Critiche ai docenti del liceo italiano (IMI) di Istanbul


Ho ricevuto questo commento a firma Eustakyo Manopulo, sulla sua identità reale non posso garantire; in ogni caso, una discussione su queste critiche penso possa essere utile.

İntanto premetto di aver lavorato presso le classi terminali agli İMİ quale supplente temporaneo per Matematica e Fisica oltre ad essere stato per anni consigliere e tecnico di fiducia della nostra Ambasciata.

Purtroppo ho avuto coi colleghi di ruolo delle esperienze poco positive. İnfatti una stragrande maggioranza dei docenti di ruolo non riusciva a gestire la classe che finiva col diventare un baraccone infernale. il preside ,per questo,consiglio’ loro di entrare nelle mie classi per capire come mai ,durante le mie lezioni non si sentiva volare una mosca. İ motivi che impedivano i docenti di ruolo di lavorare bene erano i seguenti:
a)poca conoscenza della psicologia giovanile locale
b)si sentivano raccomandati e quindi intoccabili
c)sapevano che molto difficilmente ,lo Stato avrebbe potuto mandarli a casa.
d)poco pariottismo e quindi menefreghismo per l’immagine dell’İtalia all’estero

Ho vissuto casi dolorosi. Una docente gia’ al primo giorno di scuola,rassicurava gli alunni che avrebbe promosso indistintamente tutti ,uniinca condizione non fare baccano. Lezione non faceva quasi mai…..e mi fermo quı’. Non e’ stato possibile mandarla a casa.

Ora quando si fa un contratto temporaneo si puo’ mettere la clausola ,ad esempio, di riuscita degli alunni agli esami di ammissione all’universita’ almeno a livello paragonabile con gli altri Licei stranieri in Turchia. Nel caso contrario le spese sostenute dallo Stato İtalano non raggiungono lo scopo.

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46 risposte a Critiche ai docenti del liceo italiano (IMI) di Istanbul

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  2. FLG ha detto:

    Sull’identità di Eustakyo Manopulo garantisco io, è una vecchia conoscenza. Dei 4 motivi di insuccesso che lui segnala, il primo è quello “strutturale”, il quarto può essere messo in parte in relazione al primo, il secondo e il terzo sono personali ed episodici. Cerco di spiegarmi meglio. Lo stile della scuola turca è rigido e autoritario. Il modo rilassato con cui l’insegnante italiano tende a porsi, proprio innanzitutto fisicamente, viene facilmente interpretato male da un gruppo-classe che non è stato mai abituato alla responsabilità ma solo alla disciplina passiva. (Per fare un caso più estremo, mi è capitato di sentire i racconti di coscienziosi insegnanti elementari italiani che avevano grandi problemi con bambini rom e albanesi, che non li prendevano sul serio perché lui o lei non li picchiava). Questo atteggiamento rilassato si estende a volte all’aspetto “cerimoniale”: come si può immaginare, di fronte agli alzabandiera e ai discorsi un tipico insegnante italiano può avere un atteggiamento imbarazzato o ironico, Poi, naturalmente, non lo nego affatto, ci sono stati e forse ci sono ora molto semplicmente insegnanti incapaci e/o lazzaroni.
    Però la verità bisogna dirla tutta. Da una parte i docenti inviati dall’Italia prima di partire non venivano (e temo che tuttora non vengano) minimamente informati e preparati sulla realtà molto particolare in cui dovranno lavorare; dall’altra, il gruppo docente turco, che è mediamente molto più stabile, non ha mai fatto il minimo sforrzo di adattamento alla cultura educativa italiana. Evidentemente anche molti docenti turchi si sono sentiti per decenni molto garantiti, visto che per decenni hanno continuato a insegnare come se fossero in un qualunque liceo turco e non hanno imparato manco a dire “buongiorno”!
    Allora, lasciamo perdere le polemiche personali e andiamo al dunque, Se le cose non sono felicemente cambiate negli ultimi anni, gli IMI sono un luogo dove non c’è la minima osmosi culturale e dove convivono faticosamente culture comportamentali e didattiche opposte (che invece potrebbero confrontarsi e produrre il giusto mezzo); un luogo dove se l’alunno ripete a pappagallo una mezza pagina di libro senza aver capito nulla prende il massimo dei voti alla prima ora (dall’insegnante turco) e viene criticato alla seconda (da quello italiano); dove gli insegnanti turchi non ritengono di dover minimamente adattare i propri programmi per dare più tempo agli alunni di studiare l’italiano. Parlo sempre in generale, sia ben chiaro.

    • salvatore fina ha detto:

      Un anonimo che conferma un’altro anonimo, il secondo anonimo afferma anonimamente che il primo anonimo dice anonimamente la verità “STI CAZZI” Un pò di psicanalisi no?

      • Istanbul, Avrupa ha detto:

        non si tratta di anonimi (in considerazione dell’uso abusivo dell’apostrofo in ‘un’altro’, spero vivamente che lei non sia un docente: o almeno non un docente IMI o comunque italiano all’estero…)…

      • eustakyo manopulo ha detto:

        caro salvatore,intanto non scrivere parolacce . il tuo scritto dimostra che non hai capito niente e che dovresti risolvere molti cruciverba per migliorare il tuo quoziente di intelligenza,perche con quello che hai, la psicanalisi non la puoi fare. Per quanto rigarda la mia persona ,non ti e’ mai venuto in mente di chiedere agli İMİ ,al consolato, all’ambasciata ,ma anche ai gatti col pelo lungo,specialmente quelli vicini al Liceo,chi io sia .,se conosci il turco chiedi al centro nucleare di İstanbul……….ma solo non dire fregnacce. ma ch iedi…chiedi ti daranno numeri telefonici, contattami ,dovrai pero’ parlarmi in modo intelligente perche’ alla mia eta’ non ho piu’ la pazienza di sentire cretinate

  3. Eveline Bauer ha detto:

    E come avresti ricevuto il commento? Perché chi fa una tale commento non lo scrive direttamente sul blog e invece lo “dona” a te direttamente? Il commento mi sembra molto basso, approssimativo e qualunquista. E il post, compresa la tua intermediazione, sa tanto di basso dossieraggio alla maniera di Il Giornale. E vediamo se anche questa volta cancelli i post critici come fai spesso sul tuo blog “aperto”.

  4. A chiarimento di tutta la questione:il prof.Eustachio Manopulo, di nazionalità greca, ha insegnato all’Imi, come contrattista locale annuale,in anni precedenti al 1992.Quindi la sua testimonianza fa riferimento a situazioni di 20-25 anni fa.Corretto sarebbe stato, sia da parte del blogger che dell’autore della lettera specificarlo.Si pè data invece una informazione omissiva utile per essere strumentalizzata da i detrattori della scuola statale in Italia e all’estero
    Il signor Flg, se vuole avere credibilità, farebbe bene quindi anche lui a dire a quale periodo si riferisce e in che anni puo vantare di aver insegnato all’ IMI

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      grazie per le utilissime precisazioni.

      posso invece chiedere a ‘Coordinamento Liceoistanbul’ qual e’ il suo nome e quali sono i suoi rapporti – insegnante, congiunto di insegnante, genitore – col liceo Imi di Istanbul? cosi’, solo per chiarezza…

    • FLG ha detto:

      Buongiorno, e stavolta molto brevemente. Mi chiamo Fabio L. Grassi, la mia sigla è nel blog abbastanza nota, quindi non avevo alcuna intenzione di nascondermi, ho lavorato agli IMI dal 1998 al 2005 e ho cercato di fare un’analisi di problemi strutturali. Negli anni successivi al 2005 non mi sono giunte notizie di sostanziali cambiamenti. Se ci sono stati, mi fa piacere. Il secondo intervento di Manopulo mi sembra che conferma il problema: i genitori protestavano perché i loro figli non andavano bene al quiz di accesso all’università. Ora, chi conosce questi quiz non può non ammettere che, per superarli, a tutto serve tranne quello che in Italia sarebbe considerato un ottimo insegnante: serve l’addestramento delle dershane. Da certi commenti, ho visto che il clima è piuttosto sovreccitato, non intendo intervenire ulteriormente.

      • Istanbul, Avrupa ha detto:

        ciao, grazie per le tue preziose osservazioni.

        purtroppo, da una parte l’impostazione ideologica di alcuni – Stato buono, privati cattivi – impedisce di confrontarsi su quelli che sono i problemi reali e normali di una scuola molto particolare come l’Imi; dall’altra, la mancanza di trasparenza in seno alle istituzioni offre appigli solidi a chi grida al complotto.

        a mio avviso, per capire quale dev’essere il destino dell’Imi bisognerebbe prima elaborare – in seno al governo – una strategia sulla promozione e la diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero (scuole, corsi di lingua, Iic etc etc): ma dubito che verra’ mai fatta.

  5. Coordinamento Liceoistanbul ha detto:

    Ovviamente come si evince dal nome e dalla pagina FB , a Coordinamento LiceoIstanbul fanno riferimento i Docenti Mae, i Genitori, e gli Studenti IMI ai quali sta a cuore il mantenimento della gestione statale dell’Istituto scolastico e quindi della componente Docente MAE.

  6. Coordinamento liceo istanbul è appunto un coordinamento delle componenti sociali citate che hanno un obiettivo comune.Non una persona fisica.Mi pare che sia chiaro.Si utilizza questo account per esprimere risposte e opinioni comuni relativamente alla battaglia intrapresa a difesa del mantenimento della gestione statale dell’IMI

  7. ma non c’è niente su cui confrontarsi.Il Coordinamento ha voluto solo dare una corretta informazione ai lettori del tuo post.

  8. eustakyo manopulo ha detto:

    cari signori,di nazionalita’ ne ho due una nazionalita’ turca ed una italiana se voi volete conferirmi anche quella greca ,magari. Pero’,cari signori ,il fatto di parlare di inazionalita’,dove la nazionalita’ non c’entra per niente,dimostra una sola cosa ‘ RAZZİSMO

    Dunque E’ vero ho insegnato agli İMİ negli anni da voi menzionati per un solo motivo , i genitori degli alunni occupavano la presidenza allo scopo di protestare il fatto che i loro,ragazzi
    dopo il liceo,non riuscivano a superare gli esami di ammissione delle universita’ prestigiose turche . Ho lavorato del mio meglio e credo di esserci anche,in parte,riuscito.. Le notizie a me continuamente pervenute dagli İMİ ,purtroppo mi hanno sempre informato che le cose non avevano migliorato. L’ideale per gli İMİ non sono i professori di ruolo ma insegnanti con contratti brevi orientati al successo scolastico,queste sono cose che dicevo a scuola anche allora,cerchiamo di capire,non si puo’mantenere qualcuno che non lavora bene,lei deve poter licenziare e non subire le raccomadazioni dei potenti. Questa e’ una legge universale e tutte le altre cose sono sentimentalismi che nuocciono. Quale uno dei piu’ anzianı exalunni del liceo e’ chiaro che il mio sogno e’ vedere degli İMİ almeno alla pari con gli altri istituti stranieri in Turchia . .Dobbiamo essere razionali e lasciar da parte le amicizie ed i nepotismi . L’İtalia ha ben capito che,anche senza crisi,non puo permettersi il lusso di pagare docenti indipendentemente dal loro operato,figuriamoci con la crisi,mettete pure il cuore in pace,le vostre proteste saranno inutili, .e gli İMİ andranno sicuramente meglio Vi abbraccio tutti

  9. Giovanna Rizzo ha detto:

    La vecchia e malsana abitudine di fare ” di tutta l’erba un fascio!!” Meno male che esistono da sempre tanti studenti e tanti insegnanti che da 125 anni affrontano ogni giorno, all’ I
    MI, il loro lavoro con serietà, fatica e passione e onorano con ciò la scuola., la Patria, il luogo in cui ogni giorno mettono mattoni per creare ponti tra Paesi di tradizioni tanto diverse. L’importante è l’obiettivo finale: la crescita dei nostri giovani, da ovunque essi vengano. La varietà degli strumenti e delle risorse umane per raggiungerlo, è decisamente un’opportunità in più da cogliere, per “grandi” (??) e meno grandi. Giovanna Rizzo, attualmente in servizio, al Liceo IMI.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      benvenuta…

      ma quindi i problemi a cui si e’ fatto cenno – disciplina, risultati scolastici, rapporti tra docenti turchi e italiani – in realta’ non esistono?

      • Giovanna Rizzo ha detto:

        Chi conosce veramente la scuola, perché sta veramente in “trincea” tutto il giorno e tutti i giorni insieme ai ragazzi, conosce bene l’atteggiamento di “QUELLI CHE”…professano impegni mai profusi, decantano rapporti con gli studenti del tipo “Attimo fuggente”, sono auto referenti e raramente si confrontano con i colleghi. Gli adulti come noi conoscono bene la tecnica di “Quelli che”: disprezzano il lavoro altrui…, denigrano ogni iniziativa altrui, non hanno l’umiltà di riconoscere e imparare dalla sana esperienza altrui e di conseguenza, mi permetta di dire, ha poco da insegnare agli altri.
        Parlare di scuola seriamente non è roba da blog o da scambio di idee telematiche, spazi limitati per la portata dell’argomento! Posso tentare di spiegarne qualche aspetto, per rispetto all’istituzione per cui lavoro da diverse decadi e l’ho fatto in molti luoghi tanto diversi tra loro. Parlare di scuola significa parlare di ragazzi, di anime, di futuro, le opinioni servono a poco, “si fanno i fatti”. Un fatto certo è che, dal più prestigioso al più “sgarrupato” istituto scolastico in Turchia, turco o straniero che sia,ogni singolo studente va a frequentare corsi aggiuntivi per gli esami di ammissione all’università. Questo è dovuto allo scollamento, fortissimo, che c’è tra i programmi scolastici ministeriali e quelli richiesti dalle università. Il problema si presenta in molti paesi, ormai anche in Italia, dove molti dei nostri ragazzi, così come in Turchia, vengono penalizzati da modalità di accertamento dei prerequisiti necessari, che nulla hanno a che fare con le reali capacità e talento dello studente. Ne convengono tutti, docenti e discenti, è un terno al lotto. Mi indigno tutte le volte che qualcuno dei miei studenti, qui e in Italia, non supera i test o non si classifica come servirebbe, è mortificante e scoraggiante ma non è colpa di nessuno, solo di uno scellerato sistema, arido e per niente efficace. Mi chiedo se ai suoi tempi io lo avrei superato!
        A tal proposito, tutto ciò che si scrive sulla inefficienza dei docenti italiani e quindi degli allievi dell’IMI, costretti ad andare a lezioni private per questi benedetti esami, non ha alcun fondamento (a parte il fatto che alcune delle discipline dello YGS sono di competenza dei docenti turchi che svolgono egregiamente il loro lavoro, tanto quanto la componente italiana). Prenda atto invece del numeroso gruppo di studenti turchi che in uscita dal nostro Liceo, va a studiare in Italia e frequenta con successo ogni tipo di facoltà. Tornano a trovarci ogni volta che tornano a casa, a Istanbul, ci abbracciano, ci ringraziano e ci mostrano la loro gratitudine.
        La nostra giornata a scuola non è un passatempo, come potrebbe sembrare dalla infelice descrizione fatta da uno di “Quelli che”.
        Se l’ora non fosse così tarda mi dilungherei per darle qualche altra informazione, le racconterei della cordialità che c’è con i colleghi turchi, delle discussioni più o meno animate, allegre o preoccupate, che si scambiano in sala proff, nei corridoi, nel cortile. E’ un luogo di lavoro sa?! Ed è speciale e unico nel suo genere, si nutre giorno per giorno delle sue fatiche, crescono menti, crescono mondi, progetti mentali di futuri non troppo lontani. Bisogna parlare con molta delicatezza e rispetto della scuola, specialmente di questa di Istanbul che vanta la formazione e il successo di tanti nomi che oggi occupano posizioni di provato successo nella società turca e non solo. Non saranno venuti su da soli, come i funghi…le pare?!!!
        Ma è notte fonda e domani sarà un’altra intensa giornata con i miei ragazzi,ai quali dirò come sempre faccio, “Thanks God !!” e loro risponderanno “it’s Friday!!!” e arriverà il meritato riposo. Le nostre settimane non sono una passeggiata, fatichiamo, docenti e discenti, spero a questo punto sia chiaro a quanti non lo avessero ancora capito. Se qualcuno vuole vedere solo lo sterile aspetto economico dell’IMI, libero di farlo, ma abbia la bontà di non strapazzarne il buon nome e la reputazione di chi l’ha fatto e continua a farlo. Non fa onore a nessuno! Un saluto.
        Giovanna Rizzo .

        Resta il fatto che, di questa istituzione, c’è chi ha occhi per vedere l’aspetto economico

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          grazie per la testimonianza.

          pero’, secondo me, l’aspetto economico non puo’ essere considerato ‘sterile’: ne’ nel caso dell’Imi, ne’ in ogni altro caso in cui vengono spesi soldi della collettivita’ (anche in virtu’ degli sprechi enormi di cui si fa quotidianamente carico lo Stato italiano). da quello che ho capito, riguardo l’Imi, lo Stato spende cifre consistenti mentre non incassa le rette versate: quindi bisognerebbe riflettere sul modo migliore per ridurre le spese e assicurare allo Stato degli introiti adeguati, ovviamente continuando a garantire qualita’ nell’insegnamento. anche se, come dicevo in un altro commento, e’ l’intero modello della diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero che va ripensato: e’ quello statale e burocratico l’unico possibile?

  10. ROBERTO ROSi ha detto:

    È chiaro l’interesse di chi vuole acquisire la scuola. Niente di strano, visti gli interessi in gioco, che scendano in campo persone che hanno solo un interesse economico e assolutamente non culturale.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      debbo dedurre dal suo intervento che i problemi sollevati dal professor Manopulo e dal professor Grassi siano delle invenzioni? che all’Imi regna una perfetta armonia? che gli studenti Imi vengono poi ammessi alle piu’ prestigiose universita’ turche?

    • eustakyo manopulo ha detto:

      Grazie e grazie ancora per la logica. Un insegnante che lavora a Bari prende uno stipendio A . Lo stesso insegnante se ce la fa a trovare il modo e viene trasferito ad İstanbul riceve 5 volte A come stipendio. Questo e’ anche dovuto al fatto che İstanbul, erroneamente e’ considerata dallo Stato İtaliano quale sede disagiata. Ma e’ mai possibile che İstanbul sia disagiata rispetto a Bari,? Si puo’ mai paragonare Bari con İstanbul? Fra l’altro la vita ad İstanbul costa molto di meno. İn poche parole İstanbul e’ la pacchia, İstanbul e’ la cuccagna.. Ora avranno tutti capito che la sede di İstanbul e’ ambitissima, succede una guerra per chi riesce a trovare il raccomandante migliore. La guerra poi, continua al Liceo perche’ indistintamente tutti desiderano prolungare il loro soggiorno. Siccome durante il mio periodo di lavoro ho dovuto,purtroppo,essere presente in presidenza per lunghe ore,anhe durante alcune delle mie ore di lezione ,ho vissuto situazionı molto interessanti. Ad esempio il preside si astiene fortemente dal mai criticare anche il pıu’ giovane insegnante..,perche’ teme che il raccomandante del giovane docente possa essere piu’ potente del suo. …Ora capite sicuramente come mai alcuni docenti ce la fanno a rimanere quı’ per molti anni. Trovate voi giusto che il governo italiano sganci cifre astronomiche per poi avere docenti che non ce la fanno a gestire la classe,e nessuno li tocca ,e loro ,malgrado il martirio di non poter gestire la classe non si muovono, Ma purtroppo,quando ritornano in İtalia sono colpiti generalmente dall’enorme stess subito,hanno un sacco di acciacchi e li soldi racimolati non ce la fanno piu’ a goderseli. cari amici scusate gli errori ma non rileggero’ quanto scritto.perche ho veramente poco tempo.
      GENTİLİ SİGNORE E SİGNORİ DOBBİAMO TUTTİ CAPİRE CHE L’İTALİA NON E PİU LA VECCHİA İTALİA E CHE LA TURCHİA NON E PİU LA VECCHİA TURCHİA.. oGGİ İN iTALİA farsi raccomandare per poi ricambiare in un modo o in un altro e’ reato punibile. .Chi non ce la fa dovra’ lasciare il posto agli atri, chi rimane pıu’ a lungo del dovuto avra’usurpato il posto agli atri,consiglio quindi a Grasso di non menzionare fra i giovani il suo lungo soggiorno ad İstanbul. Non c’e scampo,l’talia dovra essere governata con la meritocrazia,e tutti coloro che sgarrano dovranno pagarne il fio. Le testimonianze degli alunni negli ultimi dimostrano che nulla e’ cambiato quindii privatizzazione (niente stipendi quintuplicati) per forza quindi meritocrazia,e quindi sana concorrenza. Ma tutto questo lo sanno anche i docenti ma quello che manca e’ la profonda onesta’,ma dovremo per forza imparare se vogliamo sopravvivere bene. caro Roberto Rosi iveri malsani interessi sono i vostrı .Segui Grillo segui anche il PD, Berlusca ti sta igannando,la sua strada e ‘ un vicolo cieco.disonesto. cara signra Peres credo che Dante diceva ‘non tı curar di (Lei ),ma guarda e ppassa unabbraccio a tutti

      • Istanbul, Avrupa ha detto:

        non pensa si un po’ riduttivo decidere come gestire una scuola tenendo in considerazione solo lo stipendio dei docenti inviati dall’Italia? ma sono d’accordo con lei sul fatto che questi ingiustificabili privilegi andrebbero aboliti…

  11. maria peres ha detto:

    Si, si, sono decenni che si tenta di derubare lo Stato italiano del’IMI. Ma alla fine….la Verita trionfa sempre e come si vede l’IMI è ancora qua dopo 100 anni.Gli attacchi, come quello attuale, pare si ripetano mediamente ogni due lustri.
    Si corregga un po il suo italiano caro signore,prima di sedersi in una cattedra

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      debbo dedurre dal suo intervento che i problemi sollevati dal professor Manopulo e dal professor Grassi siano delle invenzioni? che all’Imi regna una perfetta armonia? che gli studenti Imi vengono poi ammessi alle piu’ prestigiose universita’ turche?

  12. Anna Longhi ha detto:

    ….Infatti i problemi sollevati da Grassi e Manupolu risalgono ai primi anni novanta. Dato che ci tiene tanto, veda di trovare delle testimonianze più attuali e veritiere. Certe domande le faccia direttamente agli alunni, ai genitori e ai professori attuali, magari si farà un’idea più chiara di quello che è l’IMI e dei docenti di ruolo. Lei è veramente scorretto nell’omettere le date e vedo che ci tiene particolarmente a screditare il liceo IMI di Istanbul e i suoi insegnanti.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      beh, il professor Grassi ha insegnato all’Imi fino al 2005: e francamente non ho capito quale sarebbe la mia ‘scorrettezza’.

      anzi, non mi sembra di aver screditato alcunche’ o chicchessia: ho solamente posto delle domande – sulla base di testimonianze di due ex docenti Imi – a cui sono liberissimi di rispondere; anche se preferirei che il confronto avvenisse in un clima di cordialita’ e rispetto reciproco.

      ad ogni modo, adesso quindi i problemi sollevati – disciplina, risultati scolastici, rapporti docenti italiani e turchi – sono stati definitivamente risolti? e in che modo?

      • Anna Longhi ha detto:

        ripeto, lo chieda direttamente a chi studia e insegna all’IMI ed eviti certi compagnetti di merenda astiosi ed invidiosi. Conosciamo molto bene le loro storie ed è meglio stendere un velo pietoso.

        • Anna Longhi ha detto:

          la scorrettezza sta nel fatto che il 2005 non è il 2013 😉

        • Istanbul, Avrupa ha detto:

          lei e’ una docente? un genitore? una studente? altro?

          se ha delle risposte da dare sui problemi sollevati, lo faccia pure in piena liberta’: ma quest’atteggiamento da giustiziere della notte – non solo suo, per la verita’ – comincia a diventare piuttosto fastidioso…

  13. ROBERTO ROSi ha detto:

    Mi pare infatti di capire che il sig. Eustakyo Manopulo avrà un posto di rilievo nella nuova scuola privata. Volevo solo dire che, come succede in altri paesi nel mondo dove sono presenti realtà italiane, e proprio il confronto tra i diversi sistemi che fa crescere i ragazzi che li abitua alla diversità, a proposito di razzismo. Istituire una scuola privata con personale locale o lontano dalla realtà italiana e dalle nuove modalità didattiche non conseguirebbe lo stesso risultato di crescita delle menti. Ma dopo l’università un ragazzo turco potrebbe anche pensare di uscire dalla Turchia ed i questo senso sarebbe molto agevolato dall’essere stato a contatto con una realtà diversa dalla sua. Una realtà che certo non saprà mantenere la disciplina con la frusta ma che forse riesce a dare altre cose ora incomprensibili ma nel futuro indispensabili. Non sottovalutiamo i ragazzi.

    • Basta con le supposizioni roberto, ho cessato di lavorare gia’ 15 anni fa circa e nessuna forza materiale o spirituale potrebbe rimettermi nel campo dell’occupazione anche perche’,fra i connazionali potrei incontrare persone disoneste come te. Sono le pertsone come te che hanno trascinato l’İtalia in questa crisi piu’ profonda rispetto agli altri stati europei. Vedete e dite di non avere visto,sentite e dite di non aver sentito,l’unico motore diventa esageratamente solo e soltanto il vostro interesse personale,anche se per questo dovete calpestare la verita’ e l’onesta’..L’İMİ dovrebbe essere privatizzato e gestito esclusivamente da personale italiano scelto solo e soltanto secondo i criteri della meritocrazia ,diventando simbolo di onesta,giustizia e rappresentando la parte migliore dell’İtalia,non quella da buttar via.

  14. Anonima ha detto:

    Vi dico già da prima che per motivi “culturali” e per evitare di perdere il mio posto di lavoro, quindi il pane, rimarrò anonima.Ho seguito tutti i Vostri commenti e non mi permetto di entrare nel merito dell’istituto in questione.Mi piacerebbe lasciare la mia testimonianza/esperienza in quanto insegnante italiana in Turchia.Quello che contesto principalmente è il sistema che considero marcio, mal organizzato, a livello didattico in primis e a livello più generale.Non voglio sputare sul piatto dove mangio ma la differenza culturale sottolineata in queste parole è verissima:”…non c’è la minima osmosi culturale e dove convivono faticosamente culture comportamentali e didattiche opposte (che invece potrebbero confrontarsi e produrre il giusto mezzo); un luogo dove se l’alunno ripete a pappagallo una mezza pagina di libro senza aver capito nulla prende il massimo dei voti alla prima ora (dall’insegnante turco) e viene criticato alla seconda (da quello italiano); dove gli insegnanti turchi non ritengono di dover minimamente adattare i propri programmi per dare più tempo agli alunni di studiare l’italiano. Tristemente la vivo quotidianamente lottando tra la necessità e la voglia di oppormi a tutto questo.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      “Quello che contesto principalmente è il sistema che considero marcio, mal organizzato, a livello didattico in primis e a livello più generale.”

      grazie per il tuo intervento. posso chiederti pero’ a cosa ti riferisci di preciso con ‘sistema’ e in che modo si concretizza la disorganizzazione di cui parli?

  15. maria peres ha detto:

    mi scusi cara signora anonima, almeno, per decenza, poteva evitare di fare l’esatto copia e incolla(ma nel verso senso della parola) dell’intervento di Fabio Grassi, appena qualche post prima di lei.Quindi lei è solo una truffatrice che tenta goffamente di avvelenare i pozzi.Non è certo una docente dell’IMi e si è tradita da sola,.E tu Mancini non ti eri accorto del, per cosi dire ,refuso?Ma si che ti sei accorto, solo che a ti piace fare il ventilatore del fango.Io penso che ci siano a questo punto gli estremi per una querela per diffamazione e azioni di dossieraggio al tuo blog e ai tuoi complici

  16. Massimo Di Segni ha detto:

    Buongiorno a tutti,
    sono Massimo Di Segni, dirigente scolastico dell’IMI dall’ottobre 2011. Mi accorgo solo ora di questo blog per due ragioni: la prima è che frequento poco i blog dove è diffuso l’anonimato e dove coesistono dati veri e falsi, buone e cattive analisi di dati veri e falsi, atteggiamenti generosi e intelligenti e vere e proprie diffamazioni. La seconda è che cercavo notizie su Gianfranco Rosi, che ha vinto ieri il Leone d’Oro e che mi dicono essere ex-alunno dell’IMI. Già si potrebbe partire da questo dato per fare un ragionamento, ma voglio essere diretto. Dal 1999 ai licei stranieri turchi è stato imposto un dilemma: o chiudere o tentare di far apprendere una lingua in un anno fino ad un livello adeguato per affrontare lo studio “accademico” (uso il calco sull’inglese). La letteratura specialistica (vedi per esempio J. Cummins, una sintesi la si trova in http://www.everythingesl.net/inservices/bics_calp.php.) indica, come tempo standard per apprendere una lingua per lo studio accademico, dai 5 ai 7 anni. Questo problema è ovviamente meno grave per gli americani, perché i ragazzi turchi studiano l’inglese nelle classi inferiori e un po’ meno grave per i tedeschi, che possono contare su un’utenza con doppia nazionalità più ampia. Anche il francese ha una diffusione più ampia rispetto all’italiano (il MAE considera la Turchia un’area anglo-francofona in relazione alla lingua veicolare). La distanza tra i due sistemi pedagogici è reale: gli interventi di Fabio e Giovanna ne sono una testimonianza. Cosa facciamo allora per questo? In questo momento all’IMI lavorano circa una dozzina di docenti turchi, comprese le due insegnanti per l’orientamento e la consulenza psicologica. Di questi, quattro possono parlare in italiano con i colleghi, quattro hanno frequentato corsi di italiano con costi sostenuti dalla scuola, quattro (due più anziani, due arrivati da poco) non hanno avviato ancora un tentativo. Le due vicepresidi naturalmente parlano l’italiano. La scuola ha mandato a proprie spese in Italia lo scorso anno almeno sei docenti turchi. Non è infrequente (quest’anno due casi) che personale turco (anche collaboratori scolastici) passi le ferie in Italia ospite di colleghi italiani e viceversa. Il clima di incomunicabilità tra le due culture descritto da qualcuno è del tutto falsato. Nella nostra scuola si discute continuamente e fino allo sfinimento nel tentativo di costruire un’identità, una cultura della scuola condivisa. La presidenza è aperta, chiunque entra per fare le proprie critiche ottiene un ascolto (il che non vuol dire che poi si faccia quello che chiede, il dirigente è una testa dura). Anolli (Milano Bicocca, La mente multiculturale) dice giustamente che le ibridazioni culturali sono impossibili e inutili. I nostri alunni avranno una cultura turca e una cultura italiana e questa sarà la loro ricchezza. Nell’ora del docente turco non vola una mosca, la lezione del docente italiano può somigliare a quella del prof. John Keating dell’Attimo fuggente o a quella della prof. Rizzo, a cui va tutta la mia stima. Se qualcuno trova da obiettare, può farlo, ma allora conosce poco la scuola. Sono stati formulati infiniti modelli di insegnante ideale (leggi: di sfondo pedagogico), nessuno si è imposto come unico e migliore. Forse basterebbe leggere Quintiliano, che nel disegnare l’insegnante ideale persegue continuamente l’idea di una via di mezzo, della flessibilità. Non entro nella discussione sul primato del pubblico e del privato nella scuola. Quello che posso dire è che basta leggere un qualsiasi rapporto ALMA DIPLOMA per capire quali sono le differenze di livello in Italia tra le due filiere dell’istruzione. Sull’amministrazione italiana e sul sistema di reclutamento degli insegnanti è del tutto inutile discutere: sono condizioni di input che nessuno all’IMI può modificare.

    • FLG ha detto:

      Brevissimo promemoria: io intervenni in dissenso con Eustakyo, secondo il quale tutta la colpa dei problemi degli IMI era degli insegnanti italiani. In ogni caso, sia lui sia io facevamo riferimento al passato (più remoto il suo, un po’ meno remoto il mio). Quindi la mia testimonianza pro veritate non era per parlare male degli IMI ma contro un attacco unilaterale alla componente italiana. Se oggi, in termini di integrazione italo-turca e di coerenza del progetto didattico, le cose vanno meglio ne sono sinceramente felice.

  17. eustakyomanopulo1937 ha detto:

    grazie per per la lunga lezione.. Se lei dice che il reclutamento degli insegnanti non puo’ cambiare,dovrebbe anche spiegarci il perche^’. Io spero sempre ad un forte cambiamento.
    Ma perche’ insisto tanto ? Che io non sia un vero cretino che col suo modo di fare riceve insulti
    di ogni tipo’?. Ma perche’,anche quando insegnavo a scuola dicevo le stesse cose provocando
    l’ira e l’astio dei docenti che mi hanno fatto una spietata guerra per farmi andar via.? Se fossi stato un adulatore forse ero ancora lı’ a guadagnare quelle belle cifre. Ora ve lo spiego.

    Sono nato il 1937 ,poco prima della seconda guerra mondiale,mia madre mori’ al parto e mio padre non si occupo’ mai di me.Ho vissuto periodi di fame. L’İtalia mi ha sempre offerto ogni possibilita’ di studio tramite borse di studio,aiuti, e’ stata come una madre.

    Ora,signori, per il mio interesse personale,non posso tradire mia madre

    Guai a chi cerca di recare danni a mia madre, a chi fa finta di non vedere le tragedie vissute in Italıa dopo la crisi . ..

    Guai

  18. Alberto ha detto:

    Salve, il mio nome e’ Alberto e parlo da ex-studente Imi. Mio padre era un funzionario dell’ambasciata a Instanbul e dopo un periodo alla scuola internazionale mi iscrisse all’Imi. Io non credo che la lacunosità della formazione culturale fornita dalla scuola italiana a Instanbul sia da attribuire allo scontro tra due sistemi educativi antitetici. Io ho studiato nella scuola tra il 1995 e il 2000, anno in cui mi sono diplomato. Non ricordo che nessun docente turco abbia mai alzato le mani su di me o uno dei miei compagni di scuola: semplicemente ( salvo le dovute eccezioni) erano più autorevoli e preparati dei docenti italiani. Io non voglio fare nomi ma ricordo professoresse che perdevano ore a raccontare fatti irrilevanti della loro vita personale oppure che ammettevano di essere spaesate e incapaci di gestire non solo la loro vita professionale ma anche semplicemente la loro vita a Instanbul. Io credo che la scuola non dovrebbe permettere a questi ” avventurieri” o”avventuriere” di insegnare nella scuola. Se una persona sceglie di insegnare in una realtà molto distante da quella italiana dovrebbe prima di tutto conoscerla e essere capace di integrarsi. Gli/le Indiana Jones che partono per l’estero e poi passano un intero anno scolastico a criticare i turchi e la Turchia e i suoi costumi, se ne restino comodamente a casa.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      grazie per la sua testimonianza: purtroppo, quando esistono dei privilegi (e quelli degli insegnanti italiani sono SPROPOSITATI!)… chi ne gode cerca in tutti i modi di preservarli!

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