, ma tu lo dovresti sapere meglio di chiunque altro, ti dico che i “cappadociani” non sono avvezzi a molte cose, che per limiti geografici e culturali non arrivano in anatolia interna. il pesce, per esempio… se pure inviti persone locali ad un ristorante di pesce… quelli ordinano il merluzzo fritto perché sono spaventati dalle spine e servito così somiglia al pollo! :D:D:D
    Hai mai letto Cornucopia? E’ una rivista per conoscitori ed amanti in genere di cultura turca… tra le varie tematiche culturali che arricchiscono le rubriche, non manca mai un bellissimo spazio di almeno 3 pagine dedicato alle ricette della tradizione, che pure richiamano contesti storico – sociali importanti e colorati. Perciò in che modo il lavoro presentato nel blog può essere considerato “pleonastico”? Forse può essere noioso per te che non sei interessato alla gastronomia locale… o che cosa? Insomma. Va bene tutto, siamo liberi di esprimerci e ben vengano le differenze di pensiero….ma dacci qualche argomentazione valida, no!?!
    Infine, kelle paça (perché è così che si scrive) non è affatto un piatto della tradizione cappadociana, a differenza del pastirma che è originario di Kayseri…cos’è che dicevi in merito ai giornalisti che dovrebbero fare più attenzione ai dati?
    Saluti et baci da KOSTANTINIYYE, dove la cultura è servita a 360*
    :D:D:D

    • raffaele morani ha detto:

      Grazie delle dritte Elena….io dell’Anatolia ho visto solo Ankara, direi che mi hai convinto a provare anche il resto 🙂

    • alberto ha detto:

      cara ” collega” non so da dove iniziare per ribattere le tue maldestre frecciate ..Se dal fatto che ci sono cartelli con scritto paça kelle o dal fatto che avendo diretto piu di 40 giornalisti conosco quanto amino “sbafare” !
      Se dirti quanto si vendano i pesci di fiume nei mercati locali ! Hanno aperto due negozi persino qui che conta 12,000 abitanti ! IMA come sai non amo discutere con chi parla giusto per parlare …e d altra parte non e’ la prima volta che ami contraddirmi ( anche , scorrettamente , davanti ai MIEI clienti ) con immutato affetto 🙂

  5. mirkhond ha detto:

    Per Elena

    Se mi capiterà, un giorno, di recarmi in Turchia, chiederò….
    Ciao e grazie!

  6. Pingback: Alla moschea in tre lingue (curdo compreso) | Istanbul, Avrupa

  7. aledeniz ha detto:

    Sarebbe interessante anche andare a vedere quanti giornalisti italiani abbiano commentato la notizia che Turkish Airlines ha recentemente fatto un accordo con Agos per ricominciare a distribuirlo (dico ricominciare perché, magari mi sbaglio, ma ricordo che anni fa lo distribuivano).

  8. Bi. ha detto:

    Ma che e’ questo? Un covo di giornalisti italiani in Turchia?!?

    Comunque: non ho ancora potuto stare abbastanza ad Istanbul, l’ultima volta che ci sono andata e’ stato 20 anni fa… sara’ cambiata un sacco.
    Ankara: qualcuno va appositamente a visitarla? Bah, non si vive malaccio, ma da qui a meta turistica competitiva ce ne vuole!
    Cappadocia: bellissima (ma polverosa).

    In Turchia si mangia bene? Dipende. In genere la carne e’ fresca e (per la mia esperienza) la mensa e’ buona. Se uno pero’ va a mangiare da un generico kebapci, non e’ detto che ci sia
    1) varieta’ e 2) qualita’. Oh, e le kofte mi restano sempre sullo stomaco!
    Pero’ ci sono posti normalissimi in cui la carne e’ deliziosa, il the’ buonissimo.

    Saluti!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...