Erdoğan, il sionismo e il nazionalismo


Come al solito, le polemiche infuriano; come al solito, sono state offerte analisi superficialissime di quanto accaduto. Cos’è successo? Il primo ministro Erdoğan, in un discorso al Global Forum di Vienna dell’Alleanza delle civiltà (iniziativa di Turchia e Spagna, sotto l’egida dell’Onu), ha dichiarato che l’islamofobia dovrebbe essere considerata un crimine contro l’umanità: così come l’anti-semitismo, il fascismo… e il sionismo! Si è attirato gli strali un po’ di tutti, una mossa oggettivamente maldestra proprio alla vigilia del nuovo segretario di stato americano Kerry ad Ankara. Tra l’altro, ha anche manifestamente torto: perché se da un lato possono giustamente essere considerate “crimini contro l’umanità” (anche formalmente) tutte le forme di manifestazione del razzismo, i regimi politici – quello fascista, quello sionista – tutt’al più i crimini contro l’umanità li commettono; ha invece pienamente ragione nell’assimilare il sionismo al “fascismo” e più propriamente al nazional-socialismo tedesco: entrambe ideologie “sangue e suolo” che predicano la superiorità di un gruppo etnico (etno-religioso, nel caso sionista).

Questo attacco frontale contro il sionismo, in ogni caso, non deve essere analizzato nel solo contesto dei rapporti bilaterali turco-israeliani: in profonda crisi dopo l’eccidio della Mavi Marmara (e già tesissimi dopo lo scontro tra Erdoğan e Peres a Davos dopo l’operazione “Piombo fuso” a Gaza); no, il contesto è molto diverso: è quello del recente discorso del premier turco a Midyat (non a caso, zona tradizionalmente multi-etnica e multi-culturale), in cui ha denunciato le forme etniche ed esclusiviste di nazionalismo – il nazionalismo curdo come quello turco. Ha ragione: perché sono stati proprio i nazionalismi esclusivisti a determinare le violenze di massa contro armeni, greco-ortodossi e assiri al crepuscolo dell’impero ottomano; la discriminazione istituzionalizzata di curdi, alevi e tutte le altre minoranze in epoca repubblicana. Ed è questo il grande merito storico di Erdoğan: l’aver avviato un processo per il riconoscimento dei torti del passato e per la creazione di un patto politico basato su basi diverse, sulla parità dei diritti e della dignità di tutti i cittadini turchi qualunque sia la loro origine etnica; i negoziati di pace col Pkk, infatti, sono oggi possibili solo perché i curdi hanno cominciato a ottenere diritti e dignità.

Il sionismo, invece, con la pretesa di poter amministrare uno “stato degli X” laddove esiste una cospicua minoranza di “non X”, è quanto di più distante esista dalle forme liberali di democrazia ed è in concreto causa perenne di violenze e instabilità. Il mondo, però, continua a non rendersene conto.

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11 risposte a Erdoğan, il sionismo e il nazionalismo

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  2. Aletronc ha detto:

    Giuseppe, condivido quasi tutto ciò che scrivi. Prova però a mettere da parte “il grande metodo storico di Erdogan” e il discorso che citi: personalmente leggo questa dichiarazione come una forte provocazione più che come una condanna al nazionalismo “sangue e suolo” – non c’è quindi da stupirsi delle critiche arrivate da più parti…

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      non c’e’ da stupirsi delle critiche, perche’ di questo fondamentale discorso (sulla scia di quello di Diyarbakir del 2005 e su Dersim lo scorso anno) non e’ a conoscenza quasi nessuno: come ben sai, la quasi totalita’ dei miei colleghi e’ interessata piu’ che altro alla lunghezza delle gonne delle hostess, alla disponibilita’ di alcolici e super-alcolici, a notiziole e fattarelli.

      non ti sembra quantomeno singolare una contemporanea condanna dell’anti-semitismo e del sionismo?

      • Aletronc ha detto:

        Sì è vero, è singolare! Fa parte dell’indecifrabile personalità di Erdogan? 🙂 scherzi a parte, su questo complimenti per il coraggio nell’accostare due fenomeni solo apparentemente antitetici, però a mio modo di vedere la provocazione rimane – soprattutto dopo le crescenti tensioni tra Turchia e Israele!

        P.s. per il resto, meno male che c’è gente che va oltre e non si ferma alle gonnelline…:)

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          il punto su cui c’e’ da riflettere e’ questo: considera l’anti-semitismo come un crimine contro l’umanita’, quindi NON ‘ce l’ha con gli ebrei’, non li ‘odia’! pero’, impropriamente, mette sullo stesso piano anche il sionismo: che e’, nei fatti, un’ideologia politica su base ‘razziale’ (piu’ propriamente, etno-confessionale’). il tutto, dopo aver ugualmente condannato il nazionalismo esclusivista, sia curdo sia TURCO.

          dietro questa sua posizione credo ci sia Ibrahim Kalin: che avrei dovuto incontrare insieme ad altri colleghi proprio il 28 e che il 27 ha disdetto (immagino fosse a Vienna). Kalin ha curato con John Esposito un libro sull’islamofobia, ce l’ho ma ancora non sono riuscito a leggerlo…

  3. raffaele morani ha detto:

    Il ragionamento di Erdogan è condivisibile sotto molti punti di vista!! La cosa triste è che viene banalizzato o spiegato male col risultato che ieri quasi tutti qui in Italia parlavano dell’ultima sparata del quasi dittatore islamico…ed oggi la Stampa parla del caso diplomatico tra Turchia e Olanda perchè Erdogan pretende la restituzione di un bambino turco dato in adozione ad una coppia di lesbiche olandesi! Ribadendo la contrarietà di chi governa la Turchia anche alle adozioni di bambini turchi alle famiglie cristiane!! Mi sono cascate le braccia!!!

  4. Virginia Fiume ha detto:

    Bisognerebbe che i giornalisti – o sedicenti tali – si soffermassero a raccontare cos’è il sionismo. Cos’era quando è nato. Che ne facessero un’analisi storica, alla luce degli altri nazionalismi otto-novecenteschi. E magari ragionassero sui risultati che questo nazionalismo etnico-religioso sta dando, nella quotidianità. Uno degli ultimi è di oggi http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=53813&typeb=0 Ma forse chi si è premurato di dare la notizia decontestualizzata dell’affermazione di Erdogan non ha la stessa solerzia.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      diciamo che sono avvantaggiato perche’ – avendo studiato relazioni internazionali e storia delle relazioni internazionali – qualche buon libro sull’argomento mi e’ capitato di leggerlo (e sui disastri del nazionalismo esclusivista ho fato un ricerca tempo fa a Cipro); ma il punto e’ proprio questo: perche’ parlare del tema X quando non lo si conosce, se non per sentito dire?

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