La Turchia dell’Akp, critiche liberali (intervista a Cem Toker)


In Turchia esistono 61 partiti politici ufficialmente registrati. Di questi, solo 27 possedevano i requisiti necessari a partecipare alle elezioni politiche del 2011: ma solo 15 hanno deciso di farlo. Il Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) è stato quello più votato: ha sfiorato il 50% dei consensi, ha conseguito la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale (il sistema parlamentare è monocamerale) e ha formato un governo monocolore; il Partito liberale e democratico (Ldp) quello meno votato: appena 15.599 suffragi pari allo 0,04%, senza ovviamente eleggere deputati. È un piccolissimo partito nato nel 1994, un partito d’opinione: che tra infinite difficoltà e risultati poco incoraggianti – vanta due soli eletti, due consiglieri comunali in una cittadina delle regioni orientali – vuole però continuare a proporsi agli elettori.

Abbiamo parlato dei programmi dell’Ldp – e della situazione politica turca – col suo segretario generale, Cem Toker: 55 anni, studi di economia negli Usa, in carica dal 2005. Il partito del delfino – questo il suo simbolo – è un partito liberale e liberista: negli Usa sarebbe considerato libertarian e non liberal; i punti fondamentali del suo programma sono cinque: libero mercato, individualismo, libertà civili e politiche, Stato di diritto, Stato snello. “Più mercato e meno Stato”, per utilizzare un’abusata formula: una piattaforma che è rimasta immutata dal 1994 nonostante lo scarso appeal alle urne, lo 0,4% alle elezioni del 1999 e poi un continuo ridimensionamento. “Non è facile fare politica in Turchia – sostiene Toker – perché la legge è contro i piccoli partiti”: per essere ammessi alla competizione elettorale, bisogna avere almeno 10.000 membri e aver raccolto l’equivalente di 5 milioni di dollari; e i rimborsi elettorali sono garantiti solo ai partiti che superano la soglia del 7% su base nazionale: uno sbarramento da eliminare o almeno ridurre drasticamente, così come quello del 10% per ottenere rappresentanti in Parlamento (a meno che non si presentino come indipendenti nei singoli collegi). Ulteriore ostacolo, la burocrazia: e le 360 pagine di documenti – ad esempio – che si sono rivelate necessarie per aprire una sede locale del partito in un quartiere di Istanbul: “gli adempimenti richiesti sono un modo per scoraggiare l’opposizione”.

[…]

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4 risposte a La Turchia dell’Akp, critiche liberali (intervista a Cem Toker)

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  2. Niccolò ha detto:

    A volte penso davvero che alla Turchia sia mancata l’esperienza liberale che ha contrassegnato l’europa di fine 800 – il parlamentarismo turco è nato nell’ambito dello stato ottomano, ed è cresciuto con l’autoritarismo kemalista; il parlamentarismo tradizionale europeo è nato come contrattazione e controllo progressivo delle prerogative dei governi monarchici.

    Detto questo, su alcuni punti Toker è fin troppo radicale, ma su un paio di cose penso ci abbia preso: la Turchia, con tutti i passi avanti fatti negli ultimi anni, è comunque un paese in cui il “liberalismo individualista” (nella sua migliore accezione) fa ancora molta fatica ad attecchire.
    A volte sembra davvero che qui l’individuo sia concepito al servizio dello stato, e non viceversa.
    Probabilmente, comunque, è solo un’impressione.

    • Istanbul, Avrupa ha detto:

      ‘A volte sembra davvero che qui l’individuo sia concepito al servizio dello stato, e non viceversa. Probabilmente, comunque, solo un’impressione.’

      se e’ solo un’impressione, allora siamo in due ad avercela 🙂

  3. eustakyo manopulo ha detto:

    . İl primo ministro Erdogan e’ stato per tutti,europei ed americani,una sorpresa molto sgradevole. Un musulmano che predica e applica al massimo possibile la democrazia ,un musulmano che interpreta la religione come mai fatto.precedentemente.Una religione che parla sopratutto,per quanto detto da Erdogan, di tolleranza,comprensione ed amore del prossimo. Dallo stato padrone siamo passati allo Stato servitore,e’ stato un cambiamento incredibile. Non per questo,comunque,non ci sia ancora molto da fare.Tutte le minoranze,precedentemente sottoposte a gravi pressioni,oggi gioiscono il piacere di poter riavere i beni portati via loro dal vecchio sistema politico.Oggi finalmente, per legge ,possono diventare impiegati dello Stato. .Tutto questo significa una Turchia potente che non fa piu’ comodo all’Occidente.Una Turchia che ha saputo dire che cio’ che İsraele fa con i palestinesi non e’ umanamente accettabile e quindi ha indirettamente aiutato Obama nelle sue nuove polıtıche nel vicino oriente. .Se guardiamo l’İtalia,col passato e presente di Bersani e Berlusconi un Erdogan italiano potrebbe soltanto coronare i nostri sogni. Per cortesia , perdonatemi ma voglio porvi una domanda . E’ mai possibile che Erdogan abbia portato una Turchia dal completo deficit al sedicesimo posto fra le grandi economie mondiali senza lottare assiduamente e giornalmente contro la corruzione con successo ? Potremo mai noi in İtalia,anche in seguito a giornalieri arresti, sensibilmente diminuire ogni tipo di corruzione? Abbiamo noi italiani capito che un deficit di oltre 2000 miliardi di euro avrebbe mai potuto esistere senza la radicata e tollerata corruzione’? Come sarebbe bello se Grillo conoscesse la politica.,quella buona, İn tal caso le mie speranze sarebbero state molto pıu forti .Grazie

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